DONNA MAROCCHINA SEGREGATA E VIOLENTATA DAL MARITO PERCHÉ VUOLE IMPARARE L’ITALIANO

Nel civilissimo Nord-Est non è sempre facile la vita degli immigrati. Il sospetto s’insinua nelle menti di chi, forse, non gradisce una presenza così massiccia di extracomunitari. Mentre noi, altrettanto civili, parliamo di integrazione, i primi a non volerla, come ho già sostenuto altrove, sono proprio loro, gli immigrati.

La lingua è uno strumento di coesione indispensabile per vivere in un Paese straniero. I bambini degli immigrati imparano l’Italiano a scuola e spesso lo insegnano ai genitori, specie alle mamme. Sì, alle mamme perché loro, al contrario dei papà, non sono impegnate in un’attività lavorativa e, quindi, seguendo la logica maschile specie quella influenzata dall’islam, non hanno alcun bisogno di imparare la lingua del Paese che le ospita.
Così assistiamo, talvolta, ad una chiusura totale delle donne nel microcosmo domestico e all’impossibilità che si concretizzi quell’integrazione che per le giovani spose islamiche sarebbe l’unico modo per sentirsi meno sole, specie se non hanno ancora dei figli: spesso, infatti, è attraverso gli occhi dei bambini che riescono a guardare il mondo sconosciuto che le circonda.

Gli immigrati nel Nord-Est, come dicevo, sono tanti e appartengono a diverse culture anche se la più diffusa è quella islamica. In provincia di Vicenza, una giovane marocchina, sposata ad un uomo di dieci anni più grande e che ha conosciuto solo tre giorni prima delle nozze, è stata picchiata, violentata e segregata in casa, con la complicità di altre due donne, la cognata e la suocera, dal marito che non ha affatto apprezzato il tentativo fatto dalla moglie di imparare l’italiano.

Sentendosi sola e soffrendo per le continue angherie delle donne di famiglia, Samia (è un nome di fantasia) ha, forse ingenuamente, chiesto al marito il permesso di imparare l’italiano. Per tutta risposta, è iniziato per lei un vero e proprio inferno fatto di maltrattamenti e vessazioni di ogni tipo. Eppure lei, come ha scritto sul diario che teneva segretamente, aveva accettato di buon grado quel matrimonio e il trasferimento in Italia: «Ho fatto questa scelta. Era importante per i miei genitori. Ora voglio solo essere una brava moglie».

Spesso i genitori impongono queste scelte nella convinzione che sia un bene per le figlie sottrarsi alla povertà e ne ricevono in cambio del denaro che serve loro per tirare avanti fino al matrimonio di un’altra figlia. Proprio ieri ho scritto un post sulla pratica orrenda e inumana dell’infibulazione cui sono sottoposte le bambine e le ragazze da molti popoli africani (LINK dell’articolo). Ho riportato alcuni brani tratti dai libri di una donna somala, Waris Dirie, in cui la scrittrice racconta di essere stata venduta, quindicenne, ad un uomo di sessant’anni per cinque cammelli. Ecco, forse a Samia è successa una cosa del genere e ha pensato di poter aiutare la famiglia trasferendosi nel Veneto con il marito sconosciuto.

Nonostante i maltrattamenti la donna crede di poter essere ancora una buona moglie. Accetta le botte dal marito, che pensa siano una specie di strumento di correzione, ma le regole le stanno un po’ strette. Inizia, così, a studiare l’italiano prendendo degli appunti mentre segue i programmi televisivi. Un’innocente evasione, a nostro modo di vedere, un segreto che per noi non sarebbe nemmeno inconfessabile, una trasgressione che forse ci fa sorridere. Eppure quella trasgressione è stata punita, perché una donna musulmana non può fare quello che il marito le vieta di fare.

A tutto c’è un limite, e lo capisce anche una giovane marocchina che ha tentato di essere una buona moglie. Proprio quando ha capito che il marito non è affatto un buon marito, si è sottratta alla prigionia tra le mura domestiche, è riuscita a scappare e ha denunciato l’uomo che la maltrattava. Ora lui è indagato per violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni, mentre lei, grazie ad un’associazione indicatale dai carabinieri, è ospitata da una famiglia che si prende cura di lei. Ha trovato anche un lavoro e ora può imparare meglio la lingua “proibita”, perché la sua vita è qui, in un Paese straniero, sì, ma che le ha aperto nuove prospettive, prima nemmeno immaginabili.

Samia ce l’ha fatta, anche se il cammino verso la serenità sarà, forse, ancora lungo. Altre donne non riescono a riscattarsi da una vita di segregazione e altri mariti non sono nemmeno sfiorati dall’idea che le leggi dello Stato che li ospita prevalgano su quelle, ingiuste e crudeli, in cui credono.

[fonte: Il Corriere]

7 pensieri riguardo “DONNA MAROCCHINA SEGREGATA E VIOLENTATA DAL MARITO PERCHÉ VUOLE IMPARARE L’ITALIANO

  1. la violenza purtroppo non ha colore, nazione o religione,non ha tempo né confini, è endemica e non risparmia nessuna nazione o paese, industrializzato o in via di sviluppo che sia – è legata all’ignoranza in generale – so di donne italiane, bianche, perfettamente integrate che per anni hanno subito abusi fisici quotidiane e sono state considerate come spesso dico:”contenitori di sperma” , donne che non hanno più lacrime – esultiamo per il coraggio di ciascuna di loro verso la libertà e l’auto stima che meritano –
    P.s. hai visto che Napolitano e la Gelmini stanno combattendo per togliere i 700 simboli leghisti dalla scuola di Adro? Pare che il sindaco non capisca il perchè e non me ne stupisco, ma a me basta che al posto della stella ci mettano i disegni dei bimbi, disegni spontanei, ovvio!

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  2. @ Loretta

    Vero: la violenza non ha colore né nazione o religione. E’ sempre questione di ignoranza. Pensiamo, però, a tutte quelle donne che non hanno coraggio di sottrarsi alle violenze dei mariti o compagni perché rese inermi da un sentimento che, a volte, è indirizzato verso la persona sbagliata: l’amore. Per amore vanno avanti sperando che la situazione possa cambiare e non riescono ad ammettere che il loro amore non potrà mai trasformare un carnefice in un amante affettuoso.

    Il caso in questione mi sembra molto diverso.

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  3. Ma che bello sentire che qualche donna riesce a ribellarsi.
    Speriamo che qualche donna, dopo aver imparato l’italiano, vada a leggersi quel pieghevole che ci ha stimolato così positivamente. Potrà salvare la figlia.

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  4. e vero che l’islam pone a la donna il copre capo, non il velo integrale, o come lo chiamano il propagantischi il borca che non so da dove viene ?
    pero intendo a fare capire a tutti quelli chi non sanno o non vogliono sapere che se uno o una si vuole essere muslmano deve sumetersi alla legge coranica ,si no e libero di scelta .
    cordiali saluti a tutti

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  5. dimenticavo il più importante che l’islam non ha niente a che vedere con la violenza sessuale o quella domestica, e l’inioranza chi porta questo tipo di casi non l’islam.

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  6. @ hamid

    Bisogna distinguere sempre ciò che è strettamente legato ad una religione e ciò che non lo è, che è puro fanatismo. L’ignoranza, poi, è responsabile indiretta.

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