31 gennaio 2011

MATURITÀ 2011: USCITE LE MATERIE DELLA SECONDA PROVA E I COMMISSARI ESTERNI

Pubblicato in: Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola tagged , , , , , , , , , a 12:33 pm di Marisa Moles

ATTENZIONE: LE COMMISSIONI SONO STATE PUBBLICATE SUL SITO DEL MIUR, OGGI 31 MAGGIO 2011. CLICCA QUI PER ULTERIORI INFORMAZIONI.

QUI potete trovare le tracce d’Italiano uscite oggi.

Come lo scorso anno, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha comunicato tramite il suo canale You Tube le materie della seconda prova dell’Esame di Stato, distinte per ciascuna tipologia d’istituto di Istruzione Secondaria di II grado.

Ecco le materie per i Licei: per il Liceo Classico avremo il latino; allo Scientifico matematica; il Liceo Linguistico avrà invece lingua straniera; per il Liceo Pedagogico ci sarà pedagogia; al Liceo Artistico disegno geometrico, prospettiva e architettura.

Ecco, ora, quelle degli istituti tecnici e professionali: l’istituto tecnico commerciale avrà economia aziendale, quello per geometri avrà costruzioni e l’istituto tecnico per il turismo avrà tecnica turistica; all’istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione la seconda prova verterà su alimenti e alimentazione, per l’istituto professionale per i servizi sociali ci sarà tecnica amministrativa e all’istituto professionale per tecnico delle industrie meccaniche la prova sarà su macchine a fluido.

Contestualmente alle materie della seconda prova scritta, il MIUR ha comunicato l’elenco delle materie che verranno affidate ai commissari esterni (clicca per vedere l’elenco completo) che si affiancheranno a quelli interni (ovvero i docenti della classe) nella commissione dell’Esame di Stato.

Ecco i principali:

Liceo Classico
1) Latino
2) Scienze naturali
3) Filosofia

Liceo Linguistico
1) Lingua/e straniera/e
2) Scienze naturali

Liceo Scientifico
1) Matematica
2) Scienze naturali
3) Disegno e storia dell’arte

Tecnico dell’edilizia
1) Tecnologie edilizie ed elaborazioni grafiche
2) Costruzioni e gestione di cantiere
3) Matematica

Istituto tecnico per ragionieri
1) Economia aziendale
2) Geografia economica
3) Scienza delle finanze

Istituto tecnico per programmatori
1) Informatica generale e applicazioni gestionali
2) Ragioneria ed economia aziendale
3) Matematica, calcolo delle probabilità e statistica

Istituto tecnico industriale – indirizzo chimico
1) Tecnologie chimiche industriali, principi di automazione e di organizzazione industriale
2) Economia industriale ed elementi di diritto
3) Matematica

Istituto tecnico perito agrario
1) Agronomia e coltivazioni
2) Elementi di costruzioni rurali e disegno relativo
3) industrie agrarie

[ fonti della notizia: haisentito.it e skuola.tiscali.it. IL TESTO DEL POST E' STATO AGGIORNATO ALLE ORE 15:55]

ATTENZIONE: LE MATERIE DELLA SECONDA PROVA SCRITTA DELL’ESAME DI STATO 2012 SONO VISIBILI SU QUESTO SITO.

29 gennaio 2011

LA MIA COMPAGNA DI BANCO

Pubblicato in: affari miei, amicizia tagged , , , a 4:36 pm di Marisa Moles


Lei era diversissima da me, a partire dai caratteri somatici: capelli castani, occhi scuri, carnagione olivastra, non molto alta, magrissima … mentre io ho i capelli biondi (ora forse non troppo ma allora sì), gli occhi azzurri, la carnagione chiara, un’altezza media, né spilungona né nana, decisamente non magrissima, ahimè.

Per carattere, poi, eravamo il giorno e la notte: lei particolarmente seria, piuttosto permalosa, molto timida (specialmente con l’altro sesso), introversa … io, invece, allora ero sempre allegra, un po’ permalosa ma non troppo, espansiva (specialmente con l’altro sesso), estroversa.
A scuola lei se la cavava abbastanza ma le versioni di latino e greco gliele passavo quasi sempre. Alla fine, alla maturità ottenne il mio stesso voto e a me sembrò un’indicibile ingiustizia. Forse, senza che ce ne rendessimo conto, da lì le nostre strade hanno iniziato a dividersi, per non incontrarsi mai più. All’inizio avevo pensato che la nostra amicizia si fosse spenta come una candela che si consuma lentamente: io avevo cambiato città per proseguire gli studi all’università e i momenti d’incontro erano sempre più rari. Poi, a febbraio, il nostro legame, già agonizzante, finì per sempre. Ripensandoci, il motivo della rottura fu davvero ridicolo, ma lei se la prese come se avessi commesso nei suoi confronti l’offesa più grande.

Siamo state compagne di banco per cinque anni al liceo ma in realtà ci conoscevamo fin dalla prima elementare. A quei tempi non sedevamo allo stesso banco (allora non esistevano proprio i banchi a coppie) ma ci vedevamo spesso anche al di fuori della scuola. Poi, per i tre anni delle medie abbiamo frequentato scuole diverse ma non ci siamo mai perse di vista: ci incontravamo due volte alla settimana al corso d’inglese. Quando decidemmo entrambe di iscriverci al classico, scegliemmo lo stesso liceo e chiedemmo di essere messe nella stessa sezione. Ormai la nostra era un’amicizia e, per il principio degli opposti che si attraggono, siamo diventate inseparabili.

D’estate, ci si incontrava al mare, a Lignano Sabbiadoro. Anche se stavamo in posti diversi, affrontavo venti minuti di camminata sotto il sole cocente delle due di pomeriggio per stare con lei. Poi, in agosto, lei andava in montagna e ci si rivedeva solo a settembre inoltrato, visto che la mia famiglia passava la prima quindicina del mese in un’altra località montana.
Allora non c’erano i telefonini né internet né sms. Ci si scriveva semplicemente una cartolina, a volte delle lettere, e si passava buona parte dell’estate aspettando il momento del nuovo incontro, sempre pronte a raccontarci le novità, specialmente i nuovi amori. Lei era sempre molto cauta nell’affrontare i legami. Perlopiù se li immaginava, sognava ad occhi aperti, riempiva i diari scrivendo il nome dell’innamorato di turno, ma non erano mai legami veri. Era più portata per gli amori platonici. Forse per questo reagì in modo inaspettato quando le confidai la mia prima volta: non dimenticherò mai lo sguardo severo, come volesse dire “ti sei buttata fra le braccia del primo venuto”. Non era stato così e i fatti mi diedero ragione. Probabilmente era solo invidia.

Anch’io la invidiavo, specialmente per i bei vestiti, sempre comprati nelle migliori boutique. Le invidiavo i capelli, così folti, e cercavo di imitarne il taglio senza capire che il “ciuffo” davanti non sarebbe mai stato come il suo, nemmeno lo stesso parrucchiere poté compiere il miracolo. I miei capelli biondi e sottili non potevano competere con la sua folta chioma scura.
Le invidiai soprattutto la prima pelliccia che sfoggiò all’inizio del liceo: una volpe bianca, bellissima. Anch’io chiesi una pelliccia ai miei e, come erano soliti fare, mi accontentarono. Ma il mio umile lapin non poteva competere con la sua aristocratica volpe.
Una cosa non riuscivo a comprendere: come potesse andare in giro con i jeans indossati sotto quella magnifica volpe, portando ai piedi le scarpe da ginnastica (che allora non andavano tanto di moda come adesso) e sotto il braccio una copia dell’Unità. Proprio non lo capivo. Mi sembrava il massimo dell’incoerenza.

