15 settembre 2010

UDINE: MAMMA E NEONATA SALVATE IN EXTREMIS

Posted in cronaca, figli, salute tagged , , , , , , , , , a 4:43 pm di marisamoles


In queste ultime settimane la cronaca ci ha riportato degli episodi di malasanità riguardanti il parto che appaiono impossibili ai nostri giorni. Morire di parto non si può, non si deve. Per una mamma che si salva, d’altra parte, non esiste nessuna consolazione al fatto che il bimbo che portava in grembo non ce l’ha fatta. Per un padre che perde il suo bambino e un marito che perde la sua compagna non c’è nulla di più triste che sentirsi abbandonati e dover dire addio al progetto di vita che il destino ha voluto irrealizzabile.

Talvolta, però, i miracoli accadono. Ovvero, ci sono delle strutture sanitarie in grado di affrontare le emergenze da sala parto senza sacrificare la vita di nessuno e senza provocare in un padre o marito una ferita profonda che difficilmente potrà mai rimarginarsi.
Il miracolo o forse sola la dimostrazione che non è sempre necessario affidarsi a Dio, ma semplicemente a dei bravi medici, è accaduto a Udine, nella clinica di Ostetricia diretta dal professor Diego Marchesoni.

Una giovane donna, 27 anni d’età, all’ottavo mese di gravidanza, è stata salvata in extremis da un’emorragia che, in una situazione già compromessa dalla fuoriuscita della placenta dall’utero, poteva costituire un serio rischio per la vita della gestante. Il parto cesareo era stato programmato per oggi, ma domenica scorsa era stato fatto ricorso ad un ricovero urgente per salvare la vita alla madre e alla piccola. L’emergenza è scattata poco prima delle 14 quando il professor Marchesoni era in spiaggia a Lignano. Raggiunto da una telefonata, il direttore della clinica si è precipitato in sala operatoria: è entrato alle 14.30 ed è uscito alle 20.

Così il professor Marchesoni racconta l’intervento: «Quando è nata la bambina abbiamo iniettato le sostanze coagulanti per limitare l’emorragia, ma nonostante tutto la signora, alla quale è stato asportato l’utero e parte della vescica, ha perso molto sangue. A un certo punto aveva la pressione a 40». Ma l’equipe del professore, composta da quattro chirurghi, due urologi, tre anestesisti, due radiologi internisti e altrettanti neonatologi, con la collaborazione di diversi infermieri, ha portato al felice esito della vicenda.
Marchesoni, nell’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto, si lamenta del fatto che tutti sono pronti a puntare il dito contro la malasanità, mentre della buonasanità non si parla per nulla. Per lo stesso motivo sto scrivendo queste righe, perché è giusto che di ciò che funziona veramente, in quest’Italia sempre più “traballante”, si parli, anche per dare una speranza a chi, purtroppo, leggendo le cronache rischia di perderla del tutto.

L’unico rammarico: la giovane donna non potrà avere altri figli. Sarà sufficiente il sorriso della sua bambina per superare questo dolore?

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6 commenti »

  1. Olà nà bella notizia! Bello, giusto e doveroso diffondere, mettere in risalto e ringraziare che fa il proprio lavoro con serietà, correttezza e un pizzico di passione.

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  2. marisamoles said,

    @ Loretta

    Più che altro fa piacere sapere di poter contare su un ospedale efficiente. Non per campanilismo, ma il nosocomio udinese è anche all’avanguardia per quanto riguarda i trapianti. Poi è anche vero che certe volte le fatalità non si possono evitare. L’importante è che non vi sia negligenza.

    E’ di oggi la notizia dell’ennesimo episodio di malasanità:

    Un 65enne, Antonio Del Corpo, è morto a Pozzilli, un piccolo centro della provincia di Isernia, dopo un malore. I familiari dell’uomo hanno chiamato ripetutamente il 118, ma il telefono ha sempre squillato a vuoto. “Era libero, ma nessuno rispondeva”, raccontano. L’anziano è morto dopo un’ora e mezza, poco prima dell’arrivo di un’ambulanza chiamata dalla polizia. I parenti della vittima chiedono ora che sull’episodio sia fatta chiarezza. (fonte Tgcom)

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  3. frz40 said,

    Va beh, ogni tanto anche una buona notizia.

    Ma sono certo che non è la sola; molti sono probabilmente i casi come questo, ma “non fanno cronaca”.

    Aspetto sempre che un qualche quotidiano pubblichi almeno ogni tanto “la pagina dellle buone notizie”. Ma invano.

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  4. marisamoles said,

    E’ vero, non se ne parla perché pare che la stampa voglia alimentare il pessimismo affinché si dica “Oh, povera Italia …”. Agli Italiani, del resto, piace molto piangersi addosso. 😦

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  5. Quarchedundepegi said,

    Per molti anni la sala operatoria è stata la mia “seconda casa”; di giorno e di notte.
    Tante buone cose accaddero e rimasero tali.
    Quello che ho imparato è fondamentalmente che non bisogna (ci sarebbe da dire mai però si dice “mai dire mai”) aspettarsi la riconoscenza.
    Si potrebbe aggiungere che se le cose vanno male è colpa del medico, se vanno bene è la Madonna che ha fatto la grazia.
    Aggiungerei che sarebbe encomiabile quella televisione che riuscisse ad aumentare la percentuale di cose BELLE.

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  6. marisamoles said,

    @ quarchedundepegi

    Io credo che chiunque lavori per il “bene del prossimo”, in ogni ambito, non solo quello medico, si debba aspettare le critiche se fa qualcosa di sbagliato ma non gli elogi se fa la cosa giusta.
    Tuttavia, penso che per un medico che salva la vita sia un po’ diverso e la gratitudine, anche se non espressa, ci sarà sempre.

    Non so se la gente sia più propensa a credere all’intervento divino piuttosto che alla bravura di un chirurgo, però mi sembra doveroso denunciare i casi di malasanità, qualora sia dimostrata la negligenza del medico e l’inefficenza della struttura.

    Anch’io vorrei che la stampa e la televisione mettessero maggiormente in risalto la “buonasanità”. Nel mio piccolo ho voluto scrivere questo post perché so di quale struttura sanitaria si sta parlando e ne conosco l’efficenza.

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