16 maggio 2010

A “DOMENICA 5” LA SANTANCHÈ REGALA LO STIPENDIO AD UNA DISOCCUPATA

Posted in attualità, lavoro, legalità, politica, televisione tagged , , , , , , a 2:41 pm di marisamoles

Ennesima performance di Daniela Santanchè a “Domenica 5”: di fronte alla disperazione, più che giustificata, di una giovane donna disoccupata, vittima di violenze ripetute da parte del compagno con 26 condanne a carico, s’impegna solennemente a pagare lo stipendio, sulla base di un’ipotetica media, alla donna e di trovarle un lavoro. Perché, dice la Santanché, le istituzioni non possono abbandonare i cittadini in difficoltà. Pagherà, quindi, lo stipendio alla donna finché non troverà un lavoro.

Nobile esempio, non c’è che dire. Tuttavia mi permetto di fare un’osservazione: di persone in difficoltà ce ne sono tante in Italia, tanto più con i tempi che corrono. Qualche giorno fa, non dimentichiamolo, un’infermiera si è dissanguata, non metaforicamente ma nel vero senso della parola, perché da mesi non percepiva lo stipendio. Certo, ad un gesto estremo come quello, è preferibile la comparsata in Tv per sensibilizzare l’opinione pubblica. Se poi un politico, uno a caso, si offre di pagare lo stipendio, è anche meglio.

Due casi estremi, è vero, ma il secondo crea discriminazione, nonostante la situazione della donna sia particolarissima e su questo non discuto. Da domani la Santanchè avrà la fila sotto casa? Non credo, soprattutto perché c’è chi soffre in silenzio e con dignità.
E poi, queste istituzioni così premurose, come fa credere la Santanchè, perché hanno appena annunciato il taglio delle pensioni, lo stop agli aumenti per gli statali ed il rinvio del pagamento delle liquidazioni che spetterebbero legittimamente a chi va in pensione e che sono state regolarmente pagate dai diretti interessati?

Eh, sì, non solo la Santanchè ma tutti i politici si meriterebbero davvero di trovarsi la fila davanti al portone.

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DAI BAMBINI DI “TI LASCIO UNA CANZONE” ALLE “VELONE”: ESTREMI GENERAZIONALI IN TV

Posted in adolescenti, attualità, bambini, canzoni, famiglia, spettacolo, talenti, televisione, terza età tagged , , , , , , , , , , , a 2:09 pm di marisamoles

Lo dico subito, senza tanti giri di parole: sono contraria all’esibizione dei bambini, o comunque minori, in Tv. Sia che cantino sia che ballino. Da “Ti lascio una canzone”, passando per “Io canto”, che poi ne è un clone, e arrivando alla gara nella gara di “Ballando con le stelline”, non trovo né spettacolare né educativo fare esibire i bambini o i ragazzini in trasmissioni serali di intrattenimento.

Una volta c’era lo Zecchino d’oro, solo lui, e andava in onda nel pomeriggio per un pubblico prevalentemente di giovanissimi. I bambini che concorrevano per la canzone più bella (non dimentichiamo che non erano mai i bambini a vincere) erano spesso piccolissimi e incoscienti. Non miravano al successo anche se forse un po’ le loro famiglie ci speravano; prova ne sia che dei bambini che hanno partecipato, e in qualche caso ottenuto la vittoria, allo Zecchino d’oro pochi sono noti. L’unica di cui mi ricordi è Cristina D’Avena che poi si è fossilizzata nel genere e non ha saputo o potuto percorrere altre strade.
La trasmissione dell’Antoniano c’è sempre, ovvio, ma non la seguo da molto tempo. Non so, quindi, quale sia il clima che si respira e quanto i bimbi siano coscienti di ciò che fanno. Spero continui ad essere per loro, come per le centinaia di bimbi che li hanno preceduti, sempre e solo un gioco che come tutti quelli belli, deve durar poco.

