LA MORTE DELLA PICCOLA ELENA: UN PAPÀ ESEMPLARE CON UNA MOGLIE SPECIALE


Non ce l’ha fatta la piccola Elena, “dimenticata” dal padre per cinque ore nell’automobile sotto il sole cocente. Il suo piccolo cuore ora batte nel corpicino di un altro bambino. Così anche il suo fegato e i reni hanno salvato la vita ad altri bimbi sfortunati. Ma la tragedia della piccola Elena, morta a soli 22 mesi, deve far riflettere sull’evento che l’ha portata alla morte. Perché un padre che dimentica la figlia, a prima vista, è solo un padre degenere, un disgraziato, un uomo che non merita nemmeno di essere chiamato tale. Ma Elena aveva una mamma speciale che nemmeno per un attimo ha pensato di aver sposato un mostro, nemmeno per un istante ha mediato di lasciare quell’uomo che le ha strappato dall’abbraccio la figlioletta. No, la mamma di Elena continua a ripetere, da giorni, che il marito è un papà esemplare e che quello che è successo a lui, può succedere a tanti padri amorevoli.

Lucio Petrizzi, quella maledetta mattina, era convinto di aver portato Elena all’asilo, affidandola alle cure delle maestre. Ma la bimba all’asilo non è mai arrivata. È rimasta per cinque ore chiusa nell’automobile del papà che si è semplicemente dimenticato della sua presenza. Un professionista, superimpegnato, come tanti. Ma lo stress fa brutti scherzi. La testa piena di pensieri, azioni che si fanno in modo automatico, senza riflettere, a volte ci si muove e il corpo se ne va per conto suo, come un automa, senza star dietro al cervello. Certo, succede a tanti. E quella bimba “dimenticata” è la prova che molte volte si è travolti dagli impegni, sia familiari sia professionali, tanto da non ragionare più. Com’è che si dice? Si è fuso il cervello.

Quello della povera Elena si è fuso davvero. Si è fuso a causa del sole che batteva sulla carrozzeria di quell’automobile e che l’ha trasformata in una sorta di fornace. Danni gravissimi, si è detto in un primo momento. Danni irreparabili, è stato l’annuncio di ieri. Di fronte ad un elettroencefalogramma piatto o quasi, una piccola speranza si è accesa per altri genitori, forse altrettanto impegnati e stressati. Sicuramente, però, dei genitori meno fortunati di quelli che aveva la piccola Elena.

Davanti alle telecamere, Chiara Sciarrini, in attesa di una bambina, la sorellina che la piccola Elena non potrà mai conoscere, in lacrime difende il marito, accusato di omicidio colposo e di abbandono di minore: «Non c’entra nulla. Non ho mai accusato Lucio e mai lo farò perché lui non è colpevole», aggiungendo che «Quello che è capitato a lui può capitare a ognuno di noi, perché non ci si ferma mai».

Già, non ci si ferma mai. Il ritmo cui siamo costretti quotidianamente ci fa girare come trottole. E a volte il destino si fa beffe di noi.

Ma io, con tutta la comprensione di cui è capace una madre, di fronte ad una tragedia immane come questa non credo sarei stata così coraggiosa. Forse questo si chiama amore, ma la maggior parte delle volte l’amore non basta.

[immagine tratta da questo sito; LINK della fonte]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 25 MAGGIO 2011

Erano in tanti, tantissimi a Campli, al funerale di Elena, la bimba di 22 mesi che ha commosso tutta Italia, morta dopo tre giorni di coma per un edema cerebrale dopo essere stata incredibilmente dimenticata sull’auto dal padre che, invece di portarla all’asilo, l’ha lasciata nel parcheggio dell’Università per cinque ore. C’era anche lui in chiesa, l’amato papà, Lucio Petrizzi, aggrappato alla piccola bara bianca, sorretto da don Mazzitti che non lo ha lasciato un attimo, quasi a volerlo difendere dagli sguardi cattivi di chi pensa: «ma come ha potuto…». Ma papà Lucio ha già sofferto tanto, è già stato punito nel modo più atroce perdendo così la sua piccolina e tutti lo sanno che il senso di colpa che lo sta affliggendo potrà forse mitigarsi con il tempo, ma non potrà mai essere cancellato. Tutti hanno capito.

LA COMPRENSIONE – Dopo la moglie, Chiara Sciarrini, incinta all’ottavo mese, che per prima lo ha assolto: «Mio marito non ha colpe», anche le maestre di asilo, i colleghi di lavoro, gli abitanti di Campli hanno compreso il dolore di un uomo che chissà quante volte si chiederà: «Elena ha pianto? Mi chiedeva aiuto e io non c’ero… perché non c’ero…». Per Lucio non ci sono state accuse. Solo parole di consolazione e incoraggiamento: «Siete genitori meravigliosi, poteva capitare a tutti». «A tutti noi poteva succedere quello che è successo – scrivono i genitori dei bimbi dell’asilo nido frequentato da Elena, in una lettera letta da una delle maestre -. Caro Lucio, non attribuirti colpe che non hai. Troverete la forza di ricominciare, illuminati dalla luce di una nuova vita». Fulvio Marsilio, preside della facoltà di Veterinaria dell’Università di Teramo, dove Lucio lavora come docente e Chiara come ricercatrice, al termine della cerimonia ha sottolineato che nei giorni scorsi «oltre 200 studenti si sono raccolti per un minuto di silenzio in segno di solidarietà. Tornate presto tra noi – ha detto -, la vita ci dà tanto e può toglierci tutto». «È una tragedia che ha coinvolto tutta la comunità camplese, una fatalità che può succedere a tutti» ha commentato il sindaco di Campli, Gabriele Giovannini: «Ho ricevuto tantissime telefonate in questi giorni su casi simili, genitori che dimenticano i figli a scuola – ha detto il sindaco – c’è un qualcosa che ci porta a correre continuamente e crea un blackout nella memoria. È un problema dei tempi odierni, il correre sempre, lo stress: leggevo su una rivista scientifica online che in casi di stress ci possono essere momenti di blackout».

L’OMELIA – «Dio ha preso in braccio Elena, questa piccola creatura. Chissà che grande luce splenderà nel cuore di Lucio e Chiara» ha detto il parroco della chiesa Santa Maria in Platea, don Antonio Mazzitti nella sua omelia. «L’incidente è un fatto umano, non battete le mani per dare un sollievo a papà e mamma?», ha detto il sacerdote invitando i genitori di Elena, Lucio Petrizzi e Chiara Sciarrini, a salire sull’altare per accendere una candela e deporre un vestitino bianco sulla bara della figlia.

PALLONCINI – Davanti alla chiesa di Santa Maria in Platea, quando la bara della piccola Elena ha varcato la soglia sono stati liberati in aria tantissimi palloncini bianchi e gialli. Un lungo applauso e le campane a festa hanno poi accompagnato i genitori di Elena. Forse tanta solidarietà e tanti messaggi aiuteranno Lucio e Chiara a sopravvivere a un dolore tanto profondo e a ricominciare con energia e amore a essere ancora una volta genitori.

Cristina Marrone per Il Corriere