12 febbraio 2011

SARA TOMMASI, UN PRODOTTO DA VENDERE

Posted in adolescenti, attualità, donne, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , a 2:40 pm di marisamoles


Malvolentieri parlo di una starlette televisiva (?) che sta riempiendo le cronache dei giornali con le sue dichiarazioni in merito al caso Ruby e alle feste in quel di Arcore. Ma oggi, dopo avere letto la sua storia, non riesco a tacere, soprattutto perché mi sta a cuore il destino delle giovani ragazze, donne del domani.

Leggo su Il Corriere: Cento centesimi alla maturità scientifica, 105 in Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari con il professor Maurizio Dallocchio alla Bocconi di Milano, nel libro “Ma le donne no” di Caterina Soffici (Feltrinelli) aveva ammesso: «Dopo quattro anni di studi, ho imparato a fare la manager di una grande azienda. In questo caso il prodotto sono io, un prodotto da vendere nel mercato dello show business». In classe non passava inosservata ai giovani assistenti, che più del suo ritardo cronico notavano l’abbigliamento, sempre elegante. Determinata, si era subito posta il problema se investire di più nel mondo dello spettacolo o in quello della finanza, e aveva scelto il campo nel quale pensava di avere qualche carta in più. Cresciuta com’era a far biscotti con nonno Emilio, nella pasticceria di famiglia, si sentiva parte di quelle «tante ragazze che non vogliono avere una vita normale».

Questa è Sara Tommasi, la stessa che all’Isola dei famosi, nel 2006, si vantava di essere una bocconiana. Una Laurea in Economia che, evidentemente, non ha saputo spendere. O forse le è convenuto rimanere nel mondo dello spettacolo in cui aveva iniziato a muovere i primi passi nel 2001. Allora mi chiedo a cosa mai le sia servita la laurea, a parte l’acquisizione di determinate competenze per vendere, al miglior offerente, se stessa. Ma, onestamente, credo che per fare ciò non serva affatto frequentare la Bocconi. Non credo che le “belle di notte” abbiano alle spalle tanto studio e cosa fanno se non vendere sé stesse?

Dopo l’Isola dei Famosi, arriva il calendario di Max, quello da appendere nelle officine meccaniche o nell’abitacolo dei camion. Sua madre, di fronte a tanto spettacolo, aveva osservato: «A me sembra che ti sei fatta togliere le mutande da tutta Italia e basta». «No, è arte», la replica.

Ora mi chiedo cosa mai possa aver pensato la povera madre di Sara Tommasi, dopoché la figlia l’altro ieri alla trasmissione radio Un giorno da pecora, ha ammesso: «Io in realtà sono troppo buona, troppo gentile, e anche per gentilezza allargo le gambe come niente, basta che uno mi è simpatico». Ma non è tutto: la povera ragazza è convinta che sfiorandola gli uomini la droghino: «Ho saputo che esistono droghe che si assumono con il contatto della pelle. Quando vengo toccata da qualcuno ho la sensazione che questa sostanza mi entri in circolo. Sento un forte formicolio e mi sento disinibita: farei sesso con il primo che mi capita».
Sarà, ma a me sembra che detti uomini non abbiano bisogno di ricorrere a certi trucchi per ottenere ciò che anche da savia offirebbe lo stesso, visto che solo ieri ha dichiarato di essere malata di sesso, precisando di non essere una escort. A me pare un po’ confusa, la povera Sara. Forse non le è chiaro il fatto che se una si definisce manager di se stessa e un prodotto da vendere nel mercato dello show business altro non è.

A questo punto faccio un appello a tutte le ragazze che mi seguono, a quelle che capitano qui per caso, alle mie allieve di oggi e a quelle di ieri: studiate, laureatevi e fate vedere quanto valete nell’unico modo in cui potete sperare di mettervi in competizione con il sesso maschile, ovvero dimostrando di essere capaci e intelligenti quanto gli uomini.
Studiare per vendere sé stesse non fa che confermare la presunzione che certi maschi hanno di potervi dominare e di considerarvi degli esseri inferiori. Non permettete che questo accada. E lo dico senza offesa per la signorina Tommasi: lei ha fatto una scelta che per me è sbagliata, ma se a lei sta bene, non sarò certo io a farle cambiare idea. Per questo non la giudico, ma mi sento in obbligo di spiegare perché un certo modello è sbagliato, visto che oggigiorno si attribuisce più importanza a ciò che si vede attraverso uno schermo televisivo piuttosto che a tutti quei modelli positivi di donne che con lo studio e la perseveranza hanno dimostrato, e continuano a dimostrare, di essere delle grandi donne in ogni ambito professionale. La foto qui sopra parla da sola.

