TRADIZIONI DI NATALE: L’ALBERO


Come vuole la tradizione, l’8 dicembre, giorno in cui la Chiesa festeggia l’Immacolata Concezione di Maria Vergine, nelle case si allestisce l’albero di Natale. È una tradizione che viene dal nord, lo sanno tutti, soprattutto se consideriamo che l’abete appartiene alla famiglia delle conifere che fanno parte dell’ambiente naturale della taiga. Quest’ultima rappresenta la vegetazione caratteristica delle zone molto fredde, quelle che si trovano in prossimità del Circolo Polare, nonostante le conifere crescano anche a diverse latitudini, ad altitudini piuttosto elevate. Ed è per questo che le troviamo anche nelle nostre Alpi.

Una tradizione, quella dell’albero natalizio, apparentemente estranea alla cultura cristiana, cattolica in particolare.
Si tramanda che l’albero di Natale sia stato allestito per la prima volta in Germania nel 1611. Si racconta che la duchessa di Brieg avesse già preparato tutto nel suo castello per festeggiare il Natale ma che un angolo del salone le fosse apparso vuoto. Uscì allora nel parco per cercare qualcosa di adatto e trovò un piccolo abete. Lo fece trapiantare in un vaso e trasferire nel salone.

Ma, leggende a parte, è una tradizione che affonda le sue radici proprio in ambito cristiano. Pare, infatti, che si debba attribuire a San Bonifacio, nato in Inghilterra nel 675 e morto martire in Germania nel 754.
Egli, missionario nei dintorni di Geismar, nella Germania settentrionale, notò alcuni pagani che adoravano una quercia per preparare il sacrificio del piccolo principe Asulf al dio Thor. San Bonifacio li fermò ed abbatté la quercia, al posto della quale apparve un abete. Il santo, allora, spiegò al popolo che l’Abete, sempreverde, era l’albero della vita e che rappresentava Cristo. Da quel momento l’abete rappresentò l’albero di Natale.
Da allora, nella tradizione cristiana l’albero di Natale è “l’albero cosmico“, cioè la manifestazione divina del Cosmo, dove le luci rappresentano Cristo che illumina l’umanità (in quanto Gesù è la luce del Cosmo) e i doni e le decorazioni simboleggiano la sua generosità verso gli uomini.

Sembra, addirittura, che l’abete fosse uno degli alberi del giardino dell’Eden.
Una leggenda narra che l’abete è l’albero della Vita, di biblica memoria, le cui foglie si avvizzirono ad aghi quando Eva colse il frutto proibito e non fiorì più fino alla notte in cui nacque Gesù Bambino.
Secondo un’altra leggenda, Adamo avrebbe portato con sé, dopo essere stato cacciato dall’Eden, un ramoscello dell’albero del bene e del male, che più tardi avrebbe dato vita all’abete, usato per l’albero di Natale e per la Santa Croce.

Nell’ambito delle tradizioni popolari ritroviamo diverse leggende che cercano di spiegare, in modo più o meno fantasioso, la nascita dell’albero di Natale.
Una di queste racconta che quando nacque Gesù, anche gli alberi, come gli animali e come gli uomini, vollero offrirgli i loro doni per consolare la sua povertà.
Solo l’abete non aveva fatto la sua offerta perché non sapeva che cosa dare.
“Che cosa posso offrire, io, al Bambino?” chiese agli altri.
“Tu!” – risposero – “Tu non hai nulla da offrire. I tuoi aghi aguzzi pungerebbero il bimbo, e le tue lacrime sono appiccicose di resina.”
Il povero abete si senti molto infelice e disse con tristezza: “Avete ragione. Non ho proprio niente che sia degno di essere offerto al Bambino.”
Un angelo, udendo quelle parole, ebbe compassione dell’abete così umile e decise di aiutarlo. Chiese, allora, ad alcune stelle, che brillavano nel cielo, di scendere e di posarsi sui rami dell’abete. Esse ubbidirono e il grande albero ne fu tutto illuminato. Il Bambino Gesù lo vide e i suoi occhi brillarono di gioia, rendendo felice l’abete che aveva potuto offrire anche lui il suo dono.
Molti anni dopo, le persone che conoscevano questa storia presero l’abitudine di far brillare in ogni casa, la vigilia di Natale, un abete carico di candele accese, come quello che aveva brillato davanti al presepio. (LINK della fonte)

