CINZIA TH. TORRINI: LA SUA “TERRA” È “RIBELLE” E … OSCENA


L’ultima fiction della regista Cinzia Th. Torrini, che con “Terra ribelle” cerca di eguagliare l’enorme successo ottenuto con “Elisa di Rivombrosa”, è finita nell’occhio del ciclone. Il motivo? Scene di sesso esplicito e stupro, certamente non adatte ai minori. Ma, nonostante tutto, la Rai non ha provveduto a segnalare la fiction come non adatta ai bambini, contrassegnandola con il bollino rosso.
Be’, la scena dell’amplesso tra Jacopo e Luisa (regolarmente sposati, eh!) è stata, in effetti, molto esplicita e particolareggiata. Ma anche in “Elisa di Rivombrosa” abbiamo assistito a scene di sesso, solo che Vittoria Puccini, poveretta, deve avere la misura 0 di reggiseno, mentre l’attrice che interpreta Luisa (Sabrina Garciarena) ha sfoggiato una bella quarta, sulla cui naturalità è venuto qualche sospetto. Ma chi ha dimenticato, in “Elisa”, il bel lato B scultoreo di Alessandro Preziosi? Io no.

Tornando alle proteste, Elisabetta Scala, responsabile dell’Osservatorio Media del Moige, definisce lo spettacolo non adatto alla visione dei minori che come tale andava segnalato, cosa che invece la Rai non ha fatto, mostrando così una mancanza di attenzione al pubblico dei minori e delle famiglie. La Scala ha anche informato che sarà inviata una segnalazione agli organi competenti. Auspichiamo, quindi, -prosegue- provvedimenti adeguati da parte dei vertici Rai così da applicare concretamente quanto affermato dalla circolare del direttore generale Masi che stabiliva provvedimenti seri per l’infrazione della fascia protetta.

Prima di sbraitare tanto, io mi sarei chiesta: la fiction, al di là dei bollini, è uno spettacolo adatto ai bambini o comunque ai minori?
Vediamo di cosa si tratta: siamo in Maremma, alla fine dell’Ottocento. L’ambientazione appare quella di un western di casa nostra, con tanto di butteri al posto dei cow-boy. Nobili decaduti cedono ai ricatti degli zotici arricchiti che, seppur con i soldi, mantengono l’animo vile e pronto a tutto pur di accumulare ulteriori ricchezze. Pronti anche a calpestare i sentimenti. E poi il fenomeno del brigantaggio cui furono spinti, a quel tempo, uomini e donne senza lavoro e senza terra, visto che se l’erano portata via, il più delle volte con la forza, i “padroni”.
Le storie di due famiglie, una nobile ma decaduta e l’altra costituita dai nuovi ricchi, s’intrecciano, con un matrimonio combinato, un sordido patto tra i due sposi a danno della sorella di lei e del migliore amico di lui che si amano disperatamente. Ci sarà, poi, anche l’agnizione, la rivelazione che chiarirà molti dubbi allo spettatore, sempre pronto a godersi uno spettacolo fatto di donnine allegre, ubriaconi nelle taverne, al posto dei saloon, amori struggenti non consumati e violente passioni che tengono in bilico l’animo ribelle di gente senza scrupoli.

Di fronte a questo scenario (non ho ricostruito la trama perché la si può trovare in ogni dove) cosa potrebbe mai attirare l’attenzione dei più piccoli? Forse i cavalli e le evoluzioni dei butteri in groppa ad animali ribelli quanto i loro padroni.
Se poi parliamo dei più grandi, minorenni ma non bambini, di certo le ragazzine hanno un valido motivo per guardare “Terra ribelle”: la presenza, nel cast, dell’attore Rodrigo Guirao Diaz, idolo delle teenager in quanto interprete della fiction “Il mondo di Patty”. Di certo la sua partecipazione in “Terra ribelle” ha questo scopo: come avrebbe potuto, dunque, la Rai apporre il bollino rosso?

Al di là di tutte le polemiche e le censure, credo che gli adolescenti di oggi possano trovare ben di peggio sul web. Per i più piccoli ci sono pur sempre i genitori che dovrebbero valutare uno spettacolo televisivo come adatto o meno ai loro figli. Questo è, infatti, il significato del bollino giallo. Ma, poi, se parliamo di fasce protette, che dire dei talk show pomeridiani che hanno ormai sostituito la vecchia “TV dei Ragazzi”? Dedicati sempre più a casi di assassini e stupratori, in cui si raccontano le vicende con dovizia di particolari. Non sono forse spettacoli, questi sì, da bollino rosso? Eppure ce li dobbiamo sorbire quotidianamente.

Un’ultima osservazione: i programmi in prima serata iniziano sempre più tardi e terminano, quando va bene, alle 23 e 30. A quell’ora i bambini e i ragazzi non dovrebbero essere a letto? Sarà che appartengo alla generazione di quelli che, finito Carosello, dovevano andare a nanna senza tante discussioni, ma le rimostranze del Moige, almeno in questo caso, non le capisco proprio.

