1 giugno 2010

SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULLE ADOZIONI: GLI ASPIRANTI GENITORI NON POTRANNO SCEGLIERE L’ETNIA DEI BAMBINI

Posted in bambini, Cassazione, cronaca, famiglia, figli tagged , , , , , , , , a 3:36 pm di marisamoles

Il 28 aprile avevo scritto un post sul caso della coppia siciliana che, nella domanda di adozione, aveva espresso la preferenza nei confronti di bambini europei, escludendo, quindi, altre etnie. Ne era scoppiato un vero e proprio caso e anche nei commenti a quel mio post il dibattito si era fatto acceso, forse troppo.

Oggi la Corte di Cassazione, dando ragione all’esposto presentato da parte della Procura Generale della Cassazione stessa, ha emesso la sentenza numero 13332 con la quale si stabilisce che «Il decreto di idoneità’ all’adozione pronunciato dal tribunale dei minorenni non può essere emesso sulla base di riferimenti all’etnia dei minori adottandi, né può contenere indicazioni relative a tale etnia».

Immagino che questa sentenza farà discutere ma ritengo che, come nel caso dei genitori naturali che vengono messi di fronte a precise responsabilità a prescindere dalla loro volontà o desiderio, così anche le coppie di genitori adottivi devono accogliere un bimbo da amare, a prescindere dall’appartenenza ad una determinata etnia e dai problemi che si verrebbero ad affrontare nel caso in cui per il bambino assegnato non sia semplice l’inserimento nel nuovo contesto.

Leggo sul sito dell’Aibi, l’Associazione Amici dei Bambini, che si era battuta già ad aprile affinché si giungesse a questo tipo di decisione:

Inoltre, la Cassazione batte il tasto sulla necessità che i servizi sociali diano formazione adeguata alle coppie che intraprendono le procedure di adozione internazionale per guidarle verso “una più profonda consapevolezza del carattere solidaristico, e non egoistico, della scelta dell’adozione e prevenire opzioni di impronta discriminatoria”. Con il sostegno psicologico – aggiunge la Suprema Corte – si possono aiutare le coppie a superare le difficoltà di accogliere “un bimbo che non sia a propria immagine”, o le paure di quanti dicono ‘no’ al bimbo ‘diverso’ “per il timore di fenomeni di xenofobia che espongano a rischio l’integrazione del minore nell’ambiente sociale e creino in lui problemi di adattamento”. Ad ogni modo, la Cassazione non ammette che le coppie possano esprimere ‘preferenze’ per “determinate caratteristiche genetiche” del bambino che vorrebbero. Anche in considerazione del fatto che, in generale, tutti i bambini abbandonati hanno alle spalle una storia già “profondamente tormentata” e, ancor più degli altri bimbi, necessitano di papà e mamme con “peculiari doti di sensibilità”.

Un figlio è un dono e l’amore dei genitori non può essere condizionato da alcun fattore esterno. Ciò vale per i figli naturali e deve valere anche, se non a maggior ragione, per quelli adottati.

[Fonti: Il Piccolo e Il Corriere]

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8 commenti »

  1. Dario said,

    Ho un po di cose da far presente. Intanto considero anormale che un ente che si occupa di adozioni internazionali e i cui compiti sono ben definiti dall’articolo 31 comma 3 della legge 476/98 si permetta di fare esposto in Cassazione contro un decreto emesso dall’autorita’ competente per legge. Ma l’Aibi, con cui ho avuto a che fare, lavora con una rigidita’ ai limiti dell’integralismo ed ha altri obiettivi, che potete leggere sul loro sito, e cioe’ togliere ai tribunali dei minori il compito di decretare l’idoneita’ o meno di una coppia. In secondo luogo a me piacerebbe molto leggere il testo integrale della sentenza, ma non sono ancora tiuscito a trovarlo. Faccio presente che la medesima legge 476 afferma chiaramente che il paese in cui adottare e’ scelto dalla coppia e non dall’ente, ed in questo Aibi e’ notoriamente fuori legge perche’ non applica questo dettato. Cio’ premesso, se posso ritenere sensato che in un decreto di idoneita’ non vengano date indicazioni sull’etnia di origine del bimbo, ci andrei piano a parlare di razzismo. Sono convinto che,in presenza di accertamenti fatti da personale serio, eventuali sentimenti razzisti emergerebbero e porterebbero alla non idoneita’. Le coppie che proseguono nel cammino di preparazione all’adozione, sensibilizzate ed avvertite che, comunque, non sara’ una passeggiata con nessun bambino, a mio modo di vedere devono esprimere le loro sensibilita’ e devono essere aiutate a scegliere il o i paesi da cui provengano bimbi adatti alle loro caratteristiche. Questo e’ lavorare bene e non e’ necessario che venga scritto nel decreto di idoneita’. E’ sufficiente la relazione dei servizi sociali.
    In ultimo: sono padre da un anno di una bimba adottata che ora ha 8 anni. Le difficolta’ ci sono e ce ne sono alcune peculiari dei bimbi adottivi. Noi non avevamo espresso alcuna preclusione ma, nel corso del cammino, ci siamo resi conto che non avremmo voluto adottare in Sudamerica sia per motivi economici sia per le problematiche che i bambini provenienti da quell’area presentano e che non ci sentivamo in grado di gestire. E’ razzismo? Prima di giudicare, soprattutto nel mondo dell’adozione, andiamoci molto cauti.

