SCUOLA: “CLASSI SEPARATE PER I DISABILI”, PROPONE FONTANINI. E SCOPPIA IL CASO


Il Presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, Lega Nord (non avevamo dubbi!), ex insegnante, tra l’altro, se n’è uscito con una proposta choc: istituire delle classi “dedicate” (non può dire “differenziali”, visto che sono state abolite nel 1977) per i disabili. Motivo? Per loro, i disabili, le lezioni nelle classi “normali” sarebbero troppo difficili da seguire e poi la loro presenza rallenterebbe il ritmo nello svolgimento dei programmi.

Tale esternazione ha avuto luogo niente meno che in occasione di un convegno organizzato a Palmanova dal Consorzio per l’assistenza medico-pedagogica (Campp) e dall’Azienda per i servizi socio-sanitari della Bassa friulana. Il che equivale a “parlar di corda in casa dell’impiccato”.
Reazione della platea? Un buuuuuu fragoroso al quale, però, Fontanini ha risposto con argomenti validi, almeno a suo dire.

Per non passare per un innovatore in tal senso, il Presidente della Provincia di Udine ha fatto riferimento ad un modello, quello tedesco: «In Germania – spiega – ci sono percorsi differenziati per i ragazzi con disabilità e io penso che quello sia un buon modello, capace di dare frutti migliori». Certo, sarebbe meglio che i ragazzi con qualche problema avessero un’attenzione più “dedicata”, mentre succede che gli insegnanti di sostegno, che dovrebbero seguirli nelle classi assieme ai normodotati, facciano “più assistenza che appoggio durante le lezioni. Non c’è nessuno, inoltre, che durante l’anno verifica il loro lavoro. E allora – conclude Fontanini – sarebbe meglio pensare a classi dedicate e a personale specializzato. Ma non è nostra competenza e la mia è una posizione personale».

Meno male che la competenza non è della provincia e la sua è solo una posizione personale. Cominciavo a preoccuparmi.

[fonte: Messaggero Veneto]

COSA FA UN MALATO, NON GRAVE, RICOVERATO IN OSPEDALE? NAVIGA IN INTERNET!


Oggi sono andata a trovare una persona a me cara ricoverata in ospedale. Con mio grande stupore ho compreso che la tecnologia oggi ha cambiato la vita … anche dei degenti.

Ricordo i tempi in cui prima di varcare la soglia di un ospedale si spegneva il cellulare. E ricordo anche quando, ricoverata per un intervento chirurgico, rispondevo al telefonino di soppiatto, mormorando, tenendo solo il vibracall. Altri tempi! Ora le conversazioni telefoniche via cellulare sono all’ordine del giorno e nessuno si fa più ormai alcuno scrupolo nel tenere acceso il telefonino all’interno di un edificio ospedaliero.

Ricordo anche i tempi in cui ai degenti si portavano delle riviste, anche le più idiote infarcite di gossip, o la Settimana Enigmistica per tenere sveglia la mente, oppure si regalava loro un buon libro, magari un po’ leggero, per tenere su il morale.
Ci si lamenta che gli Italiani leggono poco e ci si difende dicendo che è questione di tempo, troppo poco, tutti presi tra casa, lavoro, famiglia, amici, televisione e … pc. Come si fa, allora, a lasciarsi scappare un’occasione come quella di un ricovero in ospedale, per questioni non serie ovviamente, per rimediare!

Quando sono entrata nella stanza del “mio” ammalato, con grande stupore ho visto il suo vicino di letto, appena operato, seduto comodamente in poltrona con il pc davanti, appoggiato sul vassoio mobile che dovrebbe servire per i pasti.
Alla mano destra aveva attaccata la flebo, mentre con la sinistra smanettava con il mouse, collegato ad Internet.

Eh sì, i tempi sono cambiati. Niente libri né riviste né parole crociate. Oggi si naviga. Non mi stupirei se le cartelle cliniche le mandassero ai pazienti via e-mail!
L’unica cosa che non ho capito è se l’ammalato avesse la chiavetta oppure l’ospedale è attrezzato con il wireless.
I tempi sono cambiati: in meglio o in peggio? Non lo so.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa a tal proposito il mio lettore, blogger e medico, quarchedundepegi!