LUCIANO DE CRESCENZO HA SCRITTO “ULISSE ERA UN FICO” … E IO SCRIVO A LUI

Luciano De Crescenzo è da sempre uno dei miei scrittori preferiti. Ho letto quasi tutti i suoi libri (dico “quasi” perché, onestamente, i tomi sulla filosofia greca non li ho affrontati: ebbene sì, la filosofia, in generale, non è mai stata una delle mie materie preferite al liceo!), ho seguito anni fa le divertenti ma istruttive “lezioni televisive” sulla mitologia antica, ho visto i suoi film … insomma, lui è il mio mito. E amando io la scrittura (credo si sia capito, vista anche la prolissità di molti miei post!), come Dante considerava Virgilio il suo maestro, per me De Crescenzo è il mio Virgilio.

Anni fa sono rimasta folgorata da uno dei suoi libri: Le donne sono diverse e sulla scia di quell’entusiasmo mi sono cimentata a scrivere una sorta di “risposta” a quel libro, cogliendo l’invito che De Crescenzo faceva ad un’ipotetica scrittrice: spero di essere letto da qualche brava scrittrice e di poter leggere a mia volta un libro intitolato Gli uomini sono diversi.

Il problema non è stato scrivere quel libro, ma pubblicarlo. O meglio, fare qualcosa per vederlo pubblicato. Certo, non mi sono adoperata molto e, in questi casi, non è che la montagna vada da Maometto. Ho tentato, comunque, di mettermi in contatto con De Crescenzo ma inutilmente. Non disponendo del suo indirizzo, ho inviato una lettera alla sua casa editrice, la Mondadori: nessuna risposta.

Sono passati ormai più di cinque anni ed ora, venendo a sapere della pubblicazione del suo nuovo libro, Ulisse era un fico, mi sono detta: vedi mai che magari mi legga sul blog? Almeno qualcuno in vece sua, se non lui di persona. Così ho deciso di pubblicare qui alcune parti di quella lettera che per anni è rimasta nel cassetto … ovvero, tra i file del mio computer.

Udine, 5 novembre 2004

Egregio dott. De Crescenzo,

Lei non mi conosce, ma io sono una Sua affezionata ammiratrice, avendo letto molti dei Suoi libri. Il motivo per cui Le scrivo è molto semplice: vorrei chiederLe il Suo parere su una “cosetta” che ho scritto e che forse Le potrebbe interessare. L’uso del condizionale è d’obbligo, naturalmente, anche perché per carattere sono una che non si fa mai troppe illusioni.