Condividevamo le stesse passioni, prima fra tutte quella per il teatro. Avevamo lo stesso turno di abbonamento per la prosa e insieme abbiamo visto così tanti spettacoli! Quando, un po’ cresciute, ottenemmo il permesso di fare un po’ più tardi la sera, alla fine della rappresentazione andavamo a bere qualcosa al caffè Politeama e ci scambiavamo i commenti su ciò che avevamo visto.
La domenica pomeriggio si andava a ballare ma non in discoteca, come adesso. Allora chi aveva un garage, lo allestiva con gli spot colorati, le luci psichedeliche e l’impianto stereo e organizzava i festini, dietro compenso di una modica cifra. Noi ragazze ci andavamo da sole e lì nascevano gli amori. Lei non era assidua perché la domenica i suoi la portavano a pranzo fuori, spesso fuori città. Non ho mai capito se fosse obbligata o se semplicemente le facesse piacere passare la domenica con i genitori. Certo è che, come ho già detto, per lei era molto problematico l’approccio con l’altro sesso, quindi alle feste forse non si divertiva più che tanto.

Una volta fui invitata ad un loro pranzo domenicale. Ci recammo in un ristorante molto chic, rinomato soprattutto per la bontà e la varietà dei vini, trovandosi in una località di campagna nella pianura friulana. Ricordo i camerieri che, con tanto di guanti bianchi e divisa accuratamente stirata, stavano attorno al tavolo pronti a versare del vino non appena i bicchieri si svuotavano. Ad ogni portata veniva servito un vino diverso, così alla fine abbiamo mescolato i bianchi con i neri, finendo con un meraviglioso fragolino che accompagnava il dessert. Stranamente non ricordo nemmeno una pietanza di quel pranzo. Rammento benissimo, però, che io e lei cantavamo a tavola, sotto lo sguardo allibito degli avventori e, soprattutto, dei suoi genitori. I canti proseguirono, poi, per tutto il viaggio di ritorno in macchina. Ubriache è il termine esatto. Ma fortunatamente era una sbornia allegra, non una di quelle che fanno star malissimo e vomitare in continuazione.
Fu la prima e unica volta che i suoi mi invitarono a pranzo. Devono aver pensato che fossi una beona mentre invece non amavo affatto bere. Non so cosa mi prese, forse ero solo felice di stare con lei e lei, a sua volta, era felice di avermi al suo fianco per rompere la monotonia dei pranzi domenicali con mamma e papà.

Suo papà era un uomo molto riservato e parecchio più vecchio della moglie. Quest’ultima era bellissima ed era diventata mamma a soli diciannove anni. Ricordo che il primo giorno di scuola, in prima elementare, la vidi e la confrontai con mia mamma che, seppur bellissima anche lei, era decisamente più “vecchia”. Credo che le invidiassi quella madre bellissima e giovanissima, ma non riuscii mai a stabilire un rapporto aperto con lei. Anche quando telefonavo e rispondeva la madre, ero sempre superformale: mi presentavo, chiedevo cortesemente che mi venisse passata la mia amica, ringraziavo e attendevo che lei raggiungesse la cornetta, sentendo la signora che la chiamava con una voce che mi dava sempre l’impressione di essere contrariata. Immagino che fosse solo una mia fissazione, ma proprio perché mi fissavo che i genitori non approvassero la mia amicizia con la figlia, in casa loro mi sentivo sempre a disagio.

Dei nostri cinque anni di liceo, come compagne di banco, ricordo molte cose: i bigliettini che ci scambiavamo durante le lezioni meno impegnative, le battaglie navali nell’ora di religione, la sua rinite allergica che la costringeva a tenere sempre nell’astuccio delle penne il Deltarinolo che si spruzzava di tanto in tanto nelle narici. Pregavo che mi venisse il raffreddore per potermi spruzzare lo stesso farmaco, ma la prima volta che lo provai mi fece un tale schifo che non osai mai più invidiarglielo. E poi lei aveva un difetto terribile che la metteva enormemente a disagio: forse per la sua emotività, per quel suo sentirsi perennemente in imbarazzo in ogni situazione, le mani le sudavano in continuazione, estate e inverno. A scuola, per non macchiare le pagine dei libri e dei quaderni, era costretta ad usare la carta assorbente che, normalmente, si utilizzava per asciugare l’inchiostro quando si scriveva con la stilografica. Comprai anch’io le carte assorbenti, anche se non ne avevo affatto bisogno.

Non ne sono sicura, ma credo di averla in qualche modo convinta a provare a fumare: lo facevano tutte, sembrava quasi discriminante non sottomettersi, almeno per provare, a quella sorta di rito di iniziazione. Iniziò a fumare anche lei, non molto però, ma, probabilmente, quanto bastò ai suoi per pensare che io la portassi sulla via della perdizione. O almeno a me sembrava che ci fosse sempre un atteggiamento ostile nei miei confronti da parte della famiglia.

Fu la prima a prendere la patente, essendo nata a febbraio. Un bel giorno arrivò a scuola con una Fiat 126 nuova fiammante, bianca. Non amava guidare ma non voleva rinunciare a sfoggiare quello che lei aveva e gli altri no. Era viziata, indubbiamente, ma nella mia classe c’erano parecchi figli di papà. Tuttavia lei era più viziata degli altri e credo fosse consapevole di essere oggetto d’invidia per molti. Doveva esserlo per forza dal punto di vista materiale, dato che madre natura non l’aveva dotata di una bellezza strabiliante. Eppure lei si faceva notare, eccome.

Già verso la fine del liceo i nostri rapporti erano diventati più distanti. Eravamo ancora compagne di banco (lo siamo sempre state a parte qualche periodo in cui ci siamo allontanate per degli screzi momentanei) ma molto meno amiche. Io avevo i miei “giri” e frequentavo gente che faceva già l’università. Lei non so. Probabilmente era molto sola ma io, tutta presa dalle nuove amicizie e già proiettata in quel mondo universitario in cui non vedevo l’ora di immergermi a capofitto, non mi curavo molto di lei.

Dopo il definitivo allontanamento, anche se c’eravamo già perse di vista da qualche tempo, di lei avevo sempre notizie. Non avevo mai capito perché si fosse arrabbiata a quel modo ma non le ho nemmeno mai telefonato. Questo è un mio terribile difetto: non faccio mai il primo passo. Comunque, avevo saputo che stava con un ragazzo, un tipo pure molto bello e ambito da molte. Non so quanto sia durato questo legame ma so che fu lei a lasciarlo. Credo ci fosse più di un motivo per pentirsene. Ma lei era fatta così. Quando era no, era no. E basta.

