DOPO LA PICCOLA ELENA, JACOPO: UN’ALTRA VITTIMA DI UN PADRE STRESSATO


Ancora una piccola vittima dello stress dei genitori, anzi, di un padre: Jacopo, 11 mesi, dimenticato per tre ore nell’auto dal padre, convinto di averlo portato al nido. Il fatto, incredibilmente simile alla vicenda della piccola Elena, è accaduto a Passignano sul Trasimeno, vicino Perugia.

Quando il padre si è accorto della dimenticanza, il piccolo era già agonizzante. Secondo le forze dell’ordine, che hanno inutilmente allertato il 118, la morte sarebbe stata causata da un arresto cardiocircolatorio dovuto ad una prolungata esposizione ai raggi solari all’interno dell’auto. Intanto il sostituto procuratore di Perugia, Mario Formisano, ha disposto l’autopsia sul corpo di Jacopo (in programma sabato), il sequestro dell’Opel Corsa e ha iscritto nel registro degli indagati il padre del piccolo con l’ipotesi di omicidio colposo.

Entrambi i genitori, all’annuncio della morte del figlioletto, si sono sentiti male e sono stati soccorsi all’Ospedale di Santa Maria della Misericordia di Perugia, lo stesso nososcomio nel cui obitorio è stato portato il piccolo Jacopo.

Dopo il salvataggio, da parte di alcuni passanti, di un neonato di tre mesi , abbandonato dai genitori nel parcheggio di un supermercato, un’altra piccola vittima dello stress? Sembra impossibile, soprattutto dopo la vicenda di Elena che ha colpito l’opinione pubblica, che non ci sia un po’ più di attenzione da parte dei genitori. Evidentemente la vita frenetica cui siamo tutti sottoposti continua a causare dei black out nel cervello dei papà troppo assillati dagli impegni. E santa Pupa – sulla cui esistenza crede fermamente la mia amica Diemme – si è distratta un’altra volta. Stressata anche lei?

[fonte: Il Corriere]

13 pensieri riguardo “DOPO LA PICCOLA ELENA, JACOPO: UN’ALTRA VITTIMA DI UN PADRE STRESSATO

  1. No cara Marisa, non credo assolutamente in “Santa Pupa”, che s’invoca ogni volta un bambino scampa un pericolo.

    In tutto il mondo i bambini sono vittime di torti e soprusi, e se esistesse una santa Pupa non lo permetterebbe.

    Comunque mi stupisce questo ripetersi del copione, come se fosse la paura stessa che possa succedere a provocare la disgrazia; quanto è successo dovrebbe allertare tutti, e forse dovremmmo trovare un sistema affinché questo non si verifichi, anche se al momento non mi viene in mente nulla: forse una macchinetta che avverte di una presenza nella macchina, che quando sente un respiro diventare appena più flebile cominci a suonare all’impazzata?

    Sarebbe diverso se il seggiolino stesse avanti? Se le scuole chiamassero i genitori non vedendo il bimbo arrivare, per accertarsi che l’assenza sia giustificata?

    Una lotta allo stress, e anche all’inquinamento che sono sicura ci avveleni, lotta che non dovrebbe consistere nel fare una multa spropositata a una massaia che ha gettato per errore un rifiuto nella busta sbaagliata, ma agli inquinamenti industriali, discariche abusive, senza contare i rifiuti tossici e addirittura radioattivi che ogni tanto si scoprono sotterrati qua e là (e poi noi magari ci mangiamo la fresca insalatina cresciuta in quei paraggi).

    Mercoledì avevo appuntamento dal dentista, e me ne sono completamente dimenticata. Il fatto è che proprio quel giorno il dente ha iniziato a farmi male, insistentemente, e io pensavo che non vedevo l’ora che arrivasse il giorno dell’appuntamento, che cominciavo ad avvertire fastidi. Ripensavo all’appuntamento che lui aveva rimandato due volte, e mi dicevo: “Ah, se disdice anche questo m’arrabbio!”, dimentica totalmente che “questo” appuntamento era proprio in quel giorno.

    Sono troppo frequenti questi “sequestri” della mente, troppo. Dobbiamo capire a cosa sono dovuti, dobbiamo fermarci. O fermarli.

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  2. @ Diemme

    Quella su santa Pupa era una battuta amara. So bene che si credesse alla sua esistenza, tutti ci chiederemmo perché qualche bambino sia più fortunato di altri. Ma, come ben dici, nel mondo ci sono tante piccole vittime innocenti e tutte meriterebbero di essere salvate.

    Certo è che qualcosa si deve fare per risolvere questo problema dei bambini “dimenticati” dai genitori. Credo che le fabbriche di automobili con il contributo delle ditte di seggiolini potrebbero inventare un dispositivo che suoni qualora, a motore spento, risulti ancora un “peso” sul seggiolino. Un po’ come il dispositivo che avverte quando non si allaccia la cintura di sicurezza.

    Poi, la lotta contro lo stress, rimuovendone le cause, credo sia destinata al fallimento. Penso che l’unica strada percorribile sia quella della prevenzione: fare in modo che tragedie come queste non succedano. L’uomo non è infallibile e la tecnologia dovrebbe venirgli incontro.

    Io ora penso ai genitori di Elena e Jacopo, al loro immenso dolore, ai sensi di colpa che renderanno la vita di questi padri un inferno. A meno che non riescano a rimuovere del tutto quanto successo.
    Ho letto qualche tempo fa la testimonianza di Lori Del Santo sulla morte del figlio Connor, avuto da Eric Clapton nel 1986. La show girl ha raccontato che quel giorno stava andando nella camera dove si trovava Connor per vestirlo, quando il rumore del fax la portò a in un’altra stanza. Lei dice: “Vivo pensando che non sia successo a me”. ma è davvero possibile?

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  3. La cosa che mi preoccupa in maniera sostanziale è come sia possibile. E’ vero che ci si dimentica di un appuntamento, degli appunti, di un’affermazione, di un orologio, del cellulare, di una borsa, di un pc portatile e potrei continuare per decenni, ma qui, perdinci, si parla di esseri umani.
    Com’è possibile che rimaniamo concentrati solo su noi stessi? Vorrei trascendere inoltre dal fatto che siano solo bambini: accade molto spesso anche con gli adulti e, soprattutto , anziani.
    Come se la nostra attenzione fosse unicamente diretta ai nostri pensieri, ai nostri bisogni, al nostro stress, alle nostre preoccupazioni. Mi allarma perchè l’individualismo diventa una patologia ‘involontaria’ .
    La cosa che poi reputo insostenbile, come hai fatto ben notare, sarà il senso di colpa. Perchè l’ho fatto? Ecco cosa rimbomberà.
    Proporrei sicuramente maggiore prevenzione e mi trovi d’accordo, ma anche dispositivi che segnalino la presenza di umani, perdinci, attraverso semplici rilevatori di calore!

    Mi rimane, in tutto ciò, un’immensa tristezza.
    Saluti da vongolemerluzzi

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  4. @ Scrutatrice

    Il fatto è che forse s’impara qualcosa dai propri errori, ma non da quelli degli altri. Perché? Perché ognuno pensa: “a me non potrebbe accadere mai”.
    Però, come ho detto, la vicenda di Elena avrebbe dovuto far riflettere i genitori e portarli ad una maggior attenzione nei confronti dei figli piccoli in situazioni analoghe. Ma evidentemente non serve.

    Ricordo che quando avevo i bimbi piccoli, in un megastore era stato portato via un bambino: si era detto – ma forse era solo una voce – che era stata una zingara che aveva nascosto il piccolo sotto la gonna.
    Qualche tempo dopo mi trovavo con i bambini in un grande negozio di abbigliamento: uno era nel passeggino e l’altro attaccato a me. Ma mentre cercavo dei vestitini per i figli, il più grande è scomparso. In casi come questi, si inizia a chiamare il piccolo per nome. Tutto il negozio risuonava della mia voce ma, dopo qualche minuto, forse due o tre, non vedendo mio figlio, mi sono armata di coraggio, per non cedere all’angoscia, e, preso il passeggino con l’altro mio figlio, mi sono precipitata alle casse e ho chiesto di bloccare tutte le uscite.
    A quel punto, vedendomi tornare nel punto in cui era scomparso, Matteo è uscito dallo stand dove erano esposte delle gonne e mi ha fatto “bubusettete”. L’avrei ucciso, ma ero tanto felice di averlo ritrovato che non ho avuto il coraggio di sgridarlo. Gli ho solo detto che i patti erano: tu mi lasci la mano perché ho bisogno di entrambe per cercare i vestitini, ma tu non ti allontani. Non è mai più successo che sparisse mentre ero in un negozio.

    Questo esempio serve a far capire che un episodio di cronaca deve far riflettere i genitori e, anche se mi ero distratta, ho avuto la prontezza di chiedere di bloccare le uscite, in modo che se qualcuno avesse preso mio figlio, non avrebbe potuto uscire.

    @ fishcanfly

    «Come se la nostra attenzione fosse unicamente diretta ai nostri pensieri, ai nostri bisogni, al nostro stress, alle nostre preoccupazioni. Mi allarma perchè l’individualismo diventa una patologia ‘involontaria’.»

    Lo stesso concetto è stato espresso da un medico intervisato dal tg2 poco fa: lui ha detto che un black out vero e proprio succede in casi patologici (ad esempio epilessia), ma quello che è successo ai due padri in questione è solo dovuto all’accumularsi di pensieri per cui uno sovrasta l’altro e alla fine ci si ricorda solo quello che in un determinato momento si ha in mente. (vedi QUI l’intervista al dott. Salvatore Giaquinto)
    Ha aggiunto che questi fatti accadono più facilmente ai padri perché le madri sono più portate per la salvaguardia dei figli, sono più protettive. Come dire: una madre istintivamente non abbandonerebbe un figlio in macchina. Io, però, non ne sarei tanto sicura.

    Parlando a tavola con mio marito, lui ha detto che gli pare impossibile che succedano queste cose e che tutt’al più può succedere che, invece di prendere la strada per l’asilo, si può sbagliare e magari andare direttamente in ufficio per poi rendersi conto dell’errore e fare dietrofront. Ma dimenticarsi completamente di portare un figlio al nido gli sembra assurdo.

    Forse, come ho già detto altrove, tra noi genitori di figli più che ventenni e le madri e i padri di oggi la differenza sta proprio nello stress: noi ne risentivamo molto meno e riuscivamo a fare tutto sentendoci stanchi fisicamente, a fine giornata, ma mai mentalmente.

    Anche a me rimane un’infinita tristezza.

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  5. Non ho avuto il tempo di leggere questi lunghi commenti.
    Se effettivamente certe morti sono causate da stress, penso che aumenteranno. Infatti, in tutto il mondo, cresce la necessità di profitto e il gusto dell’ingordigia. E al dipendente non rimane che essere costantemente “stressato” per arrivare ad essere incapace di intendere e di volere.

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  6. @ quarchedundepegi

    Amara conclusione la tua. Purtoppo vera, ma non bisogna pensare che non si è più capaci di fare i genitori. Certo è che quando si mettono al mondo i figli non è come comperare un giocattolo che, se si rompe, pazienza.

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  7. Per fare il genitore ci vuole un po’ di serenità. Se il datore di lavoro te la toglie, ad esempio con precariati assurdi, certe morti apparentemente assurde dovrebbero essere addebitate a quegli “alti” personaggi.
    Non solo in Italia cresce la “necessità” del profitto; cresceranno le morti assurde. Mi sembra aritmetica.

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  8. Ho parlato di morti “assurde”; non solo di poveri bambini lasciati in auto da genitori che se ne erano dimenticati.
    Le cronache sono piene di morti assurde. Sono sicuro che se si potesse indagarle, si scoprirebbero molte mancanze da chi “predica bene ma razzola male”.
    Secondo l’aritmetica due più due fa quattro (Einstein permettendo).

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