E SE TRASFERISSIMO IL TROTA NEI MARI DEL SUD? by MARCELLO VENEZIANI

In seguito alle polemiche sul trasfe­rimento dei ministeri al Nord e all’inchiesta sui presunti illeciti per favo­rire la carriera politica di Renzo Bossi, avrei una controproposta per la Lega: il trasferimento del Trota al Sud.

Per mimetizzarsi nel suo nuovo am­biente, il Trota dovrebbe ribattezzarsi con un nome scelto fra un trittico di pe­sci terroni: sgombro, pezzogna o spi­gola, che ha il vantaggio del doppio passaporto perché al Nord si chiama branzino e dunque lui conserverebbe un legame con la Padania.

Sedi indicate per il trasferimento: Napoli, Caserta provincia, Calabria saudita, grandi scuole di vita e malavi­ta.

Il decentramento della famiglia Bos­si avrebbe le seguenti utilità: modica quantità dei Bossi distribuita in varie zone d’Italia, come esige il federali­smo; accoglimento della richiesta dei sudisti secessionisti per i quali ci vor­rebbe un Bossi al Sud; sradicamento del Trota dall’habitat mefitico che lo ha inguaiato e gli impedisce di mostra­re il suo talento; possibilità di proseguire i suoi studi di stregoneria, fattu­re e malocchio presso università di me­gere, vajasse e veggenti assai più quali­ficate; possibilità di conoscere meglio l’illegalità studiandone la pianta, ov­vero laddove nasce e fiorisce; liberar­lo dall’ingombrante protezione del Pa­dre Boss e metterlo nelle stesse condi­zioni dei suoi coetanei, i ragazzi di 23 anni, provando giù al Sud quanto è du­ro trovarsi un lavoro.

Sempre che Napolitano non ritenga incostituzionale mutare una trota d’acqua dolce in pesce d’acqua salata.

PUBBLICATO SU IL GIORNALE.IT.

LA TOP TWENTY DEI PERVERTITI CHE ARRIVANO PER CASO SUL MIO BLOG


Da quando, la scorsa settimana, ho pubblicato un post sui filmati che vedono protagoniste le minorenni che si spogliano a scuola, si è scatenato il popolo dei pervertiti del web. La cosa buffa è leggere le richieste che vengono fatte sui motori di ricerca e che conducono, del tutto casualmente, al mio blog.

Ecco un elenco (non esaustivo perché sarebbe troppo lungo …):

ragazze che si spogliano su skype [pervertito senza fantasia]

video di maestre che fanno sesso in classe [pervertito e pedofilo amante delle maestre sporcaccione]

il professore fa sesso con la studentesa (sic) di scuola [di scuola ma non a scuola, per fortuna]

studentessa fa sesso con professore in (sic) scuola [se è lei che prende l’iniziativa … ma in scuola proprio no!]

video porno melissa setta (sic) [questo è proprio fuori tema ma, non avendo mai scritto nulla su Melissa Satta, posso immaginare che l’interessato sia arrivato per sbaglio al post di cui sopra]

sesso ragazze minorenni mvideo (sic) [imvideo ma non a scuola, spero]

ragazze porno minorenne di e ta (sic) gratis video [pervertito squattrinato]

minorenni che fanno l’amore video [questo è un pervertito romantico]

sosse (sic) nella scuola [sosse va bene, altro no]

video porno amatoriale fatto in casa ragazze minorenne [trattasi di compiti a casa]

scuola bambina gira nuda tra i compagni [trattasi di pervertito pedofilo … vergogna!]

ragazzina fa sesso orale per sfida [divagazioni sul tema]

video di sesso tra madre e figlia minorenne [pervertito incestuoso fuori tema]

video scopate in discoteca di minorenni [ormai le scuole sono chiuse …]

legge un docente può stare con una studentessa [pervertito con scrupolo legale]

video con le compagne di classe [forse questo non è pervertito]

video hard compagne di classe [questo sì]

compagne di classe riprese [forse si tratta di un’innocente festa di compleanno]

le ragazze che lamore (sic) ascuola (sic) [romantico ma ortograficamente scarso]

video ragazze di 18 anni con i suoi (sic) amici sesso [be’, se sono maggiorenni …]

[immagine da questo sito]

CRETINO, L’INSULTO PREFERITO DAL MINISTRO BRUNETTA

Sembra che nel mondo politico l’insulto preferito sia “cretino“. Certamente lo è per Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione, anche se si può pensare che abbia copiato da qualcun altro.

Quando ce l’ha con i fannulloni, quelli che fischiano durante i suoi interventi pubblici, fra cui anche i precari, naturalmente, che non sono certo fannulloni per colpa loro, visto che lavorano saltuariamente per via dei contratti a termine, lui li definisce “la peggiore Italia”. “Cretini” lì per lì non gli è venuto spontaneo. Ma se li avesse chiamati così, avrebbe avuto quasi ragione.

Stando all’etimologia della parola, cretino deriva dal franco provenzale crétin, che a sua volta trae origine dal latino christianus e letteralmente significa “povero cristo“, quindi “poveraccio”. E in effetti chi insulta il ministro della PA è proprio un poveraccio, perlopiù senza lavoro o con un’occupazione precaria, appunto.

Evidentemente, persa l’occasione al Convegno Nazionale dell’Innovazione tenutosi a Roma a metà giugno, ha voluto rimediare ieri, durante il festival della cultura digitale a Viterbo. Di fronte ai fischi di chi lo contestava, Brunetta ha esclamato: «non vi rendete conto di quanto siete disperati», e qui ci stava perfettamente un bel cretini. Il ministro, lasciatosi sfuggire la prima occasione, ha però aggiunto, in riferimento al comportamento dei contestatori: «Non mi turba per nulla, ogni cosa che fate dimostra la vostra cretineria». Vabbè, ha usato il sostantivo ma è uguale. Cambia la forma ma non la sostanza: quelli sono proprio dei poveretti.

Ma gli insulti, si sa, spesso sono reciproci. Che i precari e tutti quelli che contesano gli interventi di Brunetta (e che volevano anche rovinargli la festa di nozze) lo considerino un cretino a loro volta, non credo sia un mistero. Ma che un collega dello stesso governo come Giulio Tremonti, ministro dell’Economia e delle Finanze, si abbassi agli insulti fa riflettere.

È accaduto qualche settimana fa: in un fuorionda della conferenza stampa sulla manovra economica di luglio, Tremonti arrivò ad insultare il collega ministro, che stava facendo il suo intervento, chiamandolo «cretino». (LINK)

Ma il ministro della PA non se l’è presa: È venuto Giulio – ha spiegato Brunetta – e mi ha abbracciato, chiedendomi scusa. Io, però, non ho ancora capito cosa sia successo. Ma si sa, non sono veloce di comprendonio…”.

Sa anche a me, signor ministro.

RISULTATI PROVE INVALSI 2011: I RAGAZZI DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA PIÙ BRAVI INSIEME AI VENETI

Dai dati emersi sulle ultime prove InValsi, che tanto hanno fatto discutere docenti e studenti, ancora una volta i ragazzi del Friuli-Venezia Giulia si confermano gli studenti italiani più bravi, insieme ai “compagni” del Veneto. Un risultato che confermerebbe la miglior qualità delle scuole del nord-est italiano rispetto ad altre realtà, come quelle della Calabria e della Sicilia, i fanalini di coda. L’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione, che ieri ha pubblicato i risultati degli ultimi test, specifica che nelle due regioni del sud «si riscontrano alcune evidenze di cheating», termine tecnico per indicare le copiature di massa, e quindi i risultati scolastici andrebbero rivisti.

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I MARTIRI DI OSLO

Erano perlopiù ragazzi al di sotto dei vent’anni. Settantasei le vittime, tra l’attentato di Oslo e la carneficina dell’isola di Utoya. Solo pochi hanno un’identità e un volto. Man mano che si riconoscono i cadaveri il mosaico umano, pubblicato da Dagbladet, si va completando con i tasselli mancanti, volti e nomi ancora sconosciuti.

[foto da Il Corriere]

AMY E LINDA

Due donne sono scomparse ieri: Amy Winehouse e Linda Christian. Due dive, ognuna nel proprio campo, una delle quali troppo giovane per concludere il cammino su questa terra, l’altra abbastanza in avanti con gli anni ma non così tanto da rendere meno doloroso il momento del distacco dai propri cari. Ricche e famose, bellissima voce l’una, fascino e bellezza capace d’incantare donne e uomini allo stesso tempo l’altra.

