L’ANTONIANO CONTRO “IO CANTO” E “TI LASCIO UNA CANZONE”: I BAMBINI VERI SONO QUELLI DELLO ZECCHINO D’ORO

Con grandissima soddisfazione leggo sull’ultimo numero di TV Sorrisi e Canzoni (n° 38, pagine 16 e 18, servizio di Maria Giulia Comolli) che anche i frati dell’Antoniano di Bologna sono contrari all’esibizione dei bambini canterini in trasmissioni serali e in contesti molto lontani da quelli più adatti a loro e alla loro giovane età.

Frate Alessandro Caspoli, direttore dell’Antoniano e presidente della giuria dello Zecchino d’oro, osserva che, al contrario di ciò che accade nelle trasmissioni di Scotti e della Clerici, definite “programmi con i bambini”, lo spettacolo dell’Antoniano è il vero programma per bambini. Infatti, frate Caspoli sostiene che “le nostre canzoni sono scritte per i bambini, negli altri show i piccoli si misurano con brani da adulti”. E continua: “Cosa può capire un ragazzino di storie di amanti, tradimento o altro … probabilmente non fa caso al testo, e allora la sua è una semplice (sebbene ottima) esecuzione. Ma allora sembra passare il messaggio che conta “come” dici una cosa e non “cosa” dici”.

D’accordo con il direttore dell’Antoniano è anche Sabrina Simoni che dirige il celebre coro intitolato a Mariele Ventre, che lo fondò nel 1963 e lo diresse fino a pochi giorni prima di morire, nel 1995. Per la Simoni lo Zecchino d’oro è davvero un gioco: “I nostri piccoli si esercitano 20 minuti al giorno per una settimana, poi sono in tv per cinque giorni con una canzone sola; gli altri show durano molto e ogni bimbo esegue vari brani: la voce si può anche stressare …”.

Frate Caspoli non risparmia le critiche nemmeno ai conduttori dei due talent show, sostenendo che in questo tipo di programma si promuove la spettacolarizzazione della personalità e della storia dei cantanti in erba. E se la Clerici sarebbe perfetta come conduttrice dello “Zecchino d’oro”, di certo non si accontenterebbe del cachet: la spesa per lo “Zecchino” è di 800mila euro per cinque pomeriggi, probabilmente meno di quanto possa costare una sola puntata di “Ti lascio una canzone”. Considerando il costo totale, aggiungo io, il compenso per la conduttrice sarebbe di gran lunga inferiore a quanto sarebbe disposta ad intascare Antonella che ha appena rinnovato il contratto Rai per un milione e 800 mila euro per due anni.

Su Gerry Scotti il direttore dell’Antoniano osserva, con un po’ d’ironia, che visto che pare faccia parecchia beneficenza, “non ne farebbe anche venendo gratis allo “Zecchino”?

Che altro aggiungere? Le critiche mosse mi sembrano sufficientemente obiettive e per nulla dettate dall’invidia nei confronti di due trasmissioni di successo che sfruttano il talento dei bambini per fare una gara a chi conquista lo share più alto.
I bambini si devono divertire e credo che, in quel tipo di trasmissioni, oltre alla stress della voce, come osserva la maestra Simoni, accumulino anche un bel po’ di stress psicofisico che, alla loro età, sarebbe meglio evitare.

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7 pensieri riguardo “L’ANTONIANO CONTRO “IO CANTO” E “TI LASCIO UNA CANZONE”: I BAMBINI VERI SONO QUELLI DELLO ZECCHINO D’ORO

  1. Io, anche se con un po’ di ritardo rispetto agli altri commenti, vorrei invece esprimere il mio apprezzamento per “Ti lascio una canzone”. A mio personale (e contestabile, ovviamente) parere è un programma che ha il merito di far conoscere e apprezzare ai bambini e ragazzi di oggi le canzoni dei loro genitori e dei loro nonni, nonchè alcune bellissime canzoni in dialetto che vengono quasi sempre snobbate dai giovanissimi, creando una continuità culturale con le generazioni che li hanno preceduti. I giovani interpreti televisivi fanno da anello di congiunzione verso un pubblico di giovanissimi che li segue da casa e che quindi imparano ad apprezzare anche vecchi successi dei quali non sarebbero forse mai venuti a conoscenza. Inoltre il programma ha il merito di non considerare i bambini come degli animaletti che capiscono poco o nulla della vita. Le stesse canzoni i bambini le ascoltano nelle radio dei loro genitori senza che nessuno si scandalizzi, non vedo tutto questo scandalo se le cantano in prima persona (cosa che magari fanno già tra le mura domestiche) e sono convinto che le capiscano nel profondo, molto più di quanto non si voglia credere. Trovo peraltro ridicolo il tentativo di “addomesticare” alcune canzoni cambiando quelle parole che agli adulti possono dare fastidio (ma non certo ai bambini che sono di vedute molto più larghe delle nostre e non deformate da preconcetti). In un mondo che ha da sempre penalizzato l’infanzia, costringendola in fasce e sottoponendola a punizioni corporali che in alcuni paesi sono ancora in uso, è’ bello vedere una schiera di adulti in secondo piano (come ad esempio l’orchestra) al servizio di un piccolo interprete che per qualche minuto è il protagonista assoluto.
    Ultima considerazione, alcune canzoni, cantate dai bambini, acquistano uno spessore straordinario (la canzone dell’amore perduto interpretata da Beatrice Coltella di 7 anni a me fa venire i brividi…).
    I veri scandali nei confronti dei bambini per me sono ben altri, come i tagli degli insegnanti di sostegno nelle scuole che lasciano soli e indietro bambini ben più sfortunati dei piccoli cantanti.

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