5 ottobre 2010

I BAMBINI FANNO O… DIENS

Posted in bambini, canzoni, famiglia, figli, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 10:51 pm di marisamoles


Guardare qualcosa di originale in Tv, di questi tempi, è diventato quasi impossibile: dai talk show pomeridiani e serali, alle fiction, ai programmi di intrattenimento le trasmissioni si assomigliano un po’ tutte. Clamoroso è, in particolare, il caso di due programmi che vedono come protagonisti dei bambini canterini che si rincorrono, nei palinsesti televisivi, sfidandosi a suon di audience (letto odiens, se volete, così si capisce il titolo del post!).

Di questo tipo di spettacolo ho già parlato altrove (QUI e QUI) e ribadisco che non mi piace. Non mi piace vedere la continua competizione cui sono costretti dei bambini, a volte molto piccoli, e degli adolescenti che si affacciano al mondo dello spettacolo con chissà quali aspettative. Sia la Clerici, che presenta “Ti lascio una canzone” su Rai 1, sia Gerry Scotti, che conduce “Io canto” su Canale 5, difendono i propri show asserendo che per i bambini si tratta, innanzitutto, di un gran divertimento. Io non ci credo. Dietro questi bambini così divertiti ci sono dei genitori che li spingono a mettere in luce il loro talento e, applaudendo dalla platea con tanto di lacrime agli occhi, coltivano l’intima speranza che il proprio pargolo ce la faccia perché è in assoluto il più bravo. Al confronto, Anna Magnani di “Bellissima” appare una dilettante.

Ma non bastavano, evidentemente, ben due trasmissioni clonate trasmesse in prima serata nell’arco della stessa settimana (fortunatamente non nella medesima giornata). No, non era sufficiente esibire i piccoli campioni alle prese con le gare canore. Da giovedì, infatti, parte lo show di Paolo Bonolis, “Chi ha incastrato Peter pan?”.
Nella trasmissione di Bonolis i bambini non devono dimostrare altra dote che la spontaneità. Almeno, così pare. Ma chi ha visto le passate edizioni, si sarà reso conto che anche in questo caso, benché non esista una gara tra i fanciullini, tutto sa di costruito. Come in “Io canto” e “Ti lascio una canzone” i concorrenti scimmiottano i grandi, nel modo di atteggiarsi e di vestirsi (senza parlare dei testi delle canzoni, per nulla adatti a dei bambini), in “Chi ha incastrato Peter Pan?” i piccoli protagonisti sono abilmente guidati a fare e dire ciò che viene loro suggerito. Ai limiti della decenza, talvolta. Mi vengono in mente, ad esempio, le domande rivolte dai piccoli intervistatori a Ilary Blasi, la dolce metà di Francesco Totti: decisamente maliziose. Troppo per essere farina del loro sacco.

Bonolis, tuttavia, garantisce che i bambini non recitano a copione: Siamo riusciti a trovare bambini spontanei e non bambini che recitano giocando a fare i bambini. Ma non è facile. La cultura dominante è quella dell’immagine, dell’apparire, e i bambini non sono esenti da questo gioco al massacro. Di conseguenza è più difficile rintracciarne di spontanei, dichiara a TV Sorrisi e Canzoni (numero 41/2010, pagina 15; si può leggere parzialmente l’intervista a questo LINK ).
A me, sinceramente, sembra che anche lui non sia esente dal gioco al massacro, di quella guerra all’audience in cui se perdi, ti cancellano il programma, E Bonolis questo non se lo può permettere. Quindi, si prepara pure lui a questa guerra il cui trofeo è costituito dalle percentuali di share, proprio in questo periodo, proprio in concomitanza con alte due trasmissioni animate da piccoli protagonisti.

Evidentemente sono i bambini a confezionare una trasmissione vincente. Scopro con piacere di essere nuovamente d’accordo con Alfonso Signorini, direttore di TV Sorrisi e Canzoni, che nel suo editoriale (LINK ), osserva: «facendo zapping in queste settimane mi sono accorto di quanti bambini ci siano in tv. Bambini canterini a «Io canto» e a «Ti lascio una canzone». Bambini attori, da «I Cesaroni» a «Ho sposato uno sbirro». Tra poco ci saranno anche i bambini involontari filosofi di ‘Chi ha incastrato Peter Pan?’. Strana considerazione: a una progressiva diminuzione del tasso delle nascite, assistiamo alla proliferazione del bambino come personaggio del piccolo schermo». Prosegue, quindi, la riflessione sulla mancanza di giovani conduttori e quasi per compensare questa lacuna, ecco che «in una tv di questo tipo i bambini rappresentano indubbiamente una ventata di aria fresca.».

Aria fresca, sì. Ma alla fine, con queste trasmissioni sempre uguali che si ripetono negli anni, mi sa che l’aria è anche un po’ fritta.
Io, sinceramente, sento la mancanza dei bei quiz del giovedì sera condotti dal mitico Mike Bongiorno. Ma oramai i quiz sono relegati al preserale e fanno da aperitivo. Mentre le trasmissioni delle Clerici, di Scotti e di Bonolis, venendo dopo cena, potrebbero essere considerate un digestivo. A me, però, fanno sentire il bisogno di un buon Alcaselzer.

