15 ottobre 2010

BAMBINO DI NOVE ANNI NON PUÒ TORNARE A CASA DA SCUOLA DA SOLO. LA MADRE SI RIVOLGE AL TRIBUNALE

Posted in bambini, famiglia, figli, scuola tagged , , , , , a 5:58 pm di marisamoles


Ci sono delle situazioni che richiedono una certa libertà di scelta, nell’ambito educativo, da parte della famiglia di un minore. Decidere che il figlio, anche se in giovanissima età, possa far ritorno da scuola a casa autonomamente è una di queste. I genitori, che lavorano e quindi non possono andare a prendere il figlio al termine delle lezioni, sanno valutare sia la “maturità” del bambino, la sua affidabilità e la pericolosità che il percorso può offrire ad un bambino di nove anni.

D’altro avviso, però, è una dirigente scolastica di una scuola primaria di Buja (Udine) che ha vietato ad uno scolaro di quarta elementare di rincasare da solo. Nonostante le rimostranze della famiglia, la dirigente in persona ha riaccompagnato il bimbo una volta, poi ha delegato …. i Carabinieri.
Un comportamento inaccettabile, a detta della mamma che non ha accolto favorevolmente, com’è logico, una denuncia per abbandono di minori, subito rientrata, tra l’altro. Un atto dimostrativo da parte della dirigente, insomma.

Un eccesso di zelo da parte della dirigente? Forse. Ciò che appare inspiegabile è il fatto che questa nuova dirigente ha revocato l’autorizzazione, attraverso la quale si sollevava la scuola da ogni responsabilità nel caso nessuno venisse a prelevare il bambino, regolarmente concessa durante lo scorso anno scolastico. Una dichiarazione che, a quanto mi risulta, è accettata di frequente nelle scuole primarie; addirittura c’è qualche dirigente che accoglie la richiesta di autorizzazione con delega a terzi, chiedendo il nominativo della persona che ha il compito di riaccompagnare a casa lo scolaro nel caso i familiari siano impossibilitati a farlo.

Che dire? Forse la signora è una madre snaturata? Parrebbe, visto che a suo dire il percorso di circa duecento metri tra casa e scuola è privo di pericoli, mentre per la dirigente non lo è affatto. Ovvero, la dirigente ha commissionato alla Polizia Municipale una perizia dalla quale risulterebbe che il tragitto percorso dal bambino non sarebbe privo di pericolosità.

Del caso ora si sta occupando il Tribunale dei Minori: il giudice ha dato otto giorni di tempo alle parti (scuola e famiglia) per trovare un accordo.
Io, però, sto pensando a quel bambino che ora si starà chiedendo come mai fino all’anno scorso, quando era ancora più piccolo, potesse rientrare da solo e adesso non è più in grado di farlo. Chissà se qualcuno gli ha chiesto che ne pensa di queste beghe legali?

[fonte: Messaggero Veneto]

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9 commenti »

  1. Quarchedundepegi said,

    Non so se hai letto tutti i miei articoli. Qualcuno è terribilmente serio, altri vogliono far sorridere e mettere di buon umore.
    Questo fa ridere a crepapelle; sembra una comica. Ma come si fa a rendere fifone e pauroso un bimbo normale?
    Quel povero bimbo la “pagherà” quando sarà adulto. E poi gli diranno che non ha fiducia in se stesso.

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  2. marisamoles said,

    @ Quarchedundepegi

    Ho pensato anch’io le stesse cose su quel bambino. Però, più che ridere questa storia mi fa proprio pena.

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  3. Quarchedundepegi said,

    La stupidità di certi personaggi può essere recepita in modi diversi. Se riusciamo a recepirla con la giusta “ilarità” non arriverà a colpirci e non lascerà in noi segni negativi.
    Potremmo sicuramente dire che ogni malattia ha componenti psicosomatiche e che può essere la sommazione di “negatività” pregresse o attuali.

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  4. io tornavo a casa da solo da quando avevo sei anni con le chiavi in tasca.

    i miei……… nessuno li denunciò, anzi li elogiarono per la maturità del bimbo.

    mado.

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  5. marisamoles said,

    @ Fabio Padovan

    Non so quanti anni tu abbia, comunque ai miei tempi (ogni volta che lo dico mi viene su un nervoso … 😦 ) era diverso. Non c’erano tanti pericoli per strada (maniaci ecc.), il traffico era decismente più modesto, la gente si fermava al semaforo rosso e lasciava passare i pedoni sulle strisce pedonali.

    Venendo al caso in questione, trattandosi di un piccolo centro (lo conosco perché abito ad una trentina di chilometri da Buja), non credo proprio che ci siano tanti problemi se un bambino di nove anni se ne torna a casa da scuola senza essere accompagnato.
    Secondo me è la dirigente che si è impuntata. Di certo se il bambino al pomeriggio se ne va in giro in bici per il paese da solo non gliene importa un bel niente.

