AVVIO DELL’ANNO SCOLASTICO 2010/2011. GELMINI: “NESSUN GOVERNO PUÒ ASSORBIRE 200MILA PRECARI”

Ieri, in conferenza stampa, il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, ha affrontato le problematiche relative all’avvio del prossimo anno scolastico. Il punto dolente, com’era immaginabile, è stata la “questione precari”.

Si sa che negli ultimi anni, specie con l’applicazione dell’art. 64 della legge 133 e dei Regolamenti concernenti la riforma delle scuole superiori, sono state tagliate molte cattedre in tutte le scuole di ogni ordine e grado. I tagli, necessari secondo il MIUR, hanno messo in difficoltà un gran numero di precari che si ritrovano, dopo anni di supplenza, senza lavoro. Questo numero, secondo la Gelmini, è “spaventoso” e impossibile da gestire. Nessun governo, afferma il ministro, sarebbe in grado di farlo.

Come già fatto negli anni passati, la Gelmini ribadisce che la colpa di questa situazione è da attribuirsi ai precedenti governi che per fare consenso a buon mercato ha distribuito posti di cui la scuola non aveva bisogno. Questa onerosa eredità comporta l’impossibilità di gestire il numero spaventoso di supplenti che, se consideriamo precari anche coloro che hanno fatto una sola supplenza sono 229 mila a fronte di 700 mila insegnanti già impegnati.
Sempre secondo il ministro, ingiustificata e dettata dallo strumentalismo politico è la protesta che in questi giorni interessa i precari senza lavoro, alcuni dei quali hanno iniziato uno sciopero della fame davanti al palazzo di Montecitorio. Sono disponibile al confronto, – ha osservato il ministro – non alle polemiche. Auspico un confronto nel merito di ciò che si può fare e non di ciò che si vorrebbe.

Liquidata la questione precari con i quali la Gemini non si confronterà anche perché ad oggi non sappiamo nemmeno chi ha perso realmente il posto, l’attenzione è puntata sulle risorse di cui la scuola italiana dispone per migliorare l’offerta agli studenti e la condizione dei docenti, unici in Europa, in buona compagnia dei colleghi greci, a non avere una carriera basata sul merito ma solo un avanzamento economico in relazione all’anzianità.
Dal 2012, ogni anno, la scuola pubblica avrà a disposizione un miliardo di euro per la qualità. Noi, attraverso un decreto, andremo incontro ai professori che non si vedranno pregiudicati nei loro diritti, e abbiamo aperto un tavolo per il merito coi sindacati e abbiamo proposto due strade, quella sindacale o quella legislativa […] Non vi è una disattenzione da parte di questo governo sul tema scuola, perché parlano i fatti, che avranno la meglio sulla demagogia di certe manifestazioni che rendono difficile l’inizio di questo anno scolastico, ha assicurato il ministro.

Per gli altri argomenti trattati in conferenza stampa invito alla lettura di quest’articolo de Il Corriere.
Prima di chiudere vorrei, tuttavia, fare alcune considerazioni sulla mancanza di posti disponibili per i precari. L’art. 64 della legge 133 parla chiaro: il risparmio ci dev’essere. Questo risparmio deriva da alcuni fattori: la riforma delle superiori, sui blocchi di partenza nel prossimo anno scolastico e relativamente alle classi prime, e la reintroduzione del maestro unico alle elementari, già in vigore. La riduzione di ore voluta dalla riforma, con l’eliminazione di tutte le sperimentazioni che facevano lievitare l’orario scolastico, e la saturazione di tutte le cattedre a 18 ore sono due fattori non trascurabili. A questi si aggiunge l’elevazione del numero di studenti per classe (non meno di 27), cui sono comunque concesse delle deroghe.
È evidente, quindi, che gli insegnanti non di ruolo avranno sempre meno possibilità di aspirare ad un contratto a tempo indeterminato, considerato che la riforma delle superiori andrà a regime nell’arco di cinque anni. Questo significa che, come sostiene il ministro, non è possibile gestire un numero così spaventoso di precari, ma il malgoverno precedente ha poco peso in questo frangente. Piuttosto, negli anni passati si è creato un esercito di supplenti, temporanei e annuali, proprio perché il tempo scuola nei diversi istituti era maggiore e non tutte le cattedre raggiungevano le 18 ore di lezione effettive. La gran parte di questi docenti non avrà la possibilità di sistemarsi in futuro proprio per i tagli previsti. Anche se è vero che i tagli li ha voluti la Gelmini, è pure vero che in passato molti precari si sono illusi di poter ottenere una cattedra pur senza avere alcuna sicurezza, semplicemente basandosi sulla prassi attuata in passato. Ma nessun posto di lavoro a tempo determinato, in nessun settore, può garantire l’assunzione definitiva. I nostri giovani lo sanno benissimo e, purtroppo, anche i meno giovani.

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DELLE ALTRE NOVITA’ RIGUARDANTI L’A.S. 2010/2011 HO PARLATO ANCHE IN QUEST’ALTRO POST

AGGIORNAMENTO DEL POST, 9 SETTEMBRE 2010

Da un’inchiesta condotta da ItaliaOggi, pare che, considerando ìl numero dei precari, cioé 240mila, e l’assunzione prevista di 10mila all’anno, in ventiquattro anni tutti possano avere la speranza di essere nominati in ruolo.

I precari della scuola hanno in media trentotto anni e, a conti fatti, molti di loro potrebbero andare in pensione … da precari. Stando alle parole del ministro Gelmini, ci saranno comunque dei concorsi, necessari per sopperire alla mancanza di abilitati in alcune classi di concorso ma ad essi sarà riservato il 50% delle immissioni in ruolo. Una volta ultimato il piano dei “tagli” imposto dal decreto 112/2008, si può prevedere un tasso medio di assunzioni di 20 mila l’anno (quest’anno ne sono entrati 10 mila), che dovrebbe più o meno bilanciare le uscite (quest’anno i pensionamenti sono stati 30 mila).

Il colpo di scure del ministro del MIUR colpisce in particolare le insegnanti (l’83% dei docenti precari è costituito da donne), e il Sud: il 65% degli aspiranti è nato nel Meridione e nelle graduatorie del Mezzogiorno gli abilitati “storici” raggiungono punte del 60%. Eppure ci sono classi di concorso scoperte, nel settore tecnico-scientifico e al Centro-Nord.
Le graduatorie, poi, non sono tutte superaffollate e in tutte le regioni o province: ad esempio la classe di concorso di Italiano e Storia è in linea generale molto affollata, Matematica e Fisica nella media è affollata a Napoli, Catanzaro, Cosenza e Caserta, ma è in via si esaurimento a Milano e a Torino è virtualmente esaurita.
Insomma, mentre sono moltissimi gli abilitati nelle materie caratterizzanti, la crisi colpisce le materie tecniche come meccanica, chimica, tecnologia.

Per altri dati, rimando alla lettura dell’articolo firmato da Alessandra Ricciardi e pubblicato in questo sito.