SCUOLA: NIENTE BONUS PER L’ACCESSO ALL’UNIVERSITÀ DEI MATURANDI NEL 2011


Una sorpresa amara per gli studenti meritevoli che si accingono a sostenere l’Esame di Stato nel 2011: il famigerato Decreto Milleproroghe stabilisce il blocco, anche per il prossimo anno, dell’assegnazione di un bonus – punteggio per l’accesso ai corsi universitari a numero chiuso.

Nel 2007 il governo Prodi aveva introdotto la norma che prevedeva la possibilità di premiare gli studenti più bravi con una dote di 25 punti attestante un curriculum studiorum particolarmente brillante. La norma, tuttavia, non è mai entrata in vigore perché la commissione ministeriale che dovrebbe applicarla non ha trovato un accordo sulla modalità di assegnazione. Questo perché le valutazioni degli studenti maturati non appaiono calibrate, nel senso che un 100 preso in un dato istituto pare non abbia ugual valore rispetto allo stesso punteggio ottenuto in un altro istituto. A questo divario, che appare abbastanza palese tra le scuole del nord e del sud Italia e sul quale il ministro Gelmini si è già espressa (leggi QUI), sembra non esserci soluzione. A ciò si aggiunge anche la valutazione dei titoli stranieri, come ad esempio il baccaloreato francese.

Il ministro, su sollecitazione dei rettori, aveva già stabilito di abbassare il bonus da 25 punti a 10. Ma, anche per quest’anno scolastico, i “problemi tecnici” impediranno agli studenti più bravi di usufruirne per l’accesso all’università.
Non è dato sapere, a tutt’oggi, se rimane valido il bonus economico di 1000 euro per i 100 e lode.

Insomma, lo studio non viene quasi mai premiato e rimane un obiettivo che gratifica solo a livello personale chi lo consegue. Spero che i bravi studenti comprendano che un 100 o una lode non hanno prezzo … indipendentemente dalla carta di credito posseduta.

[fonte: Tuttoscuola.com; l’immagine è tratta da questo sito]

CARO 2011 …

Non è una letterina indirizzata al nuovo anno che sta per arrivare. No. Il 2011 sarà un anno caro, in tutti i sensi. Se qualcuno aveva delle previsioni ottimistiche (compresa la sottoscritta), è meglio che non s’illuda, almeno per quanto riguarda le spese che si andranno ad affrontare.

Quando si dice “Felice anno nuovo” magari si pensa alla salute, agli affetti, al lavoro … di certo non si pensa alle spese. Quindi, da questo punto di vista, il prossimo sarà a tutti gli effetti un anno infelice.

Secondo le stime dell’Adusbef e Federconsumatori, su ogni famiglia italiana graverà una stangata di oltre 1000 euro di spese in più. Per la precisione, tra rincari di alimentari, benzina, tariffe, assicurazioni e servizi bancari, ci sarà un aumento di spesa pari a 1.016 euro annui a famiglia. Ad incidere maggiormente sul bilancio familiare sarà la voce alimentare, con aumenti annui di 267 euro, ovvero del 6%.

Ma anche i trasporti saranno più salati; grazie al rincaro del carburante, dovremo sborsare 131 euro in più per i trasporti con propri mezzi; se vorremo viaggiare in treno, spenderemo 120 euro in più; l’autostrada aumenterà del 2% e anche l’assicurazione RcAuto graverà sulle spese familiari con una maggiorazione del 10-12% (pari a 105 euro).
Non andrà meglio a chi si sposta in autobus: è previsto addirittura un aumento del 25-30% .

Secondo Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef «si prospetta un anno infelice: sia per la crisi economica, che, se non adeguatamente affrontata, non permetterà di raggiungere nemmeno l’1% di crescita del Pil, sia per i rincari che contribuiranno a ridurre ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie».

