2 Mag 2011

KATE E PHILIPPA: LE DUE SORELLE MIDDLETON

Posted in famiglia, matrimonio, vip tagged , , , , , , , , , , a 4:22 pm di marisamoles


Nel post che ho dedicato al Lato B di Philippa Charlotte Middleton, sorella della Duchessa di Cambridge, novella sposa del principe William d’Inghilterra, si sta discutendo, da un paio di giorni, sulla classe o meno della neocognata dell’erede al trono britannico.

Da parte mia, fin da subito sono rimasta perplessa riguardo alla scelta fatta dalla sorella minore di Kate d’indossare un abito color panna, stile sirena e perdipiù scollato e smanicato, in occasione delle nozze reali. Il ruolo, inoltre, di damigella d’onore che le è stato attribuito avrebbe, secondo il mio modesto parere, richiesto una mise più discreta. Era chiaro, infatti, che la leggiadra fanciulla, essendole imposto l’onere, graditissimo per altro, di tenere lo strascico della sposa, sarebbe stata immortalata da fotocamere e telecamere dalla parte posteriore. Esibire un lato B del genere certamente è uno spettacolo gradito ai signori uomini che ringraziano Pippa Middleton per aver scelto un abito che lo mettesse in risalto. Tuttavia credo che avrebbe potuto optare per uno stile diverso, sempre d’accordo con la sorella, ovviamente.

Da parte sua Kate ha esibito un volto incantevole, leggermente offuscato dal velo all’entrata della Cattedrale di Westminster, scelta dagli sposi per la cerimonia, sorridente e lievemente arrossato dall’emozione all’uscita e nel tragitto percorso in carrozza per raggiungere Buckingham Palace. L’abito da sposa, a dispetto di quanti l’hanno criticato per la scialberia, era fantastico nella sua semplicità apparente. Sì, perché effettivamente, visto da vicino, si distingueva per la preziosità del tessuto damascato in tutta la sua lunghezza; il corpetto di pizzo, in abbinamento con le scarpe anch’esse di seta lavorata, con quella sua scollatura a cuore era davvero meraviglioso. Mancavano, a mio parere, i guanti, di pizzo anch’essi, che alle mani di una sposa non dovrebbero mai mancare (li ho indossati anch’io alle mie nozze!).

Non meno azzeccata la scelta dell’abito per il ricevimento serale a palazzo reale: un abito di raso di seta bianco, semplice nella fattura, impreziosito dalla cintura che donava un po’ di luce allo splendido vitino da vespa (roba da fare un’invidia pazzesca a tutte noi comuni mortali!) e abbinato ad un coprispalle d’angora, anch’esso semplicissimo. Addosso a lei, tuttavia, costituiva un tocco di signorilità che non guasta mai, specie quando si vuole evitare di essere criticate e si ricerca l’eleganza non vistosa.

La sorella di Kate, Philippa, invece, per il ricevimento ha scelto un abito verde smeraldo, scollatissimo, sia davanti sia dietro, e assolutamente nulla sulle spalle. Eppure la sera a Londra doveva essere un po’ fresca. Ma la signorina Middleton, ancora una volta, ha voluto farsi notare con una mise che, seppur bella nel suo insieme, appariva decisamente vistosa. Ciò, a mio parere, non fa che confermare che la classe e l’eleganza dell’illustre sorella non fa parte del DNA familiare, visto che anche la madre della sposa si è presentata alle nozze in tutta la sua classe e eleganza, seppur per nulla appariscente. La semplicità è, infatti, un requisito fondamentale per essere eleganti.

Detto questo, se guardiamo la fotografia sotto il titolo di questo post, ci rendiamo conto che quella di Kate è una bellezza innata e naturale, quella di Philippa, invece, è solo artificiale, così come la sua classe.

È MORTO OSAMA, EVVIVA! GIUSTIZIA È FATTA

Posted in Barack Obama, cronaca tagged , , , , , , , a 2:15 pm di marisamoles

E no, non sono d’accordo. Mi dispiace. La Giustizia sarebbe stata un’altra: catturarlo e fargli finire i suoi giorni in una prigione, facendogli sopportare privazioni di ogni tipo, costringendolo a pensare, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, alle atrocità che aveva commesso, alle migliaia di vittime innocenti che aveva sulla coscienza. Un’utopia? Può darsi, ma non credo che ucciderlo sia stata la punizione più giusta. Credevo che fossimo lontani dai tempi in cui vigeva la legge dell’occhio per occhio, dente per dente.

Erano le 5 del mattino qui in Italia quando il Presidente USA, Barack Obama, ha dato l’annuncio alla nazione: «Osama Bin Laden è stato ucciso. Giustizia è fatta». Un annuncio che ha fatto ben presto il giro del mondo e ha portato sulle strade di New York milioni di americani, alcuni dei quali si sono radunati a Ground Zero, il luogo della memoria. Felicità e giubilo stanno caratterizzando la reazioni di un popolo che ha sofferto, e che ancora piange i 3000 morti delle Torri Gemelle, a causa dell’irrazionalità di Bin Laden, mente satanica dell’attentato dell’11 settembre 2001 a New York e di quelli che sono seguiti negli anni in altre parti del mondo, Europa compresa. Io li capisco: la reazione è istintiva ma ci riporta indietro di qualche millennio, quando ancora vigeva la faida. Credevo che la civiltà avesse portato l’uomo a credere che uccidere per vendetta personale non sia cosa di cui vantarsi.

Del mio stesso avviso il Vaticano. «Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini e spera e si impegna perchè ogni evento non sia occasione di una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace». Queste le parole di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, anche se è perfettamente consapevole del male che quell’uomo ha causato: «Osama Bin Laden, come tutti sappiamo, ha avuto la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone, e di strumentalizzare le religioni a questo fine».

Ecco, io la penso così. Penso che sia finito un incubo, forse, ma che ce ne siano altri dietro l’angolo, non solo in America, anche in Europa. Penso che sia perfettamente umana la reazione di milioni di persone di fronte a questa notizia, ma vorrei che ora quanti hanno gioito si fermino a riflettere. L’uccisione di Osama, forse, è stata inevitabile durante il blitz. Ma continuo a pensare che quell’uomo diabolico si meritasse di soffrire per molto tempo, fino alla fine della sua esistenza terrena, in modo da far trionfare la Giustizia Umana. Ora non resta che sperare in quella Divina.

[LINK della fonte]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 3 MAGGIO 2011

Riporto qualche stralcio dall’articolo di Aldo Cazzullo pubblicato su Il Corriere di oggi.

PROCESSARE OSAMA BIN LADEN. UN’OCCASIONE (MANCATA) DI FORZA

E’ giusto festeggiare la morte di un uomo, per quanto abietto? Non sarebbe stata una prova di forza ancora maggiore catturare Osama Bin Laden e processarlo per i suoi crimini, anziché ucciderlo e gettarne il corpo in mare?
[…]
Sottoporre Osama Bin Laden a un regolare processo, magari davanti al tribunale internazionale costituito proprio allo scopo di provare e punire i crimini contro l’umanità, sarebbe stato un passaggio difficile per l’America, ma certo avrebbe rafforzato il suo prestigio di patria della democrazia moderna, uscita scossa dalle vicende dell’Iraq, di Abu Ghraib, di Guantanamo. È difficile avanzare rilievi agli uomini che hanno liberato il mondo dal fondatore di Al Qaeda e che oggi un’intera nazione onora, a cominciare dal presidente democratico Obama e da Hillary Clinton, che annuncia secca: «Bin Laden è morto, giustizia è fatta». Però non c’è dubbio che le buone cause non escono ridimensionate ma rafforzate da un procedimento giudiziario condotto secondo il diritto internazionale, che comprende anche le garanzie per i colpevoli.
[…]
Nessun uomo davvero libero, se non qualche estremista islamico o qualche derelitto animato dal rancore per l’Occidente, piangerà la morte di Bin Laden. Così come nessuno, se non i beneficiati della sua tribù, piangerebbe domani la morte di Gheddafi. Ricordare l’esistenza di un’altra via – la cattura, il processo, la condanna, l’espiazione della pena – non significa abbandonarsi a facili umanitarismi. Significa ribadire la superiorità del diritto e della democrazia sul terrore e sul dispotismo.

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