Ma partecipare al programma della Clerici e di Scotti è un’altra cosa: tutti bravi, naturalmente, tutti applauditi dal pubblico ma soprattutto dai genitori che tifano per i propri figli e sperano di vederli un giorno cantare nei migliori teatri e stadi del mondo. Per carità, non c’è nulla di male nel nutrire delle ambizioni per i propri pargoli talentuosi, ma questo spettacolarizzare l’infanzia non mi piace e ritengo sia scarsamente educativo. È inevitabile che questi cantanti in erba si creino delle aspettative esattamente come quei ragazzini che giocano a calcio e sognano di diventare Totti: loro, però, non vengono esibiti in Tv e la loro bravura può essere apprezzata solo da chi fa parte di quel mondo.

La televisione, invece, è nelle case di tutti. Quanti bambini dotati dal punto di vista canoro staranno già sognando di partecipare alla prossima edizione del programma? Quanti genitori si staranno già preparando per farli partecipare al casting? A proposito, quelle poche volte che ho visto qualche spezzone di “Io canto” o “Ti lascio una canzone”, ho avuto l’impressione di assistere al casting per “Amici”: già mi chiedo, specie quando sento cantare i più grandicelli, quante edizioni del programma di Maria De Filippi dovrò aspettare per vederli nella scuola di talenti più famosa d’Italia.

Ogni età ha le sue prerogative: ai bambini dev’essere lasciato il tempo di giocare, di crescere confrontandosi con i coetanei ma senza creare delle pericolose rivalità. Anche se poi vediamo tutti i partecipanti abbracciati e felici per la vittoria degli altri, la competizione è competizione e la mancata vittoria lascia sempre un sapore amaro in bocca. Non bisogna farli crescere con l’idea che devono essere i più bravi e ottenere un premio per dimostrare il proprio valore. La competizione esasperata già caratterizza la vita delle nuove generazioni: a scuola, nello sport … ora anche nelle trasmissioni televisive. È un impegno troppo alto e si rischia di vedere bambini stressati, grazie al carico di responsabilità, già a otto anni.

All’estremo opposto, ci sono i nonni. Le persone anziane sono, nella nostra società spesso tutt’altro che edificante, le depositarie delle tradizioni e dei valori che troppo spesso finiscono nel dimenticatoio. Devono essere un esempio per i più giovani, affinché essi possano, attraverso l’imitazione, crescere sani e moralmente integri. Ma quando vediamo in Tv degli esempi esattamente contrari al compito che dovrebbe essere affidato alle persone di una certa età, non ci resta che … piangere.
È il caso dell’annunciato programma di Antonio Ricci, che ci intratterrà presumibilmente e sfortunatamente per tutta l’estate, “Velone”. Da qualche anno non se n’era più sentito parlare e ne ero felice. Non ho mai avuto la costanza di seguire il programma di Ricci tutte le sere, ma quel che ho visto mi è bastato per farmi un’idea.
Oggi come oggi, è vero, le generazioni di over60 invecchiano meglio e resistono agli acciacchi dell’età sfoderando uno spirito invidiabile. Ma che cosa spingerà mai delle arzille vecchiette, spesso tutt’altro che “ben conservate”, ad esibirsi sul palco di “Velone” in improbabili siparietti, improvvisati spesso pur senza avere “arte né parte”? Forse lo spirito della competizione, lo stesso che anima i “loro” nipoti? Forse. O magari la voglia di sentirsi vive, non fossilizzate nel ruolo di casalinghe attempate, una volta raggiunta l’età della pensione? Magari. Può essere l’incapacità di accettare un degrado fisico cui nessun intervento di chirurgia estetica può porre rimedio e quindi riderci su? Può essere.

La molla che spinge le arzille vecchiette a mettersi in mostra davanti a milioni di telespettatori potrebbe essere semplicemente costituita dall’esibizionismo. Ma possiamo credere che siano tutte così esibizioniste, anche quando non hanno davvero nulla da esibire? No, non lo possiamo credere. E allora non c’è che una risposta: la molla è solo la magra pensione di cui dispongono e la speranza di arrotondare in qualche modo le misere entrate. Lo spot che in queste settimane annuncia la prossima messa in onda del programma ne è la conferma: la vincitrice dell’ultima edizione, ripresa nella sua cucina, forse recentemente acquistata proprio grazie al premio ottenuto, in cui è ritornata a rinchiudersi, cenerentola attempata e senza principe azzurro, invita le sue coetanee a partecipare dicendo apertamente che con i soldi “guadagnati” ha messo a posto le sue “cosette” .