[fonte e foto: Il Corriere]

LA FESTA DI HALLOWEEN È NATA IN EUROPA


La prima volta che ho sentito parlare di Halloween, lo confesso, è stato in occasione della visione del film “ET, l’extraterrestre”. Correva l’anno 1982 e il film di Spielberg fu un successo planetario. Chi non ha mai visto, almeno una volta, il simpatico, ma un po’ inquietante, omino alieno che con il suo dito storto indicava il cielo esclamando “telefono casa”? Piaceva ai grandi e ai più piccoli e credo abbia determinato il successo europeo della festa di Halloween.

Ora, i più tradizionalisti sono portati a pensare che sia una festa staccata dalle nostre tradizioni europee, in particolare da quelle latine. Una sorta di carnevalata fuori stagione, un’altra occasione, l’ennesima, per dare una mano al commercio. Quello che turba i più è il fatto che sia legata alla nostra religiosissima tradizione di Ognissanti: che c’azzecca, direbbe qualcuno, una festa in cui si celebrano tutti i Santi del Paradiso, con una mascherata, con i dolcetti e scherzetti e con le zucche simpaticamente intagliate e illuminate? Un’americanata, niente di più.

E invece la festa di Halloween ha origini antichissime ed è tutta europea. Risale addirittura ai Celti che la notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre festeggiavano il …. Capodanno. Eh già, perché a fine ottobre, concluso il lavoro nei campi, i contadini si preparavano a passare l’inverno chiusi nelle loro capanne. Qual era il modo migliore per prepararsi ad un lungo periodo di clausura e di inattività? Quello di fare un po’ di bisboccia. Ma anche gli antichi Celti avevano i loro dei e qualsiasi festa doveva essere dedicata a qualcuno di loro. In questa occasione i riti erano tutti in onore di Samhain, il Signore della Morte e il Principe delle Tenebre. I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 Ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti, che vivevano in una landa di eterna giovinezza e felicità chiamata Tir nan Oge. In un certo senso, dunque, festeggiare questa divinità aveva lo scopo di scacciare la paura della morte e degli spiriti.

I Celti si riunivano nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e, vestiti con maschere grottesche, sacrificavano gli animali al dio Samhain. Per ritornare al villaggio nel buio della notte si facevano luce con delle lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro.
In Irlanda si diffuse la tradizione di lasciare qualcosa da mangiare e del latte da bere fuori dalla porta, in modo che gli spiriti passando potessero rifocillarsi e decidessero di non fare degli scherzi agli abitanti della casa.

Detto questo, la domanda è: qual è il nesso tra questa festa in onore di un dio pagano e quella religiosa di Ognissanti? Il nome stesso può suggerire la risposta: in inglese Ognissanti si dice All Hallows’ Day; la vigilia del giorno di Ognissanti, cioè il 31 ottobre, si chiama All Hallow’ Eve. Queste parole si sono trasformate prima in Hallows’ Even, e da lì ad Halloween il passo è stato breve.
Va da sé, dunque, che la Chiesa ci abbia messo lo zampino, come ha fatto con altri riti pagani nati prima della diffusione del Cristianesimo. Non potendo combatterli, essendo ben radicati nelle popolazioni anglosassoni, li trasforma in feste religiose.

Ma un’altra domanda può sorgere spontanea: come mai allora la festa di Halloween è tradizionalmente legata alle usanze americane? Perché tra il 1845 e il 1850, a causa di una malattia che devastò le coltivazioni di patate, circa 700mila Irlandesi emigrarono in America, portando con sé le loro usanze, tra cui anche quella di festeggiare Halloween. L’abitudine di mascherarsi deriva probabilmente dall’usanza celtica di indossare pelli di animali e maschere mostruose durante i riti di Samhain e dell’accensione del Fuoco Sacro, per spaventare gli spiriti e tenerli lontani dai villaggi.
Anche la tradizione che vede i bambini americani – ma ormai anche quelli europei – andare casa per casa e bussare chiedendo “dolcetto o scherzetto?” (“Trick or treat? In Inglese), può essere spiegata con l’antica usanza celtica di lasciare cibo e latte fuori dalla porta, nella speranza di ingraziarsi gli spiriti ed evitare le loro malefatte.


E le zucche? Be’, gli Irlandesi emigrati in America scoprirono che si prestavano ottimamente per la costruzione delle tradizionali lanterne e sostituirono con le zucche le cipolle usate dai Celti. Quest’ultimi, d’altra parte, non potevano conoscere le zucche, essendo un ortaggio originario dell’America Centrale, in particolare del Messico. Quindi, la tradizionale Jack o’lantern, simbolo incontrastato di questa festa, è ricavata da una zucca solo da circa un secolo.

Dopo aver esposto brevemente la storia di questa festa, non mi resta che augurare A TUTTI

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