NOVITÀ SCUOLA 2010: BOCCIATI GLI ALLIEVI “ASSENTEISTI” E PIÙ DIFFICILE ARRIVARE AL 100 ALL’ESAME DI STATO


I nuovi regolamenti per gli Istituti di Istruzione Secondaria di II Grado (leggi: scuole superiori) portano delle novità per chi si appresta a iniziare il prossimo anno scolastico.

In primis, viene finalmente messa in primo piano la questione delle assenze, spesso ingiustificate, ovvero giustificate dalle famiglie ma senza un motivo valido, e assai frequenti soprattutto per i maggiorenni che possono firmare da soli il libretto.
Come si sa, la frequenza alle lezioni è obbligatoria e lo studio è, oltre che un sacrosanto diritto, un dovere cui non ci si può sottrarre. E non parliamo soltanto di “scuola dell’obbligo”, che comprende anche il biennio delle superiori (una volta si fermava alla terza media). Infatti, chi, assolto l’obbligo scolastico, intende proseguire gli studi (la maggior parte dei giovani, ormai) ha il preciso dovere di impegnarsi nello studio e di frequentare le lezioni.
Tuttavia, in passato è capitato di promuovere persone che avevano accumulato numerose assenze, partendo dal presupposto che tali assenze erano comunque giustificate. Per un periodo, inoltre, gli studenti sono stati esonerati dall’obbligo di presentare il certificato medico per le assenze che si protraevano per più di cinque giorni, obbligo rientrato lo scorso anno. Se non altro, in questo modo si evita che i furbetti se ne approfittino, anche se effettivamente la richiesta del certificato medico serve ad attestare l’assenza di malattie che possano costituire un pericolo per la salute della comunità.

Cosa cambia, dunque, da settembre? Chi non frequenterà almeno i tre quarti dell’orario annuale, ovvero supera il limite dei 50 giorni, rischia la bocciatura. Con l’avvio della riforma delle superiori, dunque, la vita degli “assenteisti” abituali senza motivi validi si farà più dura. Ovviamente, però, in casi eccezionali sono previste deroghe, in quanto è possibile che le assenze frequenti o prolungate siano giustificate da patologie particolari che possano essere oggettivamente dimostrate. Ma, in generale, chi non rispetta il limite minimo, come si legge nel regolamento ministeriale, viene escluso dallo scrutinio finale, quindi costretto a ripetere l’anno.

Per gli studenti che dal prossimo iniziano a frequentare il triennio sarà più difficile raggiungere il voto massimo all’Esame di Stato (leggi: Maturità) che è 100.
Nel nuovo Regolamento (vedi anche il DM n° 99 del 16 dicembre 2009) si legge, infatti, che nei licei e negli istituti tecnico-professionali il punteggio “base”, ovvero il cosiddetto “credito” che dipende dal curriculum scolastico, sarà di 25 punti, cioè il massimo, solo per gli allievi che avranno una media compresa tra il 9 e il 10, non più fra l’8 e il 10, come avveniva in passato.
Per ora la nuova disposizione si applica ai ragazzi del terzo e quarto anno, nel 2011 si andrà a regime anche in quinta.

Il vero problema sarà convincere i professori a usare anche il 10 come voto, che è una rarità nelle pagelle dove ci si ferma il più delle volte all’8 o al 9. Alcuni insegnanti, infatti, sono restii ad “alzare” i voti, anche in presenza di studenti meritevoli sia per capacità sia per impegno, considerando, erroneamente, un 8 già un ottimo voto.
A questo proposito, leggo sul quotidiano Il Messaggero alcune osservazioni fatte da un preside romano, Mario Rusconi, che è anche vice presidente dell’Anp, l’associazione di categoria. Sulla necessità di utilizzare tutta la gamma dei voti, Rusconi osserva: Oggi questo non avviene. I più risicati nel dare voti alti sono i docenti di italiano e latino, mentre quelli di matematica, chimica e fisica sono più disponibili. Comunque da quest’anno è vero che ci sarà una maggiore rigidità nell’attribuire i crediti e mi aspetto, proprio per questo, che i docenti usino tutti i voti a loro disposizione. Quanto alla severità crescente della scuola c’è stato un ritorno al rigore in questi anni che è positivo, ma con qualche esagerazione. Ad esempio sta maturando l’idea che il 5 in condotta si possa dare anche senza che ci siano stati 15 giorni di sospensione. Qualcuno ne sta abusando.