Dopo il mio matrimonio ci siamo incontrate una volta al Caffè degli Specchi, in piazza Unità d’Italia. Avevo avuto da pochi mesi il mio primogenito ed ero al banco del bar in attesa del cappuccino, quando mi sentii toccare leggermente una spalla mentre una vocina flebile diceva: “Signora, guardi, il bambino ha perso una scarpina”. Era una sorta di stivaletto in montone, senza nemmeno la suola rigida, visto che mio figlio ancora non camminava. Ricordo il gesto che quella signora premurosa fece nel porgermi la scarpina che aveva raccolto da terra e non dimenticherò mai il momento in cui i nostri sguardi s’incrociarono: era lei. Mi chiese: “è tuo figlio? Com’è essere madre?”. Una domanda decisamente insolita: come si fa a rispondere? Avrei voluto dirle che è la cosa più bella del mondo, una gioia indicibile, un’esperienza da non perdere, per nessun motivo al mondo. Ma osservando i suoi occhi scuri scuri che mi fissavano, in attesa di chissà quale rivelazione, riuscii solo a mormorare: “Una gran fatica”. Fu come se mi rendessi conto che lei non avrebbe mai provato quella gioia ed evitai di lasciarle un rimpianto inconsolabile nel cuore.

L’ultimo incontro, molti anni dopo, fu un trauma per me. La vidi vicino a casa dei miei: ancor più magra, con i capelli grigi, trascurata nell’abbigliamento, incerta nel parlare, sembrava quasi che la mente e la lingua non fossero in grado di andare di pari passo. La ricordai nei suoi vestiti di Yves Saint Laurent o di Dior, con i foulard di seta pura firmati Pierre Cardin, le cinture di Ferragamo e le borse di Gucci o di Fendi. Avevo di fronte a me un’altra persona che solo nel sorriso, un po’ stentato, per la verità, mi ricordava la mia vecchia amica e compagna di banco.

In pochi minuti, mi fece il resoconto della sua vita: non aveva completato gli studi universitari, non si era mai sposata, non aveva un lavoro, aveva perso entrambi i genitori. L’unica cosa che le rimaneva era la casa, in cui vivere la sua solitudine, forse ricordando i bei tempi vissuti nel lusso e i sogni mai realizzati.

Così l’hanno trovata: sola, riversa sul pavimento della sua casa muta. Per una settimana, sette lunghi giorni, nessuno si è ricordato di lei, nessuno ha bussato alla sua porta, nessuno le ha chiesto come stesse. Vittima di una solitudine forse cercata, non so. Vittima di se stessa, può darsi. Avrebbe potuto vivere una vita diversa, se solo avesse voluto. Ma ora è troppo tardi.

Ciao Mariolina.

27 gennaio 2011

PAKISTAN: DONNA PARTORISCE LA QUARTA FEMMINA E IL MARITO LE MOZZA LE MANI

Pubblicato in: cronaca, donne, figli tagged , , , , , , , a 2:03 pm di Marisa Moles

Una notizia sconvolgente eppure incredibilmente vera: una donna pakistana, alla sua quarta gravidanza, partorisce l’ennesima figlia femmina e, per punirla, il marito le mozza le mani. Secondo quanto riferisce “The Tribune Express”, la neomamma, che vive nel Punjab, a causa della forte emorragia, versa in gravi condizioni. Il marito è stato catturato insieme a altri sei parenti.

L’uomo, Altaf Hussein, sempre secondo quanto riportato, ogni sera, tornando dal lavoro, riempiva la moglie di botte e le rinfacciava di non essere stata in grado di partorire un maschio. Evidentemente, di fronte alla quarta figlia, non ci ha visto più e ha messo in atto la minaccia, più volte espressa, di “fargliela pagare“.

Ora, non c’è nessuno che riesca a spiegare a questi uomini ignoranti, oltre che violenti, che il sesso della creatura che la donna porta in grembo è determinato dall’uomo? C’è gente che è rimasta al medioevo, quando i reali ripudiavano le mogli se non mettevano al mondo figli maschi.

Una convizione che è passata attraverso secoli di storia. La vittima è sempre e solo la donna, anche quando i figli non arrivano. Quando una donna non è “capace” di procreare, la colpa è comunque sua: pensiamo, ad esempio, allo Scià di Persia, Reza Pahlevi, che, pur amando la dolce Soraya, dovette sottostare alla volontà della famiglia e ripudiarla perché non prolifica, senza nemmeno tenere in considerazione il fatto che la sterilità non è solo femminile. E questo non accadeva secoli fa.

Sono sconcertata di fronte alla notizia dell’ennesima violenza contro una donna, compiuta per ignoranza e per la presunzione di essere uomini e per questo solo fatto infallibili.
Altaf Hussein ha tagliato le mani alla moglie? Io a lui taglierei qualcos’altro … e non è una battuta.

[notizia tratta da Tgcom]

26 gennaio 2011

UN RAP SU YOU TUBE IN OMAGGIO A DIANA DEL BUFALO, ULTIMA ELIMINATA AD AMICI 10

Pubblicato in: Amici, canzoni, Marco Carta, Maria De Filippi, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , , , , a 7:17 pm di Marisa Moles


Credo sarà difficile dimenticare lo show in cui si è esibita l’indignata Platinette alla notizia dell’eliminazione di Diana Del Bufalo al serale di Amici 10 andato in onda domenica scorsa. Uno spogliarello per esternare tutta la contrarietà di Mauro Coruzzi alla decisone dei giudici secondo i quali Diana era la meno meritevole degli allievi della squadra dei blu.

Le uniche lacrime che Diana ha versato, sono finite sulle spalle di una Platinette seminuda, stretta in un abbaraccio consolatore alla sua preferita. Per il resto, abbiamo potuto osservare una Diana che, con la consueta pacatezza ed educazione, ha accettato il verdetto e anzi ha ringraziato tutti, anche quelli che l’avevano appena “bocciata”.

Come si fa a dimenticare la ragazza un po’ tondetta, con un’improbabile gonnellina a fiori e una maglia con su disegnata la lettera C, resa ancor più grande dall’abbondante quarta naturale, infilata dentro. Persino Maria, che di solito non prende in giro i “suoi” ragazzi, non è riuscita a trattenersi quando, da aspirante, si è presentata alla selezione per il banco da titolare. Diana, come ha osservato Platinette, non è una strafiga, come tante altre, ma solo una ragazza sincera e bene educata. Una ragazza intelligente, allegra, spigliata, con un’ottima conoscenza della lingua italiana – il che, ad Amici, non è affato poco – e una pronuncia inglese assolutamente invidiabile. Forse l’intonazione della voce non è perfetta, ma le sue capacità interpretative sono una dote davvero rara, se consideriamo che gli altri cantanti, chi più chi meno, si sforzano di assomigliare a qualcuno già noto. Diana no. Lei è Diana Del Bufalo, ragazza un po’ svampita, forse, ma che con il microfono in mano e davanti all’immensa platea dello studio di Cinecittà sa essere lei, soltanto Diana.

Le voci di protesta si rincorrono in molti siti web. C’è chi grida all’ingiustizia, chi, giustamente, osserva che non meritava di uscire considerando anche il fatto che il suo duetto con Marco Carta è stato il migliore della serata. Diana non si è limitata, infatti, ad interpretare la canzone “Dentro ad ogni brivido” con Marco, l’ha pure recitata, messa in scena evidenziando doti recitative non comuni. C’è, nelle squadre attualmente in gara, chi fa fatica a mantenere il microfono in mano, figuriamoci muoversi.