È necessaria, quindi, una politica che rilanci l’economia «attraverso investimenti in settori innovativi, sia con processi di detassazione esclusivamente a favore delle famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati.» Ovviamente non è così semplice arrivare a ciò ed io, personalmente, non ho grande fiducia in questo rilancio economico. Sempre secondo Trefiletti e Lannutti, «in mancanza di ciò si consoliderà sempre di più il circolo vizioso tra contrazione dei consumi, cassa integrazione e licenziamenti e produzione industriale, non potendo sperare nella ripresa della nostra economia solo attraverso le esportazioni».

Non mi resta che dire: Caro 2011, siamo nelle tue mani … e, date le premesse, non mi sembrano così generose.

[Fonte: Il Corriere; l’immagine è tratta da questo sito]

BABBO NATALE DONA IL COUS COUS AL SINDACO DI ADRO

Oscar Danilo Lancini, sindaco di Adro, in provincia di Brescia, è balzato agli onori, si fa per dire, delle cronache per aver piazzato ben settecento simboli del Sole delle Alpi nel polo scolastico del suo comune. (ne ho parlato QUI)

I simboli incriminati, in quanto palesemente rinvianti al partito della Lega Nord, sono stati rimossi, su invito del ministro Mariastella Gelmini. Ma pare che il lavoro di rimozione non sia affatto concluso. inoltre, recentemente Lancini aveva espresso la sua preoccupazione per il rischio che le tradizioni locali fossero soppiantate da quelle degli emigrati, in particolare i mussulmani. Il sindaco, infatti, si era detto preoccupato che il cous cous potesse sostituire, nel nord d’Italia, il panettone. Per questo due Babbi Natale speciali hanno portato dei doni decisamente insoliti al sindaco di Adro: un piatto di cous cous, album da disegno, pennarelli, goniometro e righello. E poi ancora un “pennello grande per il simbolo grande”, ricordando un vecchio spot pubblicitario.

Nonostante l’assenza di Lancini e della sua Giunta, i pacchi dono sono arrivati a destinazione sotto lo sguardo divertito degli uomini della Digos e dei Carabinieri. I regali erano anche accompagnati da una letterina, come nella migliore tradizione natalizia, con la differenza che questa lettera l’ha scritta personalmente Babbo Natale al sindaco di Adro. Fra le altre cose nello scritto si legge:

Caro Oscar, ho letto la tua lettera pubblicata da un quotidiano: mi sono molto commosso tanto da inserirti al primo posto per la consegna dei regali. Vista la tua preoccupazione che il cous cous sostituisca nel Nord d’Italia il panettone, ho fatto una verifica e mi sono recato in una forneria artigianale di Adro: il panettone lo fanno ancora! Allora per convincerti ne ho fatto confezionare uno per te facendoci mettere sopra il tuo amato sole delle Alpi, senza conseguenze giudiziarie come avviene per chi lo piazza su una scuola pubblica. Al panettone ho aggiunto pennarelli, goniometri e righelli perché, quando avrai rimosso i simboli dalla scuola, ti possa consolare con i tuoi assessori e consiglieri disegnandoli su un album e, se vorrete, sulle pareti della sezione della Lega.

Per brindare, poi, è stata consegnata una bottiglia di acqua minerale (forse per non offendere la sensibilità dei mussulmani che non bevono alcolici) e, infine, il sindaco è stato avvisato del prossimo arrivo della Befana che provvederà anche lei a portare i suoi doni.

Il cous cous è stato preparato da una famiglia marocchina residente ad Adro e il grande pennello servirà per cancellare il Sole delle Alpi ancora visibile sul tetto della scuola.
L’iniziativa è nata da alcuni simpatizzanti del comitato ‘Via i simboli di partito dalla scuola pubblica’, nato spontaneamente su internet con tanto di profilo su Facebook.

E a Pasqua? Volerà finalmente una colomba, in segno di pace, sul tetto della scuola privo del simbolo leghista?

[fonte: Giornalettismo.com]

I BABBI NATALE PIÙ STRANI DEL MONDO


Santa Claus, ovvero Babbo Natale, ce lo siamo sempre immaginato a bordo di una slitta trainata dalla renne. Vederlo sugli sci, come nella foto sopra, può apparire strano ma in fondo lo ritroviamo sempre nel suo ambiente naturale, quello montano, in mezzo alla neve.