Amy Winehouse se n’è andata a ventisette anni, sola e disperata, forse, nella sua casa di Camden Square a Londra. Ventisette anni significa avere tutta la vita davanti. E invece lei ha trovato, nel pieno della gioventù, una morte solitaria. Una morte tutta da chiarire: incidente o suicidio? La cosa certa è che a fermare il cuore della giovane cantante inglese è stato un cocktail micidiale di droga ed alcool. Una vita, quella di Amy, vissuta al limite. Una sfida continua con la morte che la accomuna ad altri miti, scomparsi anch’essi alla sua stessa età: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison e Kurt Cobain, tutti morti a ventisette anni. Gioventù bruciata, incapace di godersi il successo planetario senza lasciarsi andare agli eccessi. Segno tangibile di una psiche malata, oppressa da quel morbo oscuro che si chiama successo. Quando lo si ottiene a vent’anni, come Amy e gli altri, è difficile trovare un equilibrio e ci si rifugia nell’alcool o negli stupefacenti, facendosi del male, fino a morirne.

La cosa più triste di questa morte prematura è la solitudine in cui Amy ha trascorso le ultime ore di vita, con la sola compagnia di un’illusione di felicità. Dov’era la famiglia? Perché l’hanno abbandonata, nonostante fossero palesi le sue precarie condizioni di salute, lei che usciva ed entrava dalle rehab, le cliniche di disintossicazione? E’ davvero difficile rassegnarsi alla morte solitaria di chi ha milioni di fan in tutto il mondo che l’adorano. Ed è davvero strano che non si sia fatto nulla per aiutarla, soprattutto dopo la penosa esibizione a Belgrado, meno di due mesi fa, dove non solo non ha praticamente cantato ma non si reggeva nemmeno in piedi sul palcoscenico.

Ma ormai è tardi, rimane solo il tempo per una preghiera: possa trovare la pace che nella sua breve vita non ha mai avuto.

Ho “conosciuto” Linda Christian attraverso le riviste di gossip (parola oggi attuale, un tempo sconosciuta, sostituita dalla ben più elegante definizione “riviste patinate”, in riferimento alle pagine lucide di tali pubblicazioni) che, quand’ero bambina, giravano per casa grazie alla vera e propria passione che mia nonna nutriva per Stop. Allora per me Linda era la mamma di Romina Power, prima ancora che la celebre attrice, moglie bellissima di un divo di Hollywood: Tyron Power. Solo il cognome che Romina porta mi riconduceva ai suoi natali. Anche di Tayrin, la sorella minore di Romina, m’importava ben poco.

L’allora moglie di Albano per me, bambina costretta dalla madre a tenere i capelli corti, era un vero e proprio mito specialmente per i suoi meravigliosi capelli lunghissimi. Continuavo a ripetere: “Quando sarà grande mi farò crescere i capelli come Romina”. La risposta di mia madre era sempre quella: “Sì, quando sarai grande e … ti laverai e asciugherai i capelli da sola”. Detto, fatto. All’età di tredici anni, se ricordo bene, avevo raggiunto il mio obiettivo.

Tornando a Linda Christian, al secolo Blanca Rosa Henrietta Stella Welter Vorhauer, morta ieri in California, dove viveva, all’età di ottantasette anni, fu una vera diva del cinema, soprannominata The anatomic bomb grazie alla sua sconvolgente bellezza. La sua fama aveva oltrepassato l’oceano per raggiungere l’Italia dove l’attrice sposò Tyron Power, nella chiesa di Santa Francesca Romana. Fu un evento eccezionale, destinato a rimanere nella storia anche se allora, era il 1949, la tv non era ancora diffusa in Italia. Ma i filmati delle nozze del secolo fecero il giro del mondo così come la fama di tre sorelle, sartine con il sogno dell’alta moda, che disegnarono l’abito principesco indossato da Linda. Un incontro casuale quello tra Linda e le sorelle Fontana che determinò il successo planetario della casa di moda. E Roma rimase sempre nel cuore della Christian, tanto che in onore della città eterna scelse il nome della primogenita, nata appena un anno dopo le nozze: Romina.

Dopo il divorzio da Power, la Christian fu protagonista, alquanto chiacchierata, della dolce vita romana. Fu accusata, tra l’altro, di aver spinto la bellissima e giovanissima Romina a spogliarsi davanti all’obiettivo e alla cinepresa. Debutta nel cinema a soli tredici anni e in quattro anni gira ben quattoprdici film, in ruoli alquanto discussi. Ma quando, appena ventenne, sposa Albano, mette a tacere le male lingue. Anche della madre Linda, a partire dagli anni Settanta, si parla poco.

