FRIULI VENEZIA-GIULIA: PER CELEBRARE L’UNITÀ D’ITALIA LA BANDIERA ASBURGICA AL POSTO DEL TRICOLORE?


Il Friuli Venezia-Giulia è sempre stata una regione speciale … anche per quanto riguarda lo Statuto. È, infatti, una delle regioni “autonome” che in Italia sono cinque in tutto: oltre a quella citata, le due isole maggiori della Sardegna e della Sicilia, la Valle d’Aosta, il Trentino -Alto Adige.

Sui festeggiamenti in corso per celebrare i 150 anni dall’Unità d’Italia, il presidente della Giunta Regionale, il leghista Edouard Ballaman, si è pronunciato in questo modo: «Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. Siamo in un’altra realtà». E già, come potremmo dimenticare la lunga e per certi versi felice dominazione austriaca? Mentre in altre regioni, come la Lombardia e il Veneto (Venezia, soprattutto), lo straniero non era così felicemente sopportato, qui si va ancora in giro a dire, con una vena di nostalgia, che “l’Austria era un paese ordinato” (che è anche il titolo di una commedia scritta nel 1969 dal duo satirico Lino Carpinteri e Mariano Faraguna). Poi, non si perde occasione di ricordare quanto Trieste, capoluogo regionale, sia stata fortunata ad essere retta, dall’inizio del secondo dopoguerra al 1954, dal cosiddetto Governo Militare Alleato, cioè dagli angloamericani: qui, a quei tempi, si stava decisamente meglio che nel resto d’Italia.

Quando centocinquant’anni fa Garibaldi, con i suoi Mille, occupava il sud dell’Italia e poneva le basi per la definitiva unificazione della penisola, a Trieste che succedeva? Noi si stava sotto l’Austria. Quando poi, durante la III guerra d’Indipendenza, nel 1866 l’Italia si alleò con la Prussia proprio per annettere le Venezie, il tentativo fu fallimentare e il Friuli Venezia-Giulia rimase fermamente ancorato all’impero asburgico.
L’unificazione dell’Italia si completa, quindi, solo al termine della I guerra mondiale. Ma il destino della nostra regione è ancora contrassegnato dalla presenza dello “straniero”. Alla fine del secondo conflitto mondiale, come già detto, in seguito alla firma del Trattato di Pace di Parigi la regione perde gran parte della Venezia Giulia. L’istituzione del TLT (Territorio Libero di Trieste) prevede la divisione in due zone: la Zona A che comprendeva Trieste e le zone limitrofe, e la Zona B che includeva parte dell’Istria nord-occidentale.
Il 26 ottobre 1954 la zona A del TLT ritornò all’Italia; la zona B restò invece alla Jugoslavia. Lo Stato italiano decise, nel 1963, di unire la parte del Territorio Libero di Trieste, assegnato all’Italia, al Friuli, formato all’epoca dalle sole province di Udine e Gorizia (la Provincia di Pordenone sarà istituita solo nel 1968 per distacco dalla Provincia di Udine), fornendo anche una certa autonomia alla nuova regione, che, oltretutto, era situata in prossimità della Cortina di ferro. (LINK)

Qui, come tutte le terre di confine, siamo multietnici d’avanguardia. Qui si parlano diverse lingue: quelle nazionali come ovviamente l’italiano, accanto allo sloveno e al tedesco; quelle regionali come il friulano (nelle sue infinite varietà), il carnico, il triestino, il “bisiacco” … Qