23 settembre 2010

I CESARONI: ANALISI DI UN FENOMENO TELEVISIVO E NON SOLO

Posted in amore, donne, famiglia, televisione, Uomini e donne tagged , , , , a 4:22 pm di marisamoles


La fiction più amata dagli italiani è tornata. Le avventure dei Cesaroni sono riprese nella quarta edizione che sta andando in onda in queste settimane. Un calo negli ascolti dovuto, forse, alla decisione dell’attrice Elena Sofia Ricci di abbandonare il cast (tranne qualche “partecipazione straordinaria”) oppure alle critiche mosse, nei giorni scorsi, da parte della Lega Nord che ritiene che la famiglia più strampalata della Garbatella non rispecchi per nulla la famiglia tipo italiana, partendo dal linguaggio in cui si esprime la maggior parte dei suoi componenti: «tutto in perfetta salsa romanesca, compreso, ovviamente, quello del linguaggio declinato in ogni spessore semantico dai vari personaggi e protagonisti» (ne ho parlato QUI ).

La strampalata famigliola, che ha in Giulio il suo capostipite televisivo, è invece molto più vicina a tante famiglie che abitano lo stivale, da nord a sud, senza eccezione alcuna. Ripercorrendo le fasi salienti di quest’avventura televisiva, vi dimostro perché.

Iniziamo da Giulio. Vedovo, con tre figli maschi, di varie età, a carico, gestisce insieme al fratello Cesare la bottiglieria di famiglia nel mitico rione della Garbatella, uno dei più folkloristici della città e, da qualche anno, meta di un pellegrinaggio incessante di fan della fiction che non poco hanno contribuito a farlo conoscere in tutta Italia. Non è infatti uno dei luoghi “d’arte” in cui i turisti solitamente si recano.
Giulio è il tipico borgataro dai modi un po’ rudi, il linguaggio sciolto e con un grande cuore. Ad un certo punto della sua vita incontra, dopo tanti anni, Lucia, una sua vecchia fiamma che, forse, non ha mai davvero smesso d’amare. La scintilla scocca nuovamente più vivida che mai.
Lei, milanese d’origine, nel capoluogo lombardo lascia il marito riccone, che, nonostante tutto, l’ha fatta vivere come una regina, e insieme alle due figlie ritorna a Roma dove vive la madre Gabriella.

Fin dall’inizio, nonostante l’attrazione reciproca e l’amore che i due provano, la loro unione si presenta complicata, tanto che in un primo tempo vivono una relazione clandestina, tenuta nascosta ai cinque figli che probabilmente non l’approverebbero. Ma poi il sentimento prevale sulla ragione e, pur consapevoli di dover affrontare una vita complicata in sette sotto un tetto, Giulio e Lucia si sposano. Insieme affrontano le difficoltà della vita quotidiana: lei, abituata a fare la moglie e la madre, rispolvera la sua laurea in Lettere e inizia ad insegnare da precaria, grazie anche all’ “aiutino” fornitole dall’amica di sempre Stefania; lui ben presto rivela il suo modesto bagaglio culturale e l’istintività con cui affronta la vita, specie nel rapporto con i figli con i quali urla e alza le mani convinto che quello sia l’unico modo per farli rigare dritti.

Cosa fare, quindi, di fronte ad un atteggiamento che Lucia, un po’ snob e non abituata a quello stile educativo, non digerisce per nulla? Non resta che usare la diplomazia, un po’ di pazienza e tanto amore. Trascina il marito dallo psicologo scolastico ed insieme, nonostante lo scetticismo di Giulio che ritiene più efficace un bel ceffone di tanti bei discorsi corretti dal punto di vista educativo (della serie: quando ce vò ce vò), elaborano una strategia comune per portare equilibrio ed armonia all’interno della famiglia. Non è facile, infatti, far convivere degli adolescenti e un bambino piccolo, specialmente in una situazione tale da far emergere delle gelosie e dei contrasti dettati dalla perdita del primato: c’è il tentativo costante delle due ragazze, che da figlie di papà accettano malvolentieri la convivenza con quelli che ritengono due buzzurri, di prevalere sui maschi, mentre il piccolo di casa ne fa le spese maggiori visto che le attenzioni non sono più concentrate su di lui.
Da non sottovalutare, inoltre, il fatto che improvvisamente i figli perdono l’esclusiva del rapporto con il proprio genitore “superstite” in quanto una relazione amorosa agli inizi, benché rinverdita, in questo caso, porta a focalizzare l’attenzione sul rapporto idilliaco appena instaurato.

