2 settembre 2010

AVVIO DELL’ANNO SCOLASTICO 2010/2011. GELMINI: “NESSUN GOVERNO PUÒ ASSORBIRE 200MILA PRECARI”

Posted in adolescenti, maestro unico, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , , , a 11:34 pm di marisamoles

Ieri, in conferenza stampa, il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, ha affrontato le problematiche relative all’avvio del prossimo anno scolastico. Il punto dolente, com’era immaginabile, è stata la “questione precari”.

Si sa che negli ultimi anni, specie con l’applicazione dell’art. 64 della legge 133 e dei Regolamenti concernenti la riforma delle scuole superiori, sono state tagliate molte cattedre in tutte le scuole di ogni ordine e grado. I tagli, necessari secondo il MIUR, hanno messo in difficoltà un gran numero di precari che si ritrovano, dopo anni di supplenza, senza lavoro. Questo numero, secondo la Gelmini, è “spaventoso” e impossibile da gestire. Nessun governo, afferma il ministro, sarebbe in grado di farlo.

Come già fatto negli anni passati, la Gelmini ribadisce che la colpa di questa situazione è da attribuirsi ai precedenti governi che per fare consenso a buon mercato ha distribuito posti di cui la scuola non aveva bisogno. Questa onerosa eredità comporta l’impossibilità di gestire il numero spaventoso di supplenti che, se consideriamo precari anche coloro che hanno fatto una sola supplenza sono 229 mila a fronte di 700 mila insegnanti già impegnati.
Sempre secondo il ministro, ingiustificata e dettata dallo strumentalismo politico è la protesta che in questi giorni interessa i precari senza lavoro, alcuni dei quali hanno iniziato uno sciopero della fame davanti al palazzo di Montecitorio. Sono disponibile al confronto, – ha osservato il ministro – non alle polemiche. Auspico un confronto nel merito di ciò che si può fare e non di ciò che si vorrebbe.

Liquidata la questione precari con i quali la Gemini non si confronterà anche perché ad oggi non sappiamo nemmeno chi ha perso realmente il posto, l’attenzione è puntata sulle risorse di cui la scuola italiana dispone per migliorare l’offerta agli studenti e la condizione dei docenti, unici in Europa, in buona compagnia dei colleghi greci, a non avere una carriera basata sul merito ma solo un avanzamento economico in relazione all’anzianità.
Dal 2012, ogni anno, la scuola pubblica avrà a disposizione un miliardo di euro per la qualità. Noi, attraverso un decreto, andremo incontro ai professori che non si vedranno pregiudicati nei loro diritti, e abbiamo aperto un tavolo per il merito coi sindacati e abbiamo proposto due strade, quella sindacale o quella legislativa […] Non vi è una disattenzione da parte di questo governo sul tema scuola, perché parlano i fatti, che avranno la meglio sulla demagogia di certe manifestazioni che rendono difficile l’inizio di questo anno scolastico, ha assicurato il ministro.

Per gli altri argomenti trattati in conferenza stampa invito alla lettura di quest’articolo de Il Corriere.
Prima di chiudere vorrei, tuttavia, fare alcune considerazioni sulla mancanza di posti disponibili per i precari. L’art. 64 della legge 133 parla chiaro: il risparmio ci dev’essere. Questo risparmio deriva da alcuni fattori: la riforma delle superiori, sui blocchi di partenza nel prossimo anno scolastico e relativamente alle classi prime, e la reintroduzione del maestro unico alle elementari, già in vigore. La riduzione di ore voluta dalla riforma, con l’eliminazione di tutte le sperimentazioni che facevano lievitare l’orario scolastico, e la saturazione di tutte le cattedre a 18 ore sono due fattori non trascurabili. A questi si aggiunge l’elevazione del numero di studenti per classe (non meno di 27), cui sono comunque concesse delle deroghe.
È evidente, quindi, che gli insegnanti non di ruolo avranno sempre meno possibilità di aspirare ad un contratto a tempo indeterminato, considerato che la riforma delle superiori andrà a regime nell’arco di cinque anni. Questo significa che, come sostiene il ministro, non è possibile gestire un numero così spaventoso di precari, ma il malgoverno precedente ha poco peso in questo frangente. Piuttosto, negli anni passati si è creato un esercito di supplenti, temporanei e annuali, proprio perché il tempo scuola nei diversi istituti era maggiore e non tutte le cattedre raggiungevano le 18 ore di lezione effettive. La gran parte di questi docenti non avrà la possibilità di sistemarsi in futuro proprio per i tagli previsti. Anche se è vero che i tagli li ha voluti la Gelmini, è pure vero che in passato molti precari si sono illusi di poter ottenere una cattedra pur senza avere alcuna sicurezza, semplicemente basandosi sulla prassi attuata in passato. Ma nessun posto di lavoro a tempo determinato, in nessun settore, può garantire l’assunzione definitiva. I nostri giovani lo sanno benissimo e, purtroppo, anche i meno giovani.