Che dire di quest’altro a fianco? Be’, vedere Santa Claus cavalcare le onde con un colorato e moderno surf, fa un po’ impressione. D’altronde siamo a Bali, lì la neve non sanno nemmeno cosa sia. Però conoscono perfettamente Babbo Natale e, anche se l’atmosfera natalizia in quei posti è un tantino diversa da quella del circolo polare artico, si divertono un mondo ad indossare i suoi panni … un po’ più leggeri, però.

Per vedere altri Babbi Natale strani in giro per il mondo, clicca QUI.

UNA POESIA PER NATALE: CARO GESU’ BAMBINO …


Come ogni anno volevo dedicare ai miei lettori una poesia per Natale. Ma ero un po’ stufa dei soliti poeti noti e arcinoti. Insomma, volevo una poesia diversa da quelle che mi rimandano alla mia infanzia e che si tramandano di generazione in generazione. E allo stesso tempo, desideravo trovare un testo che potesse far riflettere su questo nostro mondo che, ahimè, non è più nemmeno capace di emozionarsi per una ricorrenza che dovrebbe ricordarci di chi siamo figli e invece ci ricorda solo che dobbiamo correre a prendere i regali, altrimenti che Natale sarebbe.

Alla fine, l’ho trovata. Non è nemmeno nuova, nel senso che gira nel web da un bel po’ d’anni. Tuttavia, non la conoscevo così come non conosco la sua autrice, Giuliana Martirani, che ho scoperto essere napoletana, docente universitaria di Geografia Politica ed Economica e di Politica dell’ ambiente, nonché membro di Pax Christi, del MIR, collaboratrice in numerose altre esperienze pacifiste, ecologiste, della solidarietà, nonviolente. (per la biografia, clicca QUI)

Ecco la poesia. Non la commento perché si commenta da sé.
E ancora Buon Natale a tutti.

Caro Gesù Bambino, ti voglio avvisare…
Caro Bambino,
ora che di nuovo nasci bambino sulla Terra,
ti voglio avvisare:

Non nascere nella cristiana Europa:
ti metterebbero solo solo davanti alla Tv
riempiendoti di pop corn e merendine
e ti educherebbero a essere competitivo,
uomo di potere e di successo,
e a essere un “lupo” per altri bambini
semmai africani, latinoamericani o asiatici.
Tu che sei l’Agnello mite del servizio.

Non nascere nel cristiano Nord America:
ti insegnerebbero che sei superiore agli altri bambini,
che il tempo è denaro,
che tutto può essere ridotto a business, anche la natura,
che ogni uomo “ha un prezzo”
e tutti possono essere comprati e corrotti;
e ti eserciterebbero a sparar missili e a fare embarghi
che tolgono cibo e medicine ad altri bambini.
Tu che sei il Principe della pace.

Evita l’Africa:
ti capiterebbe di nascere con l’aids
e di morire di diarrea, ancora neonato
oppure di finire profugo in un Paese non tuo
per scappare a delle nuove stragi degli innocenti.
Tu che sei il Signore della Vita.

Evita l’America Latina:
finiresti bambino di strada oppure ti sfrutterebbero
per tagliar canna da zucchero o raccogliere caffè e cacao
per i bambini del Nord del mondo
senza mai poter mangiare una sola tavoletta di cioccolato.
Tu che sei il Signore del creato.

Evita anche l’Asia:
ti metterebbero “a padrone” lavorando quattordici ore al giorno
per tappeti oppure scarpe, palloni e giocattoli
da regalare… a Natale… ai bambini del Nord del mondo,
e tu andresti scalzo e giocheresti a calcio con palloni di carta o pezza.
Tu che sei il Padrone del mondo.

Ma soprattutto non nascere… di nuovo in Palestina:
alcuni ti metterebbero un fucile, altri una pietra in mano
e ti insegnerebbero a odiare i tuoi fratelli… di stesso Padre:
gli ebrei, i musulmani e i cristiani.
Tu che ogni anno sei inviato dal Padre per darci il suo amore misericordioso.

Caro Bambino, a pensarci bene,
devi proprio rinascere in tutti questi posti
ma non nei cuori dei bambini,
e dei Paesi “piccoli e deboli”:
là ci stai già,
ma nei cuori dei grandi e dei Paesi “grandi e potenti”
perché come hai fatto tu stesso:
Dio potente che diventa bambino impotente, rinascano anch’essi:
piccoli, innocenti e finalmente… deboli.

(da Il drago e l’agnello)

RIFORMA UNIVERSITÀ È LEGGE: IL TESTO APPROVATO AL SENATO


La riforma Gelmini è legge. L’aula del Senato ha infatti dato il via libera definitivo al testo sull’università approvandolo con 161 sì, 98 no e 6 astenuti. Hanno votato a favore Pdl, Lega e Fli. Hanno votato contro Pd e Idv. Si sono astenuti (anche se al Senato vale come voto contrario) Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. «La riforma verrà attuata fin dal prossimo anno accademico» ha annunciato il ministro dell’Istruzione nel corso della registrazione di Porta a Porta. La Gelmini ha sottolineato che entro i prossimi sei mesi tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati.
(LINK della fonte)

Per leggere le novità introdotte dalla legge CLICCA QUI ; per vedere il testo della legge CLICCA QUI.

SI PUÒ DIRE BUON NATALE?

Ormai viviamo in una società multietnica. Questo è sotto gli occhi di tutti. Nelle scuole, soprattutto, sono molti i bambini stranieri, le nuove generazioni che, di fatto, cresceranno qui e, con ogni probabilità, si sentiranno più italiani dei loro genitori.

Di integrazione culturale ho parlato più volte, sempre con un certo scetticismo perché, almeno per gli immigrati adulti, è sempre molto difficile integrarsi e spesso il concetto di integrazione viene confuso con l’annullamento delle proprie tradizioni e l’accettazione incondizionata della cultura del Paese ospitante. Ma le cose stanno diversamente. Nessuno chiede a nessuno di rinunciare alle proprie tradizioni e alla propria religione. Semmai, l’integrazione si dovrebbe basare sul rispetto reciproco e la libertà di professare, ad esempio, la propria religione senza per questo sentirsi discriminati.

Purtroppo, però, accade sovente che i discriminati siano proprio gli Italiani, specialmente i bambini che frequentano le scuole materne ed elementari. Ogni anno, a Natale, le maestre si pongono il problema della celebrazione di una festa che non è più condivisa dalla totalità degli scolari. E così succede che scompaiano dalle scuole gli addobbi natalizi, né albero né presepe, non si preparino più i “regaletti” per i genitori (ricordo ancora, con una certa emozione, un rametto di agrifoglio in pannolenci che avevo preparato in seconda elementare per mamma e papà) e guai a proporre delle recite sul tema della natività. Tutt’al più si può osare un timido accenno a Babbo Natale, ma parlare di Gesù Bambino è del tutto improponibile.


Succede, così, che non volendo ferire la sensibilità dei bambini che professano altre religioni (specie i mussulmani), alla fine si provoca non poca delusione nei piccoli che a casa sentono parlare di questa festività e di tutti gli oggetti e i personaggi che la animano. Ovviamente, la presa di posizione di alcune scuole suscita il malcontento e le proteste delle famiglie. Ad esempio, le mamme milanesi chiedono spiegazioni all’assessore all’Istruzione di stanza a Palazzo Marino. (come riporta Repubblica nell’ed. milanese del 20/12)

Proteste a parte, gli esperti che ne pensano? I cattolici, ovviamente, dissentono ma anche gli studiosi delle religioni sono dell’avviso che sacrificare, in nome della tolleranza, le proprie tradizioni sia un grave errore. «Quel che ci serve – spiega Ugo Perone, docente di Filosofia delle religioni all´Università del Piemonte orientale e inventore, negli anni Novanta a Torino, di uno dei primi “calendari multietnici” – è una cultura dell´accoglienza, non la rimozione di aspetti autentici e profondi come il cristianesimo è tuttora in Italia».

Ma siamo sicuri che gli auguri di Buon Natale possano non essere ben accetti?

