23 ottobre 2010

COSA FA UN MALATO, NON GRAVE, RICOVERATO IN OSPEDALE? NAVIGA IN INTERNET!

Posted in affari miei, libri, salute, web tagged , , a 4:28 pm di marisamoles


Oggi sono andata a trovare una persona a me cara ricoverata in ospedale. Con mio grande stupore ho compreso che la tecnologia oggi ha cambiato la vita … anche dei degenti.

Ricordo i tempi in cui prima di varcare la soglia di un ospedale si spegneva il cellulare. E ricordo anche quando, ricoverata per un intervento chirurgico, rispondevo al telefonino di soppiatto, mormorando, tenendo solo il vibracall. Altri tempi! Ora le conversazioni telefoniche via cellulare sono all’ordine del giorno e nessuno si fa più ormai alcuno scrupolo nel tenere acceso il telefonino all’interno di un edificio ospedaliero.

Ricordo anche i tempi in cui ai degenti si portavano delle riviste, anche le più idiote infarcite di gossip, o la Settimana Enigmistica per tenere sveglia la mente, oppure si regalava loro un buon libro, magari un po’ leggero, per tenere su il morale.
Ci si lamenta che gli Italiani leggono poco e ci si difende dicendo che è questione di tempo, troppo poco, tutti presi tra casa, lavoro, famiglia, amici, televisione e … pc. Come si fa, allora, a lasciarsi scappare un’occasione come quella di un ricovero in ospedale, per questioni non serie ovviamente, per rimediare!

Quando sono entrata nella stanza del “mio” ammalato, con grande stupore ho visto il suo vicino di letto, appena operato, seduto comodamente in poltrona con il pc davanti, appoggiato sul vassoio mobile che dovrebbe servire per i pasti.
Alla mano destra aveva attaccata la flebo, mentre con la sinistra smanettava con il mouse, collegato ad Internet.

Eh sì, i tempi sono cambiati. Niente libri né riviste né parole crociate. Oggi si naviga. Non mi stupirei se le cartelle cliniche le mandassero ai pazienti via e-mail!
L’unica cosa che non ho capito è se l’ammalato avesse la chiavetta oppure l’ospedale è attrezzato con il wireless.
I tempi sono cambiati: in meglio o in peggio? Non lo so.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa a tal proposito il mio lettore, blogger e medico, quarchedundepegi!

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12 commenti »

  1. frz40 said,

    E perchè no il pc, se uno è in grado di usarlo?

    Che ne dici quarchedundepegi?

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  2. Il pc è parte della nostra vita, noi “generazione analogica” ci stupiamo perché abbiamo dovuto fare lo sforzo di abituarci al “cambiamento” per gli altri è un normale “prolungamento dei sensi” !

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  3. marisamoles said,

    Sì, ma quello che mi terrorizza è che ne siamo diventati schiavi fino a questo punto. 😦

    P.S. per la cronaca, il vicino di letto del “mio” malato è un signore sui sessant’anni, non un ventenne.

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  4. OPS allora il caso è diverso, abbiamo a che fare con un malato tecnologico “anomalo”! – se ci pensi bene, tutte le innovazioni tecnologiche sono state accusate di “schiavizzare” le menti!

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  5. Quarchedundepegi said,

    Grazie per avermi chiamato in causa.
    Se un paziente usa il computer perchè la “ditta” per cui lavora (potrebbe anche essere autonomo) ha urgente bisogno del suo aiuto, penso che non si deve proprio dire nulla.

    Se il paziente usa il computer per divertimento, gli consiglierei di non esagerare.

    Non bisogna dimenticare che, in un modo o nell’altro, il computer impegna molte energie che vengono sottratte alle “energie” adibite alla guarigione.

    Se il malato è cronico o grave, penso che la “distrazione” del computer aiuti la guarigione.
    Durante una degenza anche la visita di parenti, dopo un certo tempo, stanca. Bisogna lasciare il giusto spazio al “riposo” del corpo e della mente.

    Anche la televisione, dopo un po’ stanca… specialmente se il programma è stupido.

