28 settembre 2010

LACRIME DI BIMBE CHE NON SARANNO MAI DONNE DAVVERO. L’INFIBULAZIONE

Posted in adolescenti, bambini, cultura, donne, famiglia, libri, religione, società tagged , , , , , , , , , , , , a 5:23 pm di marisamoles


La pratica dell’infibulazione è assai diffusa in Africa e rappresenta, nella “cultura” dei popoli che la praticano, una sorta di rito di iniziazione, cui vengono sottoposte le bambine o le ragazze (si va dai 3 anni ai 12 anni), e che consiste nella mutilazione dei genitali esterni. È una pratica barbara che nessuna religione al mondo potrebbe mai prescrivere ma, per ignoranza, è diffusissima: si stima che circa due milioni di bambine ogni anno siano sottoposte a questo crudele rito (130 milioni nel mondo, in ventotto paesi africani, secondo le stime ONU).

Il motivo per cui si pensa che, nonostante l’atrocità, l’infibulazione sia ancora diffusa, non solo nei paesi africani ma anche presso le popolazioni immigrate in Europa, è che viene dato ad intendere che sia la religione ad imporla. Spesso succede che venga associata alla religione islamica che non prevede assolutamente tale mutilazione. Tuttavia, poiché l’arabo, specie la lingua scritta, è ai più un idioma sconosciuto o utilizzato solo per memorizzare alcune sure del Corano, viene fatto credere alle persone ignoranti che proprio sul libro sacro di Maometto sia prescritto questo rito imposto alle femmine.

Una delle donne più attive nella protesta contro questa usanza barbara è l’attrice e modella Waris Dirie, originaria della Somalia, che Kofi Annan ha nominato ambasciatrice ONU per la lotta contro l’infibulazione. Nel 2002 la Dirie ha deciso di dar vita alla Waris Dirie Foundation a Vienna per portare avanti i suoi progetti e combattere il fenomeno delle mutilazioni da infibulazione. Sul suo sito, si legge “ognuno può aiutare il mio sogno: mettiamo fine alle mutilazioni dei genitali femminili”.
Nel 2007 il presidente francese, Nicholas Sarkozy, l’ha insignita del titolo di Chevalier de la Legion d’Honneur a riconoscimento del suo impegno umanitario.

La Dirie, all’età di circa quindici anni (si pensa che sia nata nel 1965 ma non è sicuro visto che in Africa, in alcuni villaggi, alle bambine non viene dato subito un nome né viene registrata la loro nascita) è scappata dal suo villaggio per sfuggire al matrimonio combinato dai suoi che la volevano dare in sposa ad un uomo di 60 anni, al quale l’avevano venduta per cinque cammelli.
Nel libro Fiore del deserto (questo è il significato del suo nome), autobiografico, racconta anche di essere stata sottoposta, a circa tre anni di età, alla mutilazione dei genitali; così descrive la pratica inumana:

Le vittime vengono mutilate con utensili d’uso comune – quali lame di rasoio, coltelli, forbici o, peggio, con schegge di vetro, pietre appuntite e persino a morsi. Invece di diminuire, il numero delle ragazze che vengono mutilate aumenta. Molti africani emigrati in Europa e negli Stati Uniti non hanno abbandonato questa consuetudine.
Con l’infibulazione la donna viene privata del piacere sessuale, quindi anche del desiderio, mentre la cucitura della vagina
serve a garantire la verginità, assimilata alla purezza: le vergini sono un bene prezioso in Africa ed è questo uno degli inconfessabili moventi dell’infibulazione: mio padre poteva ricavare un ottimo compenso dalla vendita delle figlie belle e vergini.
Se penso che quest’anno due milioni di ragazze subiranno quello che ho subito io, mi sento male e mi rendo conto che quanto più questa tortura andrà avanti, tante più saranno le donne come me, furiose e ferite, che non potranno mai più avere ciò che è stato loro tolto
.

Quella terribile esperienza lasciò un segno indelebile nel suo animo. Così, nel terzo libro pubblicato, Figlie del dolore, descrive un incubo che turba da anni i suoi sonni:

Mi sveglio in un bagno di sudore. È molto presto, non sono ancora le sei. La notte è stata breve e agitata, con terribili incubi che ricominciavano sempre daccapo. Provo a richiudere gli occhi, ma vedo ancora quelle immagini angoscianti: una miserabile stanza d’albergo, piccola e con la carta da parati ingiallita. Una bambina stesa sul letto, di dieci, dodici anni al massimo. Nuda. Quattro donne circondano il letto e la tengono giù. La bambina ha le gambe spalancate, e una vecchia le siede davanti con un bisturi in mano. Le lenzuola sono zuppe di sangue. La bambina grida con quanto fiato ha in gola. Continua a urlare. Grida da strappare il cuore.
Sono state quelle urla a svegliarmi. E anche adesso sembrano riecheggiare nella mia camera. Mi alzo barcollando e vado a bere un bicchiere d’acqua. Guardo fuori dalla finestra. Comincia a far luce. Sono a Vienna, nessuno sta gridando. Era solo un sogno, mi dico
.

Nei suoi libri la Dirie racconta anche dell’assoluta indifferenza con cui sono trattate le donne presso il suo e altri popoli africani: non hanno diritto all’istruzione, non possono prendere iniziative di alcun genere, sono trattate dai padri e dai mariti come schiave e spesso, per ignoranza, perché viene fatto loro credere che quella sia l’unica vita possibile, accettano il loro destino senza fiatare.
Qualcuna, come Waris, ogni tanto si ribella, ma sono ancora troppo poche le donne che hanno coraggio di sfuggire al crudele destino che le attende. La Dirie ha avuto la fortuna di trovare ospitalità da una zia a Mogadiscio, e poi a Londra, nella residenza di uno zio ambasciatore. Lì lavorava per 18 ore al giorno, sette giorni su sette come cameriera, ma quella vita le sembrava sempre migliore di quella che avrebbe condotto se fosse rimasta nel suo paese.
Quando lo zio, concluso il suo mandato, fu richiamato in Somalia, Waris decise di restare in Inghilterra e, da sola, iniziò a guadagnarsi da vivere lavando i pavimenti da McDonald’s. Poiché era analfabeta, si iscrisse a una scuola serale per farsi un’istruzione. Poi, l’incontro che le cambiò per sempre la vita: notata per la sua bellezza da un fotografo, Terence Donovan, posò per lui e da lì iniziò una fortunatissima carriera di fotomodella che la portò sul Calendario Pirelli e nelle campagne pubblicitarie della Revlon. Ha debuttato anche come attrice (in uno degli episodi dell’agente 007), si è fatta una famiglia: oggi è madre di due figli.
Dal libro Fiore del deserto è stato tratto il film omonimo proiettato in prima mondiale al Festival del Cinema di Venezia nel 2008.

Per una donna che ce l’ha fatta a liberarsi dalla schiavitù e a fuggire da una vita grama, molte altre non hanno gli strumenti per ribellarsi. È per questo che ho colto l’invito di un amico blogger, quarchedundepegi, condiviso da un altro amico, frz40, a diffondere l’iniziativa del governo cantonale del Canton Ticino (Svizzera) che sta distribuendo un pieghevole con le informazioni sull’infibulazione, nella speranza che il fenomeno possa essere arginato il più possibile. Per ulteriori informazioni questo è il LINK, mentre per richiedere copia del pieghevole si può scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: dss-umc@ti.ch

Cerchiamo di fare TUTTI qualcosa, senza pensare che la nostra singola azione sia solo un granello di sabbia: TUTTI insieme possiamo formare un deserto dove possano ancora crescere tanti fiori belli e coraggiosi come Waris.

[per le notizie su Waris Dirie e le citazioni dai libri: LINK 1, LINK 2, LINK 3 e LINK 4]

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27 commenti »

  1. E’ doveroso e denota sensibilità questo rincorrerci nei blog, vuol dire che nonostante questo mondo faccia passare un’immagine triste e grigia di sè, c’è ancora tanta voglia di appartenenza al genere umano più bello – Per commentare il tuo post aggiungo solo che si tratta di una procedura inumana e non rispettosa dell’integrità fisica della donna, simile a quella della circoncisione per l’uomo, a lungo (e tuttora) erroneamente ritenuta, da diverse culture e religioni, una pratica che favorisce l’igiene e la purificazione.

    Ogni caratteristica anatomica dell’uomo e della donna ha una precisa funzionalità. La modifica, specialmente nelle parti genitali è dovuta a visioni culturali repressive e limitative.

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  2. Bello. Grazie.
    Ogni commento non riuscirebbe a migliorare quello che hai scritto.

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  3. […] inumana dell’infibulazione cui sono sottoposte le bambine e le ragazze da molti popoli africani (LINK dell’articolo). Ho riportato alcuni brani tratti dai libri di una donna somala, Waris Dirie, in […]

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  4. marisamoles said,

    @ Loretta

    Non me ne intendo, ma non credo che la circoncisione per i maschi sia paragonabile, a livello di dolore immediato e conseguenze future, all’infibulazione. Detto ciò, credo anch’io che non abbia niente a che vedere con l’igiene e la purificazione.

    @ quarchedundepegi

    Grazie a te per aver lanciato questo appello, affinché si argini questo terribile fenomeno.

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  5. Non ho ancora avuto il tempo di leggere “DONNA MAROCCHINA SEGREGATA E VIOLENTATA DAL MARITO PERCHÉ VUOLE IMPARARE L’ITALIANO”.

    Per quanto riguarda la circoncisione il discorso può anche essere igienico. L’intervento, con indicazioni mediche, si chiama “plastica prepuziale”. Ne ho anestetizzato tanti; bambini e adulti.
    Non ho mai approfondito l’argomento, per esempio, degli ebrei.

    In ogni caso credo proprio che fra certe pratiche a donne e bambine e la circoncisione ci sia un abisso. Il “vero circonciso” può avere una vita sessuale praticamente normale.

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  6. marisamoles said,

    @ quarchedundepegi

    Grazie per il tuo commento “tecnico” sulla circoncisione. Sapevo che la si pratica in ospedale per la “fimosi del prepuzio” perché quando il mio bimbo, a tre anni, è stato operato di ernia inguinale, c’erano due ragazzini che si erano sottoposti a quell’intervento. Mi sono sembrati tranquilli e per nulla doloranti; se ne sono andati a casa prima di mio figlio che è rimasto tre giorni ricoverato: l’ho portato via “zoppetto”! Non capivo perché zoppicasse e pensavo soffrisse per via dei punti. Poi, quando l’hanno medicato, qualche giorno dopo, e gli hanno cambiato il cerotto mettendogliene uno più piccolo, ha esclamato: “Finalmente! quel cerotto mi dava un sacco di fastidio”. Tenerissimo.

    Tornando alla circoncisione, mi fa piacere che confermi la mia supposizione. Grazie.

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  7. Raffaele said,

    E’ una violenza inaudita e barbara, nei confronti delle donne, un ulteriore spunto di riflessione sul rispetto delle donne nella cultura araba.

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  8. marisamoles said,

    @ Raffaele

    E che dire di quella madre pakistana che per difendere la figlia dall’insensata violenza del marito e del figlio ha sacrificato la sua vita?

    A questo proposito riporto le parole del ministro Carfagna:

    «Faccio appello alla magistratura perché‚ giudichi senza sconti gli autori di questa tragedia. E alle giovani straniere, che nel nostro Paese stanno costruendo il loro futuro, voglio ribadire con forza che devono denunciare ogni sopruso, liberarsi appena possono, e farlo prima che si verifichino tragedie come questa, o quella di Hiina o quella di Sanaa». (fonte: Il Corriere)

    La violenza che certi musulmani – e sottolineo certi – praticano sulle donne è inconcepibile. Purtroppo quelle che si ribellano sono ancora poche.

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  9. Raffaele said,

    Mamma mia …..:-(((

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  10. Simonetta Facenna said,

    è inconcepibile pensare che questo oggi accada ancora; e lo è ancora di più pensare che, molto spesso, a compiere tali barbarie siano proprio le donne, vittime di un sistema retrogrado.

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  11. Oggi accade. Ma pare siano MILIONI i casi in cui si compiono certe barbarie. Bisogna continuare a indignarsi ma anche a divulgare affinchè “qualcuna” recepisca e si informi di più.
    Nessuna religione VERA ha mai imposto mutilazioni.

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  12. marisamoles said,

    Tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.

    L’Assemblea Generale dell’ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà (Colombia) nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

    In Italia solo dal 2005 diversi Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata. (FONTE: WIKIPEDIA)

    SPERIAMO CHE QUALCOSA O QUALCUNO SMUOVA LE COSCIENZE.

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  13. Le risoluzioni delle NAZIONI UNITE e le leggi nazionali sono molto importanti però vengono spesso “dimenticate”. Il passaparola contro l’ignoranza può “forse” salvare qualche donna. Se “donne madri” arrivano a leggere, anche su internet o su qualche blog, possono ricordarsi con qualche lacrima il danno subito; possono, grazie all’amore materno, essere stimolate a difendere la propria bimba.
    Bisogna propagandare queste inutili “sofferenze gratuite”.

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  14. marisamoles said,

    L’ha ribloggato su Marisa Moles's Webloge ha commentato:

    In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia (oggi, 20 novembre) rebloggo questo vecchio post che, putroppo, non tratta un tema vecchio, anzi è attualissimo anche se non se ne sente parlare spesso. L’infibulazione è una pratica barbara che segna la vita delle bambine che mai diventeranno donne davvero. Quando finirà questo scempio che ormai, nonostante sia condannato come reato, si è diffuso anche nel mondo occidentale grazie all’immigrazione?

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  15. Diemme said,

    L’ha ribloggato su Scelti per voie ha commentato:
    Un dramma per le donne appartenenti a quelle società in cui si pratica, una mutilazione che nessuna donna merita.

    Per la giornata contro gli abusi dell’infanzia, impegnamoci contro questa pratica che, purtroppo, si sta diffondendo anche qui sotto i nostri occhi.

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  16. Bisognerebbe divulgare alla grande!
    Bisognerebbe anche “educare” gli uomini; quelli che credono di essere dei “maschi”… ma non sono neppure “Mensch”.
    Ciao.
    Quarc

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  17. tachimio said,

    E’ una pratica disumana da selvaggi.Speriamo che la testimonianza di Waris Dirie, tra l’altro bellissima, porti frutti perchè le donne acquisiscano consapevolezza e autonomia e grazie a Marisa. Isabella

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  18. marisamoles said,

    @ Diemme

    Grazie!

    @ Quarchedundepegi

    L’educazione dei maschi la vedo un’impresa impossibile, specialmente in certe culture. Secondo me è più facile che le donne si ribellino, devono trovare il coraggio, molte l’hanno trovato. Non smettiamo di sperare.
    Grazie, Quarc.

    @ tachimio

    Grazie a te, cara Isabella. Come ho detto a Quarc, è vero che sono le donne a doversi ribellare.
    Un saluto.

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  19. SPES ULTIMA DEA?

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  20. marisamoles said,

    Certo!

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  21. Ma tu te lo ricordi cosa diceva l’Abatantuono?

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  22. marisamoles said,

    Onestamente no … almeno per quanto riguarda l’argomento. Quello che mi ricordo è l’eccezziunale veramente, ma non credo faccia al caso nostro. 🙄

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  23. Chi vive sperando, muore c******.
    Non mi piace il turpiloquio coram populo.
    Ciao.
    Quarc

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  24. marisamoles said,

    Ah sì, ora ricordo. Mi sembra che l’avevi già citata … con asterischi, naturalmente. 😉
    Vabbè, potrebbe essere utile per chi soffre di intestino pigro. 😆

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  25. Ottima idea.
    “A mali estremi, estremi rimedi”.

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  26. Una precisazione: il Corano non ordina le mutilazioni, però ne parla e le permette esplicitamente, e molti imam le raccomandano.
    Credo possa essere interessante questo articolo di Silvana De Mari, medico chirurgo con esperienza diretta (in Etiopia) di mutilazioni genitali femminili.
    http://silvanademari.iobloggo.com/13/mutilazioni-sessuali

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  27. […] ho scritto qualche tempo fa QUESTO POST. Invito tutti quelli che non l’avessero già fatto, a leggerlo e a FIRMARE LA […]

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