PER VEDERE IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA CLICCA QUA.
DELLE ALTRE NOVITA’ RIGUARDANTI L’A.S. 2010/2011 HO PARLATO ANCHE IN QUEST’ALTRO POST

AGGIORNAMENTO DEL POST, 9 SETTEMBRE 2010

Da un’inchiesta condotta da ItaliaOggi, pare che, considerando ìl numero dei precari, cioé 240mila, e l’assunzione prevista di 10mila all’anno, in ventiquattro anni tutti possano avere la speranza di essere nominati in ruolo.

I precari della scuola hanno in media trentotto anni e, a conti fatti, molti di loro potrebbero andare in pensione … da precari. Stando alle parole del ministro Gelmini, ci saranno comunque dei concorsi, necessari per sopperire alla mancanza di abilitati in alcune classi di concorso ma ad essi sarà riservato il 50% delle immissioni in ruolo. Una volta ultimato il piano dei “tagli” imposto dal decreto 112/2008, si può prevedere un tasso medio di assunzioni di 20 mila l’anno (quest’anno ne sono entrati 10 mila), che dovrebbe più o meno bilanciare le uscite (quest’anno i pensionamenti sono stati 30 mila).

Il colpo di scure del ministro del MIUR colpisce in particolare le insegnanti (l’83% dei docenti precari è costituito da donne), e il Sud: il 65% degli aspiranti è nato nel Meridione e nelle graduatorie del Mezzogiorno gli abilitati “storici” raggiungono punte del 60%. Eppure ci sono classi di concorso scoperte, nel settore tecnico-scientifico e al Centro-Nord.
Le graduatorie, poi, non sono tutte superaffollate e in tutte le regioni o province: ad esempio la classe di concorso di Italiano e Storia è in linea generale molto affollata, Matematica e Fisica nella media è affollata a Napoli, Catanzaro, Cosenza e Caserta, ma è in via si esaurimento a Milano e a Torino è virtualmente esaurita.
Insomma, mentre sono moltissimi gli abilitati nelle materie caratterizzanti, la crisi colpisce le materie tecniche come meccanica, chimica, tecnologia.

Per altri dati, rimando alla lettura dell’articolo firmato da Alessandra Ricciardi e pubblicato in questo sito.

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4 commenti »

  1. Luca said,

    Certamente è vero che di usi ed abusi nel mondo della scuola ne sono stati fatti tanti, come del resto è accaduto anche in altri settori pubblici (vedasi ad esempio il caso Alitalia salvato poi in extremis con una manovra da 300 milioni di euro).
    Tuttavia, se da un lato vi è la chiara necessità di un freno all’immissione sregolata di nuovi lavoratori nelle istituzioni, dall’altro vi è l’evidente bisogno di stabilizzare la vita di centinaia di migliaia di italiani, spesso plurilaureati ed ormai specializzati in questo settore che stanno invecchiando o sono già invecchiati. In molti nel nostro Paese, tra l’altro, si sono convinti che l’aver chiuso le scuole SSIS abbia significato ammettere pubblicamente che i diplomi con essa conseguiti non sono allo stesso livello delle altre scuole di specializzazione (ad es. in patologia, in genetica, ecc.) e che per questo non valgono a nulla (declassamento dei titoli di studio). Questo ragionamento sbagliato e piuttosto spicciolo ha portato sgradevoli conseguenze sociali in quanto l’appartenenza ad un determinato ceto piuttosto che ad un’altro non è legata tanto ai titoli di studio quanto invece al tipo di mestiere che si fa realmente ed al potere d’acquisto che da esso ne deriva.
    In altre parole, gli insegnanti precari, costretti al balletto annuale, cambiando scuola, scegliendo una nuova provincia, senza orizzonte di stabilità, si vedono coinvolti e costretti in un circolo vizioso legato allo stipendio basso ed all’impossibilità di acquistare dei beni propri.
    Inoltre appare ormai evidente come anche per lo Stato gli insegnanti siano paragonati di più alla classe operaia che al mondo di giovani specialisti universitari. Lo stipendio NON E’ assolutamente proporzionato ai titoli di studio conseguiti, bensì al ceto sociale di appartenenza IMPOSTO.
    A solo titolo di esempio:
    I militari, i poliziotti, possono contare su vitto ed alloggio gratuiti nelle caserme. Anche la Chiesa offre l’alloggio agli insegnanti chiamati ad esercitare il proprio mestiere negli educandati. Ma tutto il resto dell’esercito di insegnanti precari deve affittarsi un appartamento con contratto “sui generis” annuale. Nel campo degli affitti, i contratti non sono molto controllati dallo Stato. Un contratto d’affitto standard sarebbe per 3 o 5 anni, ma quelli nelle scuole sono al massimo di 1 anno. Questo è talmente vero che ogni insegnante precario si ritrova costretto ad infrangere la legge accettando di pagare in parte o del tutto a nero l’affitto “pur di risparmiare” qualcosa. Ne deriva chiaramente:
    1) l’impossibilità di mettere su famiglia (ad es. per i single selezionati dalla società e costretti a cercarsi il partner all’interno della cerchia sociale d’appartenenza, per le coppie perchè spesso separate forzatamente dalle sedi diverse di lavoro);
    2) la continua dipendenza economica dai genitori;
    3) meno tasse pagate allo Stato (si veda il discorso degli affitti);
    4) nuovi ricchi… o meglio sempre gli stessi (quelli che non pagano le tasse)
    5)accidia dei giovani lavoratori.

