7 maggio 2011

MALEDUCAZIONE E DISEDUCAZIONE

Posted in adolescenti, bambini, famiglia, figli, scuola tagged , , , , , , , , , a 6:16 pm di marisamoles


In questo blog ho parlato tanto, forse troppo, di scuola. Mi sono soffermata a riflettere sugli allievi bocciati all’Esame di Stato, su quelli “indebitati”, sulla scuola da bocciare o da elogiare proprio perché boccia, a seconda dei punti di vista. Sulla riforma Gelmini e le sue conseguenze, sulle prove InValsi che sarebbero da cambiare perché così servono a ben poco, sulla scuola e i docenti da valutare per migliorare l’istruzione che pare sia, in Italia, l’unico male dei nostri tempi.

C’è però, secondo me, un altro argomento su cui ragionare, intimamente correlato al “problema scuola”: l’educazione dei ragazzi. Dico educazione, in generale, anche perché parlare di “maleducazione” a me pare troppo semplicistico. Forse sarebbe meglio dire “diseducazione”. “Diseducare” ed “educare male”, infatti, sembrano sinonimi ma non lo sono. Devoto – Oli alla mano, “diseducare” significa “annullare i risultati di una precedente educazione”, il che è come dire che l’educazione prima c’era, ma poi si è persa per strada. Per quale motivo? Perché a volte, nell’educazione dei figli, intervengono dei fattori imprevedibili, se non addirittura impensabili o insospettabili, che portano alla diseducazione, ovvero alla perdita di quella “buona educazione” impartita entro le quattro mura domestiche.

Le quattro mura domestiche, infatti, sono una specie di nido sicuro in cui pare che nulla di male possa succedere ai nostri ragazzi. Una specie di microcosmo, considerato modello di perfezione, in cui l’educazione, o meglio la buona educazione, regna sovrana. Non credo, infatti, che i genitori, nemmeno quelli più distratti, non sappiano educare i figli. Anche in assenza di competenze specifiche in ambito pedagogico, il modello familiare rappresenta sempre il punto di forza per i neogenitori. A patto, è ovvio, che quel modello sia positivo. Ma quando non lo è, proprio per questa sua inadeguatezza a livello educativo, i genitori sanno quasi per reazione istintiva correggere quel modello negativo. Tutto questo almeno in linea teorica.

Quando, allora, intervengono quei fattori che “rovinano” la buona educazione impartita? Molto prima di quanto si pensi. Nel momento in cui il bambino, anche molto piccolo, si trova a relazionarsi con altri bimbi, più o meno coetanei, deve fare i conti con altri modelli educativi, a volte simili al suo, altre diametralmente opposti. Poi, come si sa, l’unione fa la forza e quindi il “gruppo” si darà delle regole diverse a seconda del clima che si instaura al suo interno, accettando in solido tutte le regole ritenute condivisibili. Mi spiego: perché mai, se abbiamo insegnato a non strappare dalle mani un giocattolo di cui momentaneamente un altro si è impossessato, se ci siamo sforzati di educare i figli alla condivisione, allo scambio reciproco, succede che il pargoletto dimentichi questa regola fondamentale del vivere in gruppo e si comporti come una specie di “barbaro”? Succede proprio perché ci sarà sempre qualcuno dei compagni a comportarsi a quel modo e gli si darà ragione, altro che condivisione! Il senso di proprietà è, infatti, sviluppato nei bambini molto di più che non la pratica della generosità.

Man mano che il tempo passa e gli anni di scuola percorrono i diversi gradi dell’obbligo, la situazione spesso peggiora. Erroneamente si pensa che la buona educazione riesca a prevalere anche quando un figlio si trova a condividere spazi, tempo ed esperienze con i suoi coetanei. L’azione educativa, delle maestre prima e dei professori poi, è sempre più difficile, resa complicata dal gran numero di bambini e adolescenti di cui è formata una singola classe e dal variegato mondo da cui provengono scolari ed alunni. Capita che abbiano a che fare con una scomposta marmaglia piuttosto che con un’ordinata scolaresca. E capita che i bambini e i ragazzini seguano l’esempio sbagliato, quello offerto loro dal più “bullo” del gruppo, proprio perché normalmente a far da traino non sono i migliori ma i più discoli. La trasgressione è una tentazione troppo forte, non può competere con il rispetto delle norme, odiosa e antipatica consuetudine, priva di qualsiasi attrattiva.

