GELMINI: POSTICIPARE L’INIZIO DELLE LEZIONI AIUTEREBBE IL TURISMO


Ai miei tempi –odio dirlo, ma è la dura realtà!- gli scolari di prima elementare venivano chiamati remigini. L’epiteto derivava dal fatto che la scuola iniziava il 1 ottobre, giorno in cui si festeggia San Remigio. Così è stato fino alla fine degli anni Settanta e per molte famiglie era un gran vantaggio potersi godere il mare o la montagna a settembre, quando i prezzi sono decisamente più “popolari”.

Oggi la proposta di ritornare ai vecchi tempi parte dalla maggioranza, per la precisione dal senatore Giorgio Rosario Costa (PdL), che propone di far slittare l’inizio delle lezioni il 30 settembre, e vede favorevole il ministro Gelmini. In questo modo, infatti, ne gioverebbe il turismo che, di questi tempi, risente della crisi. Ne trarrebbero, di conseguenza, giovamento anche le famiglie.
Ai microfoni di Sky il ministro Mariastella Gelmini ha spiegato che di questa idea si discute da tempo. Io sono molto aperta su questo. Il nostro Paese vive di turismo e a settembre si possono avere migliori opportunità economiche per le vacanze. Secondo il ministro, posticipare l’apertura dell’anno scolastico potrebbe aiutare molte famiglie e dare anche un aiuto al settore turistico. Vedremo come il Parlamento deciderà in merito.

Contraria, però, è la Lega: la senatrice Irene Aderenti spiega che la direttiva europea prevede 200 giorni di scuola e va rispettata. Se togliamo i giorni di scuola del mese di settembre si rischia di non rispettare questo minimo.
Sinceramente da studentessa non ho mai contato i giorni di scuola –gli studenti, casomai, iniziano il conto alla rovescia verso metà maggio- ma so che iniziavo le lezioni il 1 ottobre, gli esami di riparazione cominciavano il 1 settembre e si protraevano fino al 10 –ne ho avuto esperienza da insegnante, da liceale fortunatamente no-, mentre quelli di “matura” avevano inizio al 1 luglio e, a seconda del numero di esaminandi, si protraevano fino alla fine di luglio. Io, ad esempio, ho sostenuto l’esame orale il 26 luglio e posso assicurare che è stato un supplizio, anche perché tutti andavano al mare, mentre io, per non passare per una che aveva sottratto ore di studio a beneficio dell’abbronzatura, mi sono presentata davanti alla commissione bianca come un latticino!

La proposta del senatore Costa mi vede favorevole e, sinceramente, non vedo quale sia il problema esposto dalla senatrice Aderenti: basta fare come si faceva un tempo.
Se da una parte iniziare gli esami di Stato al 1 luglio sarebbe davvero un supplizio, per studenti e insegnanti, la prospettiva di tirar fiato tra la fine delle verifiche del superamento dei Debiti Formativi e l’inizio delle lezioni, sarebbe un’idea grandiosa. Perché se è vero che per lungo tempo gli studenti sono stato graziati, con l’abolizione dei cosiddetti “esami a settembre”, ora, nonostante non si parli di esami ma di verifiche ecc. ecc. , alla fin fine è come se fossimo tornati indietro nel tempo. L’unica differenza, tuttavia, sta proprio nel calendario: una volta gli esami di riparazione iniziavano il 1 settembre e terminavano entro il 10, ma le lezioni riprendevano verso il 22-25 del mese. Il tempo per tirar fiato c’era, eccome.

Negli ultimi anni, però, con il ripristino degli esami –cambia la dicitura ma la sostanza è quella- di tempo per tirar fiato ce n’è stato pochino. Se va bene le prove terminano verso il 4-5 settembre, gli scrutini entro il 6 e la scuola riapre verso il 10, se non prima. Perché, non dimentichiamo, che l’autonomia scolastica prevede che ogni scuola decida quando iniziare le lezioni, mentre il termine è uguale per tutti, com’è identico il calendario degli Esami di Stato, sia per le scuole secondarie di I che di II grado.

Riaprire i battenti degli istituti scolastici un po’ dopo credo sia un’ipotesi condivisibile. Forse un po’ meno da parte delle famiglie con bimbi piccoli e nelle quali i genitori, magari perché impiegati nell’industria, hanno le ferie quasi obbligate ad agosto. Ma questo problema c’è sempre stato: i nonni, i vicini di casa in pensione, una babysitter economica, un centro-vacanze … qualcosa, insomma, si trovava. I tempi cambiano, è vero, ma agli Italiani l’arte di arrangiarsi non è mai mancata e mai mancherà.

[fonte: corriere.it]