La canzone che accompagna I Cesaroni fin dalla prima edizione, e che costituisce la sigla d’inizio al cui ritmo i componenti della famigliola saltano allegramente facendo evoluzioni aeree, è cantata dal giovane Marco – Matteo Branciamore e recita così: Sai cosa c’è..?!? C’è un mondo nuovo qui che aspetta solo noi, adesso che ci siete voi. Sdraiato al sole con lo sguardo perso ad indagare il blu lo abbasso rido e ci sei tu.. in sette si sta bene.
Ma in sette si sta davvero bene? Con le liti per il bagno, il sacrificio di dividere lo spazio che prima era esclusivo, la quasi totale mancanza di privacy, il caos che c’è quando si sta a tavola o quando ci si muove da casa per andare a scuola, quel tentativo di andarsene per primi per battere sul tempo gli altri, quasi a voler ridurre al minimo la permanenza di tutti i sette membri della famiglia allargata nello spazio, ormai diventato angusto, di casa Cesaroni, più gli ospiti che vanno e vengono a tutte le ore del giorno e della notte (a proposito, ma Cesare e i Masetti non possono far colazione a casa loro?) … considerando tutto questo, si può con certezza affermare che “in sette si sta bene”? Io dico di no.


Ma, come capita nelle più belle favole, l’amore aggiusta tutto. Purtroppo però accade che Cupido scagli le frecce sbagliando la mira. Ed ecco che i due fratellastri più “adulti” s’innamorano. Non subito, però, dapprima si detestano, ma a poco a poco Marco capisce di provare per Eva un sentimento che va al di là del semplice amore fraterno, tra l’altro imposto dalle circostanze. Uscito allo scoperto, deve sorbirsi le prediche del padre che gli ricorda che il suo amore è impossibile, mentre lui, con le lacrime agli occhi, urla disperato, e allo stesso tempo rassegnato, “non è mia sorella!”.
Eh, già, i grandi prima combinano i casini e poi scaricano le colpe sui più deboli e indifesi. Eva e Marco si sarebbero potuti incontrare ovunque e si sarebbero amati liberamente, come qualsiasi giovane coppia. Ma le cose sono andate diversamente per loro: ciascun genitore li ha costretti a convivere, ogni giorno sotto lo stesso tetto, dormendo in camere attigue e incrociandosi di tanto in tanto in corridoio seminudi all’uscita dal bagno, mangiando alla stessa tavola, percorrendo insieme il breve tragitto da casa a scuola, frequentando lo stesso istituto e pure la medesima classe … obbligati a condividere il tempo e lo spazio solo perché i rispettivi genitori si sono innamorati e poi sposati. Tutto questo ha favorito la nascita di un sentimento forte, puro, silenzioso perché ad urlarlo al mondo si fa peccato, perché non si può, “Eva è tua sorella”, “No, non è mia sorella e io la amo”.

