SPECIALE TG1 DEL 24 OTTOBRE 2010 SU ORIANA FALLACI


Questa sera, alle 23 e 40, per lo Speciale Tg1 andrà in onda un’intervista per gran parte inedita, curata da Pino Scaccia, ad Oriana Fallaci. Risale al 1991, ai tempi della guerra lampo in Kuwait.

La incontrai in Arabia Saudita – spiega Pino Scaccia nelle pagine del suo blogin quel crocevia di cronisti che andavano a scoprire il Kuwait appena liberato: lei ne era appena tornata, io ci stavo andando. E’ un’intervista importante non solo perchè Oriana è morta e tutto quello che le appartiene è ormai un patrimonio, ma perchè in quell’intervista mi parlò soprattutto della sua grande paura, quella nuvola nera (prodotta dai pozzi di petrolio che bruciavano) che più tardi indicò come causa del tumore e quindi della sua morte.

Un’intervista difficile da realizzare perché la Fallaci, sfuggevole come sempre, vi si sottraeva, fino a far desistere il giornalista. Ma lei, abituata ad essere sempre e comunque una primadonna, non appena realizzò di essere stata ignorata, si mise lei stessa alla caccia dell’intervistatore.

A quel punto era lei che me la chiedeva. Il dramma fu quando ci mettemmo d’accordo. Pretendeva le domande, pretendeva il posto dell’intervista, i tempi, tutto. Nuova litigata. Finalmente la feci. Bella. Parlò con il cuore.

Mi piace come Scaccia conclude il suo articolo:

Adesso che è morta mi manca. Con lei non ero d’accordo su niente, ma ho sempre amato i cani sciolti, specie quando lo fanno a viso aperto.

Io ho commentato così:
Manca a molti. Molti non erano d’accordo con lei ma la sapevano apprezzare per il coraggio che ha sempre avuto nel dire le cose, anche le più scomode. Molti l’amavano proprio perché dalla sua bocca uscivano parole che pochi avrebbero avuto il coraggio di pronunciare ma che molti avevano nel cuore.

A me manca. Ed ero d’accordo con lei su tutto.

AGGIORNAMENTO, 25 OTTOBRE 2010

A Raffaele Cozzolino … e a tutti quelli che amano Oriana Fallaci.

SCUOLA E SPORT: NIENTE “GIOCHI DELLA GIOVENTÙ” PER GLI STUDENTI CHE NON HANNO TUTTI I 6 NEL PROFITTO

Un disegno di legge presentato dalla Lega, in discussione al Senato, si ispira al modello dei college americani e vuole riportare agli antichi splendori i “Giochi della gioventù”. Solo sull’articolo 2 la discussione è animata: «Non possono partecipare ai Giochi gli studenti che non abbiano conseguito la sufficienza in tutte le materie nel semestre scolastico precedente a quello di svolgimento della manifestazione sportiva». La proposta riguarda i ragazzini dalla quarta elementare alla terza media che dovrebbero tornare al vecchio sistema di gare comunali, provinciali, regionali e nazionali oggi riservato agli studenti delle superiori.
Indubbiamente la proposta di rilanciare i Giochi merita un elogio, In generale, su tale proposta sono tutti d’accordo ma quell’articolo 2, che condivido appieno, ha generato delle rimostranze. Si obietta, infatti, che i bambini e gli adolescenti italiani sono un po’ pigri: fanno poco sport, in generale, e a scuola spesso le ore di Ed. Fisica o Motoria sono svolte in luoghi e con mezzi di fortuna, visto che quattro scuole su dieci non hanno nemmeno una palestra.

Sinceramente non credo che la partecipazione ai Giochi della Gioventù possa cambiare le abitudini dei giovani italiani: chi fa sport per conto suo, partecipa alle gare, anche su segnalazione degli insegnanti, chi non fa attività fisica, non ha voglia nemmeno di partecipare ai Giochi e nemmeno sarà spronato dai prof in mancanza di attitudini.
Che poi qualcuno, particolarmente appassionato di sport attivo, ci marci e approfitti delle ore “perse” per partecipare alle gare, trascurando lo studio, è una realtà piuttosto diffusa.

Da anni, di fronte alle giustificazioni addotte dai miei colleghi per un profitto non brillante, del tipo “poverino/a, è tanto impegnato con lo sport, ha partecipato ai campionati italiani, forse andrà agli europei, fra qualche anno lo/la vedremo alle Olimpiadi”, ho sempre manifestato apertamente la mia insofferenza.
Posso ammirare chi nello sport si distingue, anche considerando che spesso proprio lo sport a livello agonistico “salva” i ragazzi da abitudini ben più deleterie, ma da insegnante non posso accettare che l’attività agonistica diventi un alibi per impegnarsi poco, confidando, magari, nel sostegno del/della prof di Ed. Fisica che allo scrutinio finale spingerà per la promozione dell’allievo/a particolarmente dotato a livello sportivo ma molto meno portato per le “materie culturali”.

Insomma la proposta della Lega, in particolare di quell’art. 2, non piace a tutti. Eppure negli States funziona così; addirittura le squadre di basket della Nba possono pescare nei college solo i giovani che hanno tutti i voti a posto. Perché, dunque, non prenderne esempio?
«L’obiettivo – spiega Giovanni Torri, senatore della Lega e autore del ddl – è usare la partecipazione ai giochi come incentivo per spingere i ragazzi a studiare. In particolare quelli meno bravi, che avrebbero un motivo in più per impegnarsi». Di contro, c’è chi, come il senatore del Pdl Franco Asciutti, obietta che spesso i più bravi nello sport hanno profitti mediocri: «Lo sport non serve solo ai bravi, anzi serve soprattutto ai meno bravi che così possono ritrovare quell’autostima necessaria per migliorare negli studi e non abbandonarli».
Dello stesso avviso anche la senatrice Mariapia Garavaglia, del Pd, secondo la quale «bisogna consentire ad un giovane di esprimere le proprie attitudini sportive a prescindere dal merito scolastico» altrimenti «si finirebbe per frustrare ancora di più i ragazzi che vanno meno bene».

Io, tuttavia, rimango ferma nella mia convinzione che la partecipazione ai Giochi delle Gioventù debba costituire un merito per chi s’impegna nello studio e nello sport, senza trascurare nessuna delle due attività. Il paletto del profitto sufficiente in tutte le materie, a par mio, potrebbe servire da incentivo, come sostiene Giovanni Torri, e abbatterebbe quella disparità di trattamento che spesso si verifica nei confronti degli allievi bravi su tutti e due i fronti che si vedono superati da degli studenti mediocri, a volte pessimi, nei confronti dei quali, però, c’è sempre un occhio di riguardo perché “poverini, sono così impegnati nello sport!”.

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