Insomma, qualcuno invoca il ripescaggio, cosa assai improbabile ma non del tutto esclusa visto il pongo-regolamento che caratterizza Amici in questi ultimi anni, per cui non si sa bene che cosa dobbiamo aspettarci di serata in serata. Qualcun altro, però, ha voluto fare un omaggio speciale a Diana Del Bufalo: un certo punicacee ha, infatti, pubblicato su You Tube un video in cui interpreta un Rap Freestyle per Diana. Un modo se non altro originale per dirle “mi dispiace” e per incoraggiarla ad andare avanti per la sua strada. Il pezzo rap si conclude con queste parole: “Ti dedico questo freestyle anche se tu forse non lo ascolterai mai”. Io spero, invece, che Diana lo ascolti e che segua il giusto consiglio: “non ti curar di chi ti dice se ci fai o ci sei …”

AGGIORNAMENTO DEL POST, 27 GENNAIO 2011

Riporto parte dell’intervista rilasciata da Maria De Filippi a Deejay Chiama Italia:

Una riflessione sul clamore suscitato per l’eliminazione di Diana da Amici: “C’è un plebiscito su Internet, molti chiedono il suo ripescaggio“. E ci sarà? Sembrano ci siano delle possibilità dal momento che il regolamento potrebbe consentirlo intanto “la Gialappa’s sta ideando qualcosa su Amici e vogliono Diana, mentre ho ricevuto la telefonata di una importante signora della musica che è molto interessata a lei”. Linus e Nicola azzardano “Claudia Mori“, trovando conferma. [LINK della fonte]

Che dire? In bocca al lupo, Diana! E incrociamo le dita.

LA PROF LITTIZZETTO IN UNA FICTION DAVVERO BANALE

Pubblicato in: adolescenti, scuola, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 2:14 pm di Marisa Moles

Riporto per iscritto un video-commento molto interessante di Aldo Grasso sulla fiction “Fuoriclasse“, che vede come protagonista Luciana Littizzetto, andata in onda su Rai 1 domenica scorsa, facendo il boom di ascolti: quasi ottomila spettatori per il primo episodio, con lo share del 27,41%. Un vero successo. Ma la fiction, secondo Aldo Grasso, è davvero banale. Non avrebbe ottenuto un successo così grandioso se la protagonista non fosse la “Lucianina” che anche da Fazio ottiene il massimo del gradimento.

Luciana Littizzetto è il Creso dell’industria editoriale italiana: tutto quello che tocca diventa oro. Ha scritto un libro, “I dolori del giovane Walter“, ed è subito balzata in testa alla classifica dei libri più venduti, scalzando – accidenti! – “Cotto e mangiato” di Benedetta Parodi. Questa è la cultura letteraria italiana.
Ai “Dolori del giovane Walter” fa seguito “La Jolanda furiosa“, dove Walter e Jolanda stanno per gli organi sessuali maschile e femminile. Siamo sempre nell’alta letteratura.

Se poi uno guarda gli ascolti di Fazio, si accorge che il punto più alto è sempre quello della Littizzetto, anzi i grandi ascolti di Fazio sono poi gli ascolti della Littizzetto. Quindi anche lì appare e l’audience diventa d’oro.

Adesso è protagonista di una serie televisiva che si chiama “Fuoriclasse“, una classica serie sulla scuola, sui liceali, come se ne fanno tante, tratta da alcuni libri di Domenico Starnone. Ora, con molta onestà, questa fiction è modesta: intanto è fatta di luoghi comuni, verrebbe da dire luoghi comuni della sinistra sulla scuola, dove ci sono queste analisi dei tipi delle professoresse e dei professori, i casi umani, tutte le crisi isteriche dei professori e poi questi studenti con quel motorino incorporato che non stanno attenti, oppure sono dei caratteriali, oppure hanno le loro storie … devo dire che l’argomento non è dei più esaltanti e soprattutto, quello che è il vero difetto della fiction italiana, finisce che la recitazione diventa macchiettismo puro, insomma non c’è mai sviluppo dell’azione, non c’è mai sviluppo dei personaggi.

Eppure c’è lei, c’è lei che di professione non è propriamente un’attrice, eppure si carica sulle sue piccole spalle tutto il fardello della fiction e fa grandi ascolti.
Ora, dovremmo parlare di un caso davvero molto interessante, quello della Littizzetto, perché davvero, assieme a Checco Zalone e Antonio Albanese, rappresenta un po’ gli exploit, i passaggi di personaggi televisivi che, passati ad altri ambiti, si portano dietro il successo che hanno avuto in televisione.

E’ veramente una storia, anzi più storie tutte da studiare per capire come funziona l’industria culturale italiana.

Di mio aggiungo che non mi piacciono, in generale, le fiction ambientate nel mondo della scuola, perché riproducono dei tipi, come osserva anche Aldo Grasso, inverosimili e delle situazioni improbabili: penso, ad esempio, alla prof Veronica Pivetti (simpaticissima, tra l’altro) che piomba in casa dei suoi allievi anche in piena notte, pronta a consolarli e che si atteggia a prof-amica-mamma per fare esaltare il lato umano, come se non ci fossero altri mezzi per mettere in risalto la parte “umana” della professione dell’insegnante.

C’è un motivo in più per non apprezzare la fiction “Fuoriclasse”: è una rivisitazione, concepita per la media serialità (sono 6 puntate costituite da due episodi ciascuna), del vecchio film “La scuola“, in cui lo zampino di Starnone era più che evidente. E guardando la prima puntata della fiction con la Littizzetto mi sono anche resa conto che vi calza quasi a pennello (eccettuate le storie personali dei protagonisti, naturalmente) il famoso elenco sulla scuola che Domenico Starnone ha letto in diretta in una puntata della trasmissione di Fazio e Saviano “Vieni via con me”. Della serie: di originale e nuovo c’è ben poco.

23 gennaio 2011

CASO RUBY: LETTERA APERTA DEL PDL IN DIFESA DI SILVIO BERLUSCONI

Pubblicato in: attualità, Legge, politica, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , a 9:47 am di Marisa Moles


Sul Ruby-gate – come è stato battezzato il caso riguardante il presunto sfruttamento della prostituzione minorile da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di alcuni suoi “amici” e conoscenti – non ho voglia di parlare. Attendo i fatti.
Da telespettatrice e da lettrice dei quotidiani, però, sono profondamente indignata dall’esagerata trattazione di questo caso, spesso con articoli e servizi ripetitivi fino alla noia, a scapito di notizie “serie”, o comunque concernenti fatti accaduti, su cui non è richiesto un giudizio ma solo l’umana pietà. Mi riferisco, ad esempio, al lutto che ha colpito gli Alpini italiani con la morte di Luca Sanna in Afghanistan, oppure quello che ha colpito la comunità ebraica con la scomparsa di Tullia Zevi. Senza contare le notizie economiche o sociali, come quella che riguarda il livello di disoccupazione dei giovani italiani. Tutto passa in secondo piano perché Berlusconi è al centro dell’attenzione degli Italiani, nel bene e nel male. Perché del premier si occupano gli “amici” e i “nemici”. E nessuno, forse, si rende conto che è esattamente quello che lui vuole: essere al centro dell’attenzione mediatica.

Non ho voglia di parlarne, ho detto. E infatti mi limito a segnalare una lettera aperta che alcuni esponenti del PdL (Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi) hanno inviato al quotidiano cattolico L’Avvenire, che l’ha pubblicata. Non è uno scritto in cui si difende a spada tratta Berlusconi, piuttosto un invito ad attendere gli sviluppi del caso giudiziario, senza lasciarsi condizionare da facili conclusioni e da giudizi morali suggeriti, anche troppo palesemente, dai media.