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  2. marisamoles said,

    @ Dario

    Innanzitutto La ringrazio per la Sua testimonianza.

    Su quanto dice a proposito dell’AiBi non posso controbattere perché non ne conosco l’attività e, quindi, non ho elementi di valutazione. Quanto al fatto che abbia presentato un esposto, lo ritengo legittimo, come legittimo sarebbe stato il ricorso da parte di qualsiasi cittadino che abbia riscontrato un’ “anomalia” nella richiesta di adozione inoltrata dalla coppia siciliana.

    Io per prima ho espresso dei dubbi, nel post linkato, sull’utilizzo della parola “razzismo” in questo caso. Ovvero, credo che l’esclusione di un bimbo di colore, ad esempio, dalla richiesta di adozione sia più dettata dal timore, da parte dei genitori, di fare i conti con una società in cui, purtroppo, il, razzismo è presente, anche se in modo non così manifesto, e crea dei pregiudizi ingiustificati.

    Sono tuttavia favorevole alla sentenza perché ritengo, come ho già detto altrove, che come per i genitori naturali avere dei figli preclude la possibilità di scegliere e rappresenta delle incognite, così dovrebbe essere anche per quelli adottivi. Ma le difficoltà possono essere superate, in entrambi i casi, attraverso l’unico “strumento” che i genitori, naturali e non, dovrebbero utilizzare nel loro percorso: l’amore. Non è retorica, mi creda.

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  3. Giorgio said,

    @marisa
    Ho già avuto modo di esporre il mio pensiero e la mia esperienza nei commenti precedenti.
    Qui, sottoscrivo quello che dici, pienamente.
    Poi, solo qualche nota su quanto afferma Dario:
    secondo me il suo pensiero di fondo traspare dalla frase: “le coppie…..devono essere aiutate a scegliere il o i paesi da cui provengano bimbi adatti alle loro caratteristiche”
    Traduzione: trovare i bimbi per la coppia e non la coppia per i bimbi.
    Esattamente il contrario di quello che io penso dovrebbe essere l’approccio all’adozione, soprattutto internazionale.
    Mi spiace poi anche che abbia questo “livore” nei confronti di AiBi.
    Io ho adottato 2 volte con AiBi e sono in attesa per la terza adozione, sempre con loro.
    Partecipo alle loro attività, prima fra tutte il sostegno, volontario e gratuito ovviamente, alle famiglie nel pre e post adozione.
    Solo perciò “di parte”, anche se, come amo dire spesso, non ho sposato AiBi e non rinuncio certo alla critica se c’è qualcosa che non mi va e per questo, vi assicuro, non sono mai stato nè “censurato”, nè “epurato”.
    Nel gruppo di famiglie adottive che abbiamo nella mia cittadina (una sessantina) convivono e collaborano famiglie con adozioni “fai da te”, con Enti e Paesi di tutti i tipi, senza alcun problema e senza questo atteggiamento di, ripeto, “livore” verso chicchessia, Ente o famiglia.
    Comunque credo non ci sia nessun problema: in Italia ci sono 72 Enti tra cui scegliere quello che piace di più, mica è obbligatorio andare con AiBi!
    Caro Dario, io “rigido, al limite dell’integralismo”, auguro a te ed alla tua famiglia serenità e felicità, sul serio.

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  4. marisamoles said,

    @ Giorgio

    Innanzitutto grazie per essere tornato a trovarmi. Immaginavo una tua reazione alle parole di Dario circa l’AiBi, ma, come hai ben detto, se in Italia ci sono 72 enti tra cui scegliere, non vedo dove stia il problema.

    Auguro anch’io a Dario di proseguire nel miglior modo possibile la sua esperienza di genitore adottivo e di superare le problematiche cui è stato messo di fronte, prima tra tutte quella di aver accolto una bambina “già grande”. Questa credo sia la differenza fondamentale tra genitori naturali e adottivi: quelli naturali mettono al mondo un bambino, lo crescono, seguono il percorso di crescita, si misurano con una personalità in evoluzione, in cui, a volte, riconoscono anche un po’ sé stessi … insomma, è decisamente più facile. Ma diventare madre o padre è, comunque, un’impresa ardua.

