20 marzo 2011

COMPUTER ADDICTION

Posted in affari miei, web tagged , , , a 12:08 pm di marisamoles

Eccomi qui, con il mio pc ancora in riparazione (e solo dio sa quanto tempo ci vorrà per ripararlo), ad usare quello di mio figlio secondogenito, l’unico disponibile a venirmi incontro in questo momento di emergenza. Ovviamente devo stare ai suoi orari, nel senso che posso usare il suo portatile (uno dei due, in verità) quando non serve a lui. Ma è giusto così. Per il resto, ho potuto amaramente constatare che marito e figlio primogenito (che in molte cose assomiglia a me mentre l’altro è tutto suo padre) hanno un concetto di proprietà privata poco elastico: la condivisione non è tenuta in nessun conto perché per loro due il computer è un oggetto ad uso esclusivo, qualsiasi cosa accada. Le emergenze – nemmeno se imploro che mi serve per lavoro, si lasciano commuovere – non li riguardano.

In questi giorni ho potuto riflettere sul mio rapporto con il pc, giungendo alla constatazione che ormai per me rappresenta una necessità primaria. Eppure non lo volevo. Ho difeso strenuamente la mia posizione quando tutti gli altri – i miei tre uomini – reclamavano la necessità di acquistare un computer. Ma io resistevo: mai e poi mai avrei fatto entrare nella mia vita quell’orribile scatola, rinunciando alle mie amate carte. Poi ho miseramente capitolato, ma non per l’insistenza dei miei di casa, bensì per l’imposizione che ho dovuto subire da parte della scuola: mi hanno fatto frequentare un corso – che poi ho lasciato a metà perché ho capito che s’impara sbagliando, provando e riprovando e della teoria nonché dei manuali non sapevo che farmene -, mi hanno costretta ad utilizzare il computer per “mettere i voti”, essendo molto più comodo, soprattutto per la segreteria, un floppy disc (allora le penne USB non esistevano) dei tabelloni compilati a mano. E i vantaggi, poi, c’erano anche per noi docenti: prima dovevamo fare tutto a mano, dalla compilazione dei tabelloni, in più copie, a quella dei registri da archiviare e alle pagelle. Un risparmio di tempo notevole che fu subito da me apprezzato, specialmente a giugno quando, in occasione degli scrutini finali, spesso si doveva stare ore in un’aula trasformata, dal clima estivo, in una vera e propria fornace.

Messa in soffitta la vecchia Olivetti, cui ero particolarmente affezionata perché mi era servita a battere tutta la stesura provvisoria della tesi di laurea, mi convinsi che il computer effettivamente aveva facilitato la mia vita: ad esempio, in breve mi ritrovai un vero e proprio archivio di prove e verifiche che mi tornava utile ed era pronto all’uso senza dover ribattere a macchina tutta la prova anche solo per cambiarne l’intestazione. Devo ammettere, però, che difficilmente riciclo delle prove già somministrate, ma posso prendere un pezzo qua e uno là, aggiungendo qualcosa di nuovo o cambiando qualche domanda o esercizio, et voilà, il gioco è fatto: il copia-incolla non ha eguali nel risparmio di tempo. Tuttavia, la tecnologia non mi ha mai fatto cambiare idea sul fatto che anche la carta è importante: all’archivio informatico corrisponde quello cartaceo, cosa che mio marito non ha mai capito. Ma lui non ama la carta quanto me.

Poi venne Internet. Anche in questa occasione mi dimostrai alquanto restia. Prima di tutto temevo che l’utilizzo dei motori di ricerca impedisse alla testa dei miei figli di ragionare. Poi temevo che si imbattessero in siti non adatti a loro ed io non potevo avere il controllo totale, anche perché spesso ero fuori casa o, se stavo enro le pareti domestiche, ero normalmente rintanata nello studio a lavorare. Inoltre, ritenevo il web una perdita di tempo, nel senso che offriva di certo dei vantaggi nelle attività lavorative e scolastiche, ma era da me concepito più che altro come un ottimo strumento per divertirsi e trastullarsi – da parte dei miei figli, ovviamente – a scapito dello studio.
E così prendevo tempo, adducendo il pretesto del cavo telefonico: non avendo la presa del telefono in studio – luogo in cui si trovava il pc -, facevo notare ai miei uomini che sarebbe stato oltremodo antipatico utilizzare il cavo, facendolo correre attraverso mezza casa, per collegarsi ad Internet ogni volta che serviva. L’avvento del wireless segnò la mia resa incondizionata. Avevo perso anche questa battaglia, pur rendendomi conto ben presto dei vantaggi che potevo ottenere navigando su Internet in qualsiasi momento e senza dovere andare a scuola. Oltretutto, nel frattempo anche i voti per gli scrutini dovevano essere messi on line, cosa che potevo fare comodamente anche la domenica, quando la scuola era chiusa.

