FARE UN FIGLIO A CINQUANT’ANNI: GIUSTO O SBAGLIATO?


La giornalista Maria Luisa Agnese ritorna su un argomento che pare essere di grande attualità: la maternità over 40. Aveva già espresso la sua perplessità a proposito della gravidanza di Gianna Nannini, mamma a 54 anni, ed io l’avevo appoggiata scrivendo questo post. Ora la Agnese, sulle pagine de Il Corriere, riaffronta l’argomento, doloroso per molte donne, raccontando anche la sua personale esperienza:

Si srotola a ritroso davanti ai miei occhi il film della mia vita e vedo prima mesi di pillola, in attesa che arrivasse il momento “giusto” per pensare a fare il bambino, poi una volta smessa la pillola, quando (e io non lo sapevo) l’orologio biologico già cominciava a battere le ore grige, le prime attese palpitanti, i primi dubbi, i primi esami. E poi ancora, un mese dopo l’altro, anni di tentativi, di ecografie, di ormoni, di lunghe ore trepidanti in sale piene di donne dove la solitudine del dolore più inconfessabile incrociava solo di rado qualche imprevista solidarietà.

La domanda che si pone è questa: è giusto pensare alla maternità dopo i quarantacinque anni, ma talvolta anche vicino ai cinquanta, in modo naturale, se possibile, oppure facendo ricorso alla fecondazione assistita? La risposta non è semplice ma, secondo la giornalista, è doveroso discuterne e confrontarsi. Ha ragione/torto chi dice che ormai la società è cambiata, che la ricerca è andata avanti e che bisogna approfittarne, che male c’è a fare un figlio a 50 anni, in fin dei conti una nuova vita è sempre una benedizione?, si chiede, pur comprendendo che le difficoltà sono tante, spesso una maternità alla scadenza del tempo massimo crea illusioni e favorisce inevitabilmente le mamme privilegiate: E’ nel giusto chi difende la voglia legittima di maternità sbandierando i casi di Monica Bellucci, Julia Roberts, Nicole Kidman, Heather Parisi, Gianna Nannini, gloriosamente mamme a quaranta e a cinquant’anni? O chi invoca i diritti dei futuri nati a non avere dei nonni per genitori? Anche a questo quesito la Agnese trova sia difficile, anzi eticamente doloroso rispondere.

Allo stesso modo non può dare consigli in tal senso a chi li chiede, visto che lei stessa a 46 anni ha smesso di cercare quel figlio tanto desiderato e mai nato. Ad un’amica quarantottenne alle prese con l’ennesimo tentativo vorrebbe poter dare una risposta ma non possiede la sfrontata sicurezza di Gianna Nannini per dirle invece che sì, se se la sentiva, un figlio forse vale sempre la pena.
Nemmeno dopo essersi confrontata con l’amica scrittrice Camilla Baresani, secondo la quale se da una parte una completa deregulation potrebbe portare ad aberranti sperimentazioni/capriccio, a scenari dove si fa un figlio a qualsiasi età (16 o 60 anni, come status symbol o come surrogato), dall’altra sarebbe folle voler legiferare dettagliatamente in casi del genere, non riesce a trovare una risposta certa.

Ho più volte affrontato l’argomento e ho sempre ribadito la mia convinzione che i figli hanno bisogno di mamme giovani e le mamme necessitano di un’energia che a cinquant’anni spesso non si possiede, a meno che non si sia privilegiate. Però non è nemmeno giusto pensare che una gravidanza attempata debba essere prerogativa delle mamme vip, piene di soldi ed aiuti, per le quali fare un figlio a cinquant’anni e oltre non costituisce un onere. Non è giusto se non altro perché si legittimerebbe una scelta sulla base del solo ed esclusivo desiderio della donna, senza fare i conti con un nascituro che avrebbe diritto ad avere una mamma e non una nonna.

So che per me parlare in questi termini non è difficile, visto che ho fatto due figli entro i trent’anni come desideravo. So che qualcuno potrebbe obiettare che, se non li avessi avuti nei tempi stabiliti, me ne sarei infischiata delle mie convinzioni e avrei tentato il possibile e l’impossibile per realizzare il mio desiderio. Quindi, esprimo solo un parere senza avere la pretesa di giudicare.

Premesso che non si dovrebbe chiedere un consiglio del genere nemmeno all’amica più cara, proprio per non metterla in difficoltà, a me è successa una cosa un po’ diversa, anche se altrettanto dolorosa: mi è stato chiesto un parere da un’amica incerta se tenere o meno un bambino concepito a quarantasei anni. Un incidente di percorso? pare di no. Una gravidanza desiderata da entrambi i coniugi? pare di no. Quello che ho potuto capire è che quel bambino era stato desiderato solo da lei, in totale disaccordo con il marito. E allora, se è vero che una donna può decidere, al di là delle convenzioni sociali, degli stupidi pregiudizi, dell’assenso del proprio uomo (della serie: l’utero è mio me lo gestisco io, slogan di sessantottina memoria), è anche vero che, a conti fatti, tutta questa libertà è solo un’idea cui ci si aggrappa nei momenti di sconforto, pronte a farne a meno per paura di non essere adeguate o di sentirsi giudicate. In fin dei conti il dubbio viene ed è legittimo. Allora bisogna saper rinunciare ad un sogno, fermarsi prima che sia troppo tardi, per non pentirsene per sempre.

[nell’immagine: “Mother and child” di Gustav Klimt, da questo sito]