Che succede poi, quando i ragazzi arrivano alle superiori? Be’, dipende molto dal tipo di scuola perché, è inutile negarlo, c’è una grande differenza tra gli adolescenti che frequentano i licei e quelli che si iscrivono ai tecnici e ai professionali. Anche se non si può fare a meno di notare, con profonda amarezza e inconsolabile senso di frustrazione, che anche al liceo arrivano le “orde barbariche”. La differenza è che, sebbene molto faticosamente, si riesce a “raddrizzarli” quasi tutti, questi “barbari”. Bisogna insistere molto sul rispetto delle regole, delle opinioni altrui, di sé stessi e degli altri, delle proprie cose come di quelle comuni. Spesso capita che la descrizione che dei figli viene fatta dai docenti ai genitori non collimi affatto con la descrizione che i genitori fanno dei figli. Nella maggior parte dei casi non faccio fatica a credere alle loro parole perché a scuola si diventa “altri”, per poi rivestire i panni del “gioiello di famiglia” all’interno delle mura domestiche.

E fuori di scuola, che succede? La maleducazione è imperante da parte dei più giovani. Lasciamo perdere il fatto che per strada spintonano, non tengono aperta una porta ad una signora neanche a morire, che sull’autobus si piazzino sul loro bel sedile, guadagnato a furia di gomitate, e non si scollino da lì nemmeno di fronte al tipico vecchietto con bastone, neppure se stanno seduti nei posti riservati ai disabili. Il cartello neanche lo vedono, anzi , non appena si accomodano al loro posto, piazzano lo zaino proprio lì davanti e fanno finta di nulla.

E che dire del linguaggio? A parte l’utilizzo di un gergo quasi incomprensibile a noi adulti, le parolacce sono ormai un’abitudine talmente radicata che nemmeno si sforzano di adoperare un linguaggio pulito di fronte agli adulti. Il turpiloquio ha invaso, oramai, anche la scuola: nei corridoi, nei cortili, in classe, dappertutto. Certo, tentano di non farsi sentire ma durante l’intervallo, quasi non fosse considerato anche quello tempo-scuola, la lingua non ha freni. Non si curano di trovarsi fianco a fianco con il docente di sorveglianza e se si prova a riprenderli, lanciano occhiate di sfida o rivolgono sguardi di compassione, quasi dicessero: “Ma che vuoi? Che faccio di male?”.

Anni fa, sempre durante la ricreazione, mentre ero di sorveglianza in corridoio, sono stata travolta da un maldestro spilungone che, sul momento, non si è nemmeno degnato di chiedere scusa. Un dubbio, però, dev’essergli venuto perché ha rallentato, si è girato e, vedendo che la persona che aveva quasi buttato a terra ero io, cioè un’insegnante, mi ha chiesto scusa, giustificandosi con queste parole: “Credevo fosse una compagna”. Dopo la momentanea gratificazione provata nell’essere scambiata per un’allieva, ho replicato: “Ah, perché una tua compagna la puoi anche buttare a terra e non le chiedi scusa?”. Nessuna risposta, solo un sorrisetto di circostanza, dopodiché ha ripreso la corsa sfrenata travolgendo, forse, qualche altro malcapitato.