[link immagini 1, 2 e 3]

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8 commenti »

  1. Trippi said,

    Che la poveretta abbia dei seri problemi di equilibrio mentale mi sembra evidente. Di certo non le difetta la megalomania, se poi si auna finta matta e faccia tutto per avere maggiore notorietà “come Belen” dice lei, se tutti questo rientri nella sua attività manageriale non so. Qualche settimana fa aveva dichiarato di essere la fidanzata di Balotelli, ma deve aver beccato il calciatore sbagliato, perchè a differenza di quanto fanno i suoi colleghi ha smentito subito che ci sia alcunchè tra di loro. Poi salta fuori tutto questo can. Che vada a letto con il premier e con mezzo parlamento, che lo faccia con industrialotti che devono riempire notti e letti nelle perenni trasferte, poco cambia. E’ sicuramente un pessimo modello e onestamente mi fa pena

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  2. marisamoles said,

    @ Trippi

    Anche a me fa pena ma anche un po’ rabbia perché non faccio che pensare a quella povera madre. Sarà che sono vissuta in una piccola città dove se una ragazza si faceva vedere in giro con troppi maschi, anche se solo amici, era già considerata una poco di buono … comunque mi hanno insegnato che, pur essendo liberi di fare quello che ci pare, bisogna salvare almeno le apparenze. Se non altro per non mettere in difficoltà le persone che ci vogliono bene.

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  3. Raffaele said,

    E’ una ragazza bella e intelligente, peccato che sia entrata in quel giro. Forse e’ solo un po’ confusa e le farebbe bene ritirarsi un po’ di tempo a meditare. Oppure e’ ammalata ed allora va curata, ma chi la frequentava non se n’e mai accorto?
    Ciao

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  4. marisamoles said,

    @ Raffaele

    Starà meditando benissimo a Dubai dove pare sia in vacanza.
    Non so chi frequentasse ma credo non il genere di persone tanto sensibili, anzi direi proprio senza scrupoli.

    Certo che io, con lo stipendio di insegnante, la vacanza a Dubai non me la posso permettere. Eppure ho studiato tanto … 😦

    Ciao e buona domenica.

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  5. Nella vita bisogna proprio mettersi “in competizione” con qualcuno… o basta fare qualcosa di buono? Se si eccelle deve essere competizione?

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  6. marisamoles said,

    @ quarchedundepegi

    Io credo che si debba fare qualcosa di buono (ma spesso la valutazione è soggettiva) e non necessariamente competere con altri. Poi, la competizione, se è sana, è uno stimolo in più.

    Nel caso della Tommasi, però, credo che la competizione sia svincolata dal qualcosa di buono … ma anche questa è una valutazione soggettiva.

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  7. Quarchedundepegi said,

    Mi ero collegato a questa tua frase: “fate vedere quanto valete nell’unico modo in cui potete sperare di mettervi in competizione con il sesso maschile, ovvero dimostrando di essere capaci e intelligenti quanto gli uomini”.
    Non credo sia necessario combattere “contro” qualcuno (in questo caso gli uomini); meglio combattere “per qualcosa” in cui si crede.
    Ironicamente:”Forse la Tommasi crede nel sesso e nell’amplesso”.

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  8. marisamoles said,

    @ quarchedundepegi

    Scusa, ma non avevo colto il nesso. Devo essere proprio stanca! 😦

    Quel che intendevo dire, comunque, è che le donne devono dimostrare di stare al passo con gli uomini in ambito professionale. La sfumatura nel significato di competere = gareggiare non sottintende che si debba lottare o combattere contro gli uomini, basterebbe anche arrivare alla pari in molti ambiti in cui la donna è ancora discriminata. Tuttavia credo che, al di là dello studio che dev’essere innanzitutto una gratificazione personale, alle donne debbano essere date le stesse possibilità degli uomini di far carriera senza rinunciare alla famiglia. Questa è l’obiettivo più difficile da raggiungere perché lo Stato di certo non agevola lo status della donna-madre-lavoratrice e le richiede ancora molti, troppi sacrifici.

    L’esempio della Tommasi, al di là del giudizio morale che spetta al singolo, non fa altro che confermare lo stato di dipendenza dagli uomini: in altre parole, le mantenute dovrebbero appartenere alla storia passata.

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