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SCUOLA. I PROF PROTESTANO: STOP ALLE “GITE”

Posted in adolescenti, famiglia, figli, Mariastella Gelmini, politica, scuola tagged , , , , , , , a 4:59 pm di marisamoles

Chiariamo subito una cosa: quelle che dai ragazzi – e anche dai genitori – vengono chiamate “gite”, in realtà hanno un nome preciso ed è “viaggi di istruzione”. Il chiarimento è doveroso perché altrimenti passerebbe il messaggio che la scuola sia un tour operator che porta le classi a zonzo, senza un preciso obiettivo didattico.
Al contrario, il viaggio di istruzione viene pianificato per rispondere a precisi obiettivi didattici o educativi. Ad esempio, i cosiddetti soggiorni sulla neve, che di didattico apparentemente non hanno nulla, servono a creare un approccio – per chi ancora non ce l’ha – con l’ambiente montano e, allo stesso tempo, con gli sport “alpini”: sci alpino e di fondo, soprattutto, ma anche snowboard, pattinaggio sul ghiaccio e, talvolta, particolari attività legate al territorio (qui in Friuli, ad esempio, si fa provare anche la passeggiata con le “ciaspe”, termine che deriva dal ladino e che rimanda a particolari racchette che permettono di spostarsi agevolmente sulla neve a piedi). Di importanza non secondaria, l’obiettivo della socializzazione che ci si prefigge in questo tipo di “viaggi”.
Più evidenti sono, però, gli obiettivi didattici nei viaggi tradizionali: le città d’arte o le capitali europee dove si possono fare gli stage linguistici.

Dei problemi legati ai viaggi di istruzione ho parlato già in questo post. È inutile ripetere che, specie se le classi che si portano in giro sono costituite da minorenni, la responsabilità dei docenti è enorme. Succede, quindi, che molti professori non se la sentano di partecipare ai viaggi di istruzione e non si possono biasimare. Tuttavia, è anche vero che difficilmente gli allievi e le loro famiglie digeriscono la mancata “gita”: il più delle volte viene interpretata come una punizione.

Quest’anno c’è nell’aria molto malumore nelle scuole italiane, a causa dei “tagli” operati dal ministro Gelmini (ma sarebbe più corretto attribuire la colpa anche a Tremonti per l’ormai famoso art. 64 della Legge 133). Basta guardarsi intorno per capire che la “scure” ha colpito ovunque: molte sono, infatti, le scuole in cui sia il personale ATA che docente è assai meno numeroso rispetto agli anni scorsi.
Per questo motivo, gli insegnanti di molte scuole, in tutta l’Italia, hanno deciso il “blocco” dei viaggi d’istruzione.

Tale decisione, tuttavia, può essere attribuita anche ad una profonda riflessione sul ruolo che, nell’ambito educativo, hanno i viaggi stessi. Spesso, infatti, l’alta valenza culturale o educativa viene trascurata, dai ragazzi, a favore di un’occasione per stare insieme e per far bisboccia, senza il controllo delle famiglie e nel tentativo di far fessi i prof. Alla fine, li si può portare a vedere musei, chiese, mostre … quel che importa, però, è passare qualche giorno fuori casa e dormire in albergo. Gli insegnanti, perciò, devono sventare alcuni “riti di iniziazione” che possono interessare anche i più giovani (studenti delle medie e del biennio delle superiori): sesso, droga ed alcool, per intenderci.

Un altro spunto di riflessione su questa consuetudine che pareva destinata a non morire mai l’ha offerto il periodo di crisi che sta mettendo in difficoltà molte famiglie. In sintesi ci si chiede se sia opportuno far spendere delle cifre anche parecchio esose (fino a 500 euro e oltre) ai genitori di ragazzi che potrebbero avere due o tre figli in età scolare e sarebbero, quindi, impossibilitati a mandarli tutti in “gita”, negando tale possibilità ad ogni figlio, per non fare discriminazioni. È bene ricordare che, sebbene sulla carta appaia il contrario, avere un finanziamento all’uopo per le famiglie “bisognose” è in realtà assai difficile. Talvolta si devono compilare carte su carte e una richiesta di tal genere diventa una vera e propria umiliazione.

Tornando alla protesta dei prof, non è da sottovalutare il taglio dei finanziamenti che vedono gli insegnanti costretti ad accollarsi le spese di “sopravvivenza”, come trasporti e vitto, per cui non è prevista più una diaria, specie per i viaggi all’estero. In ottemperanza al decreto del 31 maggio, infatti, sono stati tagliati i fondi con cui venivano erogati agli insegnanti i rimborsi per i pasti ed i trasferimenti. Un provvedimento analogo a quello che taglia le spese di trasferta ai magistrati, senza tener conto del fatto che gli stipendi delle due categorie sono ben differenti. Chi ne farà le spese saranno gli studenti, è vero, ma non si può pretendere che, oltre alla responsabilità che grava sui docenti – responsabilità non solo civile ma anche penale, è bene sottolinearlo -, si debba decurtare il già misero stipendio per portare le classi in viaggio di istruzione.

L’ “effetto Gelmini” non si è fatto attendere. Ora bisognerà prepararsi alle proteste degli studenti che malvolentieri accetteranno quelle degli insegnanti.

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