Qualche giorno fa a scuola ho avuto modo di fare una chiacchierata con uno studente, che non frequenta una delle mie classi, che so essere straniero. Alla fine, prima di fargli gli auguri, mi sono informata sulla religione da lui professata. “Sono cristiano ortodosso, non si preoccupi. Anche noi festeggiamo il Natale e poi, anche se così non fosse, che male può fare un augurio se è sincero? Perché gli auguri di Buon Natale dovrebbero offendere qualcuno? Questa è una tradizione, chi non la condivide non ne subisce comunque alcun danno, ma gli farà piacere l’augurio in ogni caso, come se fosse buon ferragosto”.

Allora, rincuorata da questo “saggio” quindicenne, prendo il coraggio a quattro mani e AUGURO A TUTTI I MIEI LETTORI

GELMINI E SPERIMENTAZIONE DEL MERITO: ECCO PERCHÉ NO

Ormai è noto che la maggior parte delle scuole coinvolte nella sperimentazione del merito (su proposta univoca del ministro Mariastella Gelmini) ha deliberato, all’interno del Collegio dei Docenti, di non aderire alla proposta. Su diversi siti web compaiono elenchi di scuole che hanno detto no e in altri siti si riportano dei fac-simile di delibere.

Ecco, ad esempio, le motivazioni del no proposte dai Cobas:

 il rinnovato tentativo da parte del Ministero di introdurre nella scuola pubblica dei sistemi di valutazione del merito ha come scopo la diffusione della concorrenza (tra le scuole e all’interno personale docente) e la gerarchizzazione del personale;
 i singoli istituti verranno valutati in gran parte sulla base dei test Invalsi, i quali si sono dimostrati negli anni, del tutto inadeguati a misurare il livello di apprendimento degli alunni e del tutto estranei a valutare l’effettiva funzione della scuola nella crescita delle nuove generazioni;
 le verifiche esterne saranno effettuate da un team la cui “indipendenza” è tutt’altro che evidente e comprovata;
 verrà stilata una graduatoria tra le scuole e, cosa peggiore, individuata una fascia di migliori con una percentuale massima del 25%! (se le scuole fossero tutte allo stesso livello, su che base si dovrebbe scegliere chi fa parte del 25% dei fortunati?)
 verrà istituito un Nucleo ristrettissimo di persone atte a valutare il restante personale, imprimendo un duro colpo ai processi democratici decisionali interni alla scuola, accentrando sempre più i poteri nelle mani di pochi;
tale sperimentazione, se venisse attuata comporterebbe ripercussioni altamente negative per la dignità del lavoro docente, dell’insegnamento come lavoro collettivo e ancora di più per la didattica e lo sviluppo del sapere critico;

A ciò si aggiunga il fatto che la sperimentazione è sottofinanziata (come ho spiegato QUI) e le risorse sono derivate da parte dei risparmi ottenuti grazie ai “tagli” operati in seguito all’applicazione dell’art. 64 della Legge 133 (“tagli” attribuibili all’esigenza del risparmio stabilita da Tremonti piuttosto che dalla Gelmini stessa).
Di tutto questo ho già parlato in altri post; in particolare in questo avevo espresso le mie perplessità che, guarda caso, coincidono con quelle messe in evidenza dal fac-simile di delibera riportato sopra. L’unica cosa che, sinceramente, non mi aspettavo è questo coro di no; anzi, prevedevo una corsa al premio che, invece, non c’è stata. La cosa non può che farmi piacere perché denota la serietà dei docenti che sono stufi di essere presi in giro. Rimane, tuttavia, il sospetto che questa sia una presa di posizione puramente politica, come ho già detto altrove.