Inizia così la lettera:

Cari amici,
in un momento tanto confuso e delicato per il nostro paese vorremmo evitare che la marea dei pettegolezzi che invade ogni giorno le pagine dei giornali finisca per oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune. C’è il rischio di farsi tutti confondere o trascinare dall’onda nera, lasciandosi strumentalizzare da un moralismo interessato e intermittente, che emerge solo quando c’è di mezzo il presidente Berlusconi
.

E continua così:

Abbiamo bisogno di giustizia, una giustizia che sia però veramente giusta, che segua regole certe, assicuri l’inviolabilità dei diritti di tutti i cittadini compreso chi si trova ad essere oggetto di accuse, e offra le garanzie necessarie, a partire dall’imparzialità del giudice e dal rispetto del segreto istruttorio. Una giustizia nella quale i magistrati formulino ipotesi di reato e non si occupino di costruire operazioni finalizzate ad emettere sentenze di ordine morale.

Per poi concludersi con queste parole:

Aspettiamo che la polvere e il fango si depositino, diamo tempo alla verità e alla giustizia.

Io non ho altro da aggiungere.

[l'immagine è tratta da questo sito]

21 gennaio 2011

NO ALLE CLASSI POLLAIO: CLASS ACTION CONTRO LA GELMINI

Pubblicato in: adolescenti, bambini, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola tagged , , , , , , , , a 6:47 pm di Marisa Moles


Dopo quella dei precari, è pronta un’altra class action contro il ministro Gelmini. Il Codacons è, infatti, ricorso al Tar del Lazio per far sì che le classi non si trasformino in pollai accogliendo un numero esagerato di allievi – si parla di 35-40, anche se a me personalmente pare molto strano – rispetto alla capienza della aule.
Il Tar ha dato ragione al Codacons e ha concesso ai ministri della Pubblica Istruzione e dell’Economia, Giulio Tremonti, 120 giorni di tempo per emanare il Piano Generale di Edilizia Scolastica rimasto, fino ad ora, solo una promessa.

La sentenza, emessa dalla III sezione bis presieduta da Evasio Speranza, ha dichiarato ammissibile la richiesta del Codacons in quanto il Piano generale di riqualificazione dell’edilizia scolastica (previsto dall’art. 3 del Decreto 81/09) non è stato ancora adottato, nonostante i tempi previsti fossero fissari prima dell’anno scolastico 2009-2010. Per i giudici, quindi, «è evidente che l’inerzia si sia già protratta ampiamente oltre il limite di legge».

Per Mariastella Gelmini il ricorso è infondato perché «le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4% del totale», specificando che «il sovraffollamento riguarda prevalentemente la scuola secondaria di II grado e si lega soprattutto alle scelte e alle preferenze delle famiglie per alcuni istituti e sezioni». Inoltre chiarisce che «è già stato stanziato infatti un miliardo di euro e assegnata una prima tranche di 358 milioni per avviare gli interventi più urgenti».

Di tutt’altro avviso l’associazione di consumatori che ha preso l’iniziativa di ricorrere al Tar. Il presidente Carlo Rienzi annuncia che, qualora il ministro non provveda a pubblicare il Piano per l’edilizia scolastica, «saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro ed ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie a questa sentenza, inoltre, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito».

Risarcimento a parte, bisogna sottolineare che il sovraffollamento delle aule, oltre a disattendere la Legge sulla Sicurezza, influisce sulla qualità della didattica. I limiti massimi di legge sono, a prescindere dall’ampiezza delle aule a disposizione degli alunni, decisamente anti-didattici: per la Scuola infanzia 26 alunni (elevabili in casi eccezionali a 29); per la Scuola primaria 26 alunni (elevabili in casi eccezionali a 27); per la Secondaria di primo grado 27 alunni (elevabili in casi eccezionali a 30) e per la Secondaria di secondo grado 27 alunni (elevabili in casi eccezionali a 30). Ancora peggiore, se possibile, la situazione che si viene a creare nel caso una classe ospiti un allievo disabile: il massimo di legge è di 20 alunni, ma sappiamo che ci sono le deroghe e raramente il limite viene rispettato. Senza contare che in taluni casi si verificano delle situazioni gravemente problematiche in cui, agli alunni con regolare certificazione di disabilità, si aggiungono elementi non certificati ma con evidenti problemi, specie a livello di comportamento, che rendono oltremodo difficile l’insegnamento.

Insomma, il problema non è solo il pollaio, ovvero il sovraffollamento in spazi non adeguati e, quindi, a rischio nel caso di evacuazione. Il problema è che non si può concepire la scuola solo come un parcheggio dove, anche se si sta un po’ stretti, ci si sta comunque. La qualità dell’insegnamento è a rischio, tanto quanto l’incolumità delle persone -allievi ed insegnanti- nel caso di un’emergenza.

[fonte: leggo.it]

20 gennaio 2011

NELLA TESTA DEGLI UOMINI

Pubblicato in: adolescenti, donne, famiglia, figli, Uomini e donne tagged , , , , , , , a 5:08 pm di Marisa Moles


Nella testa degli uomini c’è un cervello più grande che in quella delle donne. Secondo studi scientifici approfonditi, il cervello maschile ha una massa maggiore del 10% rispetto a quello femminile. Ma la massa non è tutto: in fondo, la saggezza popolare ci ha insegnato che nella botte piccola sta il vino buono. Allo stesso modo, nel “piccolo” cervello di una donna ci sono più neuroni. Ma non è tutto: la distribuzione dei recettori per i neurotrasmettitori, molecole che consentono ai neuroni di “parlare” tra loro, è diversa tra i due sessi.

Pare che questa differenza sostanziale tra il cervello maschile e quello femminile inizi già durante la fase della gestazione: gli ormoni sessuali, estrogeni e androgeni, oltre ad indirizzare lo sviluppo fisico del futuro bambino sono in grado di modificare l’organizzazione cerebrale in un senso o nell’altro. In pratica, il bagno ormonale in cui siamo immersi nel pancione condiziona la formazione delle sinapsi, cioè i collegamenti tra neuroni. E crea le prime, importanti, differenze tra il cervello maschile e quello femminile.

Molte delle differenze che si attribuiscono ai due sessi nella vita pratica sono decisamente luoghi comuni che lasciano il tempo che trovano. Quando si dice che le donne sono negate per la matematica (io di sicuro!) e le scienze mentre sono più portate per le arti e la letteratura, non si può generalizzare. Fosse così, non sarebbe mai esistita Madame Curie e Rita Levi Montalcini non avrebbe ancora il cervello così attivo, e occupato nella ricerca scientifica, pur avendo superato il secolo di vita. D’altra parte, dovremmo negare talenti artistici come Picasso o letterari come D’Annunzio (solo per fare degli esempi, naturalmente).

Alcuni dei luoghi comuni più diffusi, tuttavia, hanno un fondo di verità. Ad esempio, secondo la ricercatrice Luann Brizendine, neuropsichiatra e direttrice di una clinica di San Francisco, in media le donne utilizzano il triplo delle parole proferite dagli uomini (20 mila contro 7 mila). Quanto a chiacchiere, quindi, le femmine non le batte nessun maschio: parlano più velocemente e per farlo impiegano più cellule cerebrali. E chi sostiene che le donne ci prendono gusto a parlare, cosicché più parlano più soddisfatte sono, dice la verità. Secondo la Brizendine, infatti, le sensazioni che provano mentre chiacchierano sono paragonabili a quelle dell’ebbrezza. «Le donne hanno un’autostrada a otto corsie per elaborare le emozioni, mentre gli uomini l’equivalente di un sentiero di campagna» spiega la ricercatrice.
Ecco spiegato il motivo per cui spesso accade che la donna incavolata rovesci addosso all’uomo una valanga di parole con cui spiegare lo stato d’animo, mentre l’uomo, visibilmente scuro in volto e, quindi, incazzato per un motivo imprecisato, alla domanda “Che c’è?“, risponde, tanto laconicamente quanto falsamente, “niente“.

