8 novembre 2010

CONFERENZA OCSE A PARIGI: COME CAMBIARE LA SCUOLA PER UN FUTURO MIGLIORE

Posted in adolescenti, attualità, Mariastella Gelmini, MIUR, Parigi, riforma della scuola, scuola, Test InValsi tagged , , , , , , , , , a 11:19 pm di marisamoles

Il 4 e 5 novembre 2010 a Parigi si sono riuniti i ministri dell’educazione dei 33 Paesi attualmente membri dell’OCSE, cui si sono aggiunti anche i rappresentanti di altri Stati (tra cui la Russia) candidati a far parte della prestigiosa organizzazione intergovernativa creata nel 1947 per promuovere la cooperazione e lo sviluppo economico tra le nazioni industrialmente più avanzate.
L’incontro aveva come tema Investing in Human and Social Capital: New Challenges. Ne è uscito un breve documento riassuntivo elaborato dalla presidenza a tre (Austria, Messico e Nuova Zelanda) ma condiviso da tutte le rappresentanze nazionali.

Quattro sono state le priorità individuate:
1. fronteggiare gli effetti della crisi sui sistemi educativi;
2. adeguare le competenze lavorative ai nuovi bisogni;
3. formare insegnanti preparati per il XXI secolo;
4. rafforzare le positive ricadute sociali dello sviluppo dei sistemi educativi.

Per quanto riguarda primo punto si è discusso principalmente sulla prevenzione della dispersione, obiettivo raggiungibile concentrando i piani di studio sulle competenze fondamentali e rendendo più efficaci i metodi di insegnamento e i sistemi di valutazione. Il tutto, in questi tempi di crisi, senza aumentare la spesa che ogni singolo Stato è disposto ad elargire sull’istruzione.

Per adeguare le competenze lavorative ai nuovi bisogni si è concordemente stabilito che sia necessario prevedere per tempo e anticipare i fabbisogni, procedendo all’adeguamento dei contenuti dei curricoli. Una scuola, quindi, che sia orientata verso l’ottimizzazione dell’apprendimento e che prepari gli studenti ad affrontare con un corretto bagaglio di conoscenze il mondo del lavoro.

Formare degli insegnanti preparati per il XXI secolo significa, innanzitutto, fornire gli strumenti attraverso i quali le nuove leve siano in grado di affrontare la sempre più difficile educabilità dei giovani di oggi e far sì che si riacquisti quel prestigio sociale dei docenti che ormai appare in declino. L’OCSE suggerisce di fronteggiare la situazione migliorando la formazione iniziale (per cui risulta di fondamentale importanza il tirocinio) ma soprattutto incrementando le opportunità di carriera dei docenti.

Quanto alle ricadute sociali del miglioramento dei sistemi educativi, che l’OCSE da tempo considera assai importanti (più produttività, minore criminalità, maggiore partecipazione e impegno politico, più tolleranza e così via), il documento insiste sulla necessità di sistemi più inclusivi e che offrano reali opportunità a tutti. Da questo punto di vista, conclude l’OCSE, non è sufficiente rafforzare le competenze di base (Literacy and foundation skills) ma è necessario valorizzare anche le competenze a carattere non cognitivo (non-cognitive skills) come la creatività, il pensiero critico, il problem solving e la capacità di lavorare in gruppo: competenze importanti sia per lo sviluppo economico che il buon funzionamento delle società.

Questo, dunque, l’intento programmatico dell’OCSE. Ma se guardiamo alla situazione italiana, al di là dei dati statistici, ci rendiamo conto che la nostra scuola, almeno sulla carta, ha già i requisiti per raggiungere gli obiettivi fissati nella riunione di Parigi: sulla prevenzione della dispersione si sta già facendo molto (anche a livello regionale con gli adeguati finanziamenti) e il riordino della secondaria di II grado ha già snellito molto i piani di studio, concentrandosi sulle competenze essenziali. Quanto al metodo d’insegnamento, sarebbe auspicabile una corretta formazione dei docenti (non solo delle nuove leve che avranno a disposizione il tirocinio), mentre per quanto concerne la valutazione, le prove elaborate dall’InValsi, già programmate per gli esami di stato della secondaria di I e di II grado, potrebbero fornire lo spunto per l’adozione, nell’insegnamento curricolare, di prove e modelli di valutazione simili. In questo modo si preparerebbero adeguatamente gli studenti ad affrontare quella tipologia di prove e, forse, i risultati sarebbero meno deludenti (specie in qualche regione d’Italia).

Quanto alle opportunità di carriera, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha chiaramente e ripetutamente detto che un obiettivo da raggiungere al più presto è quello del superamento dell’avanzamento della carriera dei docenti esclusivamente sulla base degli scatti di anzianità, per lasciar posto al merito. I futuri insegnanti, poi, saranno formati attraverso il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e certamente più preparati ad affrontare le difficoltà e i disagi legati alla sempre maggiore “irrequietezza” delle nuove generazioni.