Fino a due anni e mezzo fa, però, il mio utilizzo del web era molto limitato. Poi, avendo aperto il blog, tutto è cambiato. Avevo scoperto che il pc non era più uno strumento di lavoro ma che potevo utilizzarlo anche per coltivare i miei interessi ed hobby. Non era più solo un dovere, era diventato soprattutto un piacere, uno strumento di condivisione che non avevo tenuto mai in alcun conto.
Ed eccomi qui, dunque, a raccontarvi queste cose e a dirvi che in questi giorni senza il mio pc ho sofferto non poco. Tutto mi è sembrato faticoso: preparare le prove per i miei studenti senza avere sotto mani l’archivio, e per giunta dovendo rimanere a scuola oltre l’orario, mi ha fatto perdere un sacco di tempo. Rendermi conto che avevo dei lavori in sospeso che dovevano attendere tempi migliori, ovvero la riparazione del mio pc, per essere ultimati mi ha oltremodo innervosita. Mi sono detta più volte scema per non aver salvato sulla penna i documenti più importanti per poi scoprire che i dati salvati non sono leggibili dal portatile di mio figlio perché ha un programma diverso e io non so come convertire i file.

A volte penso che se non avessi il pc e l’ADSL la mia vita sarebbe diversa: potrei fare una passeggiata o leggere un libro. Quante volte ho pensato: ah, se avessi un po’ di tempo per starmene tranquillamente distesa sul divano a leggere un libro tutto d’un fiato, invece che leggere qualche pagina prima di addormentarmi e nemmeno tutte le sere, così perdo anche il filo. Eppure in questi giorni non ho fatto nulla di tutto ciò. Ho corretto i compiti, quello sì, ma nel momento in cui dovevo valutarli e non potevo scaricare dal pc la griglia di correzione, mi sono ritrovata, per l’ennesima volta, a maledire il momento in cui il computer si è rotto. Allora, per evitare di usare penna, carta e righello come facevo una volta, sono rimasta a scuola un’ora in più per preparare una griglia nuova. Niente di speciale: una semplice, banalissima tabella che a casa faccio in due minuti e mezzo. Ma a scuola i computer hanno un programma diverso e, non sapendolo usare, ho impiegato un’ora invece di due minuti e mezzo!

Per concludere, mi sono chiesta: ma sono davvero computer-dipendente? Be’, se intendiamo una vera e propria addiction, forse no. Ma la vita è molto più semplice avendo sottomano un pc … anzi, lo è se si ha sottomano il proprio pc. Ora, ad esempio, ho un mal di schiena tremendo per aver scritto con quello di mio figlio. Quindi, il proprio pc è un po’ come la coperta di Linus: sai che c’è, che lo puoi accendere e spegnere quando vuoi, che non ti delude mai (nel senso che sa fare quello che vuoi tu, una tabella ad esempio), che è un compagno fedele nel tempo libero e un alleato prezioso nel lavoro, ma soprattutto tutela la tua salute perché non ti fa mai venire il mal di schiena … o quasi mai.

P.S. Ora non chiedetemi come mai, essendo un portatile, non ho spostato il pc di mio figlio per evitare il mal di schiena, dovuto al fatto che la sua scrivania è troppo alta per me … l’ho pensato solo adesso. Il fatto è che il mio è fisso …

[immagine da questo sito]

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7 commenti »

  1. Raffaele said,

    Cara Marisa, la tua esperienza con il PC, l’accettazione che diventasse non solo un oggetto d’arredamento ma un compagno di lavoro insostituibile è simile a quella di tante persone. Soprattutto nell’ambito della scuola. Questo secondo me è un fatto positivo. E’ vero anche che il PC è diventato “molto personale”, è comprensibile che i tuoi uomini non amino cedere il loro. Quando ho iniziato ad occuparmi di Informatica, nelle case veniva acquistato un PC ed era condiviso da tutti, ora in una famiglia di 4 persone spesso vi sono 5 od anche più computer, è normale ed è il segno dei tempi. Non è normale invece che il tuo Pc si guasti così spesso, ti consiglierei di essere più accorta quando sarà ora di sostituirlo. Ciao

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  2. marisamoles said,

    Caro Raffaele, qui siamo in quattro e ci sono sei computer, anche se uno non funziona proprio. Questo è, sì, il segnale che i tempi sono cambiati ma a me deprime pensare che non se ne possa fare a meno. Quanto al fatto che sia personale, concordo. Ma io lascio che tutti usino il mio, ad esempio se devono stampare (anche perché è l’unico collegato con la stampante) e se uso quello degli altri, non vado di certo a ficcare il naso nei file non miei! 🙂

    Non si guasta spesso: è la seconda volta ma la volta scorsa era una questione di software, mi sembra. Piuttosto mi capita spesso di non avere la connessione ma dipende dal gestore, non dal computer.

    Ciao e buona domenica.

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  3. Ifigenia said,

    Come vi capisco, sia te che i tuoi familiari!

    Il pc non è solo un valido strumento, ma quello a cui affidiamo i pensieri più segreti, e che qualcuno ci metta mano è come mostrarci nudi, hai voglia che ci dicano “io non guardo”, io sempre a disagio sono.

    Io ho perso la pen drive, messa al sicuro in un taschino chiuso ma, ahimé, bucato: mi sento ricattabile dal mondo intero 😦

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  4. frz40 said,

    Ebbene sì. E’ incredibile come il pc sia “personal” e come “cambi la vita”.

    Nel lavoro, nello studio e nel tempo libero.

    La garnde avvertenza, però, è che strumento è e strumento dev’essere, al nostro servizio e non viceversa, Qualche volta ce ne dimentichiamo.

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  5. marisamoles said,

    @ Ifigenia

    Oddio, mi hai fatto pensare al tecnico che deve aggiustare il mio pc! Non credo abbia il tempo di curiosare fra i miei file, ma comunque il disagio lo avverto.

    Perdere la pen drive dev’essere un dramma, non tanto per me visto che al massimo, dovesse capitare nelle mani di un collega, potrebbe copiarsi qualche vecchia prova o leggere qualche verbale. Non uso la penna per cose private … Però che uno di famiglia possa anche solo pensare che utilizzando il suo pc ne approfitti per curiosare in giro, m’infastidisce. In vita mia non ho letto mai un sms dei miei figli, tantomeno di mio marito. La mia discrezione forse è dovuta al fatto di avere una madre piuttosto impicciona … 😦

    @ frz

    Hai ragione, talvolta ce ne dimentichiamo. Lo sto capendo ora che, per ovvi motivi, non posso disporre del pc per 10 ore come di solito faccio. Non che ci stia incollata per 10 ore, ci mancherebbe, ma sapere che è lì acceso e che posso disporne quando voglio già crea dipendenza, secondo me. In compenso correggo i compiti senza distrazioni. 🙂

    Sto già pensando alla prossima settimana: il week end sta per finire e mio figlio reclamerà l’utilizzo del suo pc. 😦

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  6. In un post di qualche giorno fa ti scusavi perche’ temevi di avere poco tempo per aggiornare il blog, invece, pur ricorrendo a qualche stratagemma (utilizzo del pc del figlio), sei riuscita ad inserire diversi nuovi post!
    Comunque, e’ indubbio che il computer sia “un’ orribile scatola” utilissima, ma al tempo stesso potrebbe rivelarsi un oggetto pericoloso. Tutto sta nel saperlo utilizzare, anche come un aiuto allo studio, perché no? Se pero’ lo studio diventa un passatempo, mentre il computer un’ atticita’ quotidiana, allora possiamo parlare di seria dipendenza…

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  7. marisamoles said,

    @ Scrutatrice

    Ti è mai capitato un imprevisto e la sensazione di non vedere una soluzione? Ecco, quando ho scritto quel post non vedevo una soluzione al mio problema. Poi questa soluzione si è concretizzata nella possibilità di utilizzare il pc di mio figlio , cosa su cui non facevo affidamento. E comunque il post l’ho scritto anche per avvertire i miei studenti che non potevo scaricare il materiale che avevo promesso loro … cosa che ancora mi è impossibile fare. 😦

    Dedicare un po’ di tempo al computer può essere anche piacevole, ma quando diventa vera dipendenza, non si sente nemmeno più quel piacere. Per lo studio è utilissimo purché non sostituisca il lavoro autonomo, come, ad esempio, la rielaborazione del materiale trovato. Non ha alcun senso, e non è nemmeno utile, scaricare ciò che serve così com’è. So che gli studenti lo fanno e non mi stancherò mai di ripetere che danneggiano loro stessi pensando di prendere il giro l’insegnante.

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