17 febbraio 2011

LA GIUSTIZIA DEFICIENTE by MASSIMO GRAMELLINI

Posted in bambini, famiglia, figli, Legge, scuola tagged , , , , , , , , a 9:22 pm di marisamoles

Sul quotidiano La Stampa, all’interno della rubrica Buongiorno, Massimo Gramellini commenta così la sentenza del Tribunale di Palermo che ha condannato ad un anno di carcere Giuseppa Valido, 59 anni, insegnante ormai in pensione:

Nella primavera del 2007, a Palermo, un alunno di scuola media aveva canzonato un compagno, dandogli simpaticamente del finocchio e facendolo simpaticamente piangere davanti a tutta la classe. La vecchia professoressa di lettere si era accanita contro il mattacchione e, anziché spedirlo ai provini di «Amici», lo aveva messo dietro il banco a scrivere cento volte sul quaderno «io sono un deficiente». Lui aveva scritto cento volte «deficente» senza la i, dimostrando così di avere le carte in regola per sfondare non solo in tv ma anche in Parlamento. Poi era corso a lamentarsi da papà, che di fronte all’affronto intollerabile inferto al ramo intellettuale della famiglia aveva denunciato la prof ai carabinieri, non prima di averle urlato in faccia: «Mio figlio sarà un deficiente, ma lei è una gran c…».

C’è voluto del tempo per ottenere giustizia, però ieri alla fine l’aguzzina è stata condannata: un anno di carcere con la condizionale per abuso di mezzi di disciplina, nonostante l’accusa avesse chiesto solo 14 giorni. Che vi serva da lezione, cari insegnanti. La prossima volta che un alunno umilierà un compagno di fronte a tutti, aggiungete al coro il vostro sghignazzo e non avrete nulla da temere. A patto che l’umiliato non si impicchi in bagno, come altre volte è accaduto, perché allora vi accuseranno di non aver saputo prevenire la tragedia. E il simpatico umorista di Palermo finalmente vendicato? Lo immaginiamo ormai cresciuto, tutto suo padre, intento a scrivere cento volte sul quaderno «io sono intelligiente» e stavolta senza dimenticare la i.

Per il legale dell’insegnante, Sergio Visconti, «non è stata fatta giustizia. La mia cliente è profondamente offesa ed amareggiata. Si sente tradita dalle istituzioni». Di parere contrario il padre dell’alunno: «Ha avuto quello che si meritava. Doveva pagare il conto. Dopo quella punizione sono stato costretto a portare mio figlio dalla psicologo». (da Il Messaggero)

Io mi permetto solo un commento: il bambino andava punito, è vero. Non a quel modo, però. Una pubblica umiliazione se non è proprio abuso dei mezzi di correzione, va sempre evitata. Nel caso specifico, inoltre, la professoressa ha, come si suol dire, reso pan per focaccia. Il bullo ha umiliato il compagno, lei ha umiliato il bullo. Occhio per occhio dente per dente, insomma. Tutt’altro che educativo.

Insomma, una punizione esemplare, come l’utilizzo del bullo in alcuni servizi utili alla comunità, anche per far sentire l’alunno parte della comunità stessa, in cui vige la regola del rispetto reciproco. E poi il dialogo, unico strumento utile per ottenere qualcosa. E dallo psicologo avrebbero dovuto mandarlo comunque, non certo per aver subito l’umiliazione di scrivere cento volte “io sono un deficiente”.

I genitori? Be’, con un figlio così … hanno bisogno soprattutto loro di un sostegno psicologico.

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14 commenti »

  1. Quarchedundepegi said,

    Purtroppo certe “battute” possono rimanere per molto tempo. Dare del “finocchio” al compagno è sbagliato. Prima però di punire sarebbe da chiedersi:”Sapeva quel ragazzo cosa vuol dire veramente finocchio?”.
    Un po’ di anni fa (tanti) era proibito dire “casino”. Sovente lo si diceva senza assolutamente sapere cosa volesse dire. Oggi ha tutt’altro significato.
    Non potrebbe anche darsi che l’insegnante avesse raggiunta quella situazione in cui si dice che “la misura è colma?”.
    Oggi come oggi credo che far l’insegnante sia proprio difficile!

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  2. marisamoles said,

    @ quarchedundepegi

    Certamente il lavoro dell’insegnante è difficile, specialmente in alcune zone d’Italia e in alcuni contesti particolarmente difficili (in tutte le periferie, perlopiù quartieri dormitorio, delle grandi città). Ma bisogna essere preparati ad affrontare determinate situazioni di disagio e operare le scelte più corrette, anche in situazioni di emergenza. Per questo ci vorrebbe una formazione costante ma il ministero non investe soldi in attività utili in questo senso.
    La misura sarà stata anche colma, ma bisogna saper mantenere il controllo. Un anno di reclusione, seppur con la condizionale, mi sembra tuttavia una punizione eccessiva.

    I bambini spesso ripetono quello che sentono a casa … evidentemente in quella famiglia si usa schernire le persone dicendo “finocchio”.