Rafforzare le competenze di base anche attraverso le abilità non cognitive nella scuola italiana è assai difficile: tutti gli studenti, ma anche i docenti, vorrebbero una scuola più creativa e collaborativa (con l’utilizzo di strategie diverse, ad esempio, attraverso laboratori teatrali, gruppi di studio basati sul cooperative learning, ovvero gruppi di auto-aiuto ecc. ecc.), ma i programmi stessi, troppo vasti ed onerosi, nonché “antichi”, impongono delle scelte obbligate senza lasciar troppo spazio all’inventiva. È questo, soprattutto, il limite da superare ma con la riforma della secondaria di II grado, che prevede una scuola innovativa in ambito didattico, ma con orari più stringati ed i programmi di sempre, il quarto obiettivo che l’OCSE si pone sarà molto difficile da raggiungere in Italia.

Non solo, dal punto di vista squisitamente didattico, non siamo preparati per la scuola del futuro ma costringiamo anche gli studenti più bravi ad espatriare. In un articolo del Corriere di qualche giorno fa si parlava della Scuola Galileiana di Padova, nata nel 2004, in collaborazione con la Normale di Pisa, allo scopo di formare un piccolo gruppo di giovani (solo 24 gli ammessi alla frequenza, scelti fra le miglior matricole dell’università veneta) puntando all’eccellenza. Ora si stanno laureando i primi studenti e il 95% di essi sono stati chiamati o hanno deciso di continuare i loro studi fuori dai confini nazionali. Il problema è che raramente tornano indietro. Quindi, l’istruzione in Italia non cura le eccellenze. È il sistema stesso, innanzitutto, a dover cambiare.

Questo significa che, nonostante le buone intenzioni, saremo sempre destinati a restare indietro … gli ultimi della classe, insomma.

[fonte Tuttoscuola.com]

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2 commenti »

  1. frz40 said,

    Ti confesso che ho letto più volte questo post, ma non sono riuscito a dare concretezza alle proposte di questo Convegno.

    Mi sembra tutta aria fritta. Dichiarazioni demagogiche, magari anche piene di buone intenzioni, ma poi?

    Forse la mia vita da aziendalista mi porta a questo commento scettico, forse, me ne scuso a priori, non ho capito bene.

    Se fosse un progetto aziendale, mi preoccuperei di:
    – Definire quali sono gli obiettivi da conseguire e come valutarli.
    – Valutare se sussistono i pre-requisiti irrinunciabili
    – Definire un piano d’azione
    – Definire gli investimenti da effettuare e gli strumenti di cui disporre
    – Stabilire un programma pluriennale di avanzamento e controllarne la realizzazione
    – Definire le responsabilità ed un sistema di premi punizioni

    Ora, non so quale sia la situazione della scuola attualmente ma vedo da un lato che i confronti internazionali ci penalizzano (test PISA) mentre esistono eccellenze individuali (Olimpiadi di matematica, Galileiana di Padova) che ci vedono ben figurare. E allora ? Credo che ci siano un sacco di cose da fare.

    Obiettivi: E’ chiaro che l’obiettivo della scuola è l’istruzione dei ragazzi per la loro vita futura e non l’occupazione dei professori? Sono quantificati gli obiettivi di ciascun corso di studi ?(es: numero di diplomati con voto superiore a…) Il voto è funzione di cosa? (nozionismo, lavoro di gruppo, problem solving. …)

    Pre-requisiti: Gli insegnanti sono in grado di svolgere il loro lavoro o sono eccessivamente condizionati da fattori esterni? I ragazzi che meritano sono in condizione di eccellere?

    Piano d’azione: Qual è il gap tra quello che è e quello che si vorrebbe? In quanto tempo si colma il gap? Quanto per anno scolastico?

    Con quali investimenti: Fondi, tipo di strumenti su cui investire.

    Controllo: quali test? Svolti come?

    Premi / punizioni: quali? Sono sufficienti?

    Ho finito. Mi sembra di aver detto una cosa stupida.

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  2. marisamoles said,

    @ frz

    No, non hai detto nulla di stupido, ma hai ragionato con la mente aziendale e la scuola non è un’azienda, nonostante il preside si chiami Dirigente e gli studenti siano diventati utenti. C’è molto da lavorare, soprattutto in Italia, e non bisogna dimenticare che il “prodotto” non è quello di una qualsiasi azienda perché produrre cultura significa tener conto del fattore umano con tutte le sue variabilità. Insomma, la scuola non è una macchina industriale, programmata per produrre esattamente ciò che ha in mente il progettista.

    Io non so altro del progetto dell’OCSE, quindi non so come verrà attuato. Trovo, tra l’altro, difficile qualsiasi omologazione, visto che i Paesi sono tanti e le realtà diversissime. Il problema principale, secondo me, è legato ai finanziamenti: se lo Stato non è disposto a spendere per produrre cultura, anzi taglia appena può i fondi, allora sarà molto difficile stare al passo con gli altri Paesi.

    Mi piace


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