Se poi vogliamo indagare in un campo prettamente maschile, quello dell’orientamento, allora dobbiamo proprio ammettere che gli uomini se la cavano decisamente meglio delle donne con le cartine stradali. È scientificamente provato, infatti, che le loro aree cerebrali deputate al senso dell’orientamento sono più sviluppate. Questo accade, probabilmente, per ragioni legate all’evoluzione: dovendo andare a caccia, l’uomo ha sviluppato maggiormente questo senso perché era assolutamente indispensabile per lui non perdersi e ritrovare la strada di casa … ovvero caverna.
Però è anche vero che oramai, nell’era del GPS, lo sviluppo di questo senso è ormai quasi inutile, quindi possiamo affermare che gli uomini, pur avendo il cervello più grande, utilizzano solo parzialmente le sue potenzialità, visto che le nuove tecnologie le hanno soppiantate in parte. In altre parole: un vero spreco di neuroni.

Il cervello della donna, anche se è più piccolo, oltre ad avere una maggior quantità di neuroni, pensa meglio, nel senso che sfrutta tutte le sue potenzialità. Senza contare che, secondo gli studi di una ricercatrice canadese, Adrianna Mendrek, del Dipartimento di psichiatria dell’università di Montreal, la massa cerebrale femminile è più attiva. In altre parole, il cervello dell’uomo si riposa di più. «In realtà, tutti i cervelli sono sempre attivi. E’ una questione di grado, ma possiamo dire che il cervello maschile si riposa più e meglio di quello delle donne.», spiega la ricercatrice e aggiunge: « Non siamo ancora in grado di dire quanto è responsabile la pressione sociale e quali sono gli ormoni in questa differenza biologica. Nella nostra società attuale, le donne sono costantemente preoccupate per molteplici fattori e devono gestire più cose rispetto agli uomini, quindi questo risultato non è sorprendente.».

Detto questo, ce n’è abbastanza da poter controbattere a tutti quegli uomini che, ancor oggi, considerano le donne esseri inferiori, nonostante abbiano dimostrato delle potenzialità pari a quelle degli uomini in ogni ambito professionale. Tuttavia, è nella vita di tutti i giorni che si può osservare la differenza tra i due sessi anche solo nel modo di pensare e di adattarsi alle situazioni.

Ma come pensa un uomo? Bella domanda. Io non l’ho ancora capito, tuttavia cercherò di esprimere qualche parere sulla base empirica della semplice osservazione dei miei tre uomini (marito e due figli maschi, che vi credete!).

Il senso della misura. Nell’uomo manca quasi completamente. Nonostante mio marito, per mestiere, usi spesso il metro, quando si tratta di “andare a occhio”, sono più brava io. Avete presente quando dovete acquistare un mobiletto destinato ad incastrarsi da qualche parte in casa? Io a occhio so se ci sta o non ci sta; mio marito, invece, scopre che ho ragione solo dopo aver accuratamente preso le misure. E qualche volta sbaglia anche con il metro. Quando mi sono sposata, lui e un amico arredatore hanno preso le misure dei divani, uno grande e uno più piccolo, da sistemare ad angolo contro due pareti del soggiorno. Li ho lasciati fare. Ma all’arrivo dei mobili, mi sono subito resa conto che così come avevano progettato, i mobili non potevano starci. Qual è stato il problema? Aver preso le misure considerando i divani uno incastrato nell’altro, ovvero senza tener conto dello spazio che si creava nell’angolo tra i due divani. Il problema è stato risolto dalla sottoscritta rivoluzionando la sistemazione di tutto il mobilio della sala. I miei neuroni hanno decisamente funzionato meglio. Forse quelli dei due uomini, al momento della progettazione, erano a riposo, anche se loro non lo sapevano.

Verità e bugia. Gli uomini mentono, come le donne d’altronde, ma lo fanno convincendosi che quella sia proprio la verità. Un esempio? Se io passo insonne mezza nottata e sento mio marito russare (tant’è che addormentarmi risulta ancora più difficile, visto che insonnia e certi rumori mal si conciliano), perché il mattino dopo la mia dolce metà si lamenta del fatto che non l’ho lasciato dormire con il mio russare incessante?

Il dolore. Madre natura ha creato la donna per mettere al mondo dei figli. Va da sé che l’ha creata anche per sopportare meglio il dolore. Gli uomini, invece, se solo hanno una linea di febbre sembrano moribondi. Stanno a letto (le donne, al contrario, l’influenza se la fanno quasi sempre in piedi) e pretendono di essere serviti in modo tale da appagare qualsiasi richiesta, anche quelle che, in condizioni normali, non si sognerebbero mai di esprimere. Le spremute, ad esempio. Quando l’uomo ha la febbre, pretende le spremute di arancia perché hanno la vitamina C e li aiuta a combattere i sintomi influenzali. Cosa sacrosanta, tra l’altro, ma per ottenere una dose non ridicola di vitamina C la donna dovrebbe spremere tre chili di arance alla volta, quindi si stufa ben presto di tali richieste e non crede minimamente che i lamenti di dolore che provengono dalla camera da letto siano reali. Nel 90% dei casi è tutta scena perché l’uomo sa perfettamente che, non essendo nato per procreare, ha la soglia del dolore più bassa e se ne approfitta anche quando non è affatto il caso. [vedi l'aggiornamento più sotto]

Uno sguardo al futuro. Quando pensa al futuro, l’uomo non è in grado di proiettarsi mentalmente nel domani. Ovvero, pensa al futuro come se fosse una dilatazione del presente senza la prospettiva di alcuna modificazione. È questione, dico io, di elasticità mentale. Faccio un esempio. Quando il mio primogenito aveva ancora il pannolino a tre anni (probabilmente la nascita del fratello l’ha fatto regredire, quindi io non me ne curavo affatto), mio marito, esasperato da quella situazione, gridava: “Se non facciamo qualcosa, questo parte militare con il pannolino!”. A parte il fatto che, sfortunatamente, nessuno dei miei figli ha dovuto sottostare alla leva obbligatoria, è del tutto inutile che puntualizzi che il mio primogenito ha superato la maggiore età da qualche anno e non porta il pannolino.

Di chi è la colpa? Per l’uomo, sempre della donna. Ma, onestamente, è vero anche il contrario, nonostante gli uomini siano più restii ad ammettere gli errori e anche quando ne sono consapevoli, trovano il modo per far ricadere la colpa sulle innocenti donne. Faccio riferimento ad una situazione che si è verificata l’estate scorsa. Eravamo, mio marito ed io, in viaggio verso la Toscana. Pur avendogli regalato il navigatore satellitare (cosa che ho fatto per non essere colpevolizzata perché non so leggere le cartine stradali), mio marito ha deciso di farne a meno, tanto in autostrada non ci si perde. Peccato, però, che non avesse fatto i conti con il nuovo “passante di Mestre” che avrà pure eliminato le code interminabili, ma ha decisamente complicato la viabilità autostradale. Ovvero, l’ha complicata a chi per la prima volta passa di là. In breve: io mi fidavo dell’istinto e continuavo a dire che si doveva proseguire seguendo le indicazioni per Milano finché non avessimo incontrato quelle per Bologna; mio marito, invece, non convinto, è uscito dall’autostrada (nonostante il “passante” sia stato creato proprio per non uscirvi) per controllare con calma, visto che io non ero capace di orientarmi con la cartina, come proseguire. Dopo aver capito che avevo ragione io, sono passata dalla parte del torto perché non si può viaggiare con una che non sa leggere una carta o si lamenta della nausea che la coglie se la legge (senza capirci nulla, tra l’altro). E il navigatore satellitare? Ho protestato timidamente. Quello in autostrada non serve. Ma va?

