5 ottobre 2010

SCUOLA. I PROF PROTESTANO: STOP ALLE “GITE”

Posted in adolescenti, famiglia, figli, Mariastella Gelmini, politica, scuola tagged , , , , , , , a 4:59 pm di marisamoles

Chiariamo subito una cosa: quelle che dai ragazzi – e anche dai genitori – vengono chiamate “gite”, in realtà hanno un nome preciso ed è “viaggi di istruzione”. Il chiarimento è doveroso perché altrimenti passerebbe il messaggio che la scuola sia un tour operator che porta le classi a zonzo, senza un preciso obiettivo didattico.
Al contrario, il viaggio di istruzione viene pianificato per rispondere a precisi obiettivi didattici o educativi. Ad esempio, i cosiddetti soggiorni sulla neve, che di didattico apparentemente non hanno nulla, servono a creare un approccio – per chi ancora non ce l’ha – con l’ambiente montano e, allo stesso tempo, con gli sport “alpini”: sci alpino e di fondo, soprattutto, ma anche snowboard, pattinaggio sul ghiaccio e, talvolta, particolari attività legate al territorio (qui in Friuli, ad esempio, si fa provare anche la passeggiata con le “ciaspe”, termine che deriva dal ladino e che rimanda a particolari racchette che permettono di spostarsi agevolmente sulla neve a piedi). Di importanza non secondaria, l’obiettivo della socializzazione che ci si prefigge in questo tipo di “viaggi”.
Più evidenti sono, però, gli obiettivi didattici nei viaggi tradizionali: le città d’arte o le capitali europee dove si possono fare gli stage linguistici.

Dei problemi legati ai viaggi di istruzione ho parlato già in questo post. È inutile ripetere che, specie se le classi che si portano in giro sono costituite da minorenni, la responsabilità dei docenti è enorme. Succede, quindi, che molti professori non se la sentano di partecipare ai viaggi di istruzione e non si possono biasimare. Tuttavia, è anche vero che difficilmente gli allievi e le loro famiglie digeriscono la mancata “gita”: il più delle volte viene interpretata come una punizione.

Quest’anno c’è nell’aria molto malumore nelle scuole italiane, a causa dei “tagli” operati dal ministro Gelmini (ma sarebbe più corretto attribuire la colpa anche a Tremonti per l’ormai famoso art. 64 della Legge 133). Basta guardarsi intorno per capire che la “scure” ha colpito ovunque: molte sono, infatti, le scuole in cui sia il personale ATA che docente è assai meno numeroso rispetto agli anni scorsi.
Per questo motivo, gli insegnanti di molte scuole, in tutta l’Italia, hanno deciso il “blocco” dei viaggi d’istruzione.

Tale decisione, tuttavia, può essere attribuita anche ad una profonda riflessione sul ruolo che, nell’ambito educativo, hanno i viaggi stessi. Spesso, infatti, l’alta valenza culturale o educativa viene trascurata, dai ragazzi, a favore di un’occasione per stare insieme e per far bisboccia, senza il controllo delle famiglie e nel tentativo di far fessi i prof. Alla fine, li si può portare a vedere musei, chiese, mostre … quel che importa, però, è passare qualche giorno fuori casa e dormire in albergo. Gli insegnanti, perciò, devono sventare alcuni “riti di iniziazione” che possono interessare anche i più giovani (studenti delle medie e del biennio delle superiori): sesso, droga ed alcool, per intenderci.

Un altro spunto di riflessione su questa consuetudine che pareva destinata a non morire mai l’ha offerto il periodo di crisi che sta mettendo in difficoltà molte famiglie. In sintesi ci si chiede se sia opportuno far spendere delle cifre anche parecchio esose (fino a 500 euro e oltre) ai genitori di ragazzi che potrebbero avere due o tre figli in età scolare e sarebbero, quindi, impossibilitati a mandarli tutti in “gita”, negando tale possibilità ad ogni figlio, per non fare discriminazioni. È bene ricordare che, sebbene sulla carta appaia il contrario, avere un finanziamento all’uopo per le famiglie “bisognose” è in realtà assai difficile. Talvolta si devono compilare carte su carte e una richiesta di tal genere diventa una vera e propria umiliazione.

Tornando alla protesta dei prof, non è da sottovalutare il taglio dei finanziamenti che vedono gli insegnanti costretti ad accollarsi le spese di “sopravvivenza”, come trasporti e vitto, per cui non è prevista più una diaria, specie per i viaggi all’estero. In ottemperanza al decreto del 31 maggio, infatti, sono stati tagliati i fondi con cui venivano erogati agli insegnanti i rimborsi per i pasti ed i trasferimenti. Un provvedimento analogo a quello che taglia le spese di trasferta ai magistrati, senza tener conto del fatto che gli stipendi delle due categorie sono ben differenti. Chi ne farà le spese saranno gli studenti, è vero, ma non si può pretendere che, oltre alla responsabilità che grava sui docenti – responsabilità non solo civile ma anche penale, è bene sottolinearlo -, si debba decurtare il già misero stipendio per portare le classi in viaggio di istruzione.

L’ “effetto Gelmini” non si è fatto attendere. Ora bisognerà prepararsi alle proteste degli studenti che malvolentieri accetteranno quelle degli insegnanti.

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11 commenti »

  1. frz40 said,

    Questa volta hanno ragione tutti meno i ragazzi.

    Troppe responsabilità, troppi soldi, una vacanza inutile quando va bene.

    Peccato; avevano un senso.

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  2. marisamoles said,

    @ frz

    Che protestino per questo non è giusto, ma alcuni studenti (quelli per cui il viaggio d’istruzione ha davvero il valore che dovrebbe avere per tutti, d’arricchimento sul piano culturale e formativo) rimarranno delusi e non si può biasimarli.

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  3. frz40 said,

    Sì, ma siamo alle solite: “per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”.

    Ed è giusto che sia così.

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  4. Sconsolata said,

    Mi sembra che il blocco dei viaggi d’istruzione sia un’iniziativa doverosa e forse efficace (certamente più dello “sciopero della prima ora di servizio”!), visto che tocca interessi economici consistenti. Ma mi chiedo: c’è qualche sindacato che abbia intenzione di raccogliere e organizzare la protesta o tutto è lasciato all’iniziativa dei singoli Istituti?

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  5. marisamoles said,

    @ Sconsolata

    Innanzitutto bentornata! 🙂

    Non mi risulta che i sindacati abbiano intenzione di promuovere questa protesta che, però, è sorta spontaneamente in molte scuole italiane. Prima di scrivere il post, ho letto un po’ di articoli in giro e mi sono resa conto che, al di là della protesta di quest’anno, il disagio degli insegnanti che si vedono “costretti” a portare in viaggio ragazzi sempre più scatenati è reale e non recente. Io, ad esempio, per principio partecipo alle sole visite d’istruzione in giornata e anche così sono costretta, senza virgolette, a portare le classi di 25-28 alleivi da sola perché il mio dirigente non ci manda in due. Partecipo, però, agli stage linguistici perché la sera i ragazzi sono ospitati dalle famiglie, quindi la responsabilità è limitata.

    Tengo a precisare, comunque, che sostngo questa iniziativa anche e soprattutto in riferimento alle altre problematiche che ho messo in luce nel post.
    Non resta che aspettare le reazioni delle agenzie viaggi!

