24 agosto 2010

ARCHEOLOGIA: SULLE TRACCE DI OMERO, RITROVATA LA REGGIA DI ULISSE

Posted in attualità, cultura, poesia, storia tagged , , , , , , , , , a 6:28 pm di marisamoles


Il primo fu Heinrich Schliemann (1822-1890), ricco mercante tedesco con la passione di Omero. Egli, appassionatosi ai poemi omerici fin da piccolo, non ebbe mai alcun dubbio che la guerra di Troia e le vicende narrate nei poemi dell’Iliade e dell’Odissea fossero vere. Ma, nonostante coltivasse fin dall’adolescenza il sogno di diventare un archeologo, le vicende della sua vita avventurosa lo fecero rimanere a lungo lontano dalla ricerca dei luoghi cantati da Omero nei celebri versi.
Arricchitosi, grazie anche al matrimonio con Caterina Petrovna Lvschinla, figlia di un facoltoso avvocato russo, e alla sua capacità imprenditoriale, Schliemann poté finalmente dedicarsi alla sua passione organizzando numerose spedizioni nelle terre degli antichi eroi e riuscendo a trovare il sito in cui era sorta la gloriosa Troia dalle mura ciclopiche e il favoloso tesoro del re Priamo, padre di eroi come Ettore, costituito da ben novemila gioielli. Fidandosi ciecamente delle parole di Omero, conoscendo a memoria i suoi innumerevoli versi, Schliemann aveva sfidato lo scetticismo di chi non credeva che le storie di Omero avessero un fondo di verità.

A distanza di più di un secolo dalle importanti scoperte di Schliemann, le parole del cantore Omero hanno nuovamente ispirato gli studiosi di archeologia, portandoli sulle tracce del re d’Itaca, Ulisse. Costui, come si sa, era nemico giurato dei Troiani e si rivelò il solutore della guerra decennale: fu, infatti, lo spietato artefice della fine di Troia grazie all’ingegnoso progetto del gigantesco cavallo che aveva tratto in inganno il popolo di Priamo, eccezion fatta per Cassandra, una delle figlie, la più bella ma alla quale la sorte aveva riservato la condanna a non essere mai creduta, pur dicendo la verità.
La perseveranza alla fine premia: esattamente com’era successo per l’archeologo tedesco, il professor Athanasios Papadopoulos, dell’università di Ioannina, che da ben sedici anni dirige i lavori di scavo ad Itaca, seguendo le tracce della reggia descritta da Omero, ha ritrovato ad Exogi, una località nel nord dell’isola, un edificio costituito da tre livelli, riconducibile alla reggia dello sposo di Penelope, tenuto per venti lunghi anni lontano da casa dall’ira di Poseidone, padre del ciclope Polifemo che il divino Odisseo aveva accecato.

Almeno tre indizi portano gli studiosi dell’equipe del professor Papadopoulos a ritenere che il sito scoperto sia proprio quello del maestoso palazzo di Ulisse: la forma, riconducibile ad altri palazzi micenei, con scale scavate nella roccia; i frammenti di ceramiche della stessa epoca (le prime notizie parlano di porcellane, ma è probabile che si tratti di un errore di traduzione, visto che la porcellana è di molto posteriore); una fontana, che gli archeologi hanno potuto datare al XIII secolo avanti Cristo, cioè l’epoca in cui sarebbe vissuto l’eroe omerico.

Alla scoperta di Papadoupulos si stanno interessando anche gli archeologi italiani. Secondo Andrea Carandini, che da anni scava il Palatino a Roma quel che conta è il ritrovamento di un edificio di epoca micenea e la datazione della fontana può aiutare a definire il contesto. Se poi lo si pospone nel mito dell’Odissea è facile farlo diventare il palazzo di Ulisse. Più propenso a ritenere corretta l’identificazione del sito con quello della reggia di Ulisse è lo lo storico Luciano Canfora che osserva: Noi abbiamo un’idea riduttiva dell’epos di Omero, come mero ricettacolo di racconti leggendari. Ma la storicità della vicenda, dall’assedio di Troia alla figura di Agamennone, la spedizione dei principi greci e i loro tormentatissimi ritorni, non sono discutibili. L’archeologia cerca qualcosa che forse c’è stato, pur tra colpi di fortuna ed equivoci. Non è come cercare la Sindone. E Omero non è un poeta. Lui ci offre un racconto storico scritto in esametri, perché quella era l’unica forma di comunicazione.

C’è anche chi mette in discussione che l’isola ionica che oggi viene chiamata Itaca sia realmente la patria di Odisseo. Per Robert Bittlestone, imprenditore inglese amante dell’antichità, la vera Itaca col passare dei millenni si sarebbe trasformata nella penisola di Paliki sulla costa nordoccidentale della vicina Cefalonia e per dimostrarlo aveva profuso molte energie e sofisticate fotografie satellitari.
Ma in fondo quel che importa è che la storia ci parli ancora, da tempi così lontani e tanto diversi dai nostri. E che Omero, con i suoi versi, sia ancora una guida sicura per gli archeologi che non credono affatto che abbia raccontato solo favole.

[fonte: Il Corriere; nell’immagine: “Ulisse uccide i Proci”, opera di Ugo Attardi, da questo sito]

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8 commenti »

  1. martedì 24 agosto 2010
    la reggia di Ulisse a Itaca??
    Naturalmente non hanno trovato né una fossa comune con i corpi dei Proci e delle ancelle, né uno zerbino con su scritto “Benvenuti a casa Ulisse”, né nient’altro di sicuro.In realtà la notizia vera dovrebbe essere: trovata a Itaca una casa. Punto.

    Se volete conoscere la vera storia dell’Odissea: link 1 e link 2

    videointervista
    cordiali saluti
    Alberto

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  2. Bello e interessante – hai ragione l’importante che se ne parli perchè serve a tener vivo l’interesse e a stimolare il cervello ma soprattutto a confermare che nel mito si nasconde sempre un pizzico di verità. Quando nei racconti millenari di storie fantastiche, di divinità e di uomini straordinari si riesce ad individuare qualcosa che ne attesti una parte più vicina alla realtà si prova inevitabilmente un’emozione particolare. Pensiamo alle tombe dei faraoni, a Pompei ecc. tutte scoperte che fanno bene alla mente e al cuore e dimostrano che l’uomo può essere grande!

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  3. marisamoles said,

    @ Alberto Majrani

    Ecco un altro scettico! 🙂

    Ho letto il riassunto del tuo libro e l’ho trovato interessante. Tuttavia, l’idea che Ulisse non sia mai tornato in patria e che al suo posto Filottete abbia ucciso i Proci mi sembra un po’ azzardata. Le fonti raccontano che, finita la guerra, Filottete sia tornato a casa e successivamente abbia ripreso il mare per recarsi in Calabria. Qui avrebbe fondato la città di Petilia.
    E poi a me piace l’idea dell’abbraccio tra Penelope e il suo sposo, dopo l’iniziale diffidenza. Ma ti pare che non si sarebbe accorta di trovarsi di fronte un altro uomo?

    @ Loretta

    E’ proprio vero: le scoperte archeologiche ci dimostrano la grandezza degli uomini che ci hanno preceduto. Io rimango sempre affascinata dalle “rovine”, sia antiche sia medievali, che ci raccontano il passato. Ricordo la visita alle cosiddette “grotte di Catullo”: pur sapendo che i resti della famosa “villa” sul lago di Garda non appartengono alla dimora del poeta latino, mentre giravo tra le rovine ero quasi rapita dal loro fascino e continuavo a immaginare Catullo intento a scrivere i carmi rivolti alla sua Lesbia, mentre declamavo ad alta voce, per la gioia di mio marito, i versi della poesia dedicata a Sirmione, perla delle isole e delle penisole.

    Nel mio liceo ogni anno a fine maggio un gruppetto di venti allievi, tutti bravi perché non possono avere delle insufficienze, parte alla volta di Paestum per uno stage di archeologia che dura quindici giorni. Ritornano entusiasti e molti di loro si prenotano già per l’anno successivo. Una mia allieva, Sara, appena tornata, l’ultimo giorno di scuola ha fatto una relazione di un’ora sulla sua esperienza: i compagni erano zitti zitti, mai avuto tanto silenzio in quella classe!

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  4. Ti ringrazio per aver letto il riassunto, che naturalmente non può dare conto di tutti gli infiniti indizi che sono analizzati nel libro. Con la mia soluzione tutte le incongruenze del racconto omerico si risolvono e ci si rende conto di quanto Omero sia stato ingiustamente calunniato per millenni. Puoi cominciare a divertirti cercando le parole chiave Filottete Majrani su internet per scoprirle. Quanto alla tua osservazione su Filottete, è perfettamente congruente: non doveva lasciare tracce di sè ma sparire dove nessuno lo poteva riconoscere. Invece per quel che riguarda Penelope, la scena del riconoscimento avviene praticamente in assenza di testimoni, mentre il letto… ah, no, questo devi leggerlo sul libro!

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  5. Brava, brava, IIIUUUHHHH non riesco a contenere l’entusiasmo – sai quante menti si aprirebbero se ci fossero più insegnanti a contribuire con coraggio al compito della divulgazione della cultura – i ragazzi basta “seminarli” e son terreni che danno buoni frutti…
    A proposito, splendido posto: Le grotte di Catullo. Viste tante volte, ci ho portato anche le mie figlie, in più ho vissuto in roulotte gli week end di un intero inverno, guardando lo stesso lago di Catullo, senza turisti, facendo mio il suo luogo di :Baciami mille volte e ancora cento poi nuovamente mille e ancora cento e poi confonderemo le migliaia tutte insieme per non saperle mai, perché nessun maligno porti male sapendo quanti sono i nostri baci…ascoltate dalla voce di Arnoldo Foà!

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  6. marisamoles said,

    @ Alberto Majrani

    Va be’, leggerò il libro … ormai mi hai incuriosita! 🙂
    Se vuoi, tu nel frattempo puoi leggere le mie Pagine d’epica , non ancora pubblicate perché sono alla ricerca di un editore … anzi, per dire la verità sto aspettando che qualche editore si accorga di me, visto che sono talmente pigra da non inviare in giro il manoscritto. 😦

    @ Loretta

    Mi fa un enorme piacere che tu apprezzi gli sforzi fatti da valenti e coraggiosi insegnanti che non solo sperano di infondere nei discepoli la passione per la cultura ma timidamente confidano anche nel fatto che si sfati un po’ il mito dei prof fannulloni e incapaci.
    Se ti piace Catullo, puoi leggere QUI e QUI. Oltre ad Omero, Catullo è un’altra delle passioni che cerco di trasmettere ai miei allievi … e il più delle volte ci riesco. 🙂

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  7. OTTIMA IDEA quella di leggere il mio libro, la condivido pienamente!

    Carine anche le tue pagine d’epica, devo dire che sei simpatica (per essere una professoressa di lettere, naturalmente, uah uah!!)
    Nel mio libro troverai risposta a molti tuoi dubbi, vedrai!

    Se non vuoi fare fatica, potresti cominciare a pubblicare con lulu.com, solo in versione online senza fare quella cartacea, è gratis e potresti anche guadagnarci qualcosa…

    un cordiale saluto
    Alberto

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  8. marisamoles said,

    @ Alberto Majrani

    In effetti, pare che il binomio insegnante femmina di Lettere-antipatia sia difficile da cancellare dalla mente degli ex studenti … spero non i miei!:) Io, in verità, non ho avuto insegnanti donne che brillassero per simpatia, non parliamo poi delle presidi. 😦

    Grazie per aver letto le mie pagine e per il consiglio. Deciderò, ma a priori sono contraria alla pubblicazione online.

    Ciao ciao!

    Mi piace


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