MAMMA IN BURQA SPAVENTA I BAMBINI DI UN ASILO A LATINA ED È SUBITO POLEMICA


Può una donna che indossa il burqa spaventare dei bambini di quattro o cinque anni? Parrebbe di sì, almeno stando alla notizia di cronaca che si legge sui quotidiani oggi. È accaduto a Sonnino, paese abitato da cinquemila anime in provincia di Latina. Un posto tranquillo in cui una tranquilla famigliola islamica ha sempre vissuto senza destare clamore e senza sentirsi i riflettori puntati contro. Almeno fino ad oggi.

Alcuni genitori, i cui figli frequentano la scuola materna, hanno protestato per la presenza di una signora marocchina che accompagna a scuola il proprio figlio indossando il burqa. Secondo questi genitori, la donna spaventa gli altri piccoli alunni che dicono di non voler andare in classe perché intimoriti dalla «maestra nera».
L’abito indossato dalla donna, spesso di colore scuro, è la versione più ortodossa del burqa, il modello che lascia passare la luce solo dalla retina sugli occhi.

Le mamme protestano perché «sotto il lungo vestito potrebbe nascondersi chiunque, anche un malintenzionato che avrebbe libero accesso nella scuola» e hanno segnalato il fatto al dirigente scolastico, al sindaco e ai carabinieri di Sonnino. «Ci farebbe piacere – affermano in una nota- poter scambiare qualche parola con lei all’ingresso e all’uscita dei bimbi anche per entrare in contatto con una realtà diversa dalla nostra. L’unica cosa che chiediamo è che dentro l’atrio della scuola scopra almeno gli occhi e la bocca. Con un semplice gesto rassicurerebbe noi mamme sulla sua identità e i nostri figli capirebbero che sotto il vestito scuro non c’è nessuna ‘maestra nera’ ma solo una signora come le altre che porta il suo bel bambino all’asilo».

In conseguenza di questo increscioso fatto, si sta organizzando una raccolta di firme, affinché il sindaco emetta un’ordinanza che possa salvaguardare sia le preoccupate famiglie, sia la dignità di chi professa un’altra religione.
Una questione delicata, più volte affrontata sui quotidiani e nei dibattiti televisivi. Proprio in questi giorni in Francia è stato approvato al senato, in via definitiva, il divieto per le donne di indossare il velo islamico integrale nei luoghi pubblici. Le musulmane non potranno più indossare il burqa e il niqab in negozi, parchi, scuole, ospedali, mezzi di trasporto, insomma in tutti i luoghi aperti al pubblico. L’ammenda, per chi trasgredisce, è di 150 euro, pene molto più severe (fino a un anno di carcere e 30mila euro di multa) per chi costringerà una donna ad indossare il velo.

In Italia sono state avanzate varie proposte da parte della Lega ma non solo. All’esame della commissione Affari Costituzionali della Camera ci sono già ben otto proposte di legge depositate sull’argomento (sia contro il burqa, sia contro il niqab), alcune delle quali presentate da Pierluigi Mantini (Udc) e da Souad Sbai (Fli), ma la Lega ha deciso di presentare il nuovo testo per «dare più forza all’iniziativa francese». Il capogruppo del Carroccio alla Camera Marco Reguzzoni, ritiene che la proposta avanzata dal suo partito punti «a far rispettare quel principio di uguaglianza tra uomo e donna che esiste nella nostra società». Già, ma la nostra società è diversa dalla loro, possibile che nessuno se ne accorga? Tranne casi limite, che purtroppo ci sono, le donne accettano il rispetto della tradizione e non subiscono l’imposizione del burqa o del niqab. La loro è una scelta dettata dalla volontà di essere “buone musulmane” e nessuna legge umana può competere con le leggi divine.

Le polemiche su questo caso non mancano. Ci si chiede: se da una parte è legittimo che chiunque circoli per le strade cittadine debba essere riconosciuto (ad esempio, un motociclista deve togliersi il casco non appena scende dalla moto e non può andarsene in giro, specie nei locali pubblici, a viso coperto), dall’altra parte se il burqa rappresenta un’usanza religiosa, chiedere alla donna di farne a meno nei luoghi pubblici è lecito? La risposta non è semplice. Da una parte c’è il rispetto della legge e la richiesta di vivere da buon cittadino nella legalità, dall’altra c’è l’obbligo di rinunciare ad osservare una tradizione che per i musulmani è sacra quanto il corano stesso.

Onestamente non credo che, se venisse approvata in Italia una legge che vieti l’uso del burqa in pubblico, le donne che usualmente lo indossano ne farebbero a meno. Piuttosto ritengo che preferirebbero vivere segregate in casa. E se la loro vita, almeno agli occhi di noi occidentali, è fatta di tante rinunce, aggiungeremmo, in nome della legalità, un’ulteriore rinuncia e porremmo un grave limite alla loro libertà di rispettare il proprio credo.

