30 ottobre 2010

FAMIGLIA CRISTIANA: “IL PREMIER È MALATO, ANCHE VERONICA L’HA DETTO”

Posted in attualità, politica, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , a 4:04 pm di marisamoles


Un’altra bufera mediatica si è scatenata sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il caso, ormai stranoto, è quello della minorenne (all’epoca dei fatti, cioè febbraio 2010) di origine marocchina Ruby “Rubacuori” che avrebbe partecipato ad una festa ad Arcore e dal padrone di casa avrebbe avuto in dono una collana di diamanti e 7mila euro. In cambio di cosa? Della sua presenza, niente di più. Il fatto è che Berlusconi ha un cuore grande, come ha dichiarato lui stesso, e aiuta chi ha bisogno.

Ok, anch’io ci ho scherzato sul suo cuore grande. Ho scritto un post perché a quella dichiarazione mi è venuta in mente Heidi. Ma oggi, leggendo un articolo di Famiglia Cristiana, sono rimasta sconcertata. In riferimento al caso – Ruby, l’autore del servizio, Giorgio Vecchiato, ha affermato che già la moglie del premier, Veronica Lario, aveva pubblicamente dichiarato la “malattia” del marito, ormai ex.

Nel pezzo si legge: Uno stato di malattia, qualcosa di incontrollabile anche perché consentito, anzi incoraggiato, dal potere e da enormi disponibilità di denaro. Si sa che Berlusconi è un generoso, non lesina su aiuti e ricompense. Ma quale tipo di aiuti, e ricompense per che cosa? Incredibile che un uomo di simile livello e responsabilità non disponga del necessario autocontrollo. E che il suo entourage stia a guardare. S’insiste, dunque, sulla mancanza di autocontrollo che Berlusconi, nella veste istituzionale, dovrebbe mantenere. Si parla di lui come una persona malata. Ma il Presidente del Consiglio già ieri si è difeso: lavora venti ore al giorno, non va quasi mai in ferie, ogni tanto gli va di distrarsi e così organizza delle feste. Che male c’è? Lui si definisce orgoglioso del suo stile di vita.

Da notare che la stessa Ruby ha affermato di essere andata solo una volta nella villa di Arcore e di aver assistito ad uno show canoro del premier. Che male c’è? Nessuno conosceva la sua vera età e lei si era spacciata per una ventiquattrenne. Poi, quando Berlusconi si è reso conto di essere di fronte ad una minorenne, le ha chiaramente detto di non farsi più vedere. In seguito, però, a maggio, la telefonata alla questura di Milano: Berlusconi si limita a dare una mano ad una ragazza in difficoltà, pur mentendo sulla vera identità e spacciandola per nipote di Mubarak. In ogni caso, la ragazza viene lasciata libera qualche ora dopo e affidata al consigliere Minetti, come espressamente chiesto dal premier.

Detto questo, prima di definire Berlusconi un “malato”, bisognerebbe conoscere i fatti. E poi, anche se non disdegnasse la compagnia delle belle donne, disponendo del “potere” e del fascino del denaro, un binomio che attrae particolarmente le signorine in cerca di notorietà, sarebbe l’unico? Diciamo che la stampa gli sta appresso e non si lascia scappare l’occasione per scrivere qualche servizio piccante sul Presidente del Consiglio. Il potere dei media è, poi, quello di condizionare il giudizio della gente. Persino il papa c’è cascato. Ieri, senza riferirsi esplicitamente al caso Ruby, di fronte a centomila giovani dell’Azione cattolica, ha affermato: Troppo spesso l’amore è ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto di se stessi e degli altri. Così è molto amore proposto dai media e da internet: egoismo, chiusura, illusione di un momento, qualcosa che vi lega come una catena, qualcosa che soffoca il pensiero. Impossibile non pensare che si riferisse velatamente anche a Berlusconi, o meglio alle ragazze disponibili ad incontrarlo per ottenere qualcosa in cambio, data la sua tanto sbandierata bontà di cuore. Un’altra condanna che proviene dal mondo cattolico in cui di certo gli scandali non mancano. Mi verrebbe da dire: da quale pulpito arriva la predica.

Ma cerchiamo di spostare, per un istante, l’attenzione dal premier alla minorenne Ruby. Una così, che si spaccia per ventiquattrenne, vestita (per modo di dire) e truccata come una donna navigata, se è davvero “bisognosa d’aiuto”, se va in cerca di protezione, perché ad una casa-famiglia preferisce la villa di Arcore?

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29 ottobre 2010

BARBARA PALOMBELLI SPIEGA PERCHÉ HA SCRITTO LA LETTERA A SARAH SCAZZI

Posted in cronaca, televisione tagged , , , , , a 6:13 pm di marisamoles

Il Sussidiario.net ha intervistato la giornalista Barbara Palombelli e le ha chiesto i motivi che l’hanno spinta a scrivere una lettera alla piccola Sarah. Le parole dedicate alla ragazzina, uccisa il 26 agosto scorso, sono state lette dalla stessa Palombelli in un servizio andato in onda domenica 17 ottobre durante il Tg5 delle 20. Alla lettera ho dedicato questo post che ha suscitato non poche polemiche.

Pubblico alcune parti dell’intervista a Barbara Palombelli, lasciando ai miei lettori un ulteriore spazio per i commenti, se avranno voglia di intervenire ancora.

Che cosa l’ha spinta a scrivere quella lettera?

Sarah somiglia moltissimo alla mia figlia più piccola. Sono bionde, piccoline, magre, hanno voglia di crescere in fretta ma alternano i vampiri ai pelouche. Credono di sapere tutto e non sanno niente… Mi ha sempre fatto una grande impressione questa somiglianza, quando sono negli studi televisivi a volte mi commuovo.

Diversi esponenti dei media hanno detto che non è una cosa piacevole, ma i media danno alla gente ciò che la gente vuole. Qual è il giusto modo per affrontare mediaticamente casi come quello di Sarah Scazzi?

È chiaro che dobbiamo continuare a investigare… E il dramma di Sarah potrebbe perfino aiutare a vigilare di più sulle nostre creature, sulle persone insospettabili che spesso sono proprio le più pericolose. Tuttavia, certi pregiudizi e alcuni dettagli volgari potrebbero infangare la memoria di una vittima. Ma qui, in Italia, i morti della cronaca non riposano mai in pace e, non esiste alcun diritto all’oblio.

[…]

Nella sua lettera lei dice anche “Ora è proprio arrivato il momento di pregare, pregare per te e per noi, per il nostro lavoro”, sono parole che raramente si sentono dire da dei giornalisti, come le spiega?

Mi sono venute di getto… Sarah aspettava i 18 anni per ricevere il battesimo che sua madre gli aveva negato. Cercava una dimensione spirituale, dobbiamo restituirgliela ora. La preghiera è un grande aiuto, sempre.

Come giudica la lettera che la mamma di Sarah ha inviato al programma Matrix? Alcuni dicono che in lei ci sia desiderio di vendetta, altri il contrario…

I sensi di colpa, a volte, producono vendetta. Vanno trasformati in azioni positive, che sprigionano una forza più duratura di qualunque giustizia sommaria…

Lo scrittore Luca Doninelli in una intervista sul caso Scazzi ha detto che ciò che “ci scandalizza veramente non è il male, ma il perdono” . Vedendo le reazioni di molta gente, alcuni che invocano la pena di morte per Michele Misseri, sembra che oggi il “perdono” sia una cosa impossibile.

Nell’immediato potrebbero essere reazioni normali e comprensibili. Con il tempo, invece, il perdono è molto frequente. Non sono pessimista, vedo tante persone serene e perbene, capaci di perdonare. Magari la tv non li racconta, ma ci sono. […]

PER LA LETTURA INTEGRALE DELL’INTERVISTA, QUESTO È IL LINK.

BERLUSCONI, UOMO DI CUORE: “AIUTO CHI HA BISOGNO”

Posted in Satyricon, Silvio Berlusconi tagged , a 4:43 pm di marisamoles


Finalmente abbiamo scoperto perché Silvio Berlusconi non intende accogliere la richiesta della moglie, Veronica Lario, di un assegno di mantenimento da 3 milioni e mezzo di euro al mese. La signora Berlusconi, infatti, non si trova in uno stato di indigenza, quindi non ha affatto bisogno di quell’assegno.

Berlusconi si è definito uomo di cuore e ha dichiarato di aiutare chi ha bisogno (in riferimento all’ormai famoso caso-Ruby).
Di aiutare la Lario non se ne parla proprio.

DISOCCUPATI D’ITALIA, CHE ASPETTATE? FATEVI AVANTI, NO! Sapete quanto ci campate con l’assegnino mensile della moglie? Hai visto mai che Silvio, pur di fare un dispetto a Veronica, vi dia una mano. Lui ha un cuore grande così, che manco Heidi ce l’ha.

28 ottobre 2010

CINZIA TH. TORRINI: LA SUA “TERRA” È “RIBELLE” E … OSCENA

Posted in adolescenti, bambini, famiglia, televisione tagged , , , , , , , , , , a 4:50 pm di marisamoles


L’ultima fiction della regista Cinzia Th. Torrini, che con “Terra ribelle” cerca di eguagliare l’enorme successo ottenuto con “Elisa di Rivombrosa”, è finita nell’occhio del ciclone. Il motivo? Scene di sesso esplicito e stupro, certamente non adatte ai minori. Ma, nonostante tutto, la Rai non ha provveduto a segnalare la fiction come non adatta ai bambini, contrassegnandola con il bollino rosso.
Be’, la scena dell’amplesso tra Jacopo e Luisa (regolarmente sposati, eh!) è stata, in effetti, molto esplicita e particolareggiata. Ma anche in “Elisa di Rivombrosa” abbiamo assistito a scene di sesso, solo che Vittoria Puccini, poveretta, deve avere la misura 0 di reggiseno, mentre l’attrice che interpreta Luisa (Sabrina Garciarena) ha sfoggiato una bella quarta, sulla cui naturalità è venuto qualche sospetto. Ma chi ha dimenticato, in “Elisa”, il bel lato B scultoreo di Alessandro Preziosi? Io no.

Tornando alle proteste, Elisabetta Scala, responsabile dell’Osservatorio Media del Moige, definisce lo spettacolo non adatto alla visione dei minori che come tale andava segnalato, cosa che invece la Rai non ha fatto, mostrando così una mancanza di attenzione al pubblico dei minori e delle famiglie. La Scala ha anche informato che sarà inviata una segnalazione agli organi competenti. Auspichiamo, quindi, -prosegue- provvedimenti adeguati da parte dei vertici Rai così da applicare concretamente quanto affermato dalla circolare del direttore generale Masi che stabiliva provvedimenti seri per l’infrazione della fascia protetta.

Prima di sbraitare tanto, io mi sarei chiesta: la fiction, al di là dei bollini, è uno spettacolo adatto ai bambini o comunque ai minori?
Vediamo di cosa si tratta: siamo in Maremma, alla fine dell’Ottocento. L’ambientazione appare quella di un western di casa nostra, con tanto di butteri al posto dei cow-boy. Nobili decaduti cedono ai ricatti degli zotici arricchiti che, seppur con i soldi, mantengono l’animo vile e pronto a tutto pur di accumulare ulteriori ricchezze. Pronti anche a calpestare i sentimenti. E poi il fenomeno del brigantaggio cui furono spinti, a quel tempo, uomini e donne senza lavoro e senza terra, visto che se l’erano portata via, il più delle volte con la forza, i “padroni”.
Le storie di due famiglie, una nobile ma decaduta e l’altra costituita dai nuovi ricchi, s’intrecciano, con un matrimonio combinato, un sordido patto tra i due sposi a danno della sorella di lei e del migliore amico di lui che si amano disperatamente. Ci sarà, poi, anche l’agnizione, la rivelazione che chiarirà molti dubbi allo spettatore, sempre pronto a godersi uno spettacolo fatto di donnine allegre, ubriaconi nelle taverne, al posto dei saloon, amori struggenti non consumati e violente passioni che tengono in bilico l’animo ribelle di gente senza scrupoli.

Di fronte a questo scenario (non ho ricostruito la trama perché la si può trovare in ogni dove) cosa potrebbe mai attirare l’attenzione dei più piccoli? Forse i cavalli e le evoluzioni dei butteri in groppa ad animali ribelli quanto i loro padroni.
Se poi parliamo dei più grandi, minorenni ma non bambini, di certo le ragazzine hanno un valido motivo per guardare “Terra ribelle”: la presenza, nel cast, dell’attore Rodrigo Guirao Diaz, idolo delle teenager in quanto interprete della fiction “Il mondo di Patty”. Di certo la sua partecipazione in “Terra ribelle” ha questo scopo: come avrebbe potuto, dunque, la Rai apporre il bollino rosso?

Al di là di tutte le polemiche e le censure, credo che gli adolescenti di oggi possano trovare ben di peggio sul web. Per i più piccoli ci sono pur sempre i genitori che dovrebbero valutare uno spettacolo televisivo come adatto o meno ai loro figli. Questo è, infatti, il significato del bollino giallo. Ma, poi, se parliamo di fasce protette, che dire dei talk show pomeridiani che hanno ormai sostituito la vecchia “TV dei Ragazzi”? Dedicati sempre più a casi di assassini e stupratori, in cui si raccontano le vicende con dovizia di particolari. Non sono forse spettacoli, questi sì, da bollino rosso? Eppure ce li dobbiamo sorbire quotidianamente.

Un’ultima osservazione: i programmi in prima serata iniziano sempre più tardi e terminano, quando va bene, alle 23 e 30. A quell’ora i bambini e i ragazzi non dovrebbero essere a letto? Sarà che appartengo alla generazione di quelli che, finito Carosello, dovevano andare a nanna senza tante discussioni, ma le rimostranze del Moige, almeno in questo caso, non le capisco proprio.

[fonte e foto: Il Corriere]

LA FESTA DI HALLOWEEN È NATA IN EUROPA

Posted in auguri, Capodanno, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , a 10:28 am di marisamoles


La prima volta che ho sentito parlare di Halloween, lo confesso, è stato in occasione della visione del film “ET, l’extraterrestre”. Correva l’anno 1982 e il film di Spielberg fu un successo planetario. Chi non ha mai visto, almeno una volta, il simpatico, ma un po’ inquietante, omino alieno che con il suo dito storto indicava il cielo esclamando “telefono casa”? Piaceva ai grandi e ai più piccoli e credo abbia determinato il successo europeo della festa di Halloween.

Ora, i più tradizionalisti sono portati a pensare che sia una festa staccata dalle nostre tradizioni europee, in particolare da quelle latine. Una sorta di carnevalata fuori stagione, un’altra occasione, l’ennesima, per dare una mano al commercio. Quello che turba i più è il fatto che sia legata alla nostra religiosissima tradizione di Ognissanti: che c’azzecca, direbbe qualcuno, una festa in cui si celebrano tutti i Santi del Paradiso, con una mascherata, con i dolcetti e scherzetti e con le zucche simpaticamente intagliate e illuminate? Un’americanata, niente di più.

E invece la festa di Halloween ha origini antichissime ed è tutta europea. Risale addirittura ai Celti che la notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre festeggiavano il …. Capodanno. Eh già, perché a fine ottobre, concluso il lavoro nei campi, i contadini si preparavano a passare l’inverno chiusi nelle loro capanne. Qual era il modo migliore per prepararsi ad un lungo periodo di clausura e di inattività? Quello di fare un po’ di bisboccia. Ma anche gli antichi Celti avevano i loro dei e qualsiasi festa doveva essere dedicata a qualcuno di loro. In questa occasione i riti erano tutti in onore di Samhain, il Signore della Morte e il Principe delle Tenebre. I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 Ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti, che vivevano in una landa di eterna giovinezza e felicità chiamata Tir nan Oge. In un certo senso, dunque, festeggiare questa divinità aveva lo scopo di scacciare la paura della morte e degli spiriti.

I Celti si riunivano nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e, vestiti con maschere grottesche, sacrificavano gli animali al dio Samhain. Per ritornare al villaggio nel buio della notte si facevano luce con delle lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro.
In Irlanda si diffuse la tradizione di lasciare qualcosa da mangiare e del latte da bere fuori dalla porta, in modo che gli spiriti passando potessero rifocillarsi e decidessero di non fare degli scherzi agli abitanti della casa.

Detto questo, la domanda è: qual è il nesso tra questa festa in onore di un dio pagano e quella religiosa di Ognissanti? Il nome stesso può suggerire la risposta: in inglese Ognissanti si dice All Hallows’ Day; la vigilia del giorno di Ognissanti, cioè il 31 ottobre, si chiama All Hallow’ Eve. Queste parole si sono trasformate prima in Hallows’ Even, e da lì ad Halloween il passo è stato breve.
Va da sé, dunque, che la Chiesa ci abbia messo lo zampino, come ha fatto con altri riti pagani nati prima della diffusione del Cristianesimo. Non potendo combatterli, essendo ben radicati nelle popolazioni anglosassoni, li trasforma in feste religiose.

Ma un’altra domanda può sorgere spontanea: come mai allora la festa di Halloween è tradizionalmente legata alle usanze americane? Perché tra il 1845 e il 1850, a causa di una malattia che devastò le coltivazioni di patate, circa 700mila Irlandesi emigrarono in America, portando con sé le loro usanze, tra cui anche quella di festeggiare Halloween. L’abitudine di mascherarsi deriva probabilmente dall’usanza celtica di indossare pelli di animali e maschere mostruose durante i riti di Samhain e dell’accensione del Fuoco Sacro, per spaventare gli spiriti e tenerli lontani dai villaggi.
Anche la tradizione che vede i bambini americani – ma ormai anche quelli europei – andare casa per casa e bussare chiedendo “dolcetto o scherzetto?” (“Trick or treat? In Inglese), può essere spiegata con l’antica usanza celtica di lasciare cibo e latte fuori dalla porta, nella speranza di ingraziarsi gli spiriti ed evitare le loro malefatte.


E le zucche? Be’, gli Irlandesi emigrati in America scoprirono che si prestavano ottimamente per la costruzione delle tradizionali lanterne e sostituirono con le zucche le cipolle usate dai Celti. Quest’ultimi, d’altra parte, non potevano conoscere le zucche, essendo un ortaggio originario dell’America Centrale, in particolare del Messico. Quindi, la tradizionale Jack o’lantern, simbolo incontrastato di questa festa, è ricavata da una zucca solo da circa un secolo.

Dopo aver esposto brevemente la storia di questa festa, non mi resta che augurare A TUTTI

[LINK della fonte della notizia; fonte per le immagini]

27 ottobre 2010

MOMENTI DI DISPERAZIONE

Posted in affari miei, scuola tagged , , a 7:05 pm di marisamoles


È il titolo della versione di Cicerone che ho proposto ai miei allievi nell’ultimo compito in classe.

A quanto vedo, è probabile che i momenti di disperazione li abbiano passati loro nel tradurre la versione.

Mai, comunque, quanto i momenti di disperazione che sto passando io nel correggere i compiti.

A volte bisognerebbe stare più attenti ai titoli, prima di scegliere il testo per un compito di latino. 😦

[nell’immagine: dipinto “Disperazione” (2008) della pittrice Anna Paola Cozza, da questo sito]

ALDO GRASSO E LA RI-EDUCAZIONE DEL TELESPETTATORE

Posted in attualità, reality show, televisione, web tagged , , , , , , , , a 3:56 pm di marisamoles

In queste ultime settimane si è detto tanto, a volte anche troppo, sulla Tv dell’orrore, quella Tv che sbatte in prima pagina il mostro, vero o presunto che sia. Quella Tv che a tutte le ore, partendo dal mattino presto con i talk quasi a reti unificate, e arrivando a notte fonda con gli altri talk (Porta a porta e Matrix un contro l’altro armati), parla di casi di cronaca, drammatici, come se si trattasse di un reality show. Questa esibizione dell’orrido tutto è meno che informazione. È morbosità, voyeurismo, ricerca forsennata dello scoop, vetrina delle miserie umane dei protagonisti di un dramma che, via via, perde i contorni dell’umano per assumere le fattezze di mostro. Un mostro mediatico, ultima generazione di mostri, moderno drago sputafuoco che, al posto delle fiamme, sputa immagini, video-interviste, nastri audio di interrogatori, in cui alle immagini si associano le voci degli assassini, veri o presunti che siano.

In questo sconcertante panorama, molte sono le voci di protesta che si sono alzate, voci, però, destinate a rimanere chiuse nel mondo virtuale del web. Sono voci che si alzano non solo dal “popolo” che paga il canone e, da consumatore qual è, contribuisce ad arricchire le casse, già ricche, della Tv commerciale. Talvolta accade che anche chi di giornalismo vive, onestamente e intelligentemente, s’indigna esattamente come il “popolo” della Tv.

Ho letto sul Corriere un interessante contributo di Aldo Grasso. In verità, l’argomento principale di cui tratta l’articolo è apparentemente estraneo al discorso che sto facendo. Il titolo, però, ha stuzzicato la mia curiosità: “I Gialappi arresi alla tv del nulla”. Quelli della Gialappa’s non hanno mai conquistato la mia simpatia ma quell’accenno alla “tv del nulla” ha catturato la mia attenzione. In sintesi, Grasso sostiene che tempo fa, qualcuno cercava ancora di attribuire alla tv una sorta di profondità, offrendo programmi di doppia lettura dove ci fosse spazio per la qualità e per la popolarità. Il che pareva arduo ma non impossibile, e si citavano Enzo Biagi e Piero Angela, «Blob» e «Striscia la notizia», i Gialappi e «Le iene» e pochi altri.

Concordo su Piero Angela ed Enzo Biagi. Il resto non rientra quasi mai nelle mie scelte televisive. Tuttavia, do il merito agli autori dei programmi menzionati di aver presentato un tipo di “tv non gastronomica”, una tv davanti alla quale ci si ferma a riflettere, senza subirla e basta. Una Tv, davanti alla quale il telespettatore non è, come accade al pubblico del “teatro garstonomico” di brechtiana memoria, solo portato ad assaporare lo spettacolo, quasi come fosse un manicaretto, a gustarselo per andare via con il palato soddisfatto, leccandosi le labbra.
Secondo Grasso, lo spettacolo offerto tempo fa dai Gialappi costituiva un tipo di televisione diversa. Ora, però, si sono ridotti a fare il verso al GF. Come mai? Cos’è successo? Perché suscitano tanta tristezza? La scusa che i Gialappi mettono tra virgolette il lavoro degli altri non regge più. È troppo chiedere loro un sussulto da questa deriva?

Già, anche i Gialappi si sono arresi alla tv del nulla. Forse è questo nulla che attira tanto l’attenzione dello spettatore “gastronomo”, visto che i tanti talk show che trattano sempre gli stessi temi e si rivelano noiosamente ripetitivi, quando non tristemente raccapriccianti, sono seguitissimi, a scapito di programmi d’intrattenimento più seri ed eleganti. Un mordi e fuggi, insomma. Un mezzo di godimento (sempre per chi preferisce il gusto del macabro) e non oggetto d’istruzione.

Aldo Grasso, quindi, conclude il suo articolo con questa riflessione:
A “Domenica in” si lamentano perché Lorella Cuccarini non fa ascolti, mentre Massimo Giletti ottiene buoni risultati. L’una fa una tv educata, gentile, l’altro, quando costruisce i docu-drama su Avetrana, fa una tv da voltastomaco. Ho il sospetto che il pubblico vada rieducato.

Eh sì, caro Aldo, è proprio così. Ma chi potrà mai occuparsi della ri-educazione del telespettatore, trasformandolo da goloso frequentatore di pantagruelici banchetti a fruitore di una parca ma indispensabile mensa?

26 ottobre 2010

L’OBAMA SLOVENO: IL NERO BOSSMAN NEOELETTO SINDACO DI PIRANO

Posted in attualità tagged , , , a 2:09 pm di marisamoles

Si chiama Peter Bossaman, è un medico cinquantaquattrenne di origine ghanese ed è appena stato eletto sindaco di Pirano, città costiera della Slovenia.

Bossman è emigrato in Slovenia trentatré anni fa, ha sposato una collega croata, da cui ha avuto due figlie, ed ha aperto uno studio medico nella città slovena. Unica pecca: non sa parlare molto bene lo sloveno. Scherzando ha reso noto di avere un’amica che gli sta facendo lezione.

La questione razziale non è mai emersa durante la campagna elettorale. Un segno che, secondo Bossman, testimonia un alto livello di democrazia in Slovenia. Il neoeletto sindaco ha dichiarato di aver basato la sua campagna sul dialogo e il dialogo alla fine ha vinto.

Secondo l’analista politico Vlado Miheljak, il voto di Pirano rappresenta un test per la Slovenia che dimostra di esser sufficientemente matura da eleggere un rappresentante politico non bianco.
Bossman si dichiara felice e orgoglioso di aver battuto al ballottaggio il sindaco uscente Tomaz Gantar, e anche del soprannome che gli è stato affibbiato, cioè “l’Obama della Slovenia”.

Non resta che augurargli buon lavoro, sperando che abbai successo nel suo ruolo e che mantenga la fama che si è già guadagnato, per il solo fatto di essere … di colore.

[fonte: Tgcom]

25 ottobre 2010

LA MAESTRA SCIOPERA? I BAMBINI RIMANGONO NELLO SCUOLABUS

Posted in bambini, scuola tagged , , , a 7:05 pm di marisamoles


La notizia suscita non poche perplessità: una maestra della scuola primaria (non so di quale paese o città) è in sciopero, per la prima ora di lezione come indetto dalla Cgil, e ai bambini viene vietato l’ingresso a scuola. Sono stati costretti ad aspettare, all’interno dello scuolabus, la fine dello sciopero e, all’arrivo della maestra, alle 9 e 20, hanno potuto raggiungere la loro aula.

Comprensibili le rimostranze dei genitori, nonostante la dirigente avesse informato le famiglie dei possibili disagi e dell’impossibilità di garantire una normale attività didattica. Ma la questione è un’altra: a dei bambini non si devono solo garantire le lezioni ma anche, e soprattutto, la vigilanza. All’interno della scuola il personale docente c’era, quindi i piccoli avrebbero potuti essere affidati, per un’ora soltanto, alle altre maestre. Ciò, però, non è stato fatto. Perché?

Va bene che lo sciopero deve creare un disagio, altrimenti non ha alcuno scopo se non quello di vedersi decurtato lo stipendio, ma non stiamo parlando di ragazzi che frequentano le superiori e che ben volentieri, se non hanno gli insegnanti, se ne vanno a mangiare un trancio di pizza. Aspettare un’ora in uno scuolabus è tutto un altro discorso.

[fonte: Tuttoscuola]

24 ottobre 2010

SPECIALE TG1 DEL 24 OTTOBRE 2010 SU ORIANA FALLACI

Posted in cultura, libri, televisione tagged , , , , , , a 6:05 pm di marisamoles


Questa sera, alle 23 e 40, per lo Speciale Tg1 andrà in onda un’intervista per gran parte inedita, curata da Pino Scaccia, ad Oriana Fallaci. Risale al 1991, ai tempi della guerra lampo in Kuwait.

La incontrai in Arabia Saudita – spiega Pino Scaccia nelle pagine del suo blogin quel crocevia di cronisti che andavano a scoprire il Kuwait appena liberato: lei ne era appena tornata, io ci stavo andando. E’ un’intervista importante non solo perchè Oriana è morta e tutto quello che le appartiene è ormai un patrimonio, ma perchè in quell’intervista mi parlò soprattutto della sua grande paura, quella nuvola nera (prodotta dai pozzi di petrolio che bruciavano) che più tardi indicò come causa del tumore e quindi della sua morte.

Un’intervista difficile da realizzare perché la Fallaci, sfuggevole come sempre, vi si sottraeva, fino a far desistere il giornalista. Ma lei, abituata ad essere sempre e comunque una primadonna, non appena realizzò di essere stata ignorata, si mise lei stessa alla caccia dell’intervistatore.

A quel punto era lei che me la chiedeva. Il dramma fu quando ci mettemmo d’accordo. Pretendeva le domande, pretendeva il posto dell’intervista, i tempi, tutto. Nuova litigata. Finalmente la feci. Bella. Parlò con il cuore.

Mi piace come Scaccia conclude il suo articolo:

Adesso che è morta mi manca. Con lei non ero d’accordo su niente, ma ho sempre amato i cani sciolti, specie quando lo fanno a viso aperto.

Io ho commentato così:
Manca a molti. Molti non erano d’accordo con lei ma la sapevano apprezzare per il coraggio che ha sempre avuto nel dire le cose, anche le più scomode. Molti l’amavano proprio perché dalla sua bocca uscivano parole che pochi avrebbero avuto il coraggio di pronunciare ma che molti avevano nel cuore.

A me manca. Ed ero d’accordo con lei su tutto.

AGGIORNAMENTO, 25 OTTOBRE 2010

A Raffaele Cozzolino … e a tutti quelli che amano Oriana Fallaci.

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