    Nei commenti all’altro post mi ero “scontrata” con il mio amico frz40 che, legittimamente, voleva difendere il suo punto di vista senza, tuttavia, avere in mano dei dati oggettivi per provare che si può essere dei buoni genitori anche se non ci si sente pronti ad adottare un bimbo di colore e che un’eventuale sentenza in questo senso avrebbe portato alcuni a rinunciare all’adozione.
    Io non so se questo accadrà, ma mi chiedo: perché non facilitare le cose rendendo meno difficoltose le adozioni nazionali? In fondo non ha nemmeno tutti i torti Dario quando afferma che «in presenza di accertamenti fatti da personale serio, eventuali sentimenti razzisti emergerebbero e porterebbero alla non idoneità».

    Alla prossima. 🙂

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  5. marisamoles said,

    A TUTTI GLI INTERESSATI: POTETE LEGGERE IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA 13332 DELLA CASSAZIONE SU QUESTO SITO.

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  6. Giorgio said,

    @Marisa
    Grazie a te per lo spazio, il tempo e la cortesissima ospitalità.
    Poi…sai non so se sia più facile o più difficile essere genitori naturali o adottivi.
    Spesso quello che appare più facile può nascondere problemi ben più grandi. Quello che appare un vantaggio (identificazione) può diventare uno svantaggio (aspettative e “possesso”).
    Molte dei genitori adottivi dicono spesso (ed io anche) che la “disgrazia” (sterilità) è diventata poi una “grazia” (fecondità in altro modo).
    Certo si ragiona con il senno di poi, ma oggi non sarei quel che sono se non fossi passato per il dolore ed il lutto, letteralmente “rinascendo” a nuova vita.
    Non è solo una questione di Fede. E’, credo, una constatazione che ognuno di noi può fare per tutte le difficoltà della vita: una volta superate, diventi migliore, più forte, consapevole e, perchè no?, più sereno nell’affrontare ogni giorno la vita stessa e le sue “sorprese”.
    Cito solo una delle tante riflessioni che si possono fare: come padre considero una fortuna immensa aver potuto fare anch’io la mia bella “gravidanza” (anche se un tantino più lunga di 9 mesi!), tanto quanto mia moglie. Lei ed io abbiamo provato le stesse sensazioni, gli stessi dubbi, le stesse speranze e questo ha fatto di me, sicuramente, un padre diverso. Dubito che “sentirei” i miei figli nello stesso modo se fossero stati figli naturali. Nella paternità naturale, ovviamente salvo eccezioni, c’è spesso una sorta di “distacco” tra quello che prova il padre e quello che prova la madre, non solo in termini culturali, ma anche in termini meramente fisici. E questo, a mio parere, non contribuisce ad avere una paternità piena e responsabile.
    A riprova, una frase che ho sentito spesso dalle insegnanti dei miei figli e riferita anche da molte altre coppie adottive: “però, voi padri adottivi….ci SIETE sempre!”. E vorrei ben vedere!!! Con tutta la fatica che abbiamo fatto!!!
    Certo, come dici tu, fare il genitore non è facile per nessuno, noi abbiamo qualche problemino in più, ma in fin dei conti tutti hanno i loro problemini.

    Sul fatto che rendere più semplici le adozioni nazionali contribuirebbe a “risolvere” il problema delle coppie che non si sentono pronte per un bambino di colore ho delle perplessità.
    La prima riguarda proprio i termini della questione: l’adozione è fatta per risolvere i problemi della coppia o i problemi del bimbo?
    Ho due coppie di amici che erano in attesa per l’internazionale e hanno invece adottato con la nazionale: un bimbo “nero” ed un bimbo “giallo”. Il primo era stato rifiutato da 8 coppie in lista d’attesa, il secondo da 7. I giudici (Milano e Venezia) li hanno dati a loro dicendo: voi che attendete per l’internazionale di sicuro non ce li rifiuterete. E così, ovviamente, è stato.
    Se consideriamo che la maggior parte dei bimbi in adozione nazionale sono grandicelli, a “rischio giuridico” (pendono ancora ricorsi davanti al Tribunale di “parentame” vario), con handicap, con fratelli……se anche si rendessero più “facili” le adozioni, avremmo coppie disponibili? Se quelle che ci sono non accettano il colore, possiamo pensare che accettino tutto il resto?
    Un abbraccio

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  7. marisamoles said,

    @ Giorgio

    I tuoi commenti sono sempre graditissimi. Purtroppo in questi ultimi giorni di scuola sono parecchio indaffarata (ora, ad esempio, sto scrivendo i programmi consuntivi!), quindi non posso replicare come vorrei. Ma spero che altri lettori interessati all’argomento proseguano la discussione.

    Un caro saluto.

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  8. […] Il caso aveva suscitato molte polemiche, soprattutto da parte dell’Aibi (movimento dei genitori adottivi) ed era approdato alla Corte di Cassazione la quale aveva stabilito che «Il decreto di idoneità’ all’adozione pronunciato dal tribunale dei minorenni non può essere emesso sulla base di riferimenti all’etnia dei minori adottandi, né può contenere indicazioni relative a tale etnia». (potete leggere i post QUI e QUI) […]

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