GELMINI DA FAZIO: “CHI VA IN PIAZZA PER LA SCUOLA PUBBLICA POI MANDA I FIGLI ALLE PARITARIE”

Il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, nel salotto televisivo di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, in cui sarà ospite stasera, difende la sua riforma e tuona contro le manifestazioni di ieri, tenutesi nelle maggiori piazze italiane e organizzate dai partiti d’opposizione, a difesa della scuola pubblica. Secondo il ministro molti dei partecipanti non sono coerenti: Molti di quelli scesi in piazza per la scuola pubblica poi mandano i figli alle paritarie. E aggiunge: La trovo una incongruenza e forse vuol dire che non hanno poi tutta questa fiducia nella scuola pubblica.
Pur definendo legittima la manifestazione, il ministro ritiene che sia partita da un presupposto errato e cioè l’idea che il governo abbia attaccato la scuola pubblica e la Costituzione. Sulle parole di Berlusconi c’è stato un equivoco che adesso è stato chiarito.

Difendendosi dalle accuse dei “tagli” alla scuola pubblica, la Gelmini ha osservato: Ho tagliato solo gli sprechi.
Per avvalorare il suo operato, ha fatto l’esempio degli innumerevoli corsi di Laurea inutili e bizzarri e, soprattutto, dei soldi spesi per le pulizie nelle scuole: ci sono circa 200 mila bidelli ma si spendono 600 milioni per le imprese di pulizie. Ci sono più bidelli che carabinieri per avere le scuole sporche. Basta andare in un istituto qualsiasi, ha aggiunto, per rendersene conto.

E proprio i tagli, ha spiegato, hanno permesso di liberare fondi serviti per pagare gli scatti di anzianità che altrimenti sarebbero stati bloccati. Ha proseguito, quindi, la difesa del suo operato, affermando che i docenti italiani sono pagati pochissimo perché sono troppi, un quantitativo superiore al fabbisogno, ne consegue che i “tagli” erano e continueranno ad essere necessari. Tuttavia, adeguare gli stipendi ai livelli europei è un’umpresa assai difficile: il ministro ha ricordato che chi insegna in una scuola superiore con 15 anni di anzianità in Italia prende circa 20 mila euro in meno di un collega tedesco. Dobbiamo pagarli adeguatamente – ha sottolineato – ma se cresce il numero all’infinito sono proletarizzati.

Aspettando di vedere, in verità con estrema riluttanza, la trasmissione di Fazio stasera, mi permetto qualche osservazione: la riforma ha tagliato un buon numero di ore nei piani di studio, comportando la diminuzione delle cattedre; sono state soppresse le piccole scuole (specie in montagna) operando degli accorpamenti, quindi anche con questa manovra sono diminuite le cattedre; si è proceduto alla saturazione di tutte le cattedre a 18 ore, comportando anche in questo caso un bel taglio di cattedre; è stato aumentato il numero degli allievi per classe, diminuendo, ancora una volta, il numero dei docenti.
Tutto questo a scapito della didattica e causando un superlavoro dei docenti (ne sono testimone in prima persona) che spesso si trovano in difficoltà nell’onorare gli impegni, come preparare le lezioni, correggere gli elaborati, produrre materiale didattico “innovativo”, presenziare ad un maggior numero di riunioni … Siamo pagati poco, è vero, ma lavoriamo al meglio delle nostre possibilità, almeno la maggior parte di noi. Nonostante tutto, la prospettiva, oltre a quella di dover lavorare fino a 65 anni, uomini e donne, è quella di essere proletarizzati, sempre che nel frattempo non si sia rimasti senza lavoro. C’è da stare allegri.

[fonte: Il Sole 24 ore]

AGGIORNAMENTO ORE 21:30

Nel corso della trasmissione il ministro Gelmini ha informato i telespettatori che è in vendita il suo libro di fiabe Quando diventerai grande, scritto mentre aspettava la sua bambina, Emma, edito da Mondadori. Ha tenuto a precisare che il ricavato delle vendite sarà devoluto all’Associazione Iris che si occupa, tra l’altro, delle giovani madri con problemi oncologici.

[ultimo aggiornamento: 14 marzo 2011]

10 pensieri riguardo “GELMINI DA FAZIO: “CHI VA IN PIAZZA PER LA SCUOLA PUBBLICA POI MANDA I FIGLI ALLE PARITARIE”

  1. proprio non riesco a capire come una persona così possa essere ministro dell’istruzione. non riesco a capire perchè lo stato debba dare i contributi alle scuole private, che essendo tali per definizione non dovrebbero riguardare lo stato!

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  2. Mi chiedo una cosa… La Gelmini ha detto che deve mettere al primo posto gli allievi e non i docenti, ma in che modo avere delle classi numerose aiuta gli alunni? Ormai i docenti utilizzano un semplice compito scritto che vale come orale perché non hanno più il tempo di interrogare tutti. Non ci sarebbero tanti docenti in esubero se il numero di alunni per classe fosse adeguato…

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  3. qualità=35 alunni per classe
    qualità=ricercatori che si devono portare gli strumenti da casa
    qualità=4 bidelli su 9 piani
    qualità=classi scoperte perché i supplenti non sono pagati
    qualità=scuole private o paritarie dove i docenti non hanno superato concorsi,non hanno seguito percorsi di formazione e aggornamento,quando parlano sbagliano morfologia e sintassi.
    provo disgusto per chi ,tenendosi a debita distanza dalla realtà, rpete la lezione a memoria della selezione e delle eccellenze.

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  4. @ Julie

    Il ministro ha detto che sono solo una piccola parte delle risorse disponibili. Fatto sta che secondo la Costituzione le scuole private non dovrebbero costituire alcun onere per lo Stato, come correttamente ha osservato Fazio.

    @ Delia

    A parte il fatto che non c’è tempo per interrogare, consideriamo anche che, facendo prove scritte per l’orale, dobbiamo perdere tempo a casa per correggerle. Il cosiddetto lavoro sommerso per cui non è possibile un calcolo certo e che a noi “costa” uno stipendio non adeguato o quantomeno non equo, considerando che non tutte le materie che si insegnano comportano un egual carico di lavoro domestico.

    @ Scruty

    La Gelmini parla di “incongruenza” a proposito delle manifestazioni di piazza. Ma la sua cos’è?

    @ imma

    Il concetto di “qualità” evidentemente è soggettivo.
    Il problema è che sembra convinta di quel che dice. 😦

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  5. Incongruenza? Forse incoerenza?

    Io non ce la vedo l’incoerenza. Uno può ritenere giusto che lo Stato mantenga a un degno livello la scuola pubblica e non finanzi quella privata e poi, per scelta e a sue spese, mandare i figli alla paritaria, qualsiasi ne sia il motivo: non lo trovo affatto incoerente.

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  6. @ Ifigenia

    La scelta fra scuola statale e privata (o paritaria) è indubbiamente libera. Quello di cui si sta discutendo è il finanziamento alla scuola privata.
    L’art. 33 della Costituzione dice:
    L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
    La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
    Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato

    Proprio per questo il finanziameno (circa 500mila euro nell’ultima finanziaria) alla scuola privata è un’incongruenza.

    Altro punto della questione è: la Gelmini parla di qualità, di merito, di eccellenza, ma attualmente, proprio per mancanza di risorse, la scuola pubblica è alla deriva (vedi problemi elencati sopra). Questa si chiama incoerenza.

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  7. Più che un’incongruenza, a maggior ragione in questo momento in cui le scuole pubbliche sono in affanno per la mancanza di fondi, il finanziamento da parte dello Stato alle scuole private è un furto ai danni dei cittadini e una beffa sempre a carico dei cittadini: riusciremo a mandare via questa gente? E soprattutto, riusciremo a sostituirla con un governo migliore, cosa assai più difficile della prima?

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  8. @ Ifigenia

    Intanto devo fare una correzione: i fondi per la scuola privata ammontano a quasi 500 MILIONI di euro (245 milioni di euro nella finanziiaria più altri 250 milioni già stanziati negli emendamenti precedenti). Ieri notte ero un po’ addormentata! 😦

    Quanto alla tua domanda: “riusciremo ad avere un governo migliore?”, la risposta è no, almeno per quanto riguarda la scuola. Si accusa tanto la Gelmini ma Prodi nel 2006 ha fatto lo stesso se non peggio. Dobbiamo farcene una ragione: la scuola è pubblica, gli insegnanti sono dei dipendenti statali quindi se lo Stato deve risparmiare, lo fa con i tagli sulla scuola e la sanità, anche se i dipendenti di quest’ultima, almeno i medici e le loro gerarchie, hanno stipendi più decorosi.

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