10 agosto 2010

ESAME DI STATO 2010: I DATI DEFINITIVI. MA NON SAREBBE ORA DI CAMBIARE?

Posted in adolescenti, Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , a 6:44 pm di marisamoles

Il MIUR ha comunicato i dati definitivi sugli esiti dell’Esame di Stato 2010. Qualche giorno fa erano stati diffusi i dati sulle valutazioni, in particolare sui 100 e lode che sono stati assegnati con maggior generosità nelle scuole del sud Italia. (ne ho parlato QUI e QUI). Polemiche a parte, sembra che un ruolo decisivo, con un lavoro di scrematura, l’abbiano avuto i Consigli di Classe: infatti è stato registrato un sensibile aumento degli studenti non ammessi, 6,6% contro il 5,1% dello scorso anno. Ma non dobbiamo dimenticare che, al contrario dello scorso anno, agli ultimi Esami di Stato sono stati ammessi solo gli studenti che non presentavano alcuna insufficienza in pagella.

L’intenzione del ministro Mariastella Gelmini era quella di applicare la novità già lo scorso anno, ma in conseguenza delle polemiche che erano sorte, in considerazione del ritardo con cui era stato comunicato che anche una sola insufficienza avrebbe compromesso l’ammissione, gli studenti che hanno conseguito la maturità nel 2009 erano stati ammessi con la sufficienza nella media complessiva dei voti. In altre parole, potevano essere insufficienti in una o più materie a patto che avessero la media del 6, compreso il voto di condotta che comunque non doveva essere insuffciente.

I non ammessi nel 2009 erano stati 17 mila (5,1%), quest’anno (con l’introduzione della norma che prevede tutte sufficienze) sono stati oltre 23 mila (cioè il 6,6%). Accanto a questo dato, si mette in evidenza una leggera flessione della percentuale del numero degli studenti che non hanno ottenuto il diploma: dal 2,15 % dello scorso anno al 2,05 del 2010.

Un dato preoccupante è quello relativo ai non ammessi all’esame a causa del 5 in condotta: lo scorso anno erano poco più di 5mila, quest’anno sono stati 8.403. Dov’è finita la “scuola del rigore e della severità”? E la lotta contro il bullismo? Pare che la bocciatura per il cattivo comportamento non costituisca uno spauracchio, come invece si era pensato.

Come ha osservato il ministro, riferendosi agli squilibri tra nord e sud nell’attribuzione delle lodi, una maggiore omogeneità nella valutazione degli studenti potrebbe derivare dalla somministrazione di una prova nazionale sulla falsa riga di quelle già sperimentate nella scuola media e in alcune scuole superiori che aderiscono al progetto pilota.
Ma io mi chiedo, sinceramente, ha ancora senso un Esame di Stato? Come ho già avuto modo di osservare, l’esperienza in sé è importante dal punto di vista formativo: è una specie di rito di iniziazione alla vita adulta. Ma, in tempi di crisi, è anche uno spreco di denaro pubblico che potrebbe essere investito nella scuola per venire incontro alle esigenze di chi al diploma non ci arriva proprio. Investire in progetti antidispersione e con lo scopo di prevenire gli abbandoni sarebbe un passo avanti verso una scuola più competitiva con altri Paesi europei, la Finlandia in testa.

Abolire del tutto l’esame forse è un po’ azzardato, ma potrebbe essere sostituito da una serie di prove, elaborate dall’InValsi, che determinerebbero il punteggio finale del diploma. E poi, sarebbe anche il caso di abolire i test di ammissione alle Facoltà universitarie sostituendoli, ad esempio, con un “credito” determinato dal punteggio ottenuto alla fine del corso di studi: so che in Egitto si può accedere alle varie facoltà a seconda del risultato ottenuto nei test d’uscita dalle scuole superiori. Ovvero, il risultato dei test finali –loro non fanno esami- orienta lo studente verso certe facoltà anziché altre.
In definitiva, non sarebbe lo studente ad orientarsi, spesso male, verso il percorso universitario ma sarebbe il suo rendimento ad “obbligarlo” a intraprendere un percorso di studi in cui avrebbe maggiori possibilità di successo. Non dimentichiamo che le percentuali di abbandono degli studi universitari sono piuttosto alte e spesso capita che i ragazzi cambino più facoltà, in seguito a degli insuccessi che magari non avevano previsto.

Insomma, è del tutto inutile pensare di rinnovare la scuola italiana, sempre più spesso bersaglio di critiche su più fronti, se le “innovazioni” si limitano a ritoccare quello che già c’è e che non funziona.

[fonte: Il Corriere]

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7 commenti »

  1. frz40 said,

    Vedo con piacere che pian pianino sei venuta della mia idea.

    L’esame di stato non ha più motivo d’essere.

    E’ troppo costoso per essere solo un “rito di iniziazione alla vita adulta”, che tale, comunque non è.

    Non vedo come un “esame” possa modificare il giudizio di chi ha seguito i ragazzi per anni. Per di più con le moderne tecnologie, tutti copiano.

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  2. marisamoles said,

    @ frz

    Veramente ho scritto: «Abolire del tutto l’esame forse è un po’ azzardato.» Poi ho speigato che, almeno per me, così com’è non funziona, specie per lo squilibrio che si è creato negli ultimi anni tra le valutazioni degli studenti del nord e quelli del sud.

    Quanto alla sicurezza con cui affermi che l’esame di stato non sarebbe un “rito di iniziazione alla vita adulta”, avrei delle obiezioni.
    Prima dello scorso anno lo credevo anch’io, ma poi ho visto con i miei occhi il valore che i miei ragazzi hanno attribuito a quell’esame. Basarsi solo sulla propria esperienza è sempre sbagliato: quando ho sostenuto io l’esame di maturità l’ho considerato un’inutile tortura. Ma, putroppo, erano stati i miei insegnanti a farmelo credere.

    Per quanto riguarda le nuove tecnologie e il fatto che “tutti copino”, non smentisco che episodi del genere accadano, ma non farei di tutta l’erba un fascio. Anche in questo caso dipende dagli insegnanti.

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  3. Paolo said,

    >Per quanto riguarda le nuove tecnologie e il fatto che “tutti copino”, non
    >smentisco che episodi del genere accadano, ma non farei di tutta l’erba
    > un fascio. Anche in questo caso dipende dagli insegnanti.

    Confermo per esperienza personale quanto scrivi e ti narro la mia avventura.

    SEDICI ore alla scadenza.
    La sera prima del termine ultimo per la consegna della mia TESI triennale, il correlatore mi telefona sul cellulare chiedendo se posso passare in sede la mattina del giorno dopo, all’apertura, perché il relatore mi deve passare un testo che mi sarà utile per la mia tesi. Sarà una guida alla formattazione ?

    QUATTRO ore alla scadenza.
    Alle 8 sono in dipartimento, il prof. mi consegna una tesi di laurea di 157 pagine (esclusa la bibliografia) dicendo: “Prenda spunto da questo volume e ne tiri fuori un 4-5 pagine dalle prime sessanta, perché, sa, ‘un elaborato di una trentina di pagine vuol dire trenta pagine e non di meno’. E se inserisce delle citazioni le metta tra virgolette e metta una nota di riferimento che sennò è un reato…”. Al che gli rispondo: “Vedo quel che riesco a fare in DUE ore perché la scadenza per la consegna è a mezzogiorno… O_O” e lui “No, no ci impiegherà almeno la mattinata solo per leggerle…” (SIC). Così dicendo ci lasciamo, io di ritorno a casa per iniziare questa follia, lui diretto invece al Consiglio di Facoltà che si tiene in mattinata (NDR: cfr. Leggi di Murphy).
    Fotocopio al volo le sessanta pagine, arrivo a casa ed inizio a leggerle e a buttar giù schede di lettura al volo visto il poco tempo a disposizione.
    Frontespizio, Indice, Presentazione, prime pagine… “Ma io sta roba la ho già letta O_o”. Non i concetti ma le frasi ! E non solo di una ma-di-tutte-e-cinquantaquattro (esclusi grafici e indice) !
    Così prendo un paio di frasi, quelle papabili come plagio, e le do in pasto a google visto che non ho tempo di cercare nel mio archivio. La sorpresa immediata: sono tutte molto, TROPPO simili agli articoli che avevo raccolto nella fase preparatoria della mia tesi e che avevo deciso di non citare o parafrasare perché “Dai, è una tesi sperimentale sulle declinazioni latine… quanti metodi si usano per farle memorizzare agli studenti liceali ? Lo dice sia Flocchini che Mandruzzato che non esistono alternative o scorciatoie ! Come in tutte le tesi sperimentali dedico una pagina introduttiva giusto per descrivere il metodo tradizionale e amen”. Passo così la mattinata a compulsare TUTTI E CINQUE i testi, ma cosa inserisco ? Citazioni da un presunto plagio ? Alla fine decido di inserire solo i riferimenti alla normativa scolastica (facilmente verificabile sul sito del MIUR) e di mandare in stampa ventisette pagine di tesi.

    DUE ore dopo la scadenza.
    Sono di nuovo in dipartimento per discutere con il mio relatore del presunto plagio e con le stampe degli articoli, gli spiego il problema e lui: “Ma ha inserito le 4-5 che le avevo chiesto ?”. O_o

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  4. Paolo said,

    WordPress non prende le citazioni tra parentesi sergenti vedo. Alla faccia del mio correlatore: “Il suo sistema di citazione è del tutto errato, non bisogna usare le doppie virgolette ma quelle uncinate.” -_-

    >perché, sa, “un elaborato di una trentina di pagine vuol dire trenta pagine e
    >non di meno”.. E se

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  5. marisamoles said,

    @ Paolo

    Sarò stanca, ma del tuo racconto ho capito ben poco.
    Innazitutto, come si fa a preparare una tesi in 16 ore? Io ci ho messo un anno … 😦
    Poi, per fare una tesi “sperimentale” il relatore ti dà un’altra tesi già fatta da cui devi trarre, all’interno delle prime 60 pagine, 4 o 5 pagine per la tua?
    Infine, se ho capito bene, la tesi che hai preso in esame era già un plagio: avresti dovuto fare il plagio del plagio?!?

    Ad ogni modo, io nel commento non parlavo di questo tipo di “copiatura”. Il contesto è quello dell’Esame di Stato (“maturità”, per intenderci) e il mio lettore aveva insinuato che “tanto con le nuove tecnologie tutti copiano”, riferendosi alla presunta abiltà degli studenti maturandi di copiare i compiti scritti all’esame con l’ausilio dei cellulari (che, tra l’altro, devono essere consegnati alla commissione e vengono restituiti alla fine della prova). La mia replica “dipende dagli insegnanti” si riferiva al fatto che, in alcuni casi e, soprattutto, in alcune regioni d’Italia, gli insegnanti che fanno la sorveglianza durante gli scritti degli Esami di Stato fanno finta di non vedere che qualcuno ha un cellulare di scorta da cui “copiare”, quando non sono loro stessi a suggerire. L’operazione è possibile ma solo attraverso gli sms, ovvero da compagno a compagno, in quanto la connessione ad Internet dev’essere inibita, all’interno dei locali della scuola, per tutta la durata delle prove.

    P.S.

    Le parentesi a sergente sono queste: « » e si usano perlopiù per riportare un discorso diretto. Le parentesi “uncinate” non si usano quasi mai in Italiano e per le citazioni non si utilizzano virgolette ma il carattere corsivo.
    Io, ai miei tempi, avevo utilizzato, per la stesura della tesi, il libro di U. Eco: Come fare una tesi di laurea. Vecchio quanto vuoi ma insostituibile. 🙂

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  6. Paolo said,

    Ciao ^^
    la mia tesi era già pronta; le ‘ore alla scadenza’ sono quelle che mancavano al termine ultimo di consegna delle tesi. Il relatore mi consegna -quella stessa mattina- una tesi già discussa da cui trarre, all’interno delle prime 60 pagine, 4 o 5 pagine per la mia, scopro che è tutto un copia-incolla, lo informo e mi chiede se le ho inserite o no 😐

    Riguardo al tuo PS, ovunque tranne a Trieste mannaggia :-/

    Dovranno essere inserite fra virgolette (« »):
    1) citazioni da testi scientifici (latini, italiani e stranieri), quando
    non riportati in intertesto;
    2) traduzioni, quando non siano riportate in intertesto.
    3) Nel caso di una citazione che racchiuda un’altra citazione,
    all’interno delle virgolette (« ») saranno usate le elevate doppie (“
    ”). Parimenti, all’interno delle parentesi tonde si usino quelle
    quadre.
    4) Le virgolette elevate semplici (‘ ’) indicheranno significati di
    termini [es.: bios, ‘vita’, ‘patrimonio’], o valenze particolari [es.:
    le ‘classiche’ commedie di Aristofane].

    Riguardo al corsivo:
    II. Va usato il corsivo:
    1) per i titoli (di opere, articoli, volumi miscellanei, etc.);
    2) per le locuzioni e le abbreviazioni latine (come locus classicus,
    scil., v.l., etc.);
    3) per i testi degli autori latini, classici e medioevali (quando non
    siano riportati in intertesto in corpo minore);
    4) per i testi letterari italiani e stranieri, antichi e moderni;
    5) per le parole straniere in grafia originale, non entrate nell’uso
    comune (es.: Leitmotiv, Wortstellung);
    6) per le denominazioni latine dei manoscritti, ad es. Vat.Gr., Pal.,
    Guelferbytanus.

    Fonte

    Siamo realmente ‘asburgici’ qua sotto certi aspetti *_*

    Mi piace

  7. marisamoles said,

    @ Paolo

    Curiosamente mi sono laureata anch’io a Trieste … più di venticinque anni fa, però. 😦
    Allora le tesi si battevano a macchina e le “regole di battitura” erano diverse. In pratica, tutte le citazioni (nonché i titoli dei libri), che a stampa sarebbero state riportate in corsivo, dovevano essere sottolineate. La mia tesi in Filologia e critica dantesca (con il prof. Eugenio Savona; lo conosci?) era piena zeppa di citazioni, visto che prendevo in esame il commento di Guido da Pisa scritto in Latino! Un lavoraccio, sia per me che mi sono battuta tutta la stesura provvisoria, sia per la dattilografa che ha preparato quella definitiva … 300 cartelle di tesi a ben 1000 lire a cartella! Un salasso.
    Ora è tutto più semplice e se è vero che Trieste è ancora molto asburgica, avere un vademecum come quello che hai riportato è un gran vantaggio. Noi dovevamo arrangiarci. 😦

    Avevo capito che la tesi non l’avevi fatta in 16 ore (sarebbe stato impossibile!) ma no ti eri spiegato bene. In ogni caso non capisco perché fare un’integrazione all’ultimo minuto scopiazzando qua e là. Sono sconcertata: a Trieste, ai miei tempi, c’era molta serietà, anche troppa. Il mio relatore era un’eccezione: non voleva laureandi per non lavorare troppo 😦 ; credo abbia accettato la mia richiesta solo perché facevo parte di un gruppo di studenti che gli andava particolarmente a genio, specie una mia amica … 🙂

    Anche se siamo andati un po’ fuori dall’argomento centrale del post, mi ha fatto piacere scambiare quattro chiacchiere con te.

    A presto … spero.

    Mi piace


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