Romina è stata accanto alla madre malata di tumore negli ultimi tre anni. Una morte non solitaria, quella di Linda. Un rammarico forse rimarrà sempre nel suo cuore: quello di non aver potuto riabbracciare la nipote Ylenia, scomparsa nel 1994. Allora la Christian aveva trovato il coraggio di mettere a nudo il suo ruolo di madre imperfetta, come siamo noi tutte, del resto, rivolgendosi al genero che, come padre, aveva anch’egli commesso degli errori: “Adesso che tanto tempo è passato da quando Al Bano entrava nella mia casa romana a palazzo Brasini di nascosto dalla cucina per incontrare Romina, forse per primo, come padre, capirà quanto sia facile rischiare di sbagliare nei panni di uno dei ruoli più difficili della vita: quello di genitori“.

Recentemente ho riletto l’intervista che Pino Scaccia fece alla Christian sulla scomparsa di Ylenia. Addolorata la nonna disse: «Credo dentro il cuore che sia viva e che presto, molto presto tornerà fra le nostre braccia».
Ylenia non è tornata ma mi sto chiedendo se quell’abbraccio ora si sia concretizzato. Spero di no, con tutto il cuore.

MINORENNI A SCUOLA: A UDINE SESSO IN AULA E VIDEO IN VENDITA SUL WEB


Già in altre occasioni (LINK) ho parlato della consuetudine, ormai fin troppo diffusa, degli adolescenti italiani di filmare le ragazzine, compagne di classe, in atteggiamenti hard, spesso riprese in aula, per poi vendere i filmati sul web. Quando non sono le ragazzine stesse a scambiare video hard di cui sono protagoniste con regali costosi e ricariche telefoniche.

La notizia è di nuovo da prima pagina. Il Corriere riporta una esclusiva testimonianza, correlata da un video:

Abbiamo incontrato Andrea, 16 anni, studente di un liceo scientifico del nord Italia [nel video il giornalista parla di uno studente udinese, NdR]. Mostra alle nostre telecamere tutti i suoi video con un certo orgoglio. Ci spiega che alcuni li gira lui stesso e poi li usa come merce di scambio con i coetanei. Una volta erano le figurine Panini ora sono i video hard delle compagne di classe. In uno di questi è protagonista una ragazzina di 14 anni. In aula il prof non c’è ancora e Maria, nome di fantasia, accetta la sfida dei suoi compagni: «Facci vedere se il tuo seno è rifatto». In pochi istanti la classe la circonda, tutti con il telefonino in mano pronti a immortalare lo strip tease che la ragazza ripete due, tre , quattro volte, tra le risate compiaciute dei suoi amici. Lei stessa ride e fa saluti da vera star. Per Andrea sembra tutto normale anche quando ci mostra una ragazza che, seduta dietro al suo banco, simula – ma neanche tanto – sesso orale con il compagno di scuola. Nel video seguente si vede il prof presente in classe mentre fa lezione ma all’ultimo banco la mano di una studentessa è intenta in tutt’altra cosa che sfogliare libri.

Un altro episodio riguarda una sedicenne, Marina, che già da due anni si spoglia su skype in cambio di ricariche telefoniche. La prima volta rispose ad un annuncio su Facebook dal titolo eloquente: «Ragazze in vendita cercasi. Lavori sul web senza impegno.

Dell’esclusiva parla anche Il Quotidiano del Friuli – Venzia Giulia, nella cronaca di Udine. Nell’articolo si ricorda anche un analogo episodio accaduto, nella città friulana, nel 2005. Allora era scoppiato un vero e proprio caso, come è facile immaginare in una piccola città di provincia dove si pensa che i nostri adolescenti siano lontani da questo mondo amorale e che fatti di cronaca analoghi non ci sfiorino nemmeno.
Eppure il fenomeno è diffuso anche in Friuli – Venezia Giulia. Episodi come quelli raccontati nel servizio giornlistico devono far rilfettere. Al di là della questione etica e morale, che non può essere considerata universale in quanto ognuno è libero di credere in certi valori oppure no, il problema è che queste minorenni non pensano al futuro, non si rendono conto che questi filmati, un domani, potrebbero rivelarsi un’arma a doppio taglio: oggi permettono loro di “guadagnare”, domani teoricamente potrebbero impedire loro di trovare un lavoro “onesto” oppure un fidanzato serio.

