LETTERA APERTA DI UNA STUDENTESSA DELUSA AL MINISTRO GELMINI: “IO ESCLUSA PER SORTEGGIO”

Pubblico, e volutamente non commento, una lettera che una studentessa quattordicenne ha inviato al quotidiano La Stampa, perché esclusa dal liceo che aveva scelto per il prossimo anno scolastico … causa riforma Gelmini.

Caro ministro Gelmini,
mi chiamo Alice e ho 14 anni. Ho appena finito l’esame di terza media e pensavo di portare l’attestato alla scuola che avevo scelto per confermare la mia iscrizione al liceo classico. Invece, per colpa dei tagli della sua riforma, mi hanno detto che eravamo in troppi. Che era stata concessa una sola classe di 32 alunni e noi eravamo in 35. Tre di noi erano di troppo e bisognava fare un sorteggio per vedere chi rimaneva fuori.

Hanno estratto il primo numero: «Numero 27!». Il mio numero. Mi stavano dicendo che io non potevo frequentare il liceo classico. Ci sono rimasta così male. Il classico era la mia scelta, la mia ambizione, il mio sogno. Sono triste e arrabbiata. La mia famiglia e i miei insegnanti mi hanno sempre parlato di impegno, di diritti e doveri, di scelte consapevoli. Non mi hanno mai parlato di «sorteggi» e un po’ sono arrabbiata anche con loro.

E ho anche un po’ di paura per il futuro. Quando sarò grande e cercherò un lavoro, sorteggeranno ancora per vedere se c’è un posto per me? Quando sarò vecchia e malata e non ci saranno abbastanza posti negli ospedali, sorteggeranno per vedere se potrò essere curata? Cosa farò se, come ora, non sarò abbastanza fortunata?

Vuole rispondermi, ministro Gelmini? O anche per le lettere si fa un sorteggio per meritarsi una risposta?

Buone vacanze.
Alice

[Fonte: La Stampa]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 16 LUGLIO 2010:
GELMINI RISPONDE AD ALICE

Potete leggere la risposta del ministro Gelmini ad Alice CLICCANDO QUI.

GELMINI E ABRAVANEL PRESENTANO IL “PIANO NAZIONALE QUALITÀ E MERITO”

L’Ufficio stampa del MIUR ha reso nota oggi la collaborazione di Roger Abravanel al PQM (Piano Nazonale di Qualità e Merito), un progetto attraverso il quale il ministro Mariastella Gelmini si propone di migliorare la qualità della scuola italiana, estendendo l’esperienza dei test predisposti dall’INValSi a 50 mila alunni, contro i 17.600 che hanno partecipato all’esperienza nello scorso anno scolastico.
Da settembre, con il nuovo anno scolastico (2010/2011), il PQM coinvolgerà 1.000 scuole medie e, dal 2011-2012, anche la scuola superiore. Entro il 2013 il 50% delle scuole medie sarà interessato dai test, che verranno somministrati a settembre e a giugno per valutare il progresso nell’apprendimento. Dal 2013 in poi il Piano sarà esteso gradualmente a tutte le scuole medie italiane.

Abravanel, che è autore del saggio Meritrocazie. Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto, offre la sua consulenza gratuitamente. Nulla di strano che il comunicato ci informi di ciò: è un modo per chiarire che il Ministero dell’Istruzione non spreca il denaro pubblico in questo momento di crisi.

Nel progetto si parte da una considerazione: i risultati raggiunti nei test oggettivi influenzano direttamente la crescita dell’economia. Infatti, ai risultati positivi dei test corrisponde un livello maggiore di PIL pro capite. Lo si evince dal seguente grafico:

Ma i risultati dei test mirano anche a garantire un maggiore equilibrio ed oggettività nel premiare i ragazzi meritevoli con delle borse di studio: ora in Italia tali “premi” vengono assegnati in base al reddito familiare, ovvero gli studenti devono essere bravi ma “poveri”. Ciò appare discriminante, anche se dare un aiuto a chi s’impegna nello studio e ha pochi mezzi ci fa onore. Tuttavia, non si vede per qual motivo un ragazzo “ricco” non debba essere premiato per i meriti che dimostra di possedere.

Secondo Abravanel, inoltre, un Paese in cui vengano valorizzati i talenti, a livello scolastico ovviamente, è un Paese che ha maggiori possibilità di crescere economicamente. Nel comunicato del MIUR si legge:
La crisi che ha colpito l’economia mondiale ha evidenziato la necessità di un sistema d’istruzione in grado di fornire le competenze necessarie per affrontare la competizione internazionale e riprendere la strada della crescita. Per il rilancio del nostro Paese è urgente dunque migliorare la qualità della didattica.

Questa riflessione porta ad un’ulteriore considerazione che riguarda il livello dell’istruzione in rapporto alle ore di scuola: l’Italia, più che gli altri Paesi, ha il maggior numero di ore di insegnamento e allo stesso tempo i risultati più scarsi. Non è importante dunque quanto tempo gli studenti trascorrono a scuola, ma come investono il proprio tempo tra i banchi. E’ evidente dunque che l’unica strada percorribile è migliorare la qualità del sistema, attraverso meccanismi di valutazione oggettiva. Forse mossa da questa intuizione la Gelmini ha provveduto a livellare quanto mai i quadri orario nelle diverse scuole secondarie di II grado.

Somministrare delle prove oggettive e uguali per tutti (logicamente per gradi di scuole e classi parallele) potrebbe, inoltre, far superare alla scuola italiana una prerogativa che è ormai del tutto assente nelle altre realtà: la valutazione degli apprendimenti affidata esclusivamente ad «un “fatto interno”, che si realizza cioè tra l’insegnante e lo studente attraverso criteri del tutto soggettivi».
Be’, avrei qualcosa da dire sui “criteri soggettivi”, perché la valutazione non è attribuita dall’insegnante ad estro ma si basa su delle griglie di valutazione ben definite e che, almeno si spera, hanno il compito di garantire se non una completa oggettività, quantomeno una scarsa soggettività. Tuttavia, personalmente trovo che sia davvero giunta l’ora di finirla con i pacchi di compiti da correggere, che fanno perdere un sacco di tempo a casa. Pochi test, sulla base di programmi standard –in ogni caso molto più snelli di quelli previsti dai vari regolamenti!- garantirebbero non solo una valutazione oggettiva uguale per tutti, ma obbligherebbero anche i docenti allo svolgimento di programmi meno diversificati e fantasiosi, come spesso capita nelle aule scolastiche italiane.

PER LEGGERE L’INTERO COMUNICATO DEL MIUR CLICCA QUI

[nell’immagine: Le petit paresseux (1755) , Jean-Baptiste Greuze Musée Fabre (Montpellier – France)]