DOPO LA PICCOLA ELENA, JACOPO: UN’ALTRA VITTIMA DI UN PADRE STRESSATO


Ancora una piccola vittima dello stress dei genitori, anzi, di un padre: Jacopo, 11 mesi, dimenticato per tre ore nell’auto dal padre, convinto di averlo portato al nido. Il fatto, incredibilmente simile alla vicenda della piccola Elena, è accaduto a Passignano sul Trasimeno, vicino Perugia.

Quando il padre si è accorto della dimenticanza, il piccolo era già agonizzante. Secondo le forze dell’ordine, che hanno inutilmente allertato il 118, la morte sarebbe stata causata da un arresto cardiocircolatorio dovuto ad una prolungata esposizione ai raggi solari all’interno dell’auto. Intanto il sostituto procuratore di Perugia, Mario Formisano, ha disposto l’autopsia sul corpo di Jacopo (in programma sabato), il sequestro dell’Opel Corsa e ha iscritto nel registro degli indagati il padre del piccolo con l’ipotesi di omicidio colposo.

Entrambi i genitori, all’annuncio della morte del figlioletto, si sono sentiti male e sono stati soccorsi all’Ospedale di Santa Maria della Misericordia di Perugia, lo stesso nososcomio nel cui obitorio è stato portato il piccolo Jacopo.

Dopo il salvataggio, da parte di alcuni passanti, di un neonato di tre mesi , abbandonato dai genitori nel parcheggio di un supermercato, un’altra piccola vittima dello stress? Sembra impossibile, soprattutto dopo la vicenda di Elena che ha colpito l’opinione pubblica, che non ci sia un po’ più di attenzione da parte dei genitori. Evidentemente la vita frenetica cui siamo tutti sottoposti continua a causare dei black out nel cervello dei papà troppo assillati dagli impegni. E santa Pupa – sulla cui esistenza crede fermamente la mia amica Diemme – si è distratta un’altra volta. Stressata anche lei?

[fonte: Il Corriere]

RAGAZZI IN BERMUDA A SCUOLA? A TRIESTE UN PRESIDE DICE NO


Io l’ho detto ai miei studenti, non lo mando a dire, l’ho detto e lo ripeto: anche se fa caldo, presentarsi in classe in bermuda non è bello. Siamo a scuola, non in spiaggia e se fa caldo, si sopporta. Stesso discorso vale per le ragazze: ne ho viste alcune in canotta e shorts. Ma stiamo scherzando?

“Perché non si può?”mi ha chiesto Giovanni, che da tempo arriva a scuola in bermuda. “Perché io, sinceramente, trovo quei pelacci antiestetici”. Ci ha pensato un attimo e poi ha replicato: “E se ci depiliamo?”. “Ancora peggio … come le femmine.”. E già, i peli sono i nemici delle donne e quasi quasi ritengo siano più fortunati gli uomini proprio perché non hanno bisogno di rasoi, ceretta e crema depilatoria. E si vogliono sottoporre a questa tortura anche loro?

Certo io sono solo un’insegnante e non posso vietare che i ragazzi si presentino in classe in bermuda e le ragazze mezze nude. Però un preside ha la possibilità di dire no.
E’ quello che ha fatto Raffaele Marchione, dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Nautico di Trieste. Ha fatto uscire una circolare in cui si legge: “Con l’approssimarsi della bella stagione si invitano allieve ed allievi dell’istituto ad indossare un abbigliamento adeguato durante le lezioni. Non saranno accolti studenti con abbigliamento da spiaggia (spalle scoperte, pantaloni corti o a mezza gamba)”.

Ma i ragazzi non ci stanno: Trieste è una città di mare, la scuola in questione è a due passi dagli stabilimenti balneari, nella zona del porto, fa caldo quindi … della serie Ecchissene … eccoli in bermuda, come se niente fosse. Ma il collaboratore scolastico, su invito del preside, alza la paletta rossa: “Così conciati non vi faccio entrare”.

Be’, c’era la circolare, erano stati avvertiti, affari loro. Niente affatto: il gruppo cui era stato vietato di varcare il portone dell’Istituto nautico, che ha fatto? ha chiamato la polizia e informato il Provveditorato.
Gli agenti arrivati all’istituto superiore “Tommaso di Savoia Duca di Genova” hanno raggiunto un compromesso con il dirigente dell’istituto: «Sono andati a parlare con il vicepreside e poi ci hanno riferito che per entrare avremmo dovuto lasciare le nostre generalità al bidello – riferiscono i ragazzi – rassicurandoci del fatto che non avremmo subito ripercussioni. Perché allora dovevamo lasciare il nostro nome e cognome?» Solo otto studenti, però, hanno accolto l’invito, ma solo perché dovevano affrontare la prova pre-esame per la qualifica della terza classe iniziata, con parecchio ritardo visto il contrattempo.

Gli altri studenti, invece, le ripercussioni le temono, eccome. Sul voto di condotta che, come si sa, fa media, quindi è sempre meglio meritarsi un nove che un sei.
A far da spalla al gruppetto indisciplinato, un professore che ha passato un po’ di tempo con loro, libri e quaderni aperti, seduto su una panchina della piazza Hortis su cui si affaccia l’istituto.
«Non rilascio dichiarazioni- ha riferito il professore – stiamo chiacchierando e non sto facendo lezione…» Ma gli altri studenti lasciati fuori da scuola non hanno dubbi: «Stanno ripassando con un loro insegnante».

Gli studenti hanno avuto il loro momento di celebrità. E il professore? Non ho parole.

[fonte e foto: Il Piccolo]