10 agosto 2010

“X AGOSTO” DI GIOVANNI PASCOLI

Posted in Letteratura Italiana, poesia, tradizioni popolari tagged , , , a 5:14 pm di marisamoles


In occasione della notte delle stelle cadenti, la notte di San Lorenzo, mi piace ricordare una lirica che tratta quest’evento in modo del tutto particolare.

San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto :
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male

È una delle più belle poesie composte dal poeta romagnolo. La data del 10 agosto per lui aveva un significato speciale: gli rievocava la morte dell’amatissimo padre che fu ucciso da mano ignota mentre tornava a casa dal consueto giro nella tenuta dei principi di Torlonia di cui era amministratore. Il piccolo Giovanni, quel 10 agosto 1867, aveva soltanto dodici anni e quel tragico evento condizionò la sua vita futura.

Il trauma della morte del padre portò il poeta a chiudersi nel proprio “nido”, quello costituito dalle sue donne, la madre e le due sorelle rimaste, dopo la morte di un’altra sorella e dei due fratelli.
Il “nido” nella simbologia pascoliana rimanda chiaramente alla famiglia, è un luogo protetto in cui nulla di male può accadere se correttamente salvaguardato. Lo spazio esterno, al contrario, rappresentava per Pascoli, proprio a causa del trauma infantile, il pericolo. Una specie di trappola mortale da cui non si ritorna più al focolare domestico.

Il microcosmo protetto di Pascoli, rappresentato dalla campagna, si contrappone alla città, caratterizzata dal vizio e dalla perdita della moralità da parte dei cittadini che vivono freneticamente alla ricerca del successo e del benessere economico. In campagna, al contrario, la vita semplice e il contatto con la natura favorisce, secondo il poeta, la conservazione di quello stato fanciullesco che permette agli uomini, pur divenendo adulti, di guardare con occhi stupiti e con curiosità sempre nuova il mondo che li circonda.

Il mito della campagna, così spiegato, sembra in contraddizione con quell’evento luttuoso accaduto il 10 agosto 1867. Il padre di Giovanni, infatti, fu ucciso da una fucilata in mezzo ai campi. Il suo sguardo rivolto al cielo, come quello della rondine, sembra celare un urlo di muto dolore, causato dalla consapevolezza di non poter vedere mai più la famiglia, le bambine per cui aveva acquistato le bambole come dono. Allo stesso modo, la rondine non potrà più tornare al nido per sfamare i piccoli che, inevitabilmente, saranno abbandonati. Curioso, ma strettamente legato alla simbologia pascoliana, lo scambio dei termini, “tetto” (che è anche una metonimia) riferito all’animale e “nido” per casa, e l’identificazione del “cielo” come il luogo privilegiato post mortem, cui entrambi, l’uomo e l’uccello, rivolgono lo sguardo, tendendo verso l’alto il cibo e i doni.

La notte di san Lorenzo, con le sue stelle cadenti, rappresenta, dunque, per Pascoli il momento di dolore, una sofferenza che non è solo sua ma che supera l’individualismo per unire l’umanità stessa in un pianto collettivo. Le stelle cadono come lacrime su quel mondo che, non solo per la sua vita travagliata ma per un dolore universale, Giovanni riconosce come un atomo opaco del male.

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3 commenti »

  1. cavaliereerrante said,

    Adoro @Pascoli … carissima @Marisa … da sempre !
    Grandissimo Poeta, un poco sacrificato nelle Scuole … ridotto com’ è alle sue consuete Poesie ( pur bellissime … ma sempre e solo quelle ) ancor oggi come, ahimè, anche ai miei tempi .
    Proporrei di far studiare ai Ragazzi, di questo eccellente Poeta a 360° …. accorato osservatore delle umane sventure e/o semplici gioie fatte di niente, le sue seguenti opere :
    1) IL RITORNO
    2) SOLON
    3) AD OCCIDENTE
    4) Andrèe
    5) E per il Professore/Professoressa che insegni anche latino, FANUM APOLLINIS …. sorprendente poema scritto in purissimo latino degno del miglior @Virgilio ! 🙂
    Quanto a X AGOSTO ed alle sue struggenti stelle cadenti, ottimo il tuo commento …. lo giudico, fra l’ altro, un ridare a Cesare @Pascoli quel che di diritto appartiene a @Pascoli Cesare …. ed al suo lunghissimo, appassionato, nobile insegnamento dalla Cattedra dell’ Università di Bologna in cui si avvicendò con @Carducci ! 😀
    Un abbraccio …. inseguendo stasera una di quelle stelle dai desideri racchiusi …. e chissà ?
    @Bruno ….

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  2. marisamoles said,

    @ Cavaliere

    Ti ringrazio per i consigli di lettura ma credo che i testi proposti siano alquanto difficili per i miei studenti che frequentano lo scientifico, li reputo più adatti al classico. Meglio fermarsi al Pascoli più noto anche perché il tempo è tiranno e difficilmente si può studiare un autore nei dettagli. Le poesie che propongo sono sempre gradite e stimolanti. Meglio non correre rischi. 😉

    Buona caccia di stelle cadenti per stasera.
    Un abbraccio.

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  3. […] e Luigi, vi rimase fino al 1871, concludendo la prima classe liceale. La morte del padre, avvenuta il 10 agosto 1867, avvenimento che traumatizzò il giovane Pascoli, provocò un cambiamento del curricolo di studi […]

    Mi piace


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