    Tirando le somme:
    A) stress;
    B) impossibilità di diventare adulti;
    C) corruzione e arricchimento occulti in aumento;
    D) giovani con idee brillanti incapaci di emergere;
    D) umiliazione dei deboli, e vortici viziosi compensativi in arrivo.

    Esiste una cura minima semplicissima che potrebbe contribuire non poco ad arginare il disagio:
    I) Vitto e alloggio gratuiti (o almeno uno dei due) per l’esercito di precari fuori sede;

    Questa cura, in realtà, è un diritto poichè all’estero o lo stesso ceto sociale (precario) guadagna di più di chi è assunto in ruolo e per questo può permettersi l’affitto, oppure riceve agevolazioni nel pagarlo o nell’acquistare beni propri.

    In passato (50 anni fa, quando il popolo era analfabeta e gli insegnanti pochi ed utili allo Stato) ai docenti erano riconosciuti tanti diritti:
    1) cinema gratuito;
    2) treno gratuito;
    3) vaccini gratuiti;
    4) tantissime agevolazioni implicite nella società (dato il ceto sociale d’appartenenza).

    In Italia oggi, per gli insegnanti precari non esiste differenza tra chi cerca casa a Rimini o a Iesolo e chi insegna nello sperduto paesino di Ovindoli. Affitti diversi.. che saltano dagli 800 ai 300 euro a secondo del posto.. ma sempre da pagare e magari accettare convivenze forzate con degli sconosciuti.

    Forse quando gli insegnanti smetteranno di trasmettere conoscenza ed il popolo tornerà analfabeta.. ritorneremo ad essere utili!

    Mi piace

  2. marisamoles said,

    @ Luca

    Mi piacciono i tuoi commenti: sempre interessanti e in gran parte condivisibili. Ciò che apprezzo di più è il fatto che non ti arrabbi, anche perché non serve, ma rifletti cercando delle risposte.

    Sono d’accordo sul fatto che la professione dell’insegnante dovrebbe avere maggiori incentivi e rimborsi spese. Purtoppo, però, le misere risorse devono per forza essere utilizzate per pagare gli stipendi e in questo ha ragione la Gelmini quando parla di “stipendifici”.
    Ricordo che, agli inizi della carriera, l’abbonamento della corriera o la benzina, nel caso dovessi recarmi a scuola in auto, pesavano non poco sul bilancio familiare. Senza contare che, se fai il pendolare, nel caso di riunioni pomeridiane, ti devi accollare anche il costo del pranzo. Quando, poi, hai bambini piccoli, lo stipendio della baby-sitter lievita a dismisura. Non dico che lo Stato dovrebbe rimborsare i costi della bambinaia, ma è evidente che più una mamma lavora vicino a casa meno spende.

    Quando parli dei precari, sembra tu faccia riferimento ai giovani ma nel momdo della scuola ci sono tanti precari che hanno quaranta o cinquant’anni, quando non sono ancora più vecchi. In questi giorni, nella mia regione, una maestra precaria di 55 anni sta facendo lo sciopero della fame perché, dopo 26 anni di precariato, gli è stato offerto uno spezzone annuale di poche ore che ha rifiutato. La signora ha tutta la mia comprensione ma mi chiedo: come mai a 55 anni non è ancora di ruolo? Se insegna da così tanto tempo non ha mai potuto fare un concorso, nemmeno per titoli? Insomma, a me pare che le opportunità ci siano state negli anni passati, quindi non concepisco il fatto che i precari siano così avanti negli anni. Non sono mica un genio io che a 25 anni ero già di ruolo! Ci sono, è vero, casi particolari di persone che hanno iniziato tardi ad insegnare, avendo lavorato altrove, spesso nel privato. Ma sono casi eccezionali.

    Sulle SSIS non mi pronuncio perchè non ho esperienza ma so che da lì sono usciti tanti bravi e giovani docenti, soprattutto volenterosi. Tuttavia, anche chi non ha avuto la possibilità di specializzarsi -le “vecchie leve” come me- può essere bravo, diligente e volenteroso: basta aver passione per il proprio lavoro.