Per quanto mi riguarda, nelle valutazioni non sono mai stata “risicata” ma solo giusta, mettendo dei nove e dei dieci in pagella anche nel I quadrimestre, quindi fidandomi dei miei ragazzi e costringendoli a quel minimo di responsabilità che aiuta a crescere: come dire “mi fido, vi do 9 e 10, ma non deludetemi”. Al contrario sono rimasta spesso sconcertata nel vedere dei ragazzi davvero bravi, pieni di 8 e 9 nelle varie discipline, ma con delle insufficienze in matematica e, un po’ meno, in fisica. Ho anche assistito inerme alla fuga di qualche “buona testa” convinta di essere una nullità per un 4 in matematica. Evidentemente a Roma succede il contrario rispetto a Udine.

Quanto al 5 in condotta, Rusconi mi sembra poco informato: quella di attribuire l’insufficienza in condotta anche senza una sospensione di almeno 15 giorni non è un’idea, è un dato di fatto. In uno dei suoi tanti ripensamenti, il ministro Gelmini ha, infatti, tolto il vincolo della sospensione lunga, lasciando agli insegnanti la decisione di attribuire il 5 in condotta tenendo conto delle diverse situazioni, del ripetersi di episodi analoghi a quelli che hanno determinato una qualche sanzione disciplinare e, soprattutto, considerando il “pentimento” o meno degli studenti sanzionati e il loro reale impegno per migliorare il comportamento.
Detto questo, non credo proprio che se ne possa abusare.
Piuttosto, direi che sono finiti i tempi del “bravo, 7+” degli sketch di Cochi e Renato.

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4 pensieri riguardo “NOVITÀ SCUOLA 2010: BOCCIATI GLI ALLIEVI “ASSENTEISTI” E PIÙ DIFFICILE ARRIVARE AL 100 ALL’ESAME DI STATO

  1. Questo signore (mi riferisco al preside del Newton) gode di pessima fama tra gli studenti ed anche tra gli insegnanti. Si tratta di un burocrate ( del resto è tipico di molti presidi i quali, dopo aver verificato de visu la loro carenza dal punto di vista didattico e non potendo ormai dedicarsi alla carriera di avvocato,
    hanno ripiegato su quella di “dirigente”, una figura della quale non si sente affatto bisogno nella scuola). Infatti la stragrande maggioranza degli insegnanti non ha bisogno di inutili e pedanti guardiani, ma sente dentro si sé il dovere di seguire con passione e dedizione i propri studenti. Del resto, per sanzionare i pochi lavativi basterebbe una apposita commissione formata da persone qualificate ed esperte delle varie discipline. Normalmente il preside si interessa solo della compilazione del registro ( faccio presente che gli insegnanti universitari non hanno registri od altre carte consimili da compilare e sono pagati mediamente il triplo! ) e non è minimamente in grado di esprimere una valutazione tecnica sull’operato dell’insegnante, per i motivi su esposti. Il preside “tipo” è stato stigmatizzato recentemente persino in una “fiction”. La fama di certi personaggi è arrivata financo in Rai. Per una seria e non burocratica valutazione del lavoro degli insegnanti sarebbe necessario un pool di esperti di didattica ( il problema è che gente così si incontra con la stessa frequenza delle mosche bianche ) e non sarebbero adatti nemmeno gli universitari, notoriamente tanto provetti nelle loro materie quanto scarsi dal punto di vista didattico. Non parliamo poi della (pseudo) riforma della scuola. Uno sfascio totale! Programmi sempre più risicati e tagli indiscriminati da ogni parte. Povero chi è rimasto: io, per mia fortuna, ho finito di soffrire!

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  2. @ Vendicatore solitario

    Non conosco il preside Rusconi, quindi non posso pronunciarmi. Però è vero che i nuovi Dirigenti sono dei burocrati. Il loro è un ruolo diverso da quello del “vecchio” preside. Tuttavia non sono d’accordo sul fatto che se ne potrebbe fare a meno né ritengo che la fiction – probabilmente quella con la Littizzetto – possa essere presa a modello, prima perché è appunto una fiction, in secondo luogo perché è tratta dai libri di Starnone le cui idee non condivido e ritengo siano rimaste ai tempi in cui faceva l’insegnante, quindi più di vent’anni fa.

    Quanto alla riforma, non è vero che i programmi sono sempre più risicati, anzi la riforma ha lasciato i programmi com’erano (semmai è stato aggiunto qualcosa), senza tener conto che per alcune discipline (come il Latino) sono state tagliate un bel po’ di ore. Che poi i programmi siano “ridotti al minimo” dall’insegnante è una realtà, proprio perché non si possono svolgere per intero in poche ore.

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