ERGASTOLO AL PADRE DI SANAA: GIUSTIZIA È FATTA

Nonostante il rito abbreviato, nessuno sconto di pena per il padre di Sanaa, la ragazza di origine marocchina che è stata barbaramente uccisa il 15 settembre 2009 dal genitore. Troppo occidentale, fidanzata con un italiano … troppo difficile da accettare da parte di un musulmano.
Il Tribunale di Pordenone ha inflitto a El Kataoui Dafani, cuoco quarantacinquenne, il carcere a vita. Giustizia è fatta, almeno per ora: i legali del marocchino hanno, infatti, già annunciato il ricorso in Appello, come da prassi. Sono state riconosciute dal giudice Patrizia Botteri tutte le aggravanti: il rapporto di parentela, la premeditazione e l’efferatezza. Nessuna attenuante, mentre la difesa aveva chiesto quella culturale, come se essere musulmani significasse essere costretti ad uccidere.

Da parte sua, la difesa tenterà di smontare la premeditazione, mentre l’ex fidanzato di Sanaa, Massimo De Biasio, rimasto ferito nella stessa trappola mortale che ha visto vittima la povera ragazza, non ritiene che questa pena possa bastare per l’uomo che ha distrutto la sua vita e la felicità di due ragazzi innamorati: «L’ergastolo non è sufficiente – ha invece attaccato il fidanzato di Sanaa, Massimo De Biasio, assistito dall’avvocato Massimo Ranaldi –. In questi casi andrebbe introdotta la pena di morte».
La disperazione di Massimo è umanamente comprensibile ma non si accorge, il giovane, di mettersi allo stesso livello dell’omicida di Sanaa: per il padre di lei, infatti, la punizione nei confronti della figlia disubbidiente doveva essere la morte; Massimo pensa forse che la pena capitale, quindi il diritto di uccidere legalmente, sarebbe così diversa?

Più ragionevole la presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia, parte civile al processo: «È stato un delitto in cui un padre uccide una figlia, credendo di poter assurdamente lavare un’onta inesistente col sangue di un’innocente. Questa condanna esemplare è una vittoria per tutta l’Italia e per tutte le donne e gli uomini italiani ed immigrati che amano il nostro Paese e che credono nei suoi valori fondanti».

[fonte e foto da Il Messaggero Veneto]

2 pensieri riguardo “ERGASTOLO AL PADRE DI SANAA: GIUSTIZIA È FATTA

  1. la cosa che stupisce nella giustizia italiana è condanne diverse sempre per lo stesso risultato quando si ammazza una persona la condanna non è sempre uguale,perchè? perchè è un marrocchino?in questo caso l’assassino.oppure per far vedere che sappiamo far applicare la legge.non sono contento nemmeno dell’affermazione della presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia, parte civile al processo,per quale motivo costituita parte civile al processo? «È stato un delitto in cui un padre uccide una figlia, credendo di poter assurdamente lavare un’onta inesistente col sangue di un’innocente. Questa condanna esemplare è una vittoria per tutta l’Italia e per tutte le donne e gli uomini italiani ed immigrati che amano il nostro Paese e che credono nei suoi valori fondanti». non è una vittoria delle donne,riflettere quante donne mamme ammazzano i propri figli,come va messa la giustizia,in questo caso? il processo al padre ,secondo me è stato molto mediatico e meno giusto.

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  2. @ gigino372

    In effetti, sono d’accordo con te sul fatto che la Giustizia Italiana adotti due pesi e due misure. Ma non c’entra nulla il fatto che, in questo caso, l’omicida sia marocchino e musulmano. Infatti, se prendiamo in esame un altro caso che ha fatto discutere e che è stato spesso messo a confronto con questa vicenda, l’assassinio di Hina, ragazza pakistana uccisa perché troppo “occidentale”, al padre, autore del delitto, è stata comminata una pena di soli 30 anni di reclusione (ai due figli maschi, complici del delitto, solo 17 anni!), non l’ergastolo. E dire che in quel caso, all’omicidio si era affiancato l’altro reato di “occultamento di cadavere”.

    Per me questa è davvero una giusta sentenza, al di là del fatto che si tratti o meno di un extracomunitario o di un musulmano. Purtroppo, però, omicidi altrettanto efferati commessi da Italiani non sono giudicati con lo stesso criterio (vedi, ad esempio, la condanna di Annamaria Franzoni: non ha forse ucciso suo figlio?). Quanto al discorso della presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia, secondo me è giusto che si sia costituita parte civile per dare un forte segnale: le donne musulmane, infatti, sono fortemente discriminate. Le nostre, seppur madri a volte assassine, non lo sono.

    Per il caso di Hina puoi leggere, se ti fa piacere, questo interessante articolo che riguarda, tra l’altro, anche la questione dell’ attenuante (ma sarebbe meglio dire aggravante) culturale.

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