Le cose non vanno meglio per strada. L’altro giorno, mentre passeggiavo in centro, ho incrociato un gruppetto di ragazzi, ben vestiti, curati nella persona, senza tatuaggi o piercing (che, in ogni caso, non devono essere interpretati tout court come elementi distintivi di una categoria di persone “poco raccomandabili”), insomma ragazzi normali come ne vedo a centinaia a scuola ogni giorno. Il gruppetto usciva da un fast food con delle lattine di birra in mano; non appena arrivano alla mia altezza, uno di loro emette un sonoro rutto con la faccia rivolta verso di me, tanto che ho potuto, anzi dovuto odorare l’aroma caratteristico della birra che a me non piace nemmeno. Ho lanciato verso il ragazzo un’occhiata fulminante e ho immediatamente pensato: “se fosse mio figlio, lo prenderei a sberle”. Istintivamente, chissà perché si tende ad addossare sulla famiglia ogni responsabilità. È evidente che un figlio a casa si comporti in un certo modo e che di fronte alla mamma non farebbe mai una cosa del genere, a meno che, malauguratamente, non la riconosca qualora la incroci per strada. È perfettamente inutile, quindi, pensare “se fosse mio figlio …” perché una situazione del genere ha poche probabilità di accadere e perché non si può diventare invisibili e seguire ovunque i propri figli quando se ne vanno in giro in compagnia.

E a scuola, almeno in questo, si trattengono? No. L’altro giorno, durante una mia ora di lezione particolarmente tranquilla, nel senso che i miei studenti se ne stavano zitti, nel corridoio c’erano dei ragazzi, evidentemente privi di sorveglianza, che facevano bellamente una gara di “rutto libero”. Ovviamente il caratteristico rumore si è sentito benissimo e ho subito pensato: ma se succede qui che siamo in un liceo, cosa accadrà mai in un istituto professionale?

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10 commenti »

  1. Raffaele said,

    L’altro giorno sul treno a Sanremo sono saliti 2 ragazzi giovani. Io ero sul treno fuori servizio e sono sempre in borghese. Si sono seduti nei posti dietro di me e quando la ragazza ha posato le sue scarpe sui sedili, le ho chiesto se a casa sua faceva la stessa cosa mettendoli sul divano. Mi ha risposto, dopo avermi gettato un’occhiataccia : ” vecchio, perchè non ti fai i c…i tuoi?” Il ragazzo rimaneva silente.
    Cosa devo dirti cara Marisa, che i giovani sono tutti maleducati? Non credo, ne conosco tantissimi che insegnano a me l’educazione. Come in tutte le cose non bisogna generalizzare e cercare di capire anche quello che al momento ci risulta inspiegabile. Un abbraccio
    Ciao
    PS Ma come fai a scrivere tutti questi post ?

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  2. marisamoles said,

    @ Raffaele

    Anch’io non so che dire. Le ragazze, poi, sono particolarmente sboccate e volgari, molto più di tanti ragazzi. Evidentemente per le nuove generazioni la parità dei sessi si raggiunge comportandosi come scaricatori di porto (sempre con il rispetto per il mestiere dei suddetti).

    P.S. Oggi mi sono concessa un pomeriggio di relax. Sono riuscita a prendere un paio d’ore di sole sul terrazzo (rimpiangendo di non aver avuto il coraggio di raggiungere i miei al mare 😦 ), ho finito di leggere un libro e mi dedico al blog perché mi rilassa. Però questo articolo l’avevo in bozza da molto tempo. L’episodio del “rutto libero” mi ha dato lo spunto per la conclusione che non riuscivo a trovare.
    Particolare di non poco conto: sono SOLA a casa! 🙂

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  3. frz40 said,

    Pur confessando di sentirmi un po’ un vecchio trombone, ho pubblicato qualche giorno fa, sul mio blog, un articolo di Gianpaolo Pansa dal provocatorio titolo: I genitori del Duemila? Tanto vale abolirli.

    Non ha tutti i torti, come non ha tutti i torti Marisa con questo post.

    Pansa fa risalire il fenomeno della crescente maleducazione ai genitori, Marisa pone l’accento sulle cattive compagnie.

    Io sono più dell’idea di Pansa. I genitori devono educare e se il seme è buono sarà più difficile che le cattive compagnie si formino e possano diseducare.

