MARIASTELLA (GELMINI) RISPONDE AD ALICE: “I MIEI TAGLI NON C’ENTRANO”

Non si è fatta attendere la risposta del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, all’accorata lettera pubblicata ieri sul quotidiano La Stampa, scritta da Alice, studentessa quattordicenne con il sogno di frequentare il liceo classico nella sua città. La pubblico di seguito, anche questa volta senza commenti. Spero, però, che i miei lettori, o Alice stessa, diano il via ad una discussione.

Cara Alice,
ho letto con attenzione la tua lettera. Una lettera che mi ha colpito.

Capisco il tuo disappunto e la delusione per quanto ti è accaduto. Ti invito però a non farti ingannare dalla propaganda messa in piedi ad arte contro il ministero: i cosiddetti «tagli», come li chiami tu, non c’entrano nulla.

Anche nei mitici Anni 80 e 90 era così.

Anche allora, quando aumentava la spesa pubblica senza che migliorasse la qualità dell’insegnamento, si agiva allo stesso modo. Se il numero delle domande era superiore all’offerta formativa, si procedeva per estrazione e si assegnavano gli studenti in soprannumero alla scuola corrispondente più vicina.

Anche oggi alcuni istituti che eccellono per la qualità della didattica ricevono molte richieste di iscrizioni e non è materialmente possibile soddisfarle tutte.

Dunque Alice, ribadisco: i «tagli» non c’entrano!

Tuttavia spero che, nella composizione dell’organico di fatto, sia possibile iscriverti all’istituto che hai scelto. Mi attiverò personalmente per verificare se questo tuo desiderio possa essere realizzato. Così come spero, anzi ne sono sicura, che le riforme che abbiamo approvato per l’istruzione superiore cambieranno il volto della scuola italiana. Più qualità della didattica, maggior legame col mondo del lavoro, più ore di scienze e di lingua straniera, rilancio dell’istruzione tecnica.

Questa è la scuola che sogno, la scuola che stiamo costruendo per le nuove generazioni.

Un caro saluto

Mariastella Gelmini

Solo una cosa: Alice ha ottenuto l’attenzione del ministro, ma quante altre “Alice” ci sono in questa scuola ormai così sgangherata?

[fonte: La Stampa]