OMICIDIO DI SARAH: LA TV SEMPRE PIÙ UNA FINESTRA APERTA SUL DOLORE


Oggi, come tutti anch’io mi sto chiedendo se sia stato opportuno, ieri sera, tenere aperto il collegamento con la casa dello zio di Sarah Scazzi, dove era presente la madre della ragazza, durante la trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto?”. Anch’io, come molti, mi sto chiedendo se ci possa essere un limite alla trasformazione mediatica che fa del dolore privato oggetto di interesse pubblico, interesse spesso morboso. Non si tratta soltanto di condivisione: ieri sera, come tutti i telespettatori, la madre di Sarah, la ragazza uccisa dallo zio, ha saputo dell’omicidio della figlia in una diretta televisiva. Si può condividere un dolore, ma non mi sembra giusto che i familiari non abbiano potuto essere avvertiti prima di questa scoperta drammatica, mi chiedo se non si sarebbe potuto spegnere quella telecamera che inquadrava la sala da pranzo della casa del mostro.

Facendomi queste domande, mi sono imbattuta in un ottimo contributo di Aldo Grasso, su Il Corriere, secondo il quale, dopo Vermicino (la tragedia che vide convolto il piccolo Alfredo Rampi caduto in un pozzo, prima manifestazione mediatica di un dolore che da privato diventa pubblico) la Tv non si è più fermata di fronte ai drammi in diretta. Spegnere le telecamere non è più possibile.
Nella gara per conquistare lo share più alto non ci si ferma nemmeno di fronte alla morte. Neanche se si tratta di una ragazzina di quindici anni uccisa e poi violentata dallo zio.

QUESTO È IL LINK PER VEDERE IL VIDEO.

AGGIORNAMENTO DEL POST, ORE 16:50

RAITRE: UNA SCELTA GIUSTA – Il giorno dopo, il direttore di Raitre spiega la scelta di proseguire con la diretta di Chi l’ha visto? per seguire gli sviluppi della morte di Sarah Scazzi. Paolo Ruffini difende il programma e la Sciarelli: “Ha cercato di gestire nel modo piu’ delicato possibile una vicenda cosi’ tragica e devo dire che la conduttrice ci e’ riuscita”.

Ieri sera si era davanti a un bivio, dice ancora Ruffini: “Dare la linea a Parla con me, una programma di satira, per giunta registrato e che quindi non avrebbe avuto certamente il tono giusto. Ho preferito tenere aperto il programma fino a che Linea Notte non poteva prendere la linea e sono convinto anche oggi di aver fatto la scelta giusta, sarebbe stata meno consona la prima scelta”.

Quanto alle polemiche sul fatto che la madre della 15enne uccisa dallo zio abbia saputo del ritrovamento del corpo della figlia in diretta da Raitre, Ruffini spiega: “Non è stata una cosa studiata. Noi non abbiamo inseguito questa notizia, noi eravamo in onda con un programma di servizio dedicato alla ricerca degli scomparsi e stavamo seguendo il caso di Sarah. Durante la diretta la madre ha ricevuto la telefonata di un giornalista della carta stampata che le chiedeva del ritrovamento del cadavere e a quel punto lei lo ha chiesto alla Sciarelli che piu’ volte si e’ preoccupata di farla riaccompagnare a casa”. (dal Quotidiano.net)

AGGIORNAMENTO DEL POST, 10 OTTOBRE 2010

Riporto di seguito alcuni passaggi dell’intervento di Aldo Grasso su Il Corriere:

SI PUÒ STACCARE LA SPINA DALL’ORRORE?

Nel 1981 è successa la terribile tragedia di Vermicino, un’atroce, lunga diretta sull’agonia di un bambino sprofondato in un pozzo. Vermicino è stato un punto di non ritorno, una di quelle strade dannate e assurde che l’umanità ogni tanto imbocca e dalla quale non sa più tornare indietro. Con Vermicino qualcosa si è spezzato per sempre. Da allora, tutti i canali hanno alimentato il filone orrorifico, a stento mascherandolo: il dolore come show, la sofferenza come osceno lievito dell’ascolto. Ogni volta, il luogo della tragedia si trasforma in un enorme set televisivo, con il fondato rischio che il dolore declini in spettacolo. Un fremito sembra anzi scuotere gli astanti, parenti e amici (perché la madre era in tv, aveva solo la Sciarelli cui chiedere soccorso?).
[…]

A volte, abbiamo la sensazione che certi conduttori, come sciacalli, siano pagati per non retrocedere mai di fronte a ciò che non comprendono, per avere parole anche quando non hanno pensieri e che la tv non conosca la potenza del lutto: altrimenti saprebbe ancora far calare il sipario sull’orrore. Bisogna smetterla di parlare della normalità del male; qui siamo di fronte al male della normalità. Un passo indietro si riesce a fare solo quando un’intera comunità ristabilisce il senso del tabù. Ma, da Vermicino, tornando al caso della povera Sarah, il Servizio pubblico non ha mai dettato un codice di comportamento per casi simili, anzi ha allegramente alimentato trasmissioni che hanno trasformato la tragedia in entertainment: il «Novi Ligure show», il «Cogne Show», l’«Erba show», il «Garlasco show» e via elencando. Ha lasciato alla sensibilità dei singoli l’onere di non degenerare. L’etica è un insieme di valori condivisi, appartiene prima alla società, poi alla rete televisiva e infine, di conseguenza, ai singoli conduttori.

[l’immagine è tratta da questo sito]