L’abete natalizio può essere decorato in modo molto vario, ma l’aspetto più tradizionale vuole che dai suoi rami pendano i gingilli, ovvero le “palle” colorate. Anche questa tradizione ha un suo perché. Si racconta, infatti, che a Betlemme c’era un artista di strada molto povero, tanto da non avere nulla da offrire in dono a Gesù Bambino. Non sapendo che fare, si recò dal Bambinello e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere.
Questa leggenda spiega il perché ogni anno sull’albero di Natale appendiamo le “palle” colorate: per ricordarci delle risate di Gesù Bambino. (LINK della fonte)

La magica atmosfera che si crea con gli addobbi natalizi, in particolare con l’abete, ha ispirato anche poeti e scrittori. Guido Gozzano, ad esempio, racconta questa leggenda:

Viveva un tempo, nella Foresta Nera, un uomo di nome Andrea, che fabbricava oggetti di legno intagliato: cucchiai, forchette e bambole.
Lavorava molto, ma guadagnava poco per mantenere la moglie e i due figlioletti.
Un anno lavorò moltissimo per tutta l’estate e per tutto l’autunno, senza riposo, finché venne l’inverno. Voleva portare tanti soldi a casa e fare due bei regali ai suoi bambini, per il Natale.
Andrea partì dunque, due giorni prima di Natale, con la slitta stracarica di cucchiai, di forchette e di bambole e traversò la foresta coperta di neve.
Riuscì a vendere tutto ai signori della città ed era felice perché aveva incassato cento monete d’argento e cinque monete d’oro.
Comprò i regali per i suoi bimbi e riprese la via del ritorno, attraverso la Foresta Nera.
Ma venne una bufera di neve e Andrea si smarrì..
Tic tic tic!
Chi è? Chi mi cerca?
Sono io, signor scoiattolo!
Chi io?
Il picchio che picchia. Ho bisogno di un consiglio.
Poco lontano da qui, ho visto Andrea nella bufera. Ha perduto la strada di casa.
È disperato. Bisogna aiutarlo.
Come si fa? – disse lo scoiattolo.
Ci vorrebbe un lume. Aspetta! Ho una idea. Va’ a chiamare tutti i tuoi fratelli, i picchi che picchiano, poi andrete insieme nella chiesa della città a prendere le candele accese.
Subito il picchiò andò a chiamare i picchi suoi fratelli e tutti insieme volarono fino alla chiesa della città dove la gente aspettava la mezzanotte di Natale.
Nessuno sa come la porta si aprì. I picchi raggiunsero l’altare, presero ciascuno una candela accesa uscirono uno dopo l’altro.
Anche la gente, rimasta al buio, uscì dalla chiesa. Qualcuno gridò: – Guardate! I picchi con le candele accese si dirigono verso la Foresta Nera!
E fu così che Andrea vide venire avanti tanti piccoli lumi. I lumi si posero sulla punta dei rami dell’abete, sotto il quale Andrea, sfinito e quasi morto, si era rifugiato.
Tutta la foresta intorno si illuminò.
L’uomo si alzò, si guardò intorno meravigliato e gridò con gioia:
Ecco la mia casa, laggiù, fra gli alberi!
Da allora tutti vollero che l’albero di Natale fosse illuminato.
(LINK della fonte)

Infine, ricordo che quand’ero bambina cantavo, alle recite scolastiche, la canzone “O ALBERO” (titolo originale O TANNENBAUM). Eccone una delle tante versioni, quella che mi ricorda maggiormente la “mia”:

O albero, o albero,
risplendi nella notte!
Le luci tue scintillano,
come le stelle brillano.
O albero, o albero,
risplendi nella notte!

Fra i canti degli arcangeli
ritorna il bambinello.
I rami verdi toccano
la capannina di cartone
l’albero illumina
la culla del Signore.

S’innalzano, risuonano
i canti di Natale.
La loro dolce musica
giunge fra tutti i popoli.
Ripete ancor agli uomini:
giustizia, pace, amore
.

Ed ora corro a preparare l’albero … troppo intenta a ricercare le leggende natalizie, mi ero scordata che è arrivato il momento di allestire anche il mio abete!

PER LEGGERE GLI ALTRI POST NATALIZI, CLICCA QUI. PER I GOLOSI: QUI TROVATE LE RICETTE DEI DOLCI DI NATALE

[la foto dell’albero del Rockfeller Center è tratta da questo sito]

15 pensieri riguardo “TRADIZIONI DI NATALE: L’ALBERO

  1. Ho un albero di Natale di rami intrecciati da almeno dieci anni. Ogni anno aggiungo luci e palline rigorosamente di toni di rosso.
    A vedere tutti quegli abetini dai fiorai mi si stringe il cuore, e spero che vengano adottati in qualche giardino.
    Da Ikea si possono riportare dopo le feste gli alberi acquistati perchè siano ripiantati.
    Bella ricerca!
    Love
    L

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  2. @ laurin42

    Io ne ho uno che avrà circa venticinque anni. Non sarà bellissimo ma, per l’uso che se ne deve fare, va più che bene. Per nessuna ragione al mondo prenderei un albero vero, un po’ per il rispetto della natura e un po’ perché in pochi giorni ci si riempie la casa di aghetti. 😦

    Non sapevo che all’Ikea facessero questo servizio, ma mi chiedo in che condizioni arrivino quei poveri alberi alla fine delle feste …

    Grazie per l’apprezzamento.
    Baci.