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  6. Chiara said,

    Allora,inizio col dire che sono una studentessa del IV anno di un liceo linguistico, che dovrebbe quindi puntare ad una buona padronanza delle lingue straniere studiate. Con questa forma di protesta i docenti cercano di contestare i tagli del ministro,pur sapendo che non c’è possibilità che cambi la situazione. Affinchè il sacrificio di noi studenti non sia vano nessuna scuola italiana dovrebbe organizzare viaggi d’istruzione quest’anno e la cosa la vedo sia dura che troppo a lungo termine. Il problema è che non ci toglieranno solo le gite,ma anche i corsi pomeridiani che normalmente le famiglie sceglievano di far frequentare ai propri figli poichè molto meno costosi(se non gratuiti) rispetto quelli da privatista. Un esempio? Il corso del patentino,dove la differenza tra farlo a scuola e da privati è di circa 200€; oppure il corso ECDL o della Patente Europea,e ancora l’esame Pet e Trinity e ancora altri corsi e seguenti esami che anche le famiglie più modeste,facendole a scuola, potevano permettersi. Togliendoli, gli studenti non avranno più potenziamenti e certificazioni a prezzi accessibili,quindi niente più crediti e alla maturità troveremo grosse difficoltà solo ad avvicinarci al 100 (per non parlare dei cambiamenti che ha subito la griglia dei crediti,ma proseguiamo). Così solo i cosiddetti “figli di papà” raggiungeranno il massimo dei voti e all’università andranno avanti solo loro. Ma ora tornando al problema delle gite,personalmente speravo in un viaggio all’estero che mi porti ad un uso pratico delle lingue che studio ma questo è il secondo anno consecutivo che ci diniegano quest’opportunità,vuoi per “l’epidemia” dell’anno scorso (cosa sorvolabile),vuoi per la protesta, noi non abbiamo ancora avuto la possibilità di mettere in atto ciò che sappiamo,e questa è una vergogna non solo per noi che studiamo lingue ma per tutti quelli che ora non hanno la possibilità di viaggiare per uno scopo preciso:lo studio.
    Ora, levateci anche la parola e avrete concluso.

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  7. marisamoles said,

    @ Chiara

    Ha già detto tutto il mio amico frz40: “per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”.

    Mi dispiace moltissimo per tutti gli studenti che, come te, avrebbero dal viaggio d’istruzione una ricaduta positiva sul piano dell’apprendimento. Ma è evidente che, se sono stati tagliati i fondi per i docenti in “missione” all’estero, non si può nemmeno biasimare la loro decisione di non portare in viaggio le classi. Se il governo avesse riflettuto su alcune situazioni, non avrebbe proceduto ad un taglio così drastico e indiscriminato.

    I corsi pomeridiani, almeno per quanto ho capito, non verranno eliminati. Ci sono molti insegnanti precari, che attualmente non lavorano, che si potrebbero prestare a tenere questi corsi. Poco è sempre meglio di niente. Tuttavia, la decisione di tenere o meno i corsi e di affidarli, eventualmente, a personale esterno per sopperire alla mancata disponibilità dei docenti che protestano, spetta ai singoli istituti e ai singoli collegi dei docenti. Poi, non è nemmeno detto che ci sia, su questo piano, l’adesione dell’intero corpo docente. C’è sempre qualcuno che, protesta a parte, ha la necessità di arrotondare il misero stipendio.

    Spero che non vi tolgano mai la parola. Sul mio blog tu avrai sempre diritto di replica! 🙂

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  8. Luca said,

    Salve a tutti,
    mi presento ancora una volta. Mi chiamo Luca ed attualmente insegno come supplente annuale presso un istituto superiore.
    Mi capita spesso di rispondere a domande dei miei alunni i quali mi chiedono se sia disposto o meno ad accompagnarli in gita quest’anno.

    A riguardo mi sono sentito in dovere di illustrare nella maniera più oggettiva possibile quali siano le responsabilità a cui il corpo docente è chiamato a rispondere (quest’anno ancor più accentuate nei confronti di minorenni all’estero).
    Molti studenti, dal canto loro sembrano non aver compreso a pieno le ragioni di tanta reticenza nell’accettare di accompagnare una classe.

    Per questo leggendo il vostro post, mi permetto di aggiungere brevi e concise informazioni che nascono dal confronto diretto di professioni diverse ed al mio avviso tutte di grande responsabilità.