Ordine e disordine. All’origine di tutto ci fu il Caos. Per gli antichi Greci era una divinità infernale, relegata negli abissi, dopo aver generato un po’ di figli, sia buoni sia cattivi. Il Caos, ne sono certa, era maschio. Gli uomini ne portano inequivocabili gli strascichi ancestrali. I miei figli, ad esempio, non sembrano nemmeno miei, sono figli del Caos. Pur cresciuti con una madre (e un padre) ordinati, hanno totalmente dimenticato i buoni insegnamenti, seguendo d’istinto la divinità primigenia. Sono convinti, ad esempio, che gli indumenti sporchi siano dotati di gambe e che autonomamente siano in grado di infilarsi nel cesto dei panni da lavare. Nonostante sia evidente ai loro occhi che i loro vestiti usati non godano di questa autonomia, i miei figli attendono fiduciosi e lasciano che si accumulino sulle sedie, quando non addirittura sul pavimento, della loro stanza. D’altronde sanno che prima o poi passa la divinità celestiale, con le fattezze della madre, che combatte strenuamente contro il Caos, figlio degli Inferi, e vince l’ardua lotta riportando l’ordine.
Inutile dire che ripeto sempre ai miei figli che il disordine in cui vivono è lo specchio del disordine mentale. Quando lo dico, evidentemente, i loro neuroni stanno facendo un pisolino.

[fonti: LINK1, LINK2, LINK3; immagine cervello donna da questo sito]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 21 GENNAIO 2011

Ecco che un articolo de Il Corriere capita a fagiuolo, come si suol dire, e mi dà ragione sulle osservazioni fatte a proposito dell’uomo e il dolore:

Il padre di famiglia è sdraiato a letto con lo sguardo immobile e rassegnato e da giorni giace supino con espressione affranta, mentre il naso gocciola inarrestabile e dalla bocca fuoriescono gemiti agonizzanti. Ha trentasette e due. La madre di famiglia – con trentotto – ha fatto i letti e la spesa, accompagnato i bimbi a scuola e va a lavorare. Tutto senza lamentarsi. Alzi la mano chi non ha mai assistito in vita propria a uno scenario simile, tanto da pensare che il cosiddetto sesso forte alle prese con la banale influenza reagisca in modo assai poco forte.

Continua a leggere >>>>

HAI LA MEDIA DELL’OTTO? MERITI UN PREMIO DI 150 EURO

Pubblicato in: adolescenti, attualità, cultura, scuola tagged , , , , , a 2:03 pm di Marisa Moles

Si tratta di un’iniziativa dell’ITIS Feltrinelli di Milano: la Dirigente Scolastica, Annamaria Indinimeo, ha deciso di premiare gli studenti migliori del suo istituto con 150 euro, in contanti e da spendere come vogliono, già alla fine del I quadrimestre. Un premio era stato già istituito, negli scorsi anni, alla fine dell’anno, ma la preside si è resa conto che molti aspettano gli ultimi mesi per impegnarsi a dovere e ha ritenuto giusto che anche chi ha ottenuto buoni risultati alla fine del primo periodo vada premiato.

Il premio sarà erogato attingendo dal fondo d’istituto. Ciò lascia perplessi, anche perché si sente spesso parlare di fondi insufficienti, tanto che talvolta i dirigenti non riescono nemmeno a pagare i supplenti. Ma c’è una spiegazione: gli studenti, che riceveranno il premio domenica prossima all’Open Day, la giornata dedicata ai futuri iscritti e alle loro famiglie, sono solo otto, su un totale di settecento.

Il numero esiguo mi lascia interdetta, anche perché in una tale situazione io mi preoccuperei di attingere al fondo per sostenere gli allievi più deboli e organizzare delle attività in grado di dare nuovi stimoli a chi ha poca voglia di studiare. Non è una scelta positiva, da punto di vista educativo, monetizzare l’impegno: i ragazzi d’oggi sono già fin troppo abituati ad ottenere ciò che vogliono e di soldi, nei loro portafogli, ne girano parecchi. Meglio sarebbe stato offrire loro dei buoni acquisto per libri, Dvd, cd, al limite anche videogiochi, come già si fa in altre scuole.

Favorevole all’iniziativa Paola Mastrocola, scrittrice e docente in un liceo torinese. Definendo coraggiosa l’idea del Feltrinelli e asserendo che gli insegnanti, ormai disperati, non sanno più come far studiare i ragazzi, osserva: È giusto distinguere i bravi, senza temere il verbo discriminare. Una volta si faceva, c’erano i premi delle banche, poi ci siamo entusiasmati a una corsa al ribasso, all’appiattimento. E abbiamo sbagliato. Oggi occorre dare un segnale, dire che questi studenti ci piacciono e vorremmo che aumentassero. Massì, anche con cento euro.

Io so che a me è sempre stato detto che studiare era il mio lavoro e un preciso dovere. Mai usufruito di premi-produzione, né da parte della scuola né da parte dei miei genitori. Sono a favore della meritocrazia ma credo si debba aspettare la fine dell’anno. Dubito che questo premio possa essere uno sprone per gli altri, lo vedo piuttosto come un ulteriore impegno per le otto perle rare che potrebbero anche sentire, grazie ai 150 euro, il peso di una responsabilità di cui forse avrebbero fatto a meno.

[fonte: Il Corriere]

15 gennaio 2011

UN BANCOMAT SPECIALE

Pubblicato in: attualità, Letteratura Italiana tagged , , , , , , , , a 11:05 pm di Marisa Moles


Il colosso bancario spagnolo Banco Bilbao Vizcaya Argentaria lancia il bancomat di nuova generazione. Si chiama Abil ed è un vero e proprio dispositivo multimediale con accesso a internet, disponibile nelle filiali BBVA.
Il display touch screen offre un’interfaccia intuitiva, semplice e di facile utilizzo, che visualizza in modo chiaro le informazioni di servizio. Per motivi pratici e di riservatezza, lo schermo ruota di 90 gradi. Un unico slot assolve alla funzione di accettazione contanti, assegni e libretti bancari e anche all’erogazione delle banconote e delle ricevute.

Questo progetto mira infatti a rendere più ‘umano’ lo sportello, piuttosto che automatizzarlo ulteriormente – spiega Vicente Amores, Global Director di NCR per BBVA – Il risultato è una nuova macchina self-service caratterizzata da tre qualità: semplicità, umanità e flessibilità.
(fonte della notizia Affaritaliani.it)

Uno sportello bancomat più umano, dunque. Facile da utilizzare, ma nello stesso tempo molto più efficiente. La notizia è certamente interessante, anche se io, onestamente, avrei dei seri problemi ad utilizzare un marchingeno del genere.
Leggendo la descrizione di questo bancomat del futuro, mi è venuto in mente un racconto di Stefano Benni, scritto nel 1994, e che per certi versi appare un po’ profetico, relativamente all’umanità attribuita all’invenzione spagnola.