Dire no, almeno per me, non significa schierarsi. Qui non si tratta di essere o non essere d’accordo con questo o quel sindacato, non è una questione politica. Si tratta di essere obiettivi e di guardare il mondo della scuola “dal di dentro”, conoscendone le dinamiche. La non condivisione generale vorrà pur dire qualcosa. E non si tratta di concludere, in modo semplicistico, che la scuola italiana, e di conseguenza i docenti, non ha voglia di essere giudicata. La questione non è la valutazione in sé ma il modo in cui si pretende di valutare la scuola che non è un’azienda qualunque, dove chi è bravo e produttivo merita un premio e gli altri a casa. Perché nelle scuole ci sono tante variabili che condizionano i risultati, perché gli allievi costituiscono il “materiale umano” su cui si lavora, non plasmabile o adattabile alle esigenze del mercato. Perché se in Italia ci sono moltissime scuole che funzionano, le altre, quelle che funzionano un po’ meno, si ritroverebbero a fare le cenerentole, senza che nessuno si preoccupi di risollevarle da una condizione di debolezza che può dipendere, ancora una volta, da fattori esterni e dinamiche complesse che non sono necessariamente attribuibili all’incompetenza del corpo docente.

La non condivisione, dunque, non dev’essere letta come un “no perché no”. Piuttosto si deve ricercare la causa di questo no ed io la vedo, in particolare, nella volontà di calare dall’alto un progetto debole e non oggettivo, come dovrebbe essere, senza che nessuno abbia interpellato in primis chi lavora nella scuola e fa tutto il possibile perché non costituisca il fanalino di coda dell’istruzione europea e non europea.
La condivisione sottintende prima di tutto la conoscenza (non a posteriori, bensì a priori), e in secondo luogo la partecipazione. Gli insegnanti e le scuole chiedono di essere coinvolti in un processo che dovrebbe servire a migliorarsi, evitando tuttavia una classifica che si adatta alle canzoni della Top Ten. Noi non abbiamo nulla da vendere; i “nostri” banchi sono quelli su cui siedono dei giovani che hanno diritto di imparare per non essere gli ultimi della classe, non quelli del mercato dove si vende la frutta più bella che talvolta non è nemmeno la più buona.

[l’immagine è tratta da questo sito]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 4 GENNAIO 2011

Mentre prosegue il dibattito fra e con i miei lettori, un esperto in materia, Giorgio Israel, stretto collaboratore del ministro Gelmini nell’ambito della formazione degli insegnanti, esprime la sua disapprovazione sugli strumenti di valutazione proposti dalla Commissione per assegnare l’ormai famigerato “premio al merito” che pare le scuole interpellate rifiutino con decisione.

Riporto sull’argomento, per brevità, un articolo apparso su Tuttoscuola.com in cui si fa un sunto della posizione di Israel, rimandando alla lettura, se interessa, dell’intero articolo che l’autore stesso ha pubblicato sul suo blog (LINK).

No alla valutazione dei docenti da parte di famiglie e studenti, e neppure da parte dell’Invalsi, come prevede la sperimentazione del Ministero: meglio affidarsi a organi ispettivi esterni.

Questa è la posizione espressa da Giorgio Israel, stretto collaboratore del ministro Gelmini in materia di formazione dei docenti, in un suo documento pubblicato nel sito della Gilda degli Insegnanti.

Le osservazioni formulate da Israel contrastano in maniera significativa con le conclusioni della Commissione che ha messo a punto il progetto di sperimentazione del merito, peraltro respinto dai docenti di molte delle scuole interessate. Secondo Israel l’Invalsi deve restare rigorosamente fuori dalla valutazione dei docenti e anche l’ipotesi di fare degli utenti, cioè studenti e famiglie, i principali attori della valutazione della scuola e dei docenti, è una “scorciatoia illusoria” anche perché esposta a gravi errori.

L’idea che la scuola sia un’azienda fornitrice di beni e servizi e che studenti e famiglie ne siano l’utenza è sbagliata: il sistema migliore di valutazione dell’istituto scolastico e dell’insegnante secondo Israel è quello affidato a competenti in materia, che sono gli ispettori e anche gli stessi insegnanti.

Più che test standardizzati servono relazioni dettagliate e libere nello stile e nei contenuti. “Quel che mi sembra fondamentale assumere come punto di vista”, sottolinea Israel – “è che il processo di valutazione deve essere inteso come un processo culturale e non come un processo manageriale

.

Sono particolarmente soddisfatta di pensarla come Israel e di aver fatto le sue stesse obiezioni. Ciò non fa che confermare che qualcosa della scuola ne capisco.