    In particolare vorrei portare in evidenza i seguenti dati:

    durante le trasferte militari (missioni) all’estero in territori di guerra, i soldati ricevono giustamente un’INDENNITA’ di RISCHIO che oscilla all’incirca dai 120 ai 180 euro al giorno (in base al grado: soldato semplice con terza media, sergenti, ufficiali laureati, colonnelli ecc.) ed a cui si aggiunge il normale stipendio di base che percepiscono quando sono in Italia. E’ doveroso ricordare che questi professionisti rischiano LA PROPRIA VITA per la Patria.

    durante le trasferte dei ricercatori (conferenze, esperimenti in equipe internazionali, ecc.) l’INDENNITA’ DI TRASFERTA è giustamente riconosciuta in funzione del profondo contributo fornito ad eventuali attività di ricerca, esperimenti pericolosi, scoperte e progressi umani oltre che collaborazioni diplomatiche tra scienziati di nazioni diverse. Questa indennità era di circa 100 euro al giorno variabile a seconda se la trasferta era nazionale o internazionale e con queste somme il ricercatore doveva coprire le spese. Oggi questa somma forfettaria è stata sostituita con il rimborso spese previa presentazione delle RICEVUTE fiscali.

    Non citiamo neanche il caso di figure di spicco ancora di maggior rilievo come (i consoli, gli ambasciatori ed i parlamentari).

    Gli insegnanti ricevevano una INDENNITA’ di TRASFERTA (nota come diaria) di appena 40 euro al giorno. Questa somma (simbolica) copriva (si fa per dire) le spese e lo straordinario di intere giornate di lavoro 24 ore su 24. Chi è stato adolescente e non è vissuto nella bambagia, certamente saprà che in gita si fanno bravate; per questo gli insegnanti valenti fanno i turni anche di notte.

    A tutto ciò va aggiunto che:

    le missioni dei soldati all’estero durano MESI
    le trasferte dei ricercatori di solito non durano più di una SETTIMANA
    le trasferte dei consoli, ambasciatori, parlamentari NON SONO QUANTIZZABILI.
    le trasferte degli insegnanti in “gita” duravano massimo 1 SETTIMANA (7 giorni).

    Così in situazione di crisi economica mondiale, anzicchè ridurre del 10% le INDENNITA’ di TUTTI, si è pensato bene di azzerare solo quelle degli insegnanti e dei magistrati.

    Vorrei inoltre ricordare per chi non lo sapesse che in base al passaggio del trattamento pensionistico dal RETRIBUTIVO al CONTRIBUTIVO gli insegnanti percepiranno circa il 60% dell’ultima busta paga quando andranno in pensione (ammesso che ci arrivino assunti a tempo INDETERMINATO).
    Certo è che rinunciando alla buona uscita potremo ottenere sempre l’80%.

    Alla luce di queste considerazioni se un insegnante che guadagna circa 1400 euro deve pagarsi la pensione aggiuntiva, versando 200-300 euro al mese di contributi.. risulta come se percepisse uno stipendio di circa 1000 euro al mese effettivi.

    A saperlo in tempo chissà quanti insegnanti si sarebbero fermati al diploma ed avrebbero fatto un mestiere meglio retribuito.. ma queste cose sono accadute tutte in itinere mentre si studiava, si facevano rinunce limitando le uscite mondane, accettando di essere secchioni per investire nel futuro.
    Un futuro che la storia contemporanea (chiamiamola così) nega sempre più ai laureati plaudendo ai nuovi ceti emergenti…e, naturalmente, mancano i soldi per bandire concorsi che risollevino le sorti di valenti laureati fuori età limite.

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  9. marisamoles said,

    @ Luca

    Come sempre un commento dettagliato e “illuminante”!
    Grazie. 🙂

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  10. […] ripercussioni negative sulle entrate dei tour operator. I motivi della protesta li ho spiegati in questo post. Anche se originata, in particolare, dai cosiddetti “tagli” del ministro del MIUR, Mariastella […]

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  11. […] rinunciando ad accompagnare gli allievi nei viaggi d’istruzione (leggi “gite”). QUI ne ho spiegato le motivazioni. Visto che tale decisione ha comportato un notevole danno alle […]

    Mi piace


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