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  6. ho 28 anni, appena compiuti…..! 🙂

    concordo su tutto quello che dici. Io vivevo da bambino in un piccolo comune di tremila persone, anche adesso è molto tranquillo e sicuro. Ah, non è una roccaforte del pdl, è sempre stato di sinistra. (nota politica per spiegare che la sicurezza non ha colore)

    Adesso vivo in un paese a misura d’uomo nonostante sia quasi confinante con Milano, Cernusco sul naviglio. Qui si fermano a far passare i pedoni (unico paese in tutti quelli italiani che ho visitato) ci sono le piste ciclabili, si fa bene la differenziata, ci sono parchi, un bel naviglio con i cigni…. e il comune fa quello che gli chiedi in fretta. Lo so è un eccezione, c’è anche la metropolitana. Perchè è così il mio paese di residenza? Perchè i cittadini amano il proprio territorio e perchè non ci sono spazi lasciati a se stessi.

    Credo che l’urbanistica sia importante per implementare un disegno di città vivibile e sicura. Se si costruiscono palazzoni senza punti di ritrovo sani s’incupisce il quartiere e lì si diffonde la droga. Anche il territorio incide sulla psiche degli uomini che lo abitano, quindi più vivibilità, meno delinquenza.

    Sai…. il tuo blog mi fa commentare in maniera articolata, come se avesse un’aura speciale. Spero si sia capito cosa volessi dire.

    E adesso torno a scrivere il mio libro di poesie. 🙂

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  7. marisamoles said,

    @ Fabio Padovan

    Sei giovanissimo, allora! Rispetto a me, intendo. So quanto possa essere fastidiosa questa osservazione: quando avevo la tua età (ed ero già madre di un bimbo) e mi chiamavano “ragazza” mi dava tanto sui nervi … ora mi dà tanto sui nervi quando mi chiamano “signora”. 😦

    Dopo l’accogliente salotto virtuale (definizione utilizzata dal mio lettore Giorgio, qualche tempo fa, per il mio blog), il tuo come se avesse un’aura speciale è il più bel complimento che potessi ricevere. Sono commossa, davvero.

    GRAZIE! 🙂

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  8. markogts said,

    Non c’erano tanti pericoli per strada (maniaci ecc.)

    Statistiche per confermarlo? Questo è un luogo comune. Il grosso (oltre 90%, fonte CENSIS) dei casi di pedofilia avviene all’interno della famiglia. Il rischio di trovare il “maniaco” davanti a scuola era ed è reale, ma irrisorio. Se questa fosse una motivazione sufficiente per non far andare il figlio per strada, allora dovrebbe vieppiù esserlo per vietargli di avere contatti con zii, nonni e parenti (per non parlare ovviamente dei preti).

    L’importante è che il bambino sia abbastanza maturo da capire che non deve MAI fidarsi degli sconosciuti e che deve riferire ogni episodio “strano”. Io andavo a scuola da solo già all’età di sette anni (seconda elementare) attraversando pure una via di scorrimento trafficatissima. Le prime volte i miei mi hanno seguito di nascosto, per vedere se facevo il bravo. Quando l’ho scoperto, decine di anni dopo, mi sono pure arrabbiato :-).

    Infine, mi chiedo se questa sentenza non sia incostituzionale in quanto in contrasto con l’articolo 30 “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”. Più chiaro di così…

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  9. donatella said,

    anche “ai miei tempi” c’erano meno pericoli e meno traffico, di conseguenza meno ansia? non credo, tutto va in proporzione ma la misura del buon senso rimane uguale.
    il progresso ha due facce, come ogni medaglia: più rischi si compensano con più comunicazione e strumenti per comunicare.
    in questo caso, però, più che ad un eccesso di zelo mi pare di trovarmi di fronte ad un eccesso di zelig….ma gli eccessi ci sono sempre stati.
    un breve aneddoto:
    avevo 10 anni (era il ’72), mia madre subì un intervento chirurgico e in quell’occasione conobbe in ospedale una ragazza somala (una pioniera delle colf) che invitò a passare la convalescenza a casa nostra “per cambiare aria un po’”. bene, una mattina io e questa ragazza (vestita alla sua maniera, coloratissima e vaporosissima) andammo a fare una passaggiata, mano nella mano e col sorriso stampato in faccia: ci “intercettò” una camionetta dei carabinieri che, seguendoci a passo d’uomo, ci accompagnò fino a casa.
    quando arrivammo mia madre stava acquistando la verdura presso il camioncino del fruttivendolo ambulante e quando si sentì – ossequiosamente – dire “signora, siccome abbiamo riconosciuto sua figlia ( io figlia di poliziotto, ergo di “collega” loro) e data la situazione “strana” abbiamo pensato che era il caso di scortarla. sa, questa gente non la conosciamo e bla bla bla.
    credo che quello sia stato il giorno in cui ho assistito all’apice di incazzatuta di mia madre.
    la ragazza piangeva. succede quando l’eccesso di zelo tracima in umiliazione.
    siamo d’accordo che sono tempi brutti (ogni tempo è brutto nel proprio tempo)..ma inibire, delegittimare, decretare che un’autorità ne soverchi un’altra, esattamente dove si collocano nella scala fra – prevenire – e – curare -?

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