La storia di Marco ed Eva sembra morire ancora prima di nascere, ancora prima di scoprire che i loro due cuori battono all’unisono, ciascuno per alimentare il sentimento dell’altro. Ecco che Marco, più per la convinzione che il suo sentimento non sia corrisposto che per le rimostranze fatte dal padre a condanna del suo amore proibito, tenta di dimenticare. E lo fa buttandosi tra le braccia di un’altra, una donna più grande, infelice quanto lui per la fine del proprio matrimonio. Una giovane carina carina, proprio uno schianto, addirittura una prof, naturalmente una supplente. Un altro amore (o forse solo un’attrazione fisica) impossibile eppure miracolosamente corrisposto che ha un seguito e che riporta, apparentemente, un po’ di serenità nell’animo turbato del povero Marco Cesaroni.
Insomma, a quale giovane liceale non è successo di innamorarsi di una prof? Più difficile è che l’amore sia corrisposto ma a volte capita, anzi succede più volte di quanto si possa immaginare. Se poi la supplente in questione ha le fattezze dell’ex Miss Italia Martina Colombari, resisterle è praticamente impossibile.

Chiodo schiaccia chiodo, si dice. Ma il chiodo fisso di Marco rimane a livello inconscio, proprio mentre Eva, a sorpresa, si rende conto di provare per quel fratello impostole dalla madre un amore tutt’altro che fraterno. È un sentimento che si insinua in lei in modo subdolo e si manifesta attraverso un altro sentimento che spesso si accompagna all’innamoramento: la gelosia. Eva vede in quella prof che le sta portando via il suo Marco un’antagonista ma tace perché convinta che il suo sia un amore impossibile, che lui la consideri solo come sua sorella. Anche quando le loro strade s’incrociano, a bordo del traghetto che li dovrebbe portare in Sardegna per le vacanze estive, il terzo incomodo, ovvero l’intraprendente prof, li divide, forse per sempre. E s’incrociano ancora, sulle sponde del lago di Garda. Lì Marco sta trascorrendo una breve vacanza con la prof Rachele ed Eva con suo papà, come ai vecchi tempi, come quand’era bambina. Ormai ricostruire un rapporto con il padre che vede pochissimo, a causa della distanza, è l’unica consolazione che le rimane.
Il destino sembra compiuto e invece Marco si rende conto che non ama e non ha mai amato altre che Eva; il surrogato d’amore che Rachele incarna, pur racchiuso in un fisico mozzafiato, non gli basta più. La storia finisce, come tanti amori che si spengono al pari di una candela la cui fiamma ha consumato tutta la cera.

Ma la fine di un amore segna l’inizio di un altro, a lungo represso. In una notte di pioggia, davanti alla macchinetta per fototessere Marco finalmente confessa il suo amore per Eva. Qualunque cosa accada ora è felice. Lo è ancora di più quando comprende che il sentimento di Eva è lo stesso, proibito forse, ma loro non sono fratelli e sono innamorati. Urlarlo al mondo, però, non si può. Come era avvenuto per Giulio e Lucia, anche la loro relazione è clandestina, coltivata nel segreto di due anime che sono ormai indivisibili e in cui si cova una felicità nuova.
Il segreto, tuttavia, non dura a lungo: la scoperta dei due corpi nudi, teneramente abbracciati, nel lettone di Giulio e Lucia sconvolge improvvisamente la vita di tutta la famiglia. L’infarto di Giulio, di cui tutti si sentono responsabili, anche il piccolo Mimmo che crede di aver deluso il padre, o Rudy perseguitato dal senso di colpa per non essere un bravo studente di cui andar fieri, produce una crepa nei rapporti familiari. La famiglia esce a pezzi da questo dramma ma non tutti ne conoscono il vero motivo. Ed ecco la confessione dei due innamorati, la fuga di Marco a Londra, il tentativo di Eva di costruire assieme un futuro, rinunciando ai suoi sogni, il rifiuto di lui di assecondare le richieste di lei per non rovinarle la vita, per impedire che lei rinunci a frequentare l’università. Un rifiuto che Eva non è disposta ad accettare: rinfaccia a Marco di non amarla abbastanza, di non avere il coraggio di iniziare un percorso di vita insieme a lei. È l’inizio della fine, come succede spesso a tante coppie, quando nessuno dei due accetta il sacrificio dell’altro. Il senso di colpa è una brutta bestia e si insinua in ognuno di noi, in circostanze diverse, distruggendo un rapporto che prima era considerato inattaccabile.

A casa Cesaroni la vita ricomincia a scorrere tranquilla e, dopo un periodo di crisi, anche quella di Marco ed Eva prosegue, da buoni fratelli. O almeno, così pare. Un nuovo amore per Eva, un cuoco affascinante che la conquista, riuscendo a squarciare la corazza che la ragazza ha indossato per difendersi da un’altra delusione. Perché lei, dopo Marco, ha paura di amare. O forse sa che non può amare altri che lui.
Un’altra donna per il giovane Cesaroni, una discografica che riconosce il suo talento e gli apre la strada verso il successo. A volte capita che la gratitudine sia confusa per amore: Marco cade nella trappola e inganna non solo lei ma anche se stesso. Esattamente come Eva che, convinta di aver dimenticato l’amore impossibile per il “fratello”, decide di partire con il suo nuovo amore, Alex, alla volta dell’America dove realizzerà finalmente il sogno di diventare una giornalista. Prima della partenza, però, un ultimo saluto all’amato “fratello” le sarà fatale: l’amore mai sopito, si risveglia, troppo tardi forse, ma senza che nessuno dei due abbia la forza di opporsi all’onda che li travolge. Fanno l’amore per l’ultima volta, ma riscoprire la forza del sentimento che non li ha mai davvero separati non basterà a fermare Eva.

Il sogno americano dura lo spazio di un’estate: la notizia di una gravidanza inattesa irrompe con la forza di un urgano nella vita di Eva. Alex la caccia di casa e per la ragazza inizia un viaggio verso un futuro incerto, la cui meta è la stessa Roma da cui era fuggita, ma non casa Cesaroni. Eva si nasconde finché può e nasconde la sua gravidanza a tutti ma non a Marco. Dopo lo smarrimento che provoca in lui la notizia dell’arrivo di un bambino non suo, ma dell’odiato Alex, il ragazzo accetta di aiutare la “sorella” e lo fa come il più devoto dei fratelli. Ma proprio quando sembra accantonato per sempre il sogno di una vita a due, come nelle più belle fiabe a lieto fine la paternità della bambina è attribuita a Marco, non ad Alex. E i due innamorati, insieme alla piccola Marta ora possono veramente vivere il loro sogno più bello: quello di essere una famiglia. Alla loro felicità si aggiunge il successo professionale di Marco Cesaroni, ormai affermato cantante, che sembra inarrestabile.
Ma per i due i problemi, come capita in tutte le famiglie, non sono finiti: ora devono affrontare quelli dei genitori appena separati, accanto alle difficoltà che s’incontrano sempre quando si mette al mondo un figlio.

Proprio quando si assesta il menage familiare dei giovani Cesaroni, il matrimonio di Giulio va in crisi: Lucia, che ha sempre avvertito il divario che culturalmente la divide dall’oste della Garbatella, si lascia sopraffare dall’ambizione e rincorre la realizzazione professionale sacrificando la sua unione con Cesaroni che pareva potesse superare qualsiasi prova, dopo le avventure appena descritte.
Lucia a Venezia, Giulio a Roma, troppi chilometri li dividono e le incomprensioni fanno il resto. La visita di Giulio ad una galleria d’arte veneziana, per assistere ad una mostra curata da Lucia, pone forse irreparabilmente fine al loro legame. L’uomo, incapace di apprezzare l’arte moderna (visibile sulla sua faccia il disgusto di fronte ad espressioni artistiche per lui inconcepibili), si aggira maldestramente fra le sale della mostra mentre sua moglie non riesce a frenare l’orgoglio destato dai complimenti che riceve. Quando suo marito, urtandola, distrugge una scultura (un water da cui spuntano due gambe tese), non regge all’esclamazione alquanto spazientita di lui: “che sarà mai, è solo un cesso!” e lo allontana. Ricomparirà a Roma in occasione del matrimonio del cognato Cesare ma ormai è troppo tardi per ricucire un rapporto forse irrimediabilmente deteriorato: se ne andrà, scegliendo la carriera alla vita semplice e un po’ noiosa della moglie di un oste, precaria della scuola e destinata ad essere disoccupata. C’è nella scelta di Lucia quel modello femminile di donna in carriera, sposata ad un uomo mediocre, che non riesce a superare quel divario semplicemente perché l’amore che prova non è più quello di prima.