    E’ sempre stato così. Ma se le cattive compagnie sono sempre esistite, dei genitori e delle famiglie capaci di educare si sta perdendo la razza. La società, poi ci mette del suo proponendo modelli tutta apparenza e niente sostanza e anche la scuola spesso rinuncia al proprio ruolo.

    Non stupiamoci troppo se poi va in onda la gara “del rutto libero”

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  4. marisamoles said,

    @ frz

    Avevo letto il tuo post, poi mi sono dimenticata di lasciare un commento.

    Comunque, non sono d’accordo con Pansa perché le colpe non sono solo dei genitori. Dipende anche molto dai figli. Io, ad esempio, ho due maschi che sono diversissimi: il primogenito è sempre stato bravo, rispettoso delle regole, educato; l’altro, specialmente nel periodo dell’adolescenza, tendeva a trasgredire e mal digeriva i rimproveri, sia a casa sia a scuola. Eppure li abbiamo educati allo stesso modo dando lo stesso esempio.
    L’unica cosa che mi consolava era che, quando il piccolo andava a casa degli amici, le mamme si congratulavano con me perché era educatissimo e molto collaborativo (apparecchiava la tavola, cosa che non faceva mai a casa!). Ne ho dedotto che ogni figlio debba passare attraverso l’esperienza della ribellione, anche se non sempre si manifesta allo stesso modo. Il mio grande era molto subdolo, ad esempio. Ora che sono grandi, sembra che si siano scambiati i ruoli: egoista e menefreghista il primo, collaborativo e altruista l’altro.

    Per questo a scuola sono una delle poche persone che difende sempre – o quasi – le famiglie. Ma evidentemente c’è chi ha dei figli perfetti e certe cose non può comprenderle.

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  5. frz40 said,

    Non si può negare che ogni individuo ha lati caratteriali propri contro i quali si può far poco. Ma se qualcuno qualcosa può fare questi sono i genitori con l’educazione.

    Oggi ci son più ragazzi maleducati, questo è vero, ma son proprio tutti nati così?

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  6. marisamoles said,

    @ frz

    Certo che se c’è qualcuno che può far qualcosa questi sono i genitori, ma talvolta è un’impresa che, se non è disperata, porta alla disperazione. 😦

    Non sono tutti nati così, ma certamente la voglia di trasgredire è contagiosa, a quanto pare.

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  7. LadyPaola said,

    Cara Marisa,
    leggo sempre con piacere i tuoi articoli, ma in questo caso permettimi di dissentire dalla tua affermazione secondo la quale “c’è una grande differenza tra gli adolescenti che frequentano i licei e quelli che si iscrivono ai tecnici e ai professionali”.
    Quale sarebbe questa differenza? Sono più maleducati gli studenti che non frequentano il liceo? E da dove scaturisce questa affermazione? Esiste una statistica (per quanto valore possa avere…) che indica questo dato? Oppure è semplicemente la convinzione di voi insegnanti che tendete a privilegiare lo studio liceale rispetto a quello tecnico, disincentivando l’iscrizione a queste scuole?
    In un paese dove c’è carenza di tecnici specializzati mi sembra una posizione alquanto discutibile. Te lo dico anche per esperienza personale: mia figlia, una ragazza studiosa, ha deciso di iscriversi ad un ITT invece che ad un liceo come consigliavano i professori delle medie. Oltre ad essere assolutamente convinta e soddisfatta dell’indirizzo scelto, ha ottimi risultati tanto che gli insegnanti mi dicono essere sprecata per questa scuola. Ma perchè? Lei proseguirà gli studi universitari e rispetto alle sue amiche che frequentano il classico cosa avrà di meno? Non conoscerà il Latino, il Greco e la Filosofia, ma sono veramente indispensabili (a parte la mia passione personale per il Latino:-))? Parlerà però fluentemente Inglese, Tedesco e Spagnolo, lingue che probabilmente in ambito lavorativo le torneranno più utili…
    Ritornando al discorso della maleducazione, lei stessa mi racconta di studenti del vicino LC o LS, con i quali ritorna a casa in autobus, che li superano di gran lunga! Quindi forse gli insegnanti dei licei qui a Roma non riescono a raddrizzare tutti i loro studenti?
    A presto…