N.B. Anche se l’articolo di Israel è datato 20 novembre 2010, ne ho avuto notizia solo oggi. Lo sottolineo perché qualcuno non pensi che ne ho tratto ispirazione per il post e per i commenti, facendo mie le valutazioni sue.

DAI BIGLIETTINI ALL’I-PHONE: L’ARTE DEL COPIARE


Alzi la mano che non ha mai tentato di copiare durante un compito in classe! Domanda inutile quanto l’invito di biblica memoria: chi è senza peccato scagli la prima pietra.

L’arte del copiare, dunque, dev’essere proprio tale. Chi è maldestro viene scoperto, anche se talvolta si fa finta di non vedere, pur continuando ad osservare il reo. E sì, perché il tempo che si impiega per sbirciare tra i bigliettini, cercando di decifrare la grafia o di leggere chiaramente il carattere minuscolo della fotocopia nascosta, è tempo prezioso sottratto a quello a disposizione che si potrebbe far fruttare decisamente meglio studiando. Poi, se la scopiazzatura è proprio palese, si deve intervenire, si ritira il compito, si mette una nota sul registro, una sul libretto, si scrive sul compito che è stato ritirato, perché, a quale ora, che verrà valutato con un 2, senza nemmeno essere corretto … insomma, un’operazione complessa, lunga e noiosa che agevola, inevitabilmente, la copiatura di altri che approfittano della momentanea distrazione dell’insegnante, tutta intenta (o intento, se è un uomo) a svolgere queste azioni burocratiche che, in quanto tali, non si possono proprio trascurare.

Così, da studenti, s’impara a copiare. Ma, come dice il proverbio, il lupo perde il pelo ma non il vizio. E così, con qualche capello in meno (dicono che con lo stress dello studio si iniziano a perdere anche in giovane età), l’aspirante avvocato è arrivato all’esame di stato armato di tutto punto. Peccato, però, che l’arte del copiare sia proprio un’arte, come dicevo, e in quest’arte qualcuno, con ben poco talento, fa la figura dell’incompetente.
Il giovane aspirante avvocato, dicevo, è stato colto in flagrante: pareri legali infilati nei calzini, libri pocket nascosti nella biancheria intima, pagine di manuali proibiti accartocciate nelle tasche e persino un iPhone occultato sotto il giaccone.

È successo a Trieste, durante l’esame di stato per avvocati. Un candidato venuto da fuori, che ha destato dei sospetti nella commissione: un giubbotto un po’ troppo voluminoso (che evidentemente non si è tolto nemmeno durante la prova) e un modo frenetico di consultare carte e foglietti sparsi sul banco. All’invito a consegnare il “materiale” in suo possesso, l’aspirante avvocato ha ribattuto: . «Non ho niente da nascondere . Se volete perquisitemi pure». Detto, fatto: affidato ai poliziotti presenti per sorvegliare l’andamento dell’esame, è stato perquisito (è ovvio che i commissari non avrebbero potuto farlo, così come noi poveri insegnanti non possiamo “mettere le mani addosso” agli studenti). In ben quattro round, è saltato fuori di tutto: il telefonino, assolutamente bandito dalla sala come indicato nei cartelli affissi all’ingresso, poi i pareri legali, i foglietti dei manuali e infine i ”Bignami” di diritto. Il tutto piegato e nascosto nei punti più strategici, ma anche i più scontati: gli slip, i calzini, le tasche interne degli abiti.

Caso isolato? Niente affatto. Ad un’ispezione nei bagni, sono stati trovati dei biglietti anche là. Non potendo impedire ai candidati di recarsi ai sevizi, gli stessi sono stati fatti presidiare dai carabinieri.

Che dire? Forse che ci vorrebbe davvero più polso per evitare che i ragazzi imparino a copiare a scuola? Fosse per me, scatterebbe d’ufficio il 5 in condotta con relativa bocciatura. Ma, si sa, alla fine a questi poveri studenti vengono date ulteriori chance … a scuola. Ai concorsi no, però.

[fonte: Il Piccolo]