“Velone” è la dimostrazione di quanto sia a volte difficile “tirare a campare” per i nostri vecchi. Purtroppo, però, non è un programma in cui si faccia di necessità virtù. Perché mettere in mostra rughe, doppi menti, pance prominenti, gambotte ben tornite o al contrario magre come manici di scopa, capelli bianchi che spesso contrastano con l’abbigliamento non proprio consono all’età? Perché, invece, non creare un programma in cui vengano messe in risalto delle vere doti, o quantomeno dignitose, dell’età d’argento? Chessò, l’esibizione di ex attrici o ex cantanti, la cui fama non è mai stata tale da poter essere conosciute da tutti, o di chi ha l’hobby della pittura, della scultura o della ceramica? Perché non mettere in mostra delle abilità ormai fuori moda ma che potrebbero essere d’insegnamento per le nuove generazioni, come il ricamo, ad esempio?

Non ho nulla contro la gara in sé e nemmeno contro il premio finale. Duecentocinquantamila euro non solo fanno gola ma fanno comodo a tutte. Ma non vorrei vedere uno spettacolo così degradante che non è lo specchio della realtà: per fortuna la maggior parte delle nostre nonne e bisnonne sono diverse e non hanno nulla da mettere in mostra soprattutto perché una dote in particolare è la negazione stessa dell’esibizionismo: l’umiltà.

Ma se il pubblico vuole vedere le “velone”, evidentemente sono io a sbagliare. Suggerisco, quindi, ad Antonio Ricci di creare una serie televisiva che si adatterebbe perfettamente alla situazione attuale: “Le pensionate disperate”.

LA SCUOLA NON HA SOLDI? I GENITORI SI IMPROVVISANO ACQUIRENTI DI MATERASSI PER L’ACQUISTO DEL MATERIALE DIDATTICO

Posted in affari, famiglia, Satyricon, scuola tagged , , , , , a 12:48 pm di marisamoles

Singolare iniziativa quella del Comitato Genitori di una scuola primaria di San Giovanni di Casarsa (Pordenone). La cassa delle scuole pubbliche piange, come si può supporre vista l’economia che il ministero fa sempre alle spese degli studenti e delle famiglie. Ma alcuni genitori non si arrendono e, grazie alla loro intraprendenza, invece di piangere come le casse vuote degli istituti scolastici, si rimboccano le maniche e racimolano quanto possono per poter acquistare il materiale didattico per i propri figli.

La notizia rattrista un po’, è inutile nascondercelo. Ma non si può non apprezzare lo sforzo fatto da questi genitori che si sono improvvisati clienti, senza alcun vincolo d’acquisto, per una ditta di materassi!
La ditta che ha sponsorizzato l’iniziativa ha invitato un certo numero di persone (più ce n’erano e meglio era, ovviamente) ad una dimostrazione, assicurando che nessuno sarebbe stato costretto a comprare alcunché. L’unico vincolo: presentarsi in coppia. Ma non tutte le mamme e i papà potevano essere presenti contemporaneamente all’iniziativa: che fare, allora? Organizzare degli “scambi di coppie”, mettere assieme le mamme di alcuni con i papà di altri.

Insomma, pagati per non comprare. Sembra impossibile ma è così. E il compenso massimo poteva arrivare ai 600 euro!
Che dire? Ce ne fossero di genitori così! Immagino che la prossima “avventura” sia la presentazione di qualche batteria di pentole, magari con Giorgio Mastrota!
E chi continua a dire che la scuola italiana è la solita minestra, avrebbe pure le pentole per riscaldarla.

[fonte della notizia Messaggero Veneto]

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