Sempre nell’articolo riportato da Il Corriere, firmato da Antonio Crispino, il Garante della Privacy Francesco Pizzetti commenta così questo mercato del sesso on line: Questi ragazzi non conoscono i rischi rilevanti di un comportamento del genere. Devono essere consapevoli che un domani questi video potrebbero essere conosciuti dal datore di lavoro, dal padre del ragazzo con cui vorrebbero fidanzarsi o il fidanzato stesso. Dalla rete è difficile se non impossibile eliminare un documento. Ma ci sono anche problemi di carattere giuridico perché la pubblicazione sul web del video della compagna di classe può integrare reati di pornografia, di corruzione di minore eccetera dei quali si va a rispondere in Procura.

Una volta l’adolescenza era considerata l’età dell’innocenza, ora la possiamo considerare l’età della spregiudicatezza. Fino a che punto si spingeranno questi minorenni senza valori e senza coscienza?

[immagine da questo sito]

LE GEMELLINE SIAMESI: UN CASO ETICO E UN DRAMMA UMANO


Fa discutere il caso delle gemelline siamesi venute alla luce venti giorni fa all’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna. Le bambine, unite per il torace e per l’addome, con un unico cuore e due fegati fusi, pesano complessivamente 3,5 chilogrammi e i medici, in attesa di intervenire chirurgicamente per separarle, stanno cercando di farle aumentare di peso, accrescendo le speranze di riuscire a salvare la vita ad una delle due. E già, perché su questo non si discute: nel caso in cui le si separerà, una delle due sorelline dovrà essere sacrificata.

Un caso che fa riflettere, un caso etico. Ma, secondo me, soprattutto un dramma umano perché per i genitori non è una scelta facile. D’altra parte lasciare le gemelline unite significherebbe comunque non permettere loro di vivere una vita normale, anzi, credo che le speranze di vita sarebbero ridotte al minimo. Tuttavia, anche l’intervento chirurgico è un’incognita: i casi del passato, più o meno recente, testimoniano che, nel tentativo di separare le gemelle siamesi (i casi, almeno quelli noti e pubblicizzati, riguardano per lo più femmine) pur sacrificandone una, in realtà si sono conclusi con la morte di entrambe.

Ero una bambina quando, in Italia, furono separate le gemelle Giuseppina e Santina Foglia. Erano gli anni Sessanta e l’intervento fu considerato una specie di miracolo. Ma la situazione delle gemelline Foglia era un po’ diversa dal caso di attualità: innanzitutto avevano sette anni, quando sono state separate, e poi erano unite su un fianco, con organi vitali indipendenti. Ma comunque quell’operazione chirurgica attuata con successo fu consierata un evento storico.

Tornando alle gemelline nate al Sant’Orsola, il dramma umano, che implica la decisione dei genitori di sacrificare una delle due figlie (decisone che, comunque, deve essere presa anche sentendo il parere del comitato etico del policlinico) forse poteva essere evitato. Pare, infatti, che dagli esami ecografici la situazione fosse già ben delineata nelle prime settimane di gravidanza. Allora mi chiedo: perché mai non procedere all’interruzione? E me lo chiedo con un peso sul cuore in quanto fermamente contraria all’aborto. Ma in questo caso, almeno, sarebbe stato la soluzione più indolore.

Su questa vicenda si sono espressi i medici che si occupano delle gemelline, primo fra tutti Mario Lima, direttore del dipartimento Salute della donna e del bambino al Sant’Orsola, che ha in cura le sorelline. Anche il mondo politico non tace.
Di parere contrario all’intervento di separazione il dott. Ignazio Marino, presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. «Il caso delle gemelline siamesi è estremamente complesso e naturalmente coinvolge questioni non solo di ordine medico ma di ordine di etico. Personalmente credo che non me la sentirei ad intervenire chirurgicamente, già sapendo che una bambina sarebbe sacrificata», spiega e aggiunge, riferendosi alla propria esperienza: «Questo caso è drammaticamente simile a quello che ho dovuto vivere nel 2000 quando dirigevo il centro Trapianti di Palermo e quando all’ospedale Civico nacquero due gemelline siamesi del Sudamerica con un solo cuore e un solo fegato». Allora, aggiunge il senatore del Pd, «la linea medica che passò fu di intervenire chirurgicamente per separare le gemelline e sacrificarne una per provare a salvare l’altra, ma io scelsi secondo coscienza e mi rifiutai di partecipare all’intervento». Le due sorelline non raggiunsero il terzo mese di vita.