[fonti: Il Messaggero e Il Corriere: art. 1 e art. 2]

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11 thoughts on “MAMMA IN BURQA SPAVENTA I BAMBINI DI UN ASILO A LATINA ED È SUBITO POLEMICA

  1. Burqa e niqab non sono imposti da nessuna religione, sono abiti della tradizione.

    Ho scritto diverse volte sul mio blog su questo argomento. Sono contrario a che vendano indossati in luoghi pubblici: tutti abbiamo il diritto di vedere in faccia chi ci sta davanti e con quale espressione.

    Se vengono da noi devono sapere che queste sono le regole.

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  2. @ frz

    Non ho detto che l’uso del burqa e del niqab sia imposto dalla religione islamica ma che fa parte di una tradizione religiosa che è sacra quanto il corano stesso.

    Lo so che ti sei occupato dell’argomento e so come la pensi. Fondamentalmente sono d’accordo con te e condivido le motivazioni con cui appoggeresti una legge simile a quella appena approvata in Francia.
    Quello che penso, e l’ho scritto alla fine del post, è che nessuna legge italiana costringerà mai le musulmane che usano il burqa o il niqab ad uscire di casa senza, piuttosto si chiuderanno in casa. Quindi, se vogliamo, la legge sarà rispettata privandole, però, della libertà di muoversi.

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  3. @ frz

    Non credo ci sia molto da scegliere: noi siamo già liberi, loro molto meno.

    Tuttavia, volendo essere obiettiva, devo sottolineare il fatto che noi nel loro paesi non godiamo di alcuna libertà … Oriana Fallaci docet. Non credo, però, che mettersi al loro livello sia la soluzione più giusta.

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  4. Sono perfettamente d’accordo con frz40. Prima di venire da noi, sapevano che da noi si usa guardarsi in faccia?
    Se noi andiamo da loro e decidiamo di costruire una bella chiesa con tanto di crocifisso ce lo permettono?
    Lo sapete che a Dubai, se ci vado con mia moglie, non posso camminare con lei a braccetto? E neppure tenerla per mano?
    Continuiamo a rispettare ma… se vengono a casa nostra devono rispettarci!

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  5. @ quarchedundepegi

    Certo, devono rispettarci e rispettare le nostre leggi. Ma per il momento pare che nulla sia stato fatto a riguardo e la legge 152 del 22 maggio 1975, art. 5, pur non parlando espressamente di abbigliamento femminile ma di caschi, non viene applicata. Altrimenti non si sentirebbe la necessità di proporre una legge ad hoc su burqa e niqab.

    Quindi, è evidente che queste donne non trasgrediscono alcuna legge, altrimenti verrebbero fermate, controllate e sanzionate ( Art.5 … Il contravventore e’ punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro. Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l’arresto in flagranza).
    Nel momento in cui verrà approvata la legge ad hoc, come ho già detto, la rispetteranno non uscendo più di casa.

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  6. Ciao Marisa, ti pongo due domande
    1) Tu come gestiresti una donna col niqab in un ospedale che non attua la totale separazione dei sessi (in genere si tratta di niqab e simili, non di burqa che io non ho mai visto a Milano) ? Tieni presente che per chi indossa il niqab, spesso per scelta politica islamista (un discreto numero di loro sono convertite integraliste fanatiche e iperconvinte), vi è il divieto di essere viste anche dai parenti maschi che vanno a far visita a un congiunto/conoscente femmina che si trova all’ospedale nella loro stanza. E pretendono il contatto fisico con personale medico e paramedico solo di sesso femminile. Proprio perchè secondo la legge islamica presa alla lettera la donna può mostrarsi e avere un contatto fisico anche solo superficiale esclusivamente con maschi parenti stretti non sposabili detti mahram (marito, padre , figlio, fratello,ecc.).
    2) Entrano tre soggetti in una banca vestiti col niqab nero. Metti anche che all’ingresso ci sia una donna che in una stanza chiusa e vietata ai maschi verifica la loro identità a viso scoperto. Queste poi se ne stanno tutte e tre nella banca a viso coperto ed una di loro fa una rapina. Come la mettiamo?
    Chi indossa il casco o si veste da Arlecchino a Carnevale si toglie il casco o la maschera quando entra in un ospedale o in una banca. A mio parere l’unica ragione che può giustificare la copertura integrale è data da condizioni di salute più o meno gravi che la rendono necessaria.
    CIAO

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  7. @ Alfio

    Credo di essere stata fraitesa: non ho mai detto che indossare il burqa o il niqab sia un bene né che non ci sia bisogno di una legge che imponga alle donne musulmane di frequentare i luoghi pubblici a viso scoperto. Le osservazioni che fai sono corrette e le condivido. Tuttavia sono certa che non sarà una legge a cambiare la loro mentalità, così come, solo per fare un esempio “sanitario” connesso con la religione, si troverà sempre un ostacolo a voler fare una trasfusione di sangue ad un Testimone di Geova (ci sono stati, in questo caso, dei provvedimenti della magistratura ma ai loro occhi considerati illegittimi e lesivi del loro credo).

    Saluti.

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  8. Pingback: BURQA FUORILEGGE: APPROVATO IL PROVVEDIMENTO CHE NE PROPONE IL DIVIETO « Marisa Moles's Weblog

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