Siamo giunti alla quarta edizione, quella attuale. Inizia per Giulio un vero e proprio calvario: la sofferenza lo rende debole, l’equilibrio psichico si fa instabile, gli attacchi di panico lo assillano e la sua testardaggine non lo aiuta, né possono far nulla per lui le persone che lo amano e che assistono inerti alla sua sofferenza e apatia. Non lavora quasi più, i problemi familiari lo turbano al punto da trovarsi in difficoltà nel gestire una famiglia “orfana” della madre. Da solo non ce la fa: crede di non essere un buon padre e si convince di essere stato un pessimo marito, altrimenti Lucia non l’avrebbe lasciato.
Il suo animo è malato ma fisicamente sta bene, eppure Giulio si ostina a considerarsi malato di cuore, non fa che correre un giorno sì e l’altro anche al pronto soccorso, dove gli viene confermato il suo perfetto stato di salute. In effetti l’attività cardiaca è perfettamente in linea con i parametri vitali, è solo il cuore spezzato dall’abbandono di Lucia ad aver bisogno di cure. Solo quando accetterà di farsi seguire da una psicoterapeuta inizierà il percorso di redenzione, si accorgerà che non ha la responsabilità di tutto ciò che accade e che sa ancora essere un buon padre di famiglia. È troppo presto per un altro amore ma Cupido è già in agguato e sta già mirando al cuore della bella dottoressa che ha in cura l’ammalato.
E se Lucia dovesse tornare? Non è detto che Giulio non le preferisca la dolce psicologa che, da un po’ di tempo, gli dedica molte attenzioni, anche troppe se consideriamo il rapporto professionale. Ma, come si dice, al cuor non si comanda e anche le psicologhe hanno un cuore.

La vita attorno a Giulio scorre profondamente influenzata dal suo stato. Ma per un amore che si è spento altri nascono o trovano una realizzazione.
Accanto al protagonista c’è l’immancabile presenza del fratello Cesare. Nel corso della storia l’abbiamo apprezzato per la sua semplicità e per la sua sensibilità, ma anche criticato per l’avarizia e per l’incapacità di comprendere le situazioni se non dal suo esclusivo punto di vista. Un po’ Pantalone, alla fine, nonostante la sua taccagneria, paga sempre lui. Sfortunato in amore, si dichiara, con estrema vergogna, vergine a cinquant’anni suonati e si innamora di una prostituta che il fratello Giulio e l’amico Ezio gli fanno incontrare apposta per l’iniziazione alla vita sessuale.
Pamela contraccambia il suo sentimento ed è propensa a cambiar vita ma la timidezza di Cesare, che non gli permette di sbloccarsi nell’affrontare un rapporto sessuale con la donna, fa sì che la relazione si interrompa bruscamente durante una vacanza.
I due sembrano allontanarsi per sempre. Poi arriva a Cesare la notizia della morte di lei che provoca nell’uomo, ancora disperatamente innamorato, uno scoramento profondo. Ma Pamela gli lascia un’eredità cui non può rinunciare: un milione di euro, a patto che si occupi di Matilde, la bambina di Pamela, di cui tutti ignoravano l’esistenza.
Come spesso capita in casi come questo, Pamela fa di tutto per crescere la figlia in un ambiente incontaminato, tenendola alla larga dalla vita viziosa in cui lei è relegata: la fa studiare nelle migliori scuole, addirittura un collegio svizzero, e le fa credere di essere una assidua frequentatrice del jet-set, con amicizie altolocate, affinché la bambina non debba mai vergognarsi di essere figlia di una prostituta. Cresciuta in un ambiente superprotetto, Matilde è un po’ snob e malvolentieri accetta di andare a vivere nell’angusto appartamento di Cesare, privo di ogni confort e di ogni sorta di oggetto tecnologico, quale ad esempio un banale lettore di Dvd. La sua vita risulta estremamente difficile, anche quando si vede costretta a frequentare la scuola pubblica, insieme ai borgatari che disprezza per la loro ignoranza e per i modi grezzi, assai distanti dal bon ton cui era stata abituata.

