9 agosto 2010

“BUTTERFLY WEDDING”: SUGLI SPOSI VOLANO LE FARFALLE … AL POSTO DEL RISO

Posted in matrimonio, tradizioni popolari tagged , , , , , a 5:48 pm di marisamoles


Sostituire il lancio del riso con un volo di farfalle variopinte? Sì, è la nuova moda che proviene dagli Stati Uniti e sembra avere buone chances per prendere piede anche da noi.

Negli USA si chiama “butterfly wedding“, ma il volo variopinto caratterizza anche altre cerimonie, come battesimi e feste di laurea. Una moda d’oltreoceano un po’ costosa, però, certamente più che qualche pacco di riso che si può trovare in qualsiasi supermercato. Per una farfalla si può spendere anche 6 euro e, se si vuole far bella figura, il costo totale può variare dai 500 ai 1000 euro. Lo spettacolo è garantito ed è garantito anche il rispetto per gli animali, onde evitare le proteste degli animalisti.

Le farfalle devono essere prenotate qualche settimana prima e arrivano a destinazione avvolte da bustine di carta, per proteggere le ali, e custodite in speciali scatole appositamente coibentate. Il giorno delle nozze sarà sufficiente esporle ad una fonte di calore per qualche minuto e poi aprire il contenitore liberandole al momento giusto per assistere al loro volo variopinto.

A parte la spesa, effettivamente un po’ impegnativa, credo che i più contenti di tutti non saranno gli sposi o gli invitati che si potranno godere lo spettacolo delle farfalle che volano libere nell’aria, ma i sagrestani che verranno sollevati dall’increscioso compito di ripulire il sagrato ed eventualmente la scalinata che conduce in chiesa. Sarà incredibile, ma all’esterno di qualche chiesa ho letto un cartello in cui si vietava severamente il lancio del riso.

I giovani sposi, quindi, diranno addio, in breve tempo, ad un’antica tradizione di cui non si conosce con certezza l’origine. Potrebbe trattarsi di un’usanza orientale in cui il riso rimandava simbolicamente alla prosperità. Nell’antica Roma, alla sposa si gettavano, invece, le noci (ahia, che male!) che rappresentavano i giochi fanciulleschi cui la futura matrona doveva dire addio per sempre.

Tradizione a parte, mi sembra un’idea carina e originale … almeno per il momento. Se, poi, diventerà una moda, perderà la sua originalità e rimarrà un’usanza piuttosto costosa che, per non sfigurare, tutti esibiranno.

[fonte: Affari Italiani; foto da questo sito]

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GLI UOMINI IN CASA … CHE PALLE!

Posted in affari miei, donne, famiglia, figli, Uomini e donne tagged , , , , , a 12:07 am di marisamoles


Più o meno così commentava, qualche tempo fa, un mio post il mio amico frz40. Allora non ho replicato, e il mio silenzio che si è protratto per così lungo tempo è la prova che su certe affermazioni è necessaria una riflessione profonda. Sì, perché se è vero che certi uomini, a vederli girar per casa, ti fanno venire due palle così anche se non le hai, è pure vero che altri sanno essere disponibili a darti una mano cosicché li perdoni quando, per caso, le palle te le fanno girare lo stesso.

Detto questo, si sarà capito che ho esperienza di entrambi i generi. Esperienza diretta, intendo. E posso fare dei confronti molto esemplificativi prendendo in esame il comportamento degli uomini che fanno parte della mia famiglia, parenti diretti e acquisiti, giovani e vecchi.
Prima di tutto bisogna dire che c’è sempre un uomo che si propone come esempio, giusto o sbagliato che sia, e qualche altro che lo emula, nel bene e nel male. Poi ci sono le donne: quelle sanno esattamente come raddrizzare gli uomini nel caso in cui non si comportino a dovere. Ma è anche vero che c’è qualche uomo che se ne frega del buon intento della donna in questione, anche se i modi magari possono apparire un po’ bruschi ma lo scopo è quasi umanitario. Quello è il genere uomo-che-non-si-piega-fossi-matto-manco-per-sogno-che-hai-ragione-tu. E questa è la specie peggiore perché difficilmente addomesticabile. Che si fa allora? Quello che non si dovrebbe fare con gli amici animali d’estate: li si abbandona. Sempre che, presa da un rimorso improvviso o dominata, a sua volta, da un opportunismo incontrollabile del tipo me-lo-tengo-così-com’è-tanto-c’è-di-peggio, la donna in questione non rinunci ad addomesticare il suo uomo. Probabilmente se ne pentirà per tutto il resto della vita.

Prima di elencare i pregi e difetti degli uomini in casa, mi faccio una domanda: perché una donna in casa trova sempre qualcosa da fare e l’uomo no? Perché una donna gira come una trottola cercando di sbrigare le faccende domestiche o anche di portarsi un po’ avanti con il lavoro, mentre l’uomo vive in simbiosi con il telecomando della TV, stravaccato sul divano, oppure si fionda davanti al pc a cazzeggiare? La risposta è: non l’ho mai capito. Però bisogna dire che certi uomini, anche se hanno la tendenza a non fare nulla, se correttamente sollecitati, rinunciano a cazzeggiare e danno una mano. In questo caso, la differenza fra un uomo e una donna è che il primo ha bisogno di istruzioni, la seconda no. E non si tratta per nulla di un particolare insignificante.

L’uomo in cucina.
Se per caso qualcuna ha la fortuna di avere un marito disponibile a preparare qualche manicaretto, o semplicemente a cucinare il rancio quotidiano, allora sa perfettamente che l’uomo-cuoco non sa fare nulla autonomamente: lui ha sempre bisogno di un aiuto cuoco e di una sguattera che gli corre dietro con lo straccio per evitare che la cucina diventi una sorta di palude o un campo di battaglia con tanto di cadaveri abbandonati sul terreno. La donna-cuoca, invece, fa tutto da sola: prepara gli ingredienti che le servono, tagliando, sminuzzando, sbucciando, battendo, aprendo e più verbi si elencano più si rende l’idea, cucina, senza aver bisogno che nessuno le passi la padella o il sale o le spezie o l’olio e via dicendo. Poi, dopo aver cucinato e servito a tavola –quindi fa anche la cameriera-, pulisce la cucina e carica la lavastoviglie, se ce l’ha, altrimenti lava i piatti a mano.
L’uomo, invece, che fa? Se cucina ha bisogno sempre di una mano, non serve a tavola, tantomeno pulisce. Ricordo che tanti anni fa, quando ero in attesa del secondogenito e dovevo stare a riposo, mio marito lavava i piatti ma mai il fornello. Avendoglielo fatto notare, mi fu riposto: “se domani si deve cucinare di nuovo a che serve pulire oggi?” Poi non stupiamoci che qualche fornello che viene esibito negli spot che pubblicizzano gli spray supersgrassanti sia in condizioni pietose: vi avrà di certo cucinato un uomo per settimane senza mai pulire.
Mio marito cucina solo quando non ci sono o ho 38 di febbre … se ho 37 e mezzo e mi vede girar per casa pensa che io stia bene (in realtà sto già malissimo visto che la mia temperatura normale si aggira sui 35 e 8). Quando cucina sporca dappertutto e se a casa ci sono i figli, li arruola subito. Loro sbuffano ma gli danno una mano, ovvero lo aiuta perlopiù il secondogenito perché il primo figlio deve aver preso tutto da suo nonno paterno.
Mio suocero è un buon uomo, molto generoso, mi vuole bene come ad una figlia, spesso mi invita al ristorante ma in casa non sa fare assolutamente nulla. Lui si vanta di non saper mettere sul fuoco nemmeno la caffettiera –preventivamente preparata da qualcun altro- e di non sapere dove si trovino i piatti e i bicchieri. Lui in casa non ha mai fatto nulla e, ora che ha superato gli ottant’anni, non si ricorda nemmeno di mangiare, tantomeno di aprire il frigorifero per vedere se una delle sue “donne” gli ha preparato la cena. Quando gli facciamo notare che avrebbe potuto imparare a far qualcosa, così non dovrebbe dipendere dalle sue “donne”, risponde che i soldi per andare al bar a bere il caffè e al ristorante per cenare non gli mancano. Be’, beato lui, peccato, però, che non si schiodi dalla sua poltrona neanche se dovesse venire il terremoto. E certamente non perché non sia in grado di farlo, solo che è pigro e poi per tutta la vita è stato servito e riverito dalla moglie e non si è mai trovato nella necessità di provvedere a se stesso.
Mia suocera era una santa donna, ma ha sbagliato a viziare a questo modo suo marito. Era, però, una donna d’altri tempi: lasciò il lavoro non appena messa al mondo la prima figlia e dedicarsi alla famiglia fu l’unica occupazione che svolse finché ne ebbe le forze.
Ma le donne ora lavorano quasi tutte –al sud un po’ meno perché gli uomini evidentemente sono come mio suocero- e hanno bisogno di aiuto, così gli uomini s’ingegnano anche se, come dicevo, devono essere debitamente istruiti. Io mio marito l’ho istruito benino, ma mai come mia mamma ha fatto con mio papà.
Mio papà, per iniziare, è un bravo cuoco. Rimasto orfano di padre da bambino, stava sempre attaccato alla gonna di mia nonna e guardandola ha imparato a cucinare. Lui, nonostante mia mamma brontoli lo stesso, non ha bisogno di aiuto cuochi né di sguattere: la cucina è il suo regno, quindi sa esattamente dove trovare le stoviglie che gli servono, e, una volta cucinato, mette tutto a posto e pulisce. Sa caricare la lavastoviglie, anche se non c’è nessuno che lo fa meglio di mia madre, e, se necessario, lava tutte le pentole a mano.
Mio figlio minore ha ereditato da mio padre la passione per la cucina: s’inventa pietanze strane, guarda, quando può, “La prova del cuoco” e prende degli spunti, ha estro e non si perde mai d’animo, nemmeno quando il frigorifero è semivuoto. Lui in cucina mi sostituisce a meraviglia e, se me ne devo andar via per qualche giorno, posso stare tranquilla. Dipendesse da suo fratello, si mangerebbero solo kebab e BigMc. Il mio “piccolo”, però, una cosa da suo padre l’ha presa: non lava il fornello. Anche lui è convinto che sia fatica sprecata.

L’uomo e le pulizie.
Diciamolo subito: per l’uomo la casa è sempre pulita. La polvere non la vede o, se la vede, è convinto che, come per il fornello, anche togliendola si depositerà subito quindi è inutile spolverare. Il pavimento è sempre pulito anche se in controluce si vede benissimo che c’è un dito di polvere, specie sotto il tavolo del soggiorno dove non si passa mai, e i “gatti” si rincorrono allegramente per tutta la casa, in particolar modo d’inverno quando si usano piumini e coperte. Se sfortunatamente i pavimenti sono coperti da tappeti, non solo l’uomo non nota i pelucchi che si sono formati sul tessuto, come fosse una specie di autoproduzione, tipo le foglie che crescono dalle piante, ma ritiene che sotto il tappeto non ci sia proprio nulla da pulire perché è il tappeto stesso che protegge il pavimento dal sozzume prodotto in superficie.
Un luogo in cui nessun uomo entra per pulire, nemmeno mio padre che pure è diligente e segue le istruzioni di mia mamma, è il bagno. Avete presente quella vecchia pubblicità della colf che arriva in casa dei nuovi datori di lavoro armata di tavoletta profumata per il water dicendo: “Io arrivo presto, vado via presto e il water non lo lavo mai?”. Ecco: gli uomini devono aver ispirato gli autori di quello spot. E che dire del lavandino? Specie quando qualcuno sbadato preme malamente il tubetto del dentifricio, che va dappertutto meno che sullo spazzolino, o quando qualcuno si fa la barba e pulisce la testina del rasoio elettrico sbattocchiandola sul bordo o, cosa ancor peggiore, usa il rasoio tradizionale e sbattocchia il pennello con il sapone, sempre sul bordo, per eliminare quello in eccesso? Il lavandino tristemente deturpato da avanzi di ogni genere non necessita di essere lavato. Il discorso è sempre quello del fornello, purtroppo.
E il pavimento del bagno? Chissà perché quando è un uomo a lavarsi le mani, lo si capisce subito dalla scia di gocce che lascia nel breve, brevissimo spazio che intercorre tra il lavandino e l’asciugamano. Non parliamo poi del bidet … E quando un uomo fa pipì, non ho mai capito il motivo per cui debba appoggiare una mano sulle piastrelle di fronte a lui, lasciando le impronte che solo noi donne vediamo. Ciò vale pure per le manate che lasciano sui vetri delle porte e delle finestre, essendo agli uomini sconosciuto l’uso delle maniglie.
Insomma, tutto quello che un uomo sporca secondo lui non è necessario pulire. Quando un uomo vede una donna con lo straccio in mano, non sa dir altro che: “Ma sei proprio maniaca!”. Certo, se loro non sporcassero, noi non saremmo così maniache.

L’uomo e il ferro da stiro.
Purtroppo il ferro da stiro è un oggetto sconosciuto ai più. Non dico mio suocero, ma nemmeno mio papà credo abbia mai stirato. Mio marito, più per un attacco di malinconia che per altro, in tanti anni di matrimonio ha voluto stirare solo qualche fazzoletto: dice che gli ricorda la sua infanzia, quando sua mamma lo lasciava stirare i fazzoletti … a parte che ora è solo lui ad usarli, visto che tutti gli altri utilizzano i kleenex, ma mi chiedo perché mia suocera non abbia insistito facendogli, magari, stirare anche le camicie e le lenzuola.
Gli uomini non sanno stirare ma pare abbiano anche una scarsa capacità di distinguere gli indumenti stirati da quelli che non lo sono. Oppure, pretendono che la donna-stiratrice sia alquanto sollecita nello stirare tutti gli indumenti di cui abbisognano, nonostante possiedano un numero indefinito di “doppioni”. Prendiamo, ad esempio, le camicie: perché mai, dico io, se nell’armadio trovano ben stipate diciannove camicie, vogliono assolutamente indossare, proprio quel giorno, la ventesima che è ancora da stirare?
Però ci sono donne particolarmente esigenti che istruiscono i loro uomini, grandi e piccini, ad armeggiare con il ferro a vapore. Ricordo che una mia cugina, avendo quattro uomini in casa, tra marito e figli, esigeva che ciascuno si stirasse le proprie cose. Che carattere! Ho sempre pensato che fosse un buon esempio per me e, invece, i miei tre uomini con il ferro da stiro non se la cavano proprio per niente. A parte mio figlio piccolo che ogni tanto si stira le sue cose. L’altro giorno l’ho visto armeggiare sull’asse ma ho notato che il ferro era staccato. “Che fai con il ferro spento?”, gli ho chiesto esterrefatta, anche perché lui è uno che si arrangia (sa pure cucire!!!). “Il ferro è pesante, stira anche spento”, ha risposto. Non so perché ma ho pensato di averlo sopravvalutato: lo credevo più intelligente.

L’uomo e il bucato.
Lavare i panni oggigiorno non è assolutamente una missione impossibile … nemmeno per un uomo. Appurato che a mano si lava sempre meno (confesso che io porto le maglie di lana più delicate a mia mamma che adora lavarle a mano!), le lavatrici moderne, con l’alta tecnologia, lavano qualsiasi cosa in modo praticamente perfetto. Se poi aggiungiamo che esistono detersivi per tutte le necessità, fare il bucato richiede davvero poco impegno.
Non si sa per quale strano motivo, però, agli uomini bisogna spiegare in modo dettagliato quale programma usare e che temperatura scegliere, nonché ricordare che non tutti i programmi terminano dopo la centrifuga e quindi bisogna scaricare l’acqua. Tutte queste spiegazioni, in realtà, confondono non poco l’uomo di casa che taglia corto dicendo: “vabbe’, laverai tu quando torni”. Il che fa presupporre che l’uomo non si applichi in determinate operazioni e, soprattutto, che abbia una montagna di indumenti di ricambio. Nel caso contrario, se la donna si assenta per un bel po’, avrà l’aspetto di un mendicante e la donna pregherà che non incontri nessuno di sua conoscenza. Perché? Perché il tipico pensiero che viene in mente quando si vede un uomo trasandato è il seguente: “ma che moglie avrà quello, che non lo sa nemmeno tenere a posto?”. Già, perché è scontato che sia la donna a dover tenere in ordine il suo uomo.

L’uomo al supermercato.
A parte mio suocero, che non ha mai fatto la spesa né accompagnato sua moglie al supermercato, credo che oggigiorno quasi tutti gli uomini ogni tanto facciano la spesa o diano una mano alla propria compagna. In genere, l’uomo da supermercato è quello che spinge il carrello. Se solo provi, approfittando di un attimo di distrazione, a portarglielo via, t’insegue urlano e rivendicando il proprio diritto alla conduzione dello stesso. Talvolta l’operazione non riesce e l’uomo lo strappa letteralmente dalle mani alla sua compagna. Così succede che poi lui se ne vada per conto suo a girare fra gli scaffali mentre lei si carica di merce finché può e, arrancando, raggiunge il suo uomo – conduttore, scaraventando il carico nel carrello. Qualche volta capita che, essendo sparito il marito, si depositi la merce nel carrello altrui e te ne accorgi solo se lì ci trovi il cibo per gatti e tu il gatto non ce l’hai oppure una confezione di tampax di cui tu non hai più assolutamente bisogno.
Quando un uomo va a fare la spesa da solo è la fine: il 90% della merce acquistata è del tutto inutile e… fa ingrassare! Quando accompagna la moglie, scarica nel carrello quanto più dolci può: biscotti di ogni tipo, tavolette di cioccolata, merendine, barattoli di marmellata e di nutella … Con aria di trionfo poi ti guarda ed esclama: “sono per me, non per te; tu devi stare a dieta”.
Insomma, quando l’uomo accompagna la donna al supermercato sembra che sia in procinto di scoppiare la terza guerra mondiale. Peccato, però, che poi alla cassa, mentre lui è impegnato a stivare alla perfezione la merce nel carrello in previsione di riporla nei sacchetti che, regolarmente, dimentica in macchina, sia la donna a tirar fuori la carta di credito.

L’uomo baby-sitter.
Un tempo dei figli si occupava esclusivamente la donna. La gravidanza, il parto, l’allattamento, la crescita, l’istruzione, l’educazione in generale erano affidati alla madre. Lei, angelo del focolare, aveva questa prerogativa e si assumeva l’onore e tutti gli oneri connessi ben volentieri. L’uomo era il padre e si beava orgoglioso del suo compito esclusivo: creare la discendenza. Per questo motivo le figlie femmine erano poco gradite, nonostante oggi si ritenga che i maschi vorrebbero solo femmine “tutte per il papà”. Già, ma un tempo il cognome doveva essere tramandato e le donne, pur sposandosi e mettendo al mondo dei figli, non erano in grado di adempiere allo scopo.
Ora i padri vivono con grande e intensa partecipazione l’arrivo di un figlio, sono presenti alle ecografie e già discutono se il profilo dell’embrione è quello paterno o materno, assistono al parto, cambiano i pannolini, danno il biberon al neonato e più tardi la pappa, si occupano dell’istruzione e dell’educazione dei figli. Da questo punto di vista, devo ammetterlo, l’uomo ha fatto passi da gigante.
Il papà, quando ha tempo, è un baby-sitter perfetto in casa e fuori: gioca con i figli, li scarrozza per le vie della città, li porta in macchina per farli addormentare e si alza di notte per consolare il pianto disperato che ha svegliato non solo lui ma l’intero caseggiato.
Mio suocero, invece, è sempre stato assente, anche il giorno in cui è nato mio marito. Ma allora la questione non riguardava gli uomini, quindi la sua assenza era stata quasi considerata una benedizione. Avrebbe solo intralciato le operazioni.
Mio papà è stato per me un bravo baby-sitter –volevo andare a nanna solo con lui, ad esempio- e più volte ha tenuto anche i miei figli. Eppure anche lui appartiene alla vecchia generazione di padri che di solito erano parecchio distratti.
Mio marito è stato un ottimo aiuto e, in certe situazioni, eravamo perfettamente interscambiabili. Certo, quando allattavo al seno no, ma per il resto ho sempre potuto contare su di lui. Visto che ormai i figli sono grandi e che non ricordano, evidentemente, com’era bravo quando loro erano molto piccoli, mi chiedo: che padri saranno i miei due piccoli uomini? Spero che la capacità di essere dei bravi papà si erediti geneticamente … escludendo mio suocero, naturalmente.

L’uomo e i lavoretti di casa.
Quando in casa si rompe qualcosa, ci sono due soluzioni: o si chiama un “operaio tuttofare” o ci si affida alle “mani d’oro” del marito.
Ci sono mariti e mariti, però: quelli, come il mio, che tentano il tutto e per tutto piuttosto che ammettere di non essere capaci di ovviare al problema, e quelli che non si curano affatto di essere considerati degli incapaci. Io in casa ho entrambe le specie: mio marito e il mio secondo figlio hanno le “mani d’oro” e sono particolarmente ingegnosi; il mio primogenito non tenta nemmeno di aggiustare qualcosa che si rompe, anzi fa proprio finta che tutto funzioni alla perfezione. Questa è la tattica di chi attende che qualcun altro si accorga del problema in modo da poter dire “che sfiga, come mi dispiace che sia capitato a te ma adesso sono solo affaracci tuoi”.
Ma veniamo ai miei “vecchi”: mio suocero, inutile dirlo, non ha mai toccato un cacciavite, non sa cosa sia una pinza o una tenaglia, anche perché il suo motto è sempre quello: “io i soldi per pagare qualcuno che mi aggiusti le cose rotte li ho”. Ma è anche vero che mia suocera, nonostante tutto, sapeva fare l’elettricista e l’imbianchino e mio marito, grazie a lei, ha imparato ad arrangiarsi. Sto aspettando da mesi che imbianchi la cucina, però.
Mio papà sarà un bravo cuoco, un ottimo baby-sitter, una colf passabile ma mia madre prega che in casa non si rompa niente. Sarebbe molto più onesto da parte sua ammettere di non saper fare certe cose e invece lui tenta sempre, anche se sa già in partenza che s’incavolerà e che alla fine chiamerà l’artigiano esperto in quel dato tipo di riparazione.
D’altra parte, non si può mica essere perfetti!

E dopo aver fatto questa lunga carrellata –per nulla esaustiva, tra l’altro, ma non posso dilungarmi oltre, il post è già troppo lungo!- sui vari tipi di uomini e sulla loro capacità di rompere o meno le palle in casa, mi viene in mente una barzelletta che voglio riportare per far sorridere i lettori che avranno avuto la pazienza di seguirmi fino in fondo:

La signora Pina, che ha sposato un buono a nulla, un giorno chiede al marito di aggiustare la tapparella. Lui, scandalizzato, risponde: “ non son mica un falegname io!”. Quando poi si rompe la prolunga del ferro da stiro, la signora Pina, ingenuamente, chiede al marito di riparargliela. Fiato sprecato perché lui, alquanto scocciato, risponde: “non son mica un elettricista io!”. Sfortunatamente il rubinetto del lavandino perde e la Pina, anche se conosce la riposta del marito, tenta di ottenere il suo aiuto. Lui, ovviamente, risponde: “non son mica un idraulico io!”.
Passa un po’ di tempo e un giorno, tornando dal lavoro, il marito della Pina trova la tapparella, la prolunga e il rubinetto perfettamente funzionanti. Allora chiede alla moglie in che modo abbia provveduto, e lei dice: “Sai quel giovanotto del sesto piano? Lui ha riparato tutto.” Allora il marito, che oltre ad essere fannullone è avaro, con un po’ d’apprensione chiede alla moglie:”Ma ha voluto dei soldi?”. “No –fa lei- mi ha chiesto in cambio o di andare a letto con lui o di fargli una torta”. Il marito fa un balzo dalla poltrona e chiede: “Gli hai fatto la torta?”. E la Pina: “non son mica una pasticciera io!”.

[la vignetta è tratta da questo sito]

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