16 aprile 2011

FRIULI – VENEZIA GIULIA, REGIONE LEADER NELL’INSEGNAMENTO DELLE LINGUE

Posted in Friuli Venzia-Giulia, MIUR, riforma della scuola, scuola, Trieste tagged , , , , , , , , a 9:18 pm di marisamoles

Leggo su Tuttoscuola.com una notizia che mi riempie d’orgoglio e che mi fa piacere riportare per i miei lettori.

Il Friuli primeggia nell’insegnamento di lingua straniera

Il Friuli Venezia Giulia è all’avanguardia in Italia per aver avviato, da oltre 10 anni, l’insegnamento in lingua straniera di discipline non linguistiche. A riconoscerlo è lo stesso ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, che ha organizzato a Trieste, nella sede della Camera di commercio, la prima conferenza nazionale sul “Content and Language Integrated Learning (CLIL)”, cioè “Apprendimento integrato di lingua e contenuto” che in Friuli Venezia Giulia coinvolge una rete di 90 scuole e 370 insegnanti.

Una situazione definita “di grande partecipazione” sia dal direttore dell’Ufficio scolastico del Fvg Daniela Beltrame, che dall’assessore regionale all’Istruzione Roberto Molinaro, presente all’apertura dei lavori assieme al consigliere del ministro Gelmini, Max Bruschi. Da parte regionale è stato evidenziato che il plurilinguismo appartiene culturalmente alla dimensione del Friuli Venezia Giulia “tanto per le minoranze che qui vivono, quanto per le tendenze europeiste maturate nella seconda metà del 900 in particolare a Trieste, tornata italiana nel 1954”.

Il Friuli Venezia Giulia ogni anno accoglie 8 mila ricercatori provenienti da tutto il mondo. La Conferenza – a cui hanno partecipato l’ispettrice per le lingue della Lombardia, Gisella Langè e i massimi esperti mondiali di CLIL come David Marsh (università di Jyvaskyla), Peeter Mehisto (institute of education di Londra) e Maria Frigols (università di Valencia) – è diventata così un riconoscimento per Trieste e il Friuli Venezia Giulia e un’occasione – è stato affermato – per condividere con il sistema Paese un’esperienza proposta dalle scuole alle istituzioni come priorità.

Be’, tra quei 370 docenti ci sono anch’io. Un’unica osservazione: non so perché il CLIL sia concepito come insegnamento in lingua straniera (normalmente l’Inglese ma, in minor misura, anche le altre lingue comunitarie) di discipline non linguistiche. Lo stesso concetto è presente nelle Indicazioni Nazionali per l’attuazione della Riforma della Secondaria di II grado che prevede l’insegnamento CLIL nell’ultimo anno del corso di studi, sempre relativamente ad una disciplina non linguistica. Sull’argomento tornerò con più calma e con un post dedicato. Ora mi limito a dire che sono cinque anni che insegno Latino e Storia in Inglese, in moduli rigorosamente interdisciplinari, e non ci trovo nulla di inadeguato nella didattica di una Lingua antica come il Latino – ma in relazione al suo aspetto di civiltà e cultura, quindi non strettamente linguistico e letterario – in lingua Inglese. Nei Paesi anglofoni, e non solo, il Latino si insegna. Che c’è di male se noi Italiani lo insegniamo anche in Inglese?

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6 commenti »

  1. frz40 said,

    Beh! Ogni tanto ci vuole !!!!

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  2. cavaliereerrante said,

    Brava, @Marisa, questo Post e questa tua posizione, ti fà onore !!!!
    Quanto al Latino … lingua morta, questa sola affermazione rivela la miserabile cialtroneria di chi la esprima, per i seguenti motivi :
    1) Il Latino, è il Papà dell’ Italiano ( oltre che di tutte le lingue cosiddette “neolatine”, quali il francese, lo spagnolo, il portoghese, il rumeno, con “tracce evidenti” anche il altri idiomi ! ), e senza la conoscenza di questo ‘genitore’ l’ Italiano appreso in qualsiasi ordine di studi, è un Italiano imperfetto, zoppo, in ultimo anche sgrammaticato !
    2) Lo studio del Latino, è una palestra formidabile per i Giovani, poichè insegna loro il rigore dello studio, la necessità dell’ impegno, ed in sintesi “a sviluppare la loro intelligenza e, soprattutto, a ragionare con la propria testa, e ad opporre all’ imbecillità del consumismo, che tende inesorabilmente ed “interessatamente” ad omologarli, uno scudo protettivo difficile da perforare per i messaggi fasulli dei mass-media che quotidianamente li bombardano !
    3) Ed è forse questo l’ aspetto più importante, la conoscenza del Latino apre ai giovani la straordinaria bellezza di pensatori, poeti, storici, scrittori semplicemente stupendi da godere e su cui riflettere per crescere interiormente con concreta certezza, e prepararsi ad una vita meno effimera, meno povera di valori etici e di sogni !
    Continua ad insegnare con passione, Amica mia, non c’ è niente di più nobile che veder crescere bene i giovani e, con sacrificio e passione, crescere, da Insegnante “vera e degna di questo nome”, insieme a loro !
    Quanto ai valori che crescano sulla martoriata terra del Friuli-Venezia Giulia, non mi meraviglia, poichè conosco da vicino la silenziosa dignità del popolo ‘furlano’, della sua straordinaria capacità a lavorare in patria o in tutto il mondo con sacrifici inauditi e senza lacrime, e della sua non cancellabile memoria della storia !

    Ps. Se non lo conosci, visita il Sacrario del Monte Pasubio, ad Asiago : ci riposano Eroi caduti per la Patria, la stessa oggi guidata da cialtroni immondi, indegni di quel sublime sacrificio di quei giovani Eroi !

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  3. Luca M. said,

    Ciao, io conosco benissimo il “fenomeno” CLIL che è stato pubblicizzato “tacitamente” in tutta Italia attraverso i CSA. Per fortuna ne sono venuto a conoscenza, poichè vivo attualmente a Verona e la scuola dove attualmente lavoro quest’anno con incarico annuale aveva completamente travisato il senso del CLIL informando della sua esistenza e del progetto di formazione lanciato a dicembre/gennaio scorsi soltanto i docenti di lingua straniera.

    Capirai la mia rabbia, anche perchè in seguito alle riforme noi insegnanti siamo sanzionabili dal Dirigente se commettiamo errori o inadempienze, mentre non si può sperare in un organismo che supervisioni le segreterie scolastiche.

    Ciò nonostante, ho provveduto ad inoltrare privatamente la mia adesione (insegno scienza dell’alimentazione) attraverso il mio indirizzo di posta elettronica certificata al personale del CSA e subito dopo, visto che non ricevevo risposta, ho fatto pressione in segreteria affinchè inoltrasse la mia adesione d’ufficio e l’ho fatto fare davanti ai miei stessi occhi…

    Purtroppo, partecipando al primo convegno tenuto a gennaio scorso, mi sento dire dagli stessi esperti che hai citato tu in quest’articolo che l’adesione richiesta era solo a titolo informativo poichè mancando i fondi per i corsi di formazione (soltanto 2000 in tutta Italia) si sarebbe data la precedenza a chi possedeva già il livello C1.

    In seguito a questo evento ho capito che è stata tutta una manovra per favorire gli insegnanti d’inglese martoriati dai tagli della riforma dei mesi precedenti..
    Io attualmente possiedo certificazione B1-quasi B2 in inglese attraverso test IELTS e mi piacerebbe seguire dei corsi di formazione che lo stato non mi garantisce.
    Alla domanda che ho fatto in sede di convegno: ” quali vantaggi al CV del personale porterà l’insegnamento CLIL?” mi è stato risposto “al momento non lo sappiamo. Se le va di perfezionarsi a proprie spese andando in Inghilterra o pagando corsi privati lo faccia pure ma come gioco d’azzardo; lo stato non garantisce a priopri un miglior trattamento economico o garanzie di mantenere in servizio il personale formato”.

    Su queste frasi non ho commentato.

    Tuttavia mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi e se possibile conoscere anche se esistono corsi di formazione a cui poter accedere partendo dal B1-B2 che attualmente esistono solo sulla carta come progetto iniziale ma saranno attivati (forse) tra qualche anno.

    Profondamente deluso (ancora 1 volta) dal sistema italiano.
    Sapete perchè?
    Sembrerebbe che in italia e solo in italia i corsi CLIL si attivano all’ultimo anno di studi delle superiori sentito il parere dei genitori e soprattutto del consiglio di classe..!! (quindi i docenti possono accordarsi tra loro).
    Mentre nel resto d’europa dove l’equivalente CLIL esiste già dai primi anni del 2000, sono stati attivati specifici corsi paralleli di classi a cui ogni alunno può partecipare decidendo di iscriversi al momento dell’iscrizione.

    Anche qui.. nessun commento.

    Ho dedotto (da solo) che esistono pertanto corsi CLIL (chiamati diversamente) anche all’estero ed in cui è possibile insegnare ogni materia anche in lingua straniera (per cui anche in italiano)..

    Come vedete.. sono più le cose che una persona capisce di quelle che vengono divulgate.

    Meno male.. finalmente adesso ho la prova che la laurea a qualcosa mi è servita!

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  4. marisamoles said,

    @ frz
    Eh, già. 😉

    @ Cavaliereerrante
    Innanzitutto, ben arrivato sul mio blog! Mi fa molto piacere che tu sia venuto a trovarmi e che tu sia intervenuto nella discussione per spendere così tanti elogi nei miei confronti. Arrossisco 😳 anche perché credo di non meritarmeli, nel senso che cerco di fare l’insegnante senza annoiare e annoiarmi. Sai che barba fare sempre le stesse cose!
    Venendo al topic, mi fa piacere che tu sostenga l’insegnamento del Latino, soprattutto perché negli ultimi anni – diciamo 10, più o meno – tutti, colleghi di altre discipline, allievi e genitori, si ergono a giudici e puntano il dito contro questa povera lingua dei nostri progenitori, senza rendersi conto della sua utilità. Da questo punto di vista, ti fa onore difenderla. E poi, hai perfettamente colto i motivi dell’utilità dello studio del latino. Ne ho scritto anche in questo post … secoli fa, all’inizio della mia avventura come blogger! 🙂 Quanto ai “furlani, be’, io sono giuliana, in verità, ma da più di 25 anni vivo a Udine e ho imparato ad apprezzare l’onestà, la lealtà il senso del dovere e l’instancabilità di questo popolo. Motivo per cui mi sono “furlanizzata” anch’io! 😀

    P.S. Una gita ad Asiago la farò senz’altro … adoro il Veneto e la sua gente, specialmente i vicentini.

    @ Luca
    Sul CLIL e la sua istituzionalizzazione ci sono più ombre che luci. Io, ad esempio, pur avendo faticato non poco per ottenere la certificazione B2, livello 9, e pur essendomi impegnata in questi anni nella produzione dei materiali originali (materiali pronti non ce ne sono per le miei discipline, specialmente Latino!) e nella sperimentazione didattica in classe, pur essendo stata assegnata come docente ad una sezione CLIL Per l’Europa, alla fine ho desistito dal frequentare il corso di formazione per docenti CLIL proprio perché, con la riforma, ne sarei tagliata fuori: Latino è disciplina linguistica e Storia al triennio (quindi in quinta) è assegnata al docente di Filosofia, in possesso di altra abilitazione. Come vedi siamo in due ad essere amareggiati.

    Informazioni specifiche non ne ho su corsi e certificazioni, tuttavia in rete trovi dei siti molto ben fatti e con materiali da utilizzare. Quanto al compenso, di solito c’è un “premio” incentivante (oppure, nel caso di sperimentazioni specifiche, dei finanziamenti esterni), poca cosa comunque. Per quanto ne so, in molte scuole al docente CLIL non viene riconosciuto alcun compenso accessorio. Il solito discorso del volontariato grazie al quale la scuola italiana di qualità è andata avanti per decenni. Però non è giusto: ho detto spesso in queste pagine che la professionalità va pagata, anche poco ma dev’essere riconosciuta. Anche se il compenso è simbolico e non mi ripaga del tempo passato a studiare e ad elaborare materiali.

    Ciao! 🙂

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  5. Leo said,

    Leggo solo ora questo interessante post. C’è qualche novità?
    Io ho insegnato matematica e fisica in inglese per 6 anni in una sperimentazione avviata nel mio liceo. A me la scuola mi ha pagato in ore straordinarie (un’ora di straordinario per ogni ora di lezione), e mi pare giusto!
    Mi sembra che si curi molto la forma e poco la sostanza su tutto questo progetto.
    Io so bene l’inglese (C1), ho insegnato per anni in una università americana e poi sono rientrato in Italia quando sono entrato di ruolo alle superiori. Eppure mi rendo conto che insegnare in inglese, in particolare a chi parla la tua lingua, è difficile, almeno se si vuole parlare sempre e comunque in inglese (ad es. le cose più difficili sono quando ci si arrabbia con uno studente, ecc, cose che vengono molto naturali nella propria lingua, e non in quella straniera, insomma il cosiddetto small talk…) e non si voglia ridurre il tutto a tradurre qualche termine di tanto in tanto.
    Un lavoro così richiede una compensazione economica precisa. Non si può chiedere una competenza stra-ordinaria e non pagarla! E’ offensivo, denigrante, squalificante e bisognerebbe rifiutarsi per salvaguardare la dignità del nostro lavoro!

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  6. marisamoles said,

    @ Leo

    Purtroppo, come ho spiegato nel post, io mi sono allontanata dal CLIL (con grande rammarico!) perché la Gelmini ha tagliato fuori i docenti di materie linguistiche dall’insegnamento in lingua straniera. Se ti può essere utile il decreto con cui si istituiscono i percorsi per la certificazione, puoi visionarlo QUI. Non ti resta che informarti sull’università a te più vicina dove frequentare il corso.

    Trovo giusto che vi sia un riconoscimento economico per i docenti CLIL. Io ho sempre avuto un compenso anche se negli anni la cifra è diventata quasi irrisoria. Devo dire che ultimamente la segretaria della mia scuola ha avuto da eccepire sul fatto che si debba riconoscere l’insegnamento CLIL come straordinario in quanto svolto durante le ore curricolari. Come sempre, il lavoro di preparazione a casa e il maggior impegno durante le lezioni non è tenuto in considerazione. 😦

    Come dici anche tu, la cosa più difficile è tenere le lezioni esclusivamente in lingua. Io avevo adottato questo sistema: se qualcuno, per qualsiasi motivo, si fosse trovato in difficoltà, avrebbe dovuto mettersi sulla soglia dell’aula e da lì avrebbe potuto esprimersi in italiano. Naturalmente ciò valeva anche per me … ricordo il momento in cui mi trovai a dover leggere una circolare: anche se ne avessi sintetizzato il contenuto in inglese, chi mi avrebbe capito? 🙄

    Ti auguro buon lavoro.

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