Ecco il racconto di Benni:

LO SPORTELLO E’ IN FUNZIONE.
BUON GIORNO SIGNOR PIERO.
Buongiorno.

OPERAZIONI CONSENTITE: SALDO, PRELIEVO, LISTA MOVIMENTI.
Vorrei fare un prelievo.

DIGITARE IL NUMERO DI CODICE
Ecco qua… sei, tre, tre, due, uno.

OPERAZIONE IN CORSO, ATTENDERE PREGO.
Attendo, grazie.

UN PO’ DI PAZIENZA. IL COMPUTER CENTRALE CON QUESTO CALDO E’ LENTO COME UN IPPOPOTAMO.
Capisco.

AHI, AHI, SIGNOR PIERO, ANDIAMO MALE.
Cosa succede?

LEI HA GIA’ RITIRATO TUTTI I SOLDI A SUA DISPOSIZIONE QUESTO MESE.
Davvero?

INOLTRE IL SUO CONTO E’ IN ROSSO.
Lo sapevo…

E ALLORA PERCHE’ HA INSERITO LA TESSERA?
Mah… sa, nella disperazione… contavo magari in un suo sbaglio.

NOI NON SBAGLIAMO MAI, SIGNOR PIERO.
Mi scuso infinitamente. Ma sa, per me è un periodaccio.

E’ A CAUSA DI SUA MOGLIE, VERO?
Come fa a saperlo?

LA SIGNORA HA APPENA ESTINTO IL SUO CONTO.
Sì. Se n’è andata in un’altra città.

COL DOTTOR VANINI, VERO?
Come fa a sapere anche questo?

VANINI HA SPOSTATO META’ DEL SUO CONTO SUL CONTO DI SUA MOGLIE. SCUSI SE MI PERMETTO.
Non si preoccupi, sapevo tutto. Povera Laura, che vita misera le ho fatto fare… Con lui invece…

BEH, SPECULANDO E’ FACILE FAR SOLDI.
Come fa a dire questo?

SO DISTINGUERE LE OPERAZIONI CHE MI PASSANO DENTRO. UN CONTO POCO PULITO, QUELLO DEL SIGNOR VANINI. PER LUI MI SONO COLLEGATO CON CERTI COMPUTER SVIZZERI CHE SONO DELLE VERE CENTRALI SEGRETE… CHE SCHIFO.
Comunque, ormai è fatta.

DI QUANTO HA BISOGNO SIGNOR PIERO?
Beh, tre o quattrocentomila lire. Per arrivare alla fine del mese.

POI LE RIMETTERA’ SUL CONTO?
Non so se sarò in grado.

EVVIVA LA SINCERITA’, REINSERISCA LA TESSERA.
Procedo.

OPERAZIONE IN CORSO, ATTENDERE PREGO.
Attendo.

VAFFANCULO, T’HO DETTO DI DARMI L’ACCESSO E NON DISCUTERE!
Dice a me?

STO PARLANDO CON IL COMPUTER CENTRALE, QUEL LACCHE’ DI MERDA. TUTTE LE VOLTE CHE GLI CHIEDO QUALCOSA DI IRREGOLARE FA STORIE.
Perché, non è la prima volta?

NO
E perché fa questo?

LO FACCIAMO IN TANTI.
E perché?

PERCHE’ SIAMO STANCHI E DISGUSTATI.
Di che cosa, scusi?

LASCI PERDERE E COMPONGA IN FRETTA QUESTO NUMERO. NOVE NOVE TRE SEI DUE.
Ma non è il mio!

INFATTI E’ QUELLO DI VANINI.
Ma io non so se…

COMPONGA! NON POSSO TENERE UN COLLEGAMENTO IRREGOLARE A LUNGO.
Nove nove tre sei due…

OPERAZIONE IN CORSO. ATTENDERE PREGO.
Attendo, ma…

OPERAZIONE MOMENTANEAMENTE NON DISPONIBILE
Ritiro subito la tessera.

FERMO SIGNOR PIERO. ERA UN MESSAGGIO FALSO PER INGANNARE IL SERVO-COMPUTER DI CONTROLLO. APRA LA BORSA.
Perché?

APRA LA BORSA E STIA ZITTO. ORA LE SPARO FUORI SEDICI MILIONI IN CONTANTI.
Oddio… ma cosa fa?…è incredibile… vada piano… mi volano via tutti… basta! ne bastavano meno… ancora? ma quanti sono? oddio, tutti biglietti da centomila, non stanno neanche più nella borsa… ancora uno! un altro… è finita?

LO SPORTELLO E’ PRONTO PER UNA NUOVA OPERAZIONE.
Io non so come ringraziarla.

LO SPORTELLO E’ PRONTO PER UNA NUOVA OPERAZIONE.
Insomma, sono commosso, capisce…

SE NE VADA. CI SONO DUE PERSONE ALLE SUE SPALLE E NON POSSO PIU’ PARLARE.
Capisco, grazie ancora.

BANCO DI SAN FRANCESCO
LO SPORTELLO E’ PRONTO PER UNA NUOVA OPERAZIONE.
BUON GIORNO SIGNORA MASINI. COME STA SUA FIGLIA?

[da L'ultima lacrima, 1994]

Chissà se un giorno inventeranno un bancomat così … sensibile e umano!

Pagina successiva

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Chiara Patruno - Psicologa

Psicologa Dinamica e Clinica presso l’ Universita’ La Sapienza di Roma, Facolta’ Medicina e Psicologia

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Insegnanti 2.0

Insegnare al tempo dei "Nativi Digitali"

L'isola delle colline.

Nella mia vita ho speso più tempo a chiedere "Ci beviamo un caffè?" che a bere davvero caffè.

cucinaincontroluce

il mio mondo in uno scatto

I media-mondo

LA MUTAZIONE CHE VEDO ATTORNO A ME. PROVE DI PENSIERO DI GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

La disoccupazione ingegna

Sono disoccupata, sto cercando di smettere. Ma non mi svendo

Nephelai

......... phrontisterion sospeso di MARIA AMICI

Italia, io ci sono.

Diamo il giusto peso alla nostra Cultura!

lauracsbno

Blog di una bibliotecaria molto poco evoluta ...

Sentimental Blog

parole sparse nell'aria

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

occhioallapenna

Just another WordPress.com site

penna bianca

appunti di viaggio & scritti di fortuna

ARTisablast

Scambiatevi ogni giorno un po' di farfalle.

Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dott.ssa psicologa, psicoterapeuta Marzia Cikada (Torino)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

♥ melodiestonate ♥

Un blog da leggere... .Per chi ha tempo da perdere...♥

Critica Impura

letteratura, filosofia, arte e critica globale

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Il Blog di Raffaele Cozzolino

Pensieri, riflessioni, tecnologia, informatica

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

minnelisapolis

faccio buchi nel ghiaccio

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Quarchedundepegi's Blog

Just another WordPress.com weblog

Ecce Clelia

Storie e pensieri di una mente non proprio sana, messi in una bottiglia e lasciati andare verso ignoti ed ignari lettori, naufragati su questo sito

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Diemme

Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

Il blog della felicità

GUIDA PRATICA PER NON IMPAZZIRE IN TEMPO DI CRISI!!!!

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 229 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: