24 settembre 2010

I CESARONI BATTONO SANTORO E IL SUO ANNOZERO: QUANDO LA FICTION PREVALE SULLA POLITICA

Posted in famiglia, politica, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , , , , , a 6:10 pm di marisamoles


Proprio ieri ho dedicato un post alla fiction più amata dagli Italiani: I Cesaroni. Oggi leggo su Affari Italiani.it che la famiglia della Garbatella, con i suoi problemi di relazione e le sue avventure al limite del paradosso, piace ancora agli Italiani, piace anche più della politica. La puntata di ieri ha, infatti, battuto in termini di audience il debutto della nuova edizione di Annozero, che pareva fosse destinata a non andare mai in onda dopo le “incomprensioni” intercorse tra la Rai e il conduttore Michele Santoro.

I Cesaroni hanno battuto pure Fini, protagonista negli ultimi mesi di una querelle infinita circa la proprietà della famosa casa a Montecarlo. Un dibattito che, stando alle premesse, sembrava destinato ad appassionare i fan di Santoro. E invece, evidentemente quelli de I Cesaroni sono di più.
Che la gente sia un po’ stufa dei dibattiti televisivi è possibilissimo. Quello che, invece, a molti sembra inverosimile è che ci si possa appassionare a delle fiction che, secondo alcuni, non rappresentano per nulla lo specchio della realtà e trasmettono un’idea falsata della vita quotidiana delle famiglie italiane.

Per cercare di capire meglio questo vero e proprio fenomeno televisivo, Affari Italiani. It ha rivolto alcune domande alla professoressa Maria Bettetini, docente di Estetica e Filosofia della Comunicazione all’università IULM di Milano.
Ad esempio, le è stato chiesto: «La televisione, il mondo dello spettacolo e dell’arte in generale, cosa rappresentano o per lo meno dovrebbero rappresentare?»
Rappresentano un mondo parallelo. – osserva la Bettetini – Non necessariamente falso, ma un mondo ‘altro’, in cui la realtà viene letta e proposta in base a scelte che di volta in volta possono essere di diversa natura: politica, tecnica, dettata dalle leggi dell’auditel. Come ogni rapporto estetico dovrebbe sempre presupporre un tacito accordo tra emittente e pubblico: questo sa, conosce e accetta di assistere e partecipare a quella ‘finzione’ che ne costituisce l’elemento caratterizzante.

Non sempre, però, finzione vuol dire “menzogna” e la Bettetini spiega che si può parlare di ‘immagini menzognere’ solo quando quelle immagini e il mondo artistico parallelo vogliono esser fatte passare per la realtà. Sta poi allo spettatore decifrare il messaggio che la fiction vuole trasmettere, senza considerarlo vero ma almeno verosimile. Quindi, conclude la professoressa, Una finzione nell’estetica è necessaria e non assume una connotazione morale, al contrario la menzogna esiste solo quando c’è inganno.
Questo concetto di tv ingannevole risale agli anni ’50 in cui si riteneva che la televisione fosse una finestra sul mondo. Ora, però, la questione è affrontata diversamente perché si è capito che la tv racconta una parte di mondo e la racconta in un certo modo. Dall’onestà di chi decide come raccontare dipende se essa possa aiutare o meno a capire il mondo reale.

La famiglia Cesaroni è, quindi, una sorta di paradigma della famiglia allargata, che non si può negare esista davvero e sia ormai molto diffusa. Le situazioni in cui i protagonisti sono calati, le dinamiche che si instaurano tra di loro, il modo in cui affrontano le problematiche della vita quotidiana sono, se non reali, almeno verosimili e certamente non ingannevoli. Anche Alessandro Manzoni, nella stesura dei Promessi Sposi, ha costruito una storia fittizia ma calata in un contesto storico reale, basandosi sul presupposto che la rappresentazione non reale ma verosimile possa evitare di trarre in inganno il lettore.

Insomma, quando guardiamo I Cesaroni sappiamo di assistere a delle avventure televisive e non ad una cronaca, intesa come rappresentazione reale e oggettiva di un fatto. E grazie alla bravura degli attori abbiamo l’impressione di essere lì con loro, di ridere, piangere, scherzare insieme a loro. Qualche volta rivediamo nella loro storia una parte della nostra storia personale ma questa immedesimazione è, ovviamente, temporanea, sappiamo che alla fine della puntata la finzione termina e rimane davanti agli occhi di tutti noi la nostra realtà che, forse, ci fa piangere di più e ridere di meno. Nessun inganno, nessun tentativo di influenzare la nostra mente, come accade, invece, quando si assiste ai dibattiti televisivi, specie quelli di Annozero.

Santoro è un grande affabulatore. Io preferisco la spontaneità un po’ rozza dei Cesaroni da cui mi sento meno ingannata.

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8 commenti »

  1. Perfettamente in accordo con l’analisi del mezzo della Bettetini (tra l’altro è proprio anche il mio prossimo argomento di tesi) – smettiamola di affermare che il pubblico passivo e tonto non sappia distinguere tra realtà e finzione, il potere fascinoso della Tv al presente è che da una nuova visibilità alla società e ad una forma inedita di dimensione pubblica, offre una rinnovata visione a distanza del mondo, fa viaggiare e percorrere spazi teoricamente illimitati in maniera istantanea, restituendoci la dimensione dell’appartenenza al gruppo umano, diffondendo un sentimento di fraternità personale e collettiva. La Tv, è comunicazione vera e propria, comunica un’idea e la rende pubblica, trasmette messaggi spontanei e naturali e offre uno spaccato di vita, sta allo spettatore decodificarli.

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  2. marisamoles said,

    @ Loretta

    Mi fa piacere che anche tu, come me, condivida il pensiero della Bettetini.
    Quello che non sopporto è che certe persone, non appena ammetti di guardare una fiction, ti prendono per scema. Io, ad esempio, vengo costantemente presa in giro dai miei tre uomini ma non posso dire nulla quando guardano i film scemi con Jim Carrey o i polizieschi americani pieni di sparatorie e spargimento di sangue.

    Io, onestamente, la sera me ne voglio stare tranquilla, magari a vedere una scemata ma tranquilla. Non reggo i talk show dove la gente urla e non si rispetta: quelli sono lo specchio della realtà, purtroppo. Ormai in Tv vige la legge del più forte, anzi di chi urla di più e offende di più, offrendo un esempio di maleducazione che è assai dilagante nella nostra società.

    Meglio le avventure dei Cesaroni, decisamente.

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  3. frz40 said,

    Il pubblico sa distinguere quando gli si dichiara quello che sta vedendo: se gli si dice che è una fiction capisce che è una fiction.

    Dubito invece che tutti sappiano distinguere bene quel che stanno vedendo, quando non gli si dichiara di cosa si tratta o, peggio ancora, quando gli si fa passare una cosa per un’altra; così, ad esempio quando gli si fa passare per “approfondimento politico” quello che in realtà è pura propaganda di bassa lega, per di più senza contradditorio, come è avvenuto l’altra sera con “annozero”.

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  4. marisamoles said,

    @ frz

    Non ho visto la trasmissione di Santoro (ovviamente ho preferito I Cesaroni!) ma sono d’accordo sulle tue osservazioni: Santoro lo conosco e anche il suo modo di condurre il “dibattito” e credo di aver capito che anche il suo pubblico è abituato a dar giudizi gratuiti basandosi sui pregiudizi, forse perché non è in grado di applicare una capacità analitica un po’ più complessa.

    C’è qualcuno che non ha gradito la mia preferenza per la fiction di Canale 5: leggi QUI, se vuoi, il commento di Christian e la mia replica.

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  5. frz40 said,

    Che vuoi che ti dica? Uno che parla così si qualifica da solo. Il lavaggio del cervello degli “approfondimenti politici”, come vedi, funziona.. Tanto da lavare c’è molto poco.

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  6. marisamoles said,

    @ frz

    Be’, per cominciare Santoro dovrebbe lavarsi … la bocca! 🙂

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  7. Tranquilla e assolta e quando i tuoi “maschioni” ti criticano, qui c’è una spalla televisiva su cui far leva…detto questo, torniamo al ruolo della comunicazione televisiva: la Tv riesce oggi ad occupare il maggior numero di ore libere, intrattenendoci ma, soprattutto divertendoci, facendoci dimenticare i problemi quotidiani; riesce a divertire anche i più giovani che trovano la televisione un piacevole svago. A questo si aggiunge poi la divulgazione di vicende e meccanismi attraverso specifici programmi e trasmissioni che consentono l’acquisizione di nozioni che ci aiutano a comprendere il funzionamento del mondo. Ti pare poco, trovami un’altra forma di divulgazione che raggiunga un così ampio spettro di pubblico, unificandolo non condizionandolo?

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  8. marisamoles said,

    @ Loretta

    Grazie per il sostegno! 🙂

    D’accordissimo sul ruolo della Tv da te descriitto. A me non pare poco … caso mai a qualcun altro che pensa che scrivere sulla Tv sia tempo perso come guardarla. ovvero guardare solo certi programmi.

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