[…]
L’idea di scrivere questo libro mi è nata dopo aver letto il Suo Le donne sono diverse. Ricorda la frase finale? Naturalmente quando ho iniziato a scrivere, l’ho fatto per puro divertimento, ma poi leggendo e rileggendo, correggendo, un ritocco qua una ritocco là, ho pensato che mi piaceva, e allora perché non provare a contattare il mitico De Crescenzo?
Ci ho rimuginato su per mesi e ho sempre saputo che la cosa non sarebbe stata facile. Non è che ho pensato subito a Lei per pura megalomania, ma so che il mondo dell’editoria è precluso a molti “aspiranti scrittori” che non vengono ascoltati perché non sono nessuno. D’altra parte, mentre si pubblicano delle cose davvero indecenti o alquanto frivole (vedi i “libri” dei comici di Zelig che vanno a ruba o le barzellette di Totti – ma almeno lui fa beneficenza), molti sconosciuti, seppur con buone attitudini e qualità, aspettano invano che qualcuno si degni di leggere i “manoscritti” che diligentemente continuano a spedire a destra e a manca.
Ora, il problema è anche un altro: io sono un po’ pigra, ovvero mi do da fare tantissimo quando mi assumo un impegno e tutte le volte che ho un obiettivo da raggiungere, altrimenti prima di fare un solo passo avanti passano mesi, se non anni. Generalmente devo avere una spinta, qualcuno che mi dica “Dai, forza, tenta che ce la fai! Dai che sei brava” e cose del genere, che servono ad aumentare il mio livello di autostima alquanto basso. Ecco, finora una vera propria spinta non l’ho avuta … almeno fino a qualche giorno fa.
Sapendo che le case editrici non danno l’indirizzo degli scrittori a degli sconosciuti, non mi ero fatta troppe illusioni di riuscire a contattarLa per vie dirette. Avevo, comunque, escluso la possibilità di spedire il “manoscritto” in giro per l’Italia e avevo scartato l’ipotesi di rivolgermi alle case editrici locali. Non è un fatto di presunzione, ma ritengo che forse questa potrebbe essere un’opportunità unica ed è inutile sprecarla. Inoltre, ho potuto osservare da vicino come lavorano i piccoli editori; un caro amico ha pubblicato un romanzo dopo due anni d’attesa, la stampa del libro si è conclusa a giugno, la presentazione (affidata a me) continua a slittare di mese in mese, l’opera non è ancora uscita in libreria (nonostante le assicurazioni dell’editore), visto che ho fatto il giro delle librerie di Udine e nessuno ne sa niente. Non mi pare il caso di tentare con editori-lumache. Infine, nonostante qualcuno si sia offerto di sovvenzionare la pubblicazione a “mie” spese, ho declinato l’offerta, non per orgoglio (si sa a quanto ammonta lo stipendio di un’insegnante!), ma per il motivo di cui sopra.
Dopo aver tentato invano di ottenere il Suo indirizzo, mi sono rivolta a Luca Goldoni
[…] Sinceramente non nutrivo molte speranze ma, inaspettatamente, dopo appena un mese di attesa, il signor Goldoni mi ha telefonato a casa! Sono rimasta piacevolmente sorpresa, perché non mi aspettavo che mi chiamasse, soprattutto non la domenica mattina! Si vede che anche lui svolge il suo lavoro con passione e non guarda il calendario: se c’è da lavorare, si lavora! (io correggo i compiti quasi sempre durante il week-end, con somma disapprovazione di mio marito; dopo vent’anni si è pure abituato, anche se non rinuncia a brontolare)
Ecco che giungeva inattesa, la domenica mattina del 31 ottobre, quella spinta che inconsciamente stavo aspettando. Il signor Goldoni mi ha riferito che nonostante vi conosciate da decenni, non siete in contatto, salvo rare occasioni come l’uscita delle rispettive opere, e inoltre ha sottolineato che non possiede il Suo indirizzo privato (chiaramente non mi ero illusa che me lo desse). Mi ha consigliato, quindi, di contattarLa tramite la Mondatori; avevo, in effetti, pensato a questa soluzione ma c’è sempre il rischio che la posta non Le arrivi, o che giunga in “altre mani”. Insomma, non nascondo la mia diffidenza. D’altronde, ho forse delle alternative? No, quindi accolgo il consiglio del Suo amico Goldoni, soprattutto dopo aver accolto il suo apprezzamento nei confronti del “saggio” del mio lavoro che gli ho inviato e dopo aver sentito dalla sua viva voce una frase che ho impressa nella memoria: “Accolga la sfida di De Crescenzo”. Gliel’ho fatta ripetere due volte, così per sicurezza!
Eccomi qua, dunque, a chiederLe un parere, se avrà la bontà di offrirmelo.
[…]
Spero che Lei voglia o possa accogliere la mia richiesta e la ringrazio anticipatamente per l’attenzione che mi vorrà rivolgere (sempre che la missiva sia giunta proprio nelle Sue mani – sa, la diffidenza prende sempre il sopravvento). Per me è già una grande cosa aver trovato il coraggio di mettermi in contatto con due dei miei scrittori preferiti (l’asserzione è assolutamente sincera, non dubiti) e di aver avuto l’onore di comunicare telefonicamente con Luca Goldoni. Ora non mi resta che attendere un Suo riscontro; non è necessario sia positivo, anche un “lascia perdere”, sincero ed affettuoso, mi va bene. Il mio sogno sarebbe quello di pubblicare questa mia opera con la Sua introduzione … ma è, appunto, solo un sogno.

Cordiali saluti
Marisa Moles

Le pagine del mio “libro” pubblicate finora su questo blog possono essere lette cliccando QUI.