150° UNITÀ D’ITALIA: PER FARE L’ITALIA, PIÙ CHE CAVOUR POTÈ LA LINGUA

Non è stata la nostra nazione a produrre la nostra letteratura, ma la nostra lunga tradizione letteraria a «fare» l’Italia, e molto tempo prima che gli stati regionali italiani confluissero nel nuovo stato unificato dai Savoia. Lo scrive Gianluigi Beccaria, piemontese, linguista e storico della nostra lingua nel suo nuovo libro, Mia lingua italiana. Per i 150 anni dell’unità nazionale, da poco in libreria. Cita Isidoro di Siviglia: sono le lingue che fanno i popoli, non i popoli che fanno le lingue. La nostra letteratura, che risale a Dante, Petrarca e Boccaccio, ha prefigurato l’unità dell’Italia molto prima che la politica e gli eserciti cancellassero i confini preunitari.
«Da noi – spiega Beccaria – è stata la letteratura a fondare la nazione. Abbiamo avuto la fortuna di essere nati subito giganti. Dante, Petrarca e Boccaccio hanno dato al nostro territorio polverizzato e diviso un’impronta così forte da durare per secoli».

È l’inizio di un articolo-intervista a Gianluigi Beccaria, noto linguista, apparso su Il Sussidiario.net. Mi pare molto interessante.
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