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  3. Hai scritto un articolo molto interessante e con un sacco di tradizioni che poche conosciamo!
    Ho avuto un abete vero solo una volta nella mia vita e non lo comprai perchè dato che mio marito allora lavorava ai Giardini della Villa Bellini di Catania un vivaista glielo regalò ! Non ti dico tutte le mattine cosa trovavo per terra ,non vidi l’ora che arrivasse la Befana per poterlo togliere!
    Adesso ne ho uno di quello con i led che si accendevano ,ma si è fulminato ed io ho ovviato attorcigliandogli attorno 2 fili di lucine multicolor.
    Un abbraccio Marisa,buona serata !
    liù

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  4. Grazie, Liù.

    Non parliamo delle lucine dell’albero … ogni anno se ne fulmina qualcuna e il mio abete (finto!) è davvero triste. Ma alla fine, più che l’albero, è importante l’aria di festa che si respira. Oddio, prevedo che questo Natale non sarà meno triste del mio albero con poche luci. 😦

    Non resta che pensare al vero significato di questa festività che, in fondo, è la festa della famiglia.

    Ciao, cara. Un abbraccio.

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  5. la leggenda dell ‘ abete l’ho imparata quest’anno dalla mia bimba… gliela hanno insegnata a scuola… pensavo, con una buona dose di populismo, a come la chiesa sia capace di far diventare cristiane e fare sue, le usanze “pagane”…

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  6. @ itacchiaspillo

    Innanzitutto, benvenuta! 🙂

    Le tradizioni pagane spesso sono state rivestite con abiti nuovi dalla Chiesa. Erano talmente radicate che non potevano essere ignorate. Tuttavia, queste storie hanno sempre un loro fascino.

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  7. Cara Marisa, mi hai riportato indietro nel tempo tra l’alberello, gli odori, le storie di Natale, e la felicità di una bimba che impaziente saliva su
    un sedia per addobbare il suo albero.
    Ho sempre rispettato la tradizione e non capisco la gente che inizia
    con i preparativi addirittura a fine novembre
    Ma ( purtroppo), la gioia dell’attesa del dolce e Santo Evento ,dal mio cuore è volato via per sempre
    Grazie per questi preziosi “regali”
    Un bacione
    Mistral

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  8. Non fa parte della mia tradizione religiosa, eppure a un certo punto anch’io ho cominciato a fare l’albero. Un albero piccolino, molto adornato, da mettere all’ingresso di casa.

    Quest’anno mia figlia ha espresso il desiderio (prontamente esaudito dal babbo) di un albero enorme, che ha messo nella sua stanza. E’ molto sobrio, senza neanche una lucina: cercherò di convincerla a metterne qualcuna, magari mostrandole, attraverso il tuo post, che anche le luci fanno parte del significato simbolico dell’albero!

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  9. @ Diemme

    L’albero di natale è una tradizione ormai diffusa a prescindere dal significato religioso. In fondo un alberello che male fa? Non è mica un crocefisso!
    Ma un abete senza luci non fa allegria. Di’ a Sissi che le luci le deve assolutamente mettere.

    P.S. Non so perché ma il tuo commento è finito in spam e l’ho scoperto solo stasera! 🙄

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  10. Errato.
    L’albero di Natale è nato in Egitto.
    E si asava proprio l’abete, che per la sua forma che ricordava le piramidi, era considerato propiziatorio. Venne portato in Europa dove le popolazioni del nord lo utilizzarono per celebrare il solstizio di inverno, dato che era un simbolo del caldo Egitto. E poi via via……
    🙂

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  11. @ Gianloria

    Per la precisione in Egitto non allestivano un albero vero e proprio (d’altra parte l’abete non fa parte della flora del luogo) ma una sorta di riproduzione della piramide, fatta con il legno, con dei bastoncini accesi che servivano di buon augurio. Infatti, qualora il fuoco avesse raggiunto la piramide, l’anno sarebbe stato fortunato.

    Nel mio post, in ogni caso, facevo riferimento alla tradizione di allestire l’abete in occasione del Natale.

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