24 maggio 2011

BOCCIATURA PER TROPPE ASSENZE: PRONTA UNA CLASS ACTION DEGLI STUDENTI

Posted in adolescenti, Legge, Mariastella Gelmini, MIUR, proteste studentesche, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , a 4:49 pm di marisamoles


Gli studenti della Rete studentesca non hanno gradito la circolare ministeriale n. 20 del 4 marzo che definisce i criteri e le modalità di attuazione delle norme relative alla validità dell’anno scolastico, in dipendenza del numero di presenze alle lezioni da parte degli studenti della scuola secondaria di I e di II grado, come previsto dal Regolamento sulla valutazione (dpr 122/2009). (ne ho parlato QUI )

L’anno scolastico è agli sgoccioli e c’è chi si è fatto due conti (specialmente quelli che hanno aderito alle manifestazioni contro il ministro Gelmini, occupando le scuole o gestendo autonomamente le lezioni) e ora è preoccupato di un’eventuale non ammissione agli scrutini causa troppe assenze. Il che significa, come da direttive ministeriali, la bocciatura.

La Rete studentesca ha, quindi, organizzato una class action (vanno tanto di moda, di questi tempi, specialmente quando c’è di mezzo la Gelmini), rivolgendosi ad un avvocato, (uno per tutti altrimenti non avrebbero potuto affrontare la spesa) che sta, com’è ovvio, dalla loro parte e ha espresso il seguente parere: I casi di partecipazione a manifestazioni, scioperi o ad occupazioni devono necessariamente rientrare nei casi eccezionali non computabili ai fini delle assenze scolastiche in quanto riconducibili al diritto fondamentale di libera manifestazione del pensiero ex art. 21, al diritto allo sciopero ex art. 40 Cost. e al diritto di riunirsi e associarsi nelle forme e modi previsti dagli artt. 17 e 18 Cost. Tali articoli e principi costituzionali devono intendersi prevalenti rispetto a qualsivoglia normativa nazionale.

Che bello! A quanto pare la Legge sta dalla loro parte. Peccato, però, che il diritto allo sciopero sia sacrosanto per chi lavora e percepisce uno stipendio che, in caso di sciopero, appunto, viene decurtato. Agli studenti non viene – per ora – attribuito alcun compenso in denaro per l’attività svolta che rientra nell’obbligo scolastico, fino al biennio superiore o comunque entro i sedici anni, dopodiché proseguire gli studi diventa una libera scelta che richiede una precisa responsabilità: frequentare le lezioni, studiare e ottenere un profitto almeno suffciente nella totalità delle materie. Ne consegue che le assenze dovute a motivi seri, quali malattie di una certa importanza, cure assidue e gravi problemi familiari, non peseranno sull’ammissione allo scrutinio, qualora venga superato il limite del 25% di assenze sul monte orario annuale. Ma a me non sembra che possa sussistere alcuna deroga appellandosi al diritto di sciopero o occupazione della scuola, cosa che già di per sé costituisce un reato, anche se i Dirigenti Scolastici chiudono spesso un occhio.

Il preside dell’Istituto Superiore Majorana di Palermo, professor Angelo Ganci, risponde alle accuse mosse dalla Rete degli studenti sul piede di guerra contro il provvedimento ministeriale: Se hanno qualcosa da obiettare si rivolgano al ministro dell’Istruzione. La legge in questione risale all’epoca della Moratti, la Gelmini ne ha solo dato attuazione a partire da quest’anno con una circolare (quella del 4 marzo 2011, ndr) che – seppur tardiva – ribadisce concetti già noti. Tant’è vero che io stesso a inizio settembre ho diffuso comunicazioni in merito e poi alle scuole medie vale la stessa regola credo dal 2004: la validità dell’anno scolastico è subordinata alla frequenza di almeno un quarto delle lezioni, vulgarmente 50 giorni. Commetterei un falso a dichiarare presenti studenti che non so nemmeno dove fossero in quei giorni di protesta.

Questo è solo un parere ma credo sia condivisibile. Rimane il fatto che l’ammissione allo scrutinio finale di per sé non garantisce la promozione. Chi si è assentato dalle lezioni perdendo molte ore, seppur per giustificati motivi (l’indicazione del ministero è riportata nella circolare linkata), può aver accumulato delle lacune diffuse in varie discipline quindi nessuno può avere la garanzia di essere promosso. Tantomeno chi fa sciopero.

[Fonti: l’inkiesta.it articolo 1 e 2, da cui è tratta anche l’immagine]

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9 commenti »

  1. Sono d’accordo con te: essendo studenti non abbiamo il diritto allo sciopero, quindi le assenze dovute alla partecipazione a cortei, manifestazioni e simili sono da contare a tutti gli effetti!
    E poi l’impegno richiesto dalla scuola non è solo quello dello studio, ma anche della presenza alle lezioni. Quindi chi supera il limite imposto, che a mio parere non è nemmeno tanto severo, deve correre il rischio di non essere ammesso all’esame.

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  2. marisamoles said,

    @ Scrutatrice

    E’ bello sentirti ragionare così: dimostri sempre di essere una ragazza in gamba.
    Anche perché molti, come te, non hanno scioperato o occupato, non è giusto fare “sconti” ai manifestanti. La scuola è soprattutto un impegno: chi si assume la responsabilià e l’onere che essa comporta non approverebbe una deroga, per manifestazioni di protesta, al limite fissato per le assenze.

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  3. Quarchedundepegi said,

    Non mi è chiaro se a scuola si va per imparare qualcosa di importante per la vita o se si va per dimostrare, contestare, insultare e, alla fine, forse addirittura essere dei parassiti.
    Credo infatti, che, fra l’altro, questi signori, pretendano di essere “assistiti” in caso di malattia o infortunio.
    Mah! Forse sono diventato troppo vecchio e non sono all’altezza di capire certe filosofie.

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  4. marisamoles said,

    @ quarchedundepegi

    No, non sei diventato troppo vecchio. Io certe filosofie non le ho mai capite, nemmeno quando ero una liceale. Tantomeno le capisco da insegnante.

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  5. pietrodn said,

    Ma questa cosa non la capisco. Pur volendo occupare la scuola, partecipando a tutte le manifestazioni, e comprendendo qualche giorno di assenza per malattia, certamente non si arriva a 50 giorni di assenza!

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  6. marisamoles said,

    @ pietrodn

    Cito da uno degli articoli linkati:

    «Gli studenti che più risentiranno di questa circolare last minute sono quelli di Palermo che – spiega Sofia Sabatino, 20 anni, una delle responsabili nazionali della Rete degli studenti – durante l’autunno hanno occupato in maniera coordinata e continuativa per circa 3 settimane, 21 giorni in tutto.»

    Ecco, questa cosa ha senso perché qui non si tratta di un paio di giorni di sciopero o di una settimana di occupazione o di autogestione.
    Il bello – o il brutto, dipende dai punti di vista – è che ne vanno fieri.

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  7. pietrodn said,

    Ok, 21 è sempre minore di 50 😀
    E comunque le regole erano note fin dall’inizio, se uno fosse furbo saprebbe certamente regolarsi!

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  8. marisamoles said,

    @ pietrodn

    Sì, certo, il margine è abbastanza ampio, ma capita che, specialmente gli allievi maggiorenni, facciano delle assenze strategiche, aggiungici, poi, qualche malanno e un’attività sportiva o musicale che costringa ad assentarsi qualche mattinata … E poi, attenzione: nella circolare citata non si parla di giorni ma di ore. In sintesi, per essere ammessi allo scrutinio si deve aver frequentato il 75% del monte ore annuale. Quindi, i furbetti che entrano ed escono come vogliono sono rimasti con un palmo di naso poiché credevano che contassero i giorni, come, in effetti, s’era capito all’inizio. Non sempre la furbizia aiuta. 🙂

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  9. […] più nulla da discutere. A parte la presa di posizione della Rete Studentesca che, come ho scritto QUI, ha intenzione di presentare una class action contro il […]

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