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  8. marisamoles said,

    @ Lady Paola

    Io insegno al liceo e onestamente non ho grande esperienza di tecnici o professionali, se non quella che risale a venticinque anni fa ed è limitata a un paio d’anni, tra cui uno a metà, visto che poi sono andata in maternità. C’è poi da aggiungere che a quei tempi i ragazzi erano molto più educati e rispettosi delle nuove generazioni. In ogni caso ricordo che ho avuto il mio bel daffare con una classe di 27 maschi scatenati in un ITI.

    Sento, però, quello che dicono i colleghi quando arrivano nel mio liceo, provenienti dai tecnici e dai professionali: “Questo è un altro mondo. Siete fortunati, voi nemmeno immaginate cosa si deve sopportare ai tecnici e soprattutto ai professionali”. Aggiungo che qui viviamo in una sorta di isola felice rispetto alle grandi città.

    Detto questo, la mia osservazione si basa, quindi, su ciò che sento in giro. Non è vero che noi docenti di liceo snobbiamo le altre scuole superiori. Anzi, devo ammettere che negli ultimi dieci anni sono proprio gli studenti che scelgono il liceo, spronati dai genitori che, loro sì, non concepiscono che un figlio, anche quando ha un trascorso scolastico tutt’altro che pregevole e non ha proprio né le capacità né la preparazione per affrontare un liceo, possa frequentare una scuola superiore diversa. E non sai quanta fatica facciamo per convincerli a cambiare scuola, non tanto per eliminare un po’ di zavorra, come qualche maligno potrebbe credere, quanto perché i ragazzi stessi possano trovare degli stimoli diversi e ottenere risultati soddisfacenti senza ammazzarsi nello studio,visto che il problema fondamentale è lo scarso impegno che alcuni sono disposti ad investire nello studio.

    Se tua figlia ha scelto un tecnico liberamente e se ottiene risultati soddisfacenti, la sua preparazione sarà all’altezza di quella liceale, pur con qualche lacuna nelle materie che hai indicato, ma non per questo avrà più difficoltà nell’intraprendere un percorso universiario. Ma qui stiamo parlando di ambiente e di educazione, non della preparazione che una scuola offre. Qualsiasi scuola va bene per chi ha voglia di studiare e ha delle ambizioni. Se poi tua figlia si trova in una classe modello in cui i docenti possono fare lezione tranquillamente perché nessuno li disturba e non sono costretti ad affrontare episodi di bullismo o comunque tali da comportare una continua interferenza tra l’attività didattica e quella educativa (intendo l’azione punitiva o il richiamo al rispetto delle regole), allora tanto meglio. Il clima sereno è una condizione essenziale per un buon apprendimento e per un proficuo dialogo educativo.

    Ma da quello che ho sentito, troppe sono le classi dei tecnici e professionali in cui la didattica passa in secondo piano per lasciar spazio ad interventi correttivi del comportamento. E ciò succede, almeno qui, anche nella scuola media e questo è ancora più grave. Naturalmente non si può fare di tutta l’erba un fascio e sono perfettamente consapevole che alcuni liceali si comportano molto peggio degli studenti dei tecnici e dei professionali. Non so se a Roma i docenti siano meno bravi a raddrizzare i loro studenti, so, però, che in questo è indispensabile un’azione educativa condivisa anche da parte delle famiglie.

    Grazie per la tua lettura assidua e a presto. 🙂

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  9. Over Yolmund Atij said,

    Purtroppo oggi noi giovani siamo discriminati, ignorati e non rispettati dalla società e questo ci porta a vendetta!

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  10. marisamoles said,

    A parte il fatto che non è vero quello che dici, comunque non mi pare che sia un modo per vendicarsi, anzi. Così non si fa altro che aumentare le critiche. Fortunatamente molti giovani sono bene educati e fanno molte belle cose per essere lodati.

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