    Oggi come oggi, ai giovani sconsiglio anche solo di prendere in considerazione l’insegnamento: con l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne e l’assenza del turn over, di posti ce ne saranno sempre meno. In ogni caso, le mie osservazioni finali volevano sottolineare il fatto che nessun contratto di lavoro a tempo determinato può offrire la garanzia di un impiego sicuro in futuro. E se i precari “attempati” della scuola fanno lo sciopero della fame, pensino che ci sono tanti disoccupati nel privato, rimasti senza lavoro anche a cinquant’anni che devono rimboccarsi le maniche e mandare curricola in giro, pregando di trovare un lavoro, qualsiasi lavoro. Perché mai i precari della scuola dovrebbero essere dei privilegiati?

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  3. Luca M. said,

    Sono contento di riuscire a catturare l’attenzione di chi legge le mie opinioni ed apprezzo molto la predisposizione al confronto. Scrivere per me è sempre stato qualcosa di spontaneo ed ho imparato nel tempo a mitigare l’impulsività.
    Sono felice di apprendere che già all’età di 25 anni sei riuscita ad inserirti con successo nel mondo della scuola e che, ciò nonostante non ti sei estraneata dai problemi che in essa persistono, sforzandoti costantemente di fornire, con il tuo blog, un contributo.
    Dalle informazioni in mio possesso, il precariato scolastico si è andato formando anno dopo anno in seguito ad errori di vario tipo. Come nel caso Alialia vi era un surplus di personale assunto ed uno spreco di attrezzature e denaro, così nella scuola in passato si è abilitato molto più personale di quanto il sistema fosse in grado di assorbire. Alcune classi di concorso più sature di altre sono andate in stallo in anticipo, altre solo in un secondo momento. Per questo è possibile individuare ancora degli insegnanti precari a 50 anni.

    Non voglio asserire che gli insegnanti siano tra i lavoratori più sfortunati, ma semplicemente fare presente che sono una delle classi lavoratrici più importanti per la società.

    Chi lavora presso le aziende, inoltre, una volta licenziato deve rimboccarsi le maniche ed andare in giro a consegnare curriculum (molti amici miei ci sono passati), ma quando firma un contratto temporaneo riceve comunque benefits e ticket restaurant, macchine aziendali ed incentivi vari per il breve tempo in cui si è assunti. Questo permette di “arrangiarsi” mettendo da parte un gruzzoletto che certamente conta poco, ma fa comunque la differenza perchè migliora la propria qualità della vita (non il tenore di vita ma la qualità del frangente).

    Se poi vogliamo riferirci alla classe operaia, con tutto il rispetto per questi lavoratori, non credo che il confronto possa reggere, poichè stiamo paragonando gente con laurea quinquennale e scuola di specializzazione post laurea (7 anni di università nel migliore dei casi) a personale con il diploma di scuola superiore.

    Chi ha scelto di lavorare presso le aziende critica fortemente gli insegnanti e li considera dei buoni a nulla, capaci solo di fare teoria. La scuola è vista come una valvola di sfogo sociale, un tampone e non il “tempio della conoscenza”!

    Vogliamo dare un po’ di lustro a queste istituzioni?? Allora dobbiamo garantire agli insegnanti gli stessi benefici di chi lavora presso strutture private.

    Un’idea avveniristica sarebbe quella di permettere anche agli insegnanti di poter fare ricerca e pubblicare articoli su riviste scientifiche. I baroni delle università potrebbero però fare resistenza.

    Sebbene, infatti, ci si ritrovi ad insegnare programmi elementari nelle scuole superiori, comunque ci sono docenti professionalmente preparati e competitivi che potrebbero integrare attraverso collaborazioni con le università, la relativa mancanza di personale (meno co.co.co., assegnisti, borsisti ecc.) ottenendone in cambio adeguati aumenti stipendiali.
    In questo modo:
    1) lo Stato risparmierebbe;
    2) gli insegnanti ritroverebbero gratificazione e valore sociale;
    3) le università troverebbero collaboratori disponibili ed interessati senza dover promettere loro nulla di sicuro in quanto sono assunti nella scuola e collaborano come esterni presso le università.
    Ai più bravi sarebbe comunque garantita la mobilità professionale per passare da un settore all’altro.

    Sarebbe un cambiamento epocale, ma sarebbe necessario infrangere troppi interessi radicati negli anni… per creare dei nuovi equilibri.

    Ad ogni modo D’Annunzio diceva: Memento audere semper.

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  4. […] docenti, scuola, tirocinio formativo attivo a 7:58 pm di marisamoles Proprio ieri ho aggiornato un articolo in cui parlavo della “questione precari”. Secondo un’indagine di ItaliaOggi, considerando […]

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