Il rapporto tra Cesare e Matilde viene vissuto dall’uomo come una sorta di debito che crede di aver contratto con la sua Pamela, abbandonata anche se non sedotta. Ma fin da subito l’oste della Garbatella fa i conti, in tutti i sensi, con una nuova realtà: dopo una vita da single, la piccola gli sconvolge l’esistenza con le sue continue richieste e sgarbi di ogni tipo. Lui all’inizio è convinto di dare alla bambina tutto ciò di cui ha bisogno, controllando scrupolosamente le uscite, dal suo portafoglio, che devono rispettare il badget prefissato. Matilde, da parte sua, facendo il confronto con l’armonia che regna in casa di Giulio Cesaroni, non accetta la situazione in cui si trova e tenta di scappare.
Poi, piano piano, il legame tra i due, pur non avendo i presupposti di un legame genitoriale, diventa sempre più solido: lui capisce di voler bene a Matilde, l’unica persona che gli ricordi davvero Pamela; la bambina percepisce l’affetto che non viene apertamente manifestato da Cesare, ma lei sa che sotto la scorza dura si nasconde un uomo semplice, rozzo, triste (come rivela la ricorrente esclamazione ”Che amarezza!” , che non a caso sembra essere scomparsa nell’ultima edizione) e complicato ma con un grande cuore. Lui ha sempre paura di sbagliare e lei lo aiuta ad acquistare un minimo di autostima.


Quando, alla fine della terza edizione, Pamela, che aveva solo finto di essere morta per mettere alla prova il suo Cesare, rientra in scena, assistiamo al giusto epilogo della loro storia d’amore: il matrimonio. E così, mentre l’unione tra il fratello Giulio e la cognata Lucia sembra spezzata per sempre, Cesare assapora il bello e il brutto della vita coniugale, tra i sensi di colpa nei confronti del fratello infelice e le assidue attenzioni della neomoglie che digerisce a fatica.
Pamela, da parte sua, come può comprensibilmente accadere nel passaggio da una vita di corruzione a quella esemplare di moglie e madre, ha il terrore che l’idillio si spezzi e fa di tutto per dimenticare il passato. Al suo fianco in questo delicato momento della vita si trova la suocera di Giulio, Gabriella, che le regala il “Manuale della moglie perfetta”, facendo più danni che altro, e Stefania, la quale, nonostante l’affetto e l’istinto di protezione che caratterizza il suo rapporto con la donna, vede in lei solo un surrogato di amicizia che non riesce a sostituire nel suo cuore l’amica di sempre, Lucia.

