SARA TOMMASI, UN PRODOTTO DA VENDERE


Malvolentieri parlo di una starlette televisiva (?) che sta riempiendo le cronache dei giornali con le sue dichiarazioni in merito al caso Ruby e alle feste in quel di Arcore. Ma oggi, dopo avere letto la sua storia, non riesco a tacere, soprattutto perché mi sta a cuore il destino delle giovani ragazze, donne del domani.

Leggo su Il Corriere: Cento centesimi alla maturità scientifica, 105 in Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari con il professor Maurizio Dallocchio alla Bocconi di Milano, nel libro “Ma le donne no” di Caterina Soffici (Feltrinelli) aveva ammesso: «Dopo quattro anni di studi, ho imparato a fare la manager di una grande azienda. In questo caso il prodotto sono io, un prodotto da vendere nel mercato dello show business». In classe non passava inosservata ai giovani assistenti, che più del suo ritardo cronico notavano l’abbigliamento, sempre elegante. Determinata, si era subito posta il problema se investire di più nel mondo dello spettacolo o in quello della finanza, e aveva scelto il campo nel quale pensava di avere qualche carta in più. Cresciuta com’era a far biscotti con nonno Emilio, nella pasticceria di famiglia, si sentiva parte di quelle «tante ragazze che non vogliono avere una vita normale».

Questa è Sara Tommasi, la stessa che all’Isola dei famosi, nel 2006, si vantava di essere una bocconiana. Una Laurea in Economia che, evidentemente, non ha saputo spendere. O forse le è convenuto rimanere nel mondo dello spettacolo in cui aveva iniziato a muovere i primi passi nel 2001. Allora mi chiedo a cosa mai le sia servita la laurea, a parte l’acquisizione di determinate competenze per vendere, al miglior offerente, se stessa. Ma, onestamente, credo che per fare ciò non serva affatto frequentare la Bocconi. Non credo che le “belle di notte” abbiano alle spalle tanto studio e cosa fanno se non vendere sé stesse?

Dopo l’Isola dei Famosi, arriva il calendario di Max, quello da appendere nelle officine meccaniche o nell’abitacolo dei camion. Sua madre, di fronte a tanto spettacolo, aveva osservato: «A me sembra che ti sei fatta togliere le mutande da tutta Italia e basta». «No, è arte», la replica.

Ora mi chiedo cosa mai possa aver pensato la povera madre di Sara Tommasi, dopoché la figlia l’altro ieri alla trasmissione radio Un giorno da pecora, ha ammesso: «Io in realtà sono troppo buona, troppo gentile, e anche per gentilezza allargo le gambe come niente, basta che uno mi è simpatico». Ma non è tutto: la povera ragazza è convinta che sfiorandola gli uomini la droghino: «Ho saputo che esistono droghe che si assumono con il contatto della pelle. Quando vengo toccata da qualcuno ho la sensazione che questa sostanza mi entri in circolo. Sento un forte formicolio e mi sento disinibita: farei sesso con il primo che mi capita».
Sarà, ma a me sembra che detti uomini non abbiano bisogno di ricorrere a certi trucchi per ottenere ciò che anche da savia offirebbe lo stesso, visto che solo ieri ha dichiarato di essere malata di sesso, precisando di non essere una escort. A me pare un po’ confusa, la povera Sara. Forse non le è chiaro il fatto che se una si definisce manager di se stessa e un prodotto da vendere nel mercato dello show business altro non è.

A questo punto faccio un appello a tutte le ragazze che mi seguono, a quelle che capitano qui per caso, alle mie allieve di oggi e a quelle di ieri: studiate, laureatevi e fate vedere quanto valete nell’unico modo in cui potete sperare di mettervi in competizione con il sesso maschile, ovvero dimostrando di essere capaci e intelligenti quanto gli uomini.
Studiare per vendere sé stesse non fa che confermare la presunzione che certi maschi hanno di potervi dominare e di considerarvi degli esseri inferiori. Non permettete che questo accada. E lo dico senza offesa per la signorina Tommasi: lei ha fatto una scelta che per me è sbagliata, ma se a lei sta bene, non sarò certo io a farle cambiare idea. Per questo non la giudico, ma mi sento in obbligo di spiegare perché un certo modello è sbagliato, visto che oggigiorno si attribuisce più importanza a ciò che si vede attraverso uno schermo televisivo piuttosto che a tutti quei modelli positivi di donne che con lo studio e la perseveranza hanno dimostrato, e continuano a dimostrare, di essere delle grandi donne in ogni ambito professionale. La foto qui sopra parla da sola.

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