    Questi sono pensieri personali che si rifanno a mie degenze e alla mia vita professionale in corsia.

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  6. Ho trascorso alcuni giorni in ospedale, in diversi periodi. Purtroppo non avevo come ora un Ipad o un Notebook e le giornate erano interminabili. Leggere un libro aiutava, ma a me piace leggere nel silenzio e nell’ospedale c’era sempre un casino indescrivibile. Ora affronterei una degenza con più tranquillità, sapendo di annoiarmi meno. Perchè non riusciamo più a non essere sempre connessi ?

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  7. marisamoles said,

    @ Quarchedundepegi

    Grazie per il tuo commento da “esperto”. Sono d’accordo che il pc sottragga energie alla guarigione del paziente e sul fatto che bisogna farne un uso moderato. Ciò vale anche per i non malati, ovviamente!

    @ Raffaele Cozzolino

    Confermo: in ospedale le giornate sono interminabili e spesso c’è un tale caos da perdere la voglia anche di leggere. Io ascoltavo un po’ di musica con le cuffie ma avevo la testa che mi scoppiava, oltre ai dolori post-intervento, a causa della mancanza di sonno: anche le notti lì sono interminabili, specie se non riesci a chiudere occhio. 😦

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  8. Dopo aver letto gli ultimi due commenti mi sono reso conto ancora una volta che gli ospedali sono strutturati in modo tale per cui non si capisce bene se esistono per quelli che ci lavorano dentro o per quelli che dovrebbero essere curati. Io sarei convinto che gli ospedali NON sono per curare nel vero senso della parola.
    Aiutatemi a ritornare sull’argomento.

    Due parole bastano:”casino” e “caos”.
    E queste non sono sofferenze “gratuite”?

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  9. marisamoles said,

    @ Quarchedundepegi

    Per la mia esperienza, che tu conosci, posso solo dire che negli ospedali si cerca di aiutare i malati a guarire ma non c’è alcun rispetto per il malato e per le sue sofferenze.
    Questo, per me, è ciò che si nasconde dietro le parole “caos” e “casino”.

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  10. RAFFAELE said,

    MA DI QUALE MALATO ALIENO STATE PARLANDO?
    Sembra che questo “terzo”, il malato, sia un rincretinito che non sa gestire i suoi spazi e suoi momenti.
    Chi entra in ospedale è lo stessa persona che prima era a casa sua, al lavoro, con gli amici, davanti al suo PC …. Persona con testa e piedi …. NON UN ALIENO che ha perso la sua identità di terrestre.
    Il mantenersi in contatto con il “mondo esterno” all’ospedale aiuta certamente a superare i momenti (i giorni) dell’isolamento. Mantenere in contatto con “quelli fuori” aiuta certamente a sentirti “fuori” con gli altri; quindi sei sempre la stessa persona, cioè quello che eri prima di entrare in un mondo alieno e asettico.
    Ben venga la tecnologia e la diffusione dei sistemi di comunicazione; in ogni luogo.
    Non facciamoci levare il “POTERE” comunicare.

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  11. Quarchedundepegi said,

    Ogni malato, o se preferisci paziente, dovrebbe essere un po’ meno “paziente” e cercare di far valere I propri diritti.
    Ogni paziente dovrebbe essere curato a tutti I livelli. Non è solo corpo; è qualcosa di più che ha il sacrosanto diritto di essere rispettato.
    Il “caos” e il “casino” dovrebbero essere combattuti alla stessa stregua del dolore fisico.

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  12. marisamoles said,

    @ RAFFAELE

    Non stiamo parlando di un MALATO ALIENO ma di un MALATO TECNOLOGICO che non sa fare a meno di Internet neppure durante la degenza in ospedale. Tutto qui.

    @ Quarchedundepegi

    So che lo sai, ma, secondo l’etimologia, la parola “paziente” significa “colui che sopporta” (da “patior” latino), quindi la logica mi dice che il “paziente” debba sopportare anche il caos che regna negli ospedali italiani. 🙂

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