La decisione della signora Cesaroni di rimanere a Venezia, dove già si trova da sei mesi, per altri due anni, sconvolge non solo la vita del marito e dei figli, ma anche quella dell’amica Stefania che si trova, inoltre, ad affrontare il difficile rapporto tra il marito, Ezio Masetti, e il figlio Walter.
La famiglia Masetti, come quella dei Cesaroni, è il prototipo della famiglia media italiana e ha molto in comune con quella dei protagonisti della serie. Lei è laureata, dapprima fa l’insegnante poi progredisce nella carriera ottenendo il posto di dirigente scolastico. È una donna elegante, spigliata, colta, anche se nel linguaggio rivela l’appartenenza alla romanità tipica del microcosmo cui appartiene, quello della Garbatella.
Al contrario, il marito Ezio è un meccanico scansafatiche, ignorante e un po’ tonto, che fatica a far quadrare il bilancio familiare anche a causa di qualche scelta finanziaria sbagliata, come quella di acquistare una multiproprietà in Calabria, scelta che la moglie Stefania coglie ogni occasione per rinfacciargli, quando vuole rimarcare la sua pochezza intellettiva.
Walter, già compagno di scuola di Marco ed Eva, pur aspirando ad una vita autonoma ed ad un riscatto sociale, si vede costretto ad accettare di lavorare nell’officina con il padre, anzi praticamente lavora solo lui. S’innamora, ai tempi del liceo, di Carlotta, una ricca snob di buona famiglia che, pur amandolo, lo lascia proprio perché sente di non appartenere al suo mondo. Si potrebbe dire che la ragazza riesca ad apprezzare di Walter solo l’intesa sessuale ma non lo giudica il “buon partito” che i suoi genitori vorrebbero per lei.
Quante ragazze sono condizionate, anche nella scelta del fidanzato, dall’ambiente familiare? E, come Carlotta, non riescono a comprendere quanto più genuino sia l’amore di un ragazzo semplice, come Walter, rispetto ai sentimenti costruiti e anche un po’ opportunistici dei cosiddetti ragazzi di buona famiglia che, a volte, sono molto più corrotti e senza scrupoli.

La fine dell’amore tra Walter e Carlotta porta il giovane Masetti a tuffarsi nel lavoro per dimenticare l’amore perduto e la sua abilità nel riparare i motori, specie quelli delle motociclette, lo mette in condizione di acquistare un po’ di stima in se stesso perdendo, però, quella del padre che lo considera un ingrato quando pretende di diventare socio paritario dell’officina. Una pretesa legittima, visto che senza il lavoro del figlio, Ezio rischia il fallimento; ma questo il padre non lo ammetterà mai.
Oltre al complesso di inferiorità che sente nei confronti della moglie, Ezio deve fare i conti anche con l’intraprendenza del figlio che svilisce ancor più la sua capacità imprenditoriale. L’orgoglio fa il resto: il figlio abbandonerà l’officina del padre e andrà a lavorare per un diretto concorrente. La ricomparsa di Carlotta, prossima al matrimonio, turba profondamente Walter e costituisce un nuovo motivo di disagio. Siamo, ormai, alla quarta edizione: scoccherà nuovamente la scintilla tra Walter e Carlotta? Il figliol prodigo, ma neanche tanto, tornerà a lavorare con il padre? Stefania, che si trova tra due fuochi e, nonostante comprenda benissimo le ragioni del figlio, tenta di far prevalere il rispetto del figlio nei confronti del padre e salvaguardare, così, la dignità del marito, riuscirà ancora una volta a far da paciere?

Anche la famiglia Masetti è una delle tante in cui il divario culturale e la difficoltà di adottare un modello educativo condiviso rappresentano motivo di scontri continui che mettono a dura prova la felicità familiare. Proprio come era accaduto all’inizio tra i coniugi Cesaroni che però, grazie all’intelligenza di Giulio, erano riusciti a superare i contrasti.


Questa è la storia dei Cesaroni ed è la storia di molti, se non di tutti. Nelle diverse situazioni prese in esame ognuno si può ritrovare, anche solo parzialmente (d’altronde non si può essere così sfigati da averle proprio tutte!) e quella “salsa romanesca” sotto accusa fa della fiction uno specchio della realtà che sa essere sempre divertente, mettendo in secondo piano le situazioni più dolorose e drammatiche. In fondo nella vita, per non cadere in depressione, si cerca di sdrammatizzare, o no?
Per ora ci godiamo i nuovi episodi della fiction, in attesa della serie tutta milanese de “I Brambilla”: per par condicio dobbiamo ammettere che anche il meneghino non è male.

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1 commento »

  1. […] Rai 1, Rai 2, televisione, vita quotidiana a 6:10 pm di marisamoles Proprio ieri ho dedicato un post alla fiction più amata dagli Italiani: I Cesaroni. Oggi leggo su Affari Italiani.it che la famiglia […]

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