Dal mondo cattolico si alza la voce di don Giovanni Nicolini, che ha battezzato le piccole appaena nate: «In genere in questi casi emerge fin da subito che uno dei due gemelli è più debole dell’altro. La particolarità di questo caso è che al momento le due neonate sono nella stessa situazione. Credo che dal punto di vista etico la via praticabile sia di mantenere la situazione così com’è, aspettando l’evoluzione naturale che al momento è in equilibrio. In genere la natura decide da sola».
Lasciare decidere, dunque, alla Natura che, almeno in questo caso, più che madre è matrigna. Ma don Nicolini non chiude di fronte alla possibilità di intervenire sacrificando una delle due piccole: «Si può pensare, sperare, in termini suggestivi anche per la fede, che la morte dell’una consenta la vita dell’altra. […] Non penso che ci siano passaggi incompatibili non solo con la fede ma con il senso più profondo dell’umanità. Oggi però si esige che si continui a perseverare nel tenere in vita entrambi. È delicatissimo, ma è così». Insomma, una posizione quasi più aperta rispetto a quella presa da un laico, Ignazio Marino, per di più convinto sostenitore della necessità di un Testamento Biologico, che apra alla possibilità di scegliere tra una vita-non vita e la morte, schierato dalla parte di Beppino Englaro negli ultimi giorni terreni di Eluana.

In conclusione, qualunque sia la decisione che verrà presa, il destino delle gemelline, considerata la situazione delicata e difficile, dal punto di vista medico, non solo etico, a me pare già segnato. Un dramma umano che, come ho già detto e sempre secondo il mio modestissimo parere, forse poteva essere evitato.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 30 LUGLIO 2011

Sono peggiorate le condizioni delle due gemelline, Rebecca e Lucia, ricoverate al Sant’Orsola di Bologna. L’aggravamento interessa in particolare la funzione ventilatoria. Allo stato attuale i medici escludono la possibilità di intervenire chirurgicamente per separare le sorelline.

LEGGI LA NOTIZIA dal Corriere di Bologna >>>

COMUNICAZIONI IN FAMIGLIA … VIA CELLULARE

Noi mamme dobbiamo ammetterlo: l’invenzione del telefonino ci ha semplificato la vita o almeno ce l’ha resa più serena. Non dico che in prima elementare i figli debbano essere muniti di cellulare. I miei l’hanno avuto uno in terza media e l’altro in prima, semplicemente perché il mio secondogenito si è sempre rifiutato di riconoscere che tra lui e il fratello ci sono quasi due anni di differenza: si è sempre considerato un suo gemello. Su quest’ultimo particolare eviterei qualsiasi commento.

Insomma, ovunque siano, possiamo comunicare con i nostri pargoli, più o meno cresciuti. Sempre che rispondano … anche su questo particolare eviterei qualsiasi commento.
Il fatto è che una volta si diceva che i figli stavano attaccati alla gonna della madre, ora si dice, invece, che stanno attaccati al cellulare. Vivono in simbiosi con quei 100 grammi (è troppo? è troppo poco? Boh, mai controllato il peso dei telefonini …) di metallo. Sembra che il telefonino possa dare qualsiasi riposta, qualsiasi informazione.

Prendiamo oggi, per esempio. Mio marito fuori a pranzo, il pranzo pronto nel frigorifero (con 32 gradi in casa evito accuratamente di mettermi ai fornelli! meglio qualcosa di fresco …), il primogenito già rientrato, io al pc nello studio (il mio angulus su cui prima o poi dovrò scrivere un post), in attesa del rientro del mio piccolo (21 anni, 1 metro e 95 di altezza ma per me sempre piccolo è). Lo sento arrivare, percepisco i suoi passi diretti verso la cucina (la tavola non è ancora apparecchiata, particolare indispensabile per comprendere il resto), poi lo sento parlare. ‘Parla da solo?’, mi chiedo preoccupata. Sento che dice “Ohi, non c’è nessuno qui. Tu dove sei?”. Quasi simultanemente sento mio figlio grande, che è in camera sua, ovvero a pochi metri da me, che dice: “Qui, dove? Tu dove sei?” (mai una volta che rispondesse senza formulare, a sua volta, una domanda!). Rimango basita e prima ancora di riuscire a dire: “Siete due deficienti!”, sento il piccolo che fa: “A casa, ma non c’è nessuno. E la mamma?”. Allora urlo: “Sono in studio! E state parlando, come due deficienti [non potevo fare a meno di dirlo!], al telefonino a pochi passi l’uno dall’altro”.

In casa cala il silenzio per qualche frazione di secondo. Poi il piccolo, dirigendosi verso la camera che condivide con il fratello, grida: “Ma sei un co***one! Perché hai risposto che mi va giù la ricarica?”. E l’altro: “Ecchennessò che stai qua e che sei così co***one da telefonarmi invece di cercarmi per casa!”. (i miei figli si insultano spesso ma vi posso garantire che si amano molto e che io, quando li sento, mi arrabbio moltissimo)

Poi, naturalmente, le ho sentite anch’io: “E perché non mi hai detto ‘ciao, sono qui’ appena mi hai sentito entrare?”. Ed io: “E tu perché, invece di attaccarti al cellulare, non hai provato a chiedere: ‘C’è qualcuno in casa?'”. Nessuna risposta.

Ma, scusate, cosa avreste fatto voi? A parte il fatto che se apro la porta blindata e vedo che non è chiusa con le solite quattro mandate capisco che qualcuno in casa deve esserci (anche se spesso loro si dimenticano di chiuderla quando escono), ma mi viene naturale chiedere: “C’è qualcuno?“. Ai giovani d’oggi evidentemente non viene naturale. Il mondo cambia, è vero, anche le comunicazioni in famiglia cambiano ma, ahimè, non sempre in meglio.

LUCIA LAVIA SULL’ “INCIDENTE” CON HABER: “UNA SITUAZIONE INSOSTENIBILE”

Ha debuttato ieri, al Teatro Romano di Verona, l’Otello della disordia tra Lucia Lavia, Desdemona, e Alessandro Haber, il moro licenziato a pochi giorni dalla prima. (QUI ho raccontato la vicenda). Un pienone forse determinato più dallo “scandalo” delle molestie subite dalla giovane attrice che dal talento drammatico che la figlia d’arte indubbiamente possiede. Una prova doppiamente difficile per lei, ma il teatro, come racconta in un’intervista, è la sua vita, da sempre.

«Io vengo dal teatro, ci sono nata dentro. Glielo dicevo anche a mio papà quando ero piccola: il teatro è la mia vita», spiega. Fin da bambina sentiva di adorare il teatro per una questione di odore: «Un odore strano, non so, il legno. Credo sia proprio il legno. Ho sempre sognato questo. È il profumo dell’infanzia, il mio profumo, quello che mi porterò dentro tutta la vita». Lei, ancora lontana dai ruoli da interpretare, da dietro le quinte osservava il palcoscenico e studiava il lavoro degli attori, quello che poi sarebbe diventato il suo lavoro: «Sono cresciuta guardando il mondo da quella parte».

Ad appena diciannove anni è difficile frenare l’entusiasmo per una carriera agli inizi che qualche maligno attribuisce solo al fatto di essere la figlia di Lavia e della Guerritore. Ma Lucia è una persona determinata e ha dimostrato un carattere ferreo anche nell’affrontare la vicenda che ha visto Haber protagonista di una performance poco teatrale. Così commenta l’episodio Lucia: «Una situazione insostenibile che durava da tempo e che si è prolungata troppo. Io a un certo punto non ce l’ho fatta». Poi mette in guardia le donne e le invita a “farsi valere”, senza lesinare critiche alle colleghe che fanno di tutto per farsi notare da produttori e registi: «Non esiste, non mi abbasserei mai a un livello del genere. Non potrei più guardarmi nello specchio. Quelle donne non hanno rispetto per se stesse, c’è una mercificazione dei corpi infernale, e questo non mi piace. Bisogna seguire i propri sogni».

Una dichiarazione del genere non piacerà a molte donne. Ma credo si possa perdonare alla giovane attrice l’innocenza dei suoi diciannove anni.

[fonte: La stampa; foto da questo sito]