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  3. Quarchedundepegi said,

    Non tutti hanno il sistema nervoso “saldo”.
    Anche a me sembra una pena esagerata.

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  4. frz40 said,

    Io sono dell’opinione che con quei genitori il bambino abbia davvero necessità di avere un forte sostegno psicologico esterno. La punizione è senza dubbio esagerata e ai miei tempi sarebbe stata quella di dover scrivere x volte “non devo dire finocchio ai compagni”, o qualcosa di simile. Ma se è vero che ha esagerato è da pensare che ci sia stato qualche precedente a spiegarlo.

    In ogni caso i miei genitori si sarebbero guardati bene dal rivolgersi alla magistratura. Ma erano i tempi di «noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma, a casa,te ne dava due ».

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  5. Diemme said,

    Non ho parole.

    Ci lamentiamo del comportamento degli insegnanti (e a volte ha ragione, ci sono alcuni “casi umani” che veramente disonorano la categoria), ma devo dire che quelli più bravi, più motivati e coscienti devono avere paura a muoversi, sempre sotto la minaccia di denuncia.

    I ragazzi poi, purtroppo, sono figli dei loro genitori, e a scuola portano quello che hanno appreso in casa. Non ho capito poi l’accanimento di voler condannare l’insegnante a una pena così superiore a quella richiesta dall’accusa.

    Comunque, anziché fargli scrivere “Io sono deficiente” (anche perché oramai era acclarato e non c’era bisogno di dimostrazioni ulteriori), poteva fargli scrivere “Meglio finocchio che idiota”, e chi ha orecchie m’intenda.

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  6. @frz40 … oppure:”Se ti ha dato un ceffone vuol dire che te lo meritavi”.
    @Diemme Il tuo ultimo paragrafo mi ha fatto sorridere in modo molto piacevole. Brava.

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  7. Diemme said,

    😀

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  8. marisamoles said,

    @ frz

    Di questi tempi, i genitori hanno la denuncia facile. Forse imparano dagli esempi che i mass media offrono … 😦

    @ Diemme

    Qualsiasi cosa gli avesse fatto scrivere cento volte, sarebbe stata una punizione decisamente fuori moda. Quello che vorrei sapere, però, è se nei confronti del ragazzo è stato preso qualche provvedimento disciplinare.
    In questa storia, come in molte altre, il torto e la ragione non stanno da una sola parte. Vedi, ad esempio, quest’altra storia.

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  9. karlo said,

    un anno di carcere! Purtroppo i genitori del pargolo sono anche felici e contenti di aver avuto giustizia e non si rendono conto che sono loro che avrebbero dovuto scrivere quella frase 10.000 volte.
    Circa la sentenza, non si commenta, peccato che il tribunale di palermo non abbia la competenza sui prossimi processi di milano.

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  10. marisamoles said,

    @ Karlo

    Concordo: come ho già detto, un anno è decisamente troppo. Quanto allo zelo dei giudici di Palermo, non ha pari! 😉

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  11. elisabetta said,

    Come sono lontani i miei tempi quando andavo a lamentarmi da mia madre per qualche torto subito e lei mi diceva “evidentemente le lo meritavi” oppure quando giocando con gli amici tornavo a casa piangendo e lei sempre che mi diceva “un’altra volta stai a casa tua che non ti succede”….
    Forse non era giusto, ma evitava conseguenze e tutto finiva lì.
    E sono anche lontani i tempi in cui a scuola non erano ammesse parole o epiteti sconvenienti: il mondo moderno non ha migliorato quei tempi…. anziiiiiiiii…..
    E, per dirla alla mia solita maniera…. “anche le punizioni scolastiche, non sono più quelle di una volta” (visto che ora vanno a finire anche in Tribunale)…
    Unica cosa che fortunatamente non cambia è che “deficiente” si scrive sempre con la “i” e intelligente, senza. :)…
    eli

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  12. marisamoles said,

    @ Elisabetta

    Forse sono fortunata, ma da me vengono ancora dei genitori che mi chiedono di dare pure due sberle ai loro figli. Io ovviamente non posso, anche se certe volte la tentazione è forte. 😦

    Io, da madre, ho sempre dato la colpa ai mei figli, anche quando c’entravano davvero poco ed erano presi di mira dai loro insegnanti solo perché faccio lo stesso mestiere …

    Insomma, dipende molto dai genitori e dall’educazione che sanno trasmettere ma non è una regola universale. Le eccezioni ci sono sempre, così come gli insegnanti che perdono la pazienza sono decisamente in minoranza.

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  13. QiQQo said,

    i genitori sono un’arma carica….io per molti anni ho pensato di detestare i gatti solo perchè uno dei miei genitori era riuscito a convincermi che chi ama i gatti è sicuramente una persona perfida,falsa e diabolica e di conseguenza ho anche avuto per molti anni dei pregiudizi su chi possedesse dei gatti.

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  14. marisamoles said,

    @ QiQQo

    Gatti a parte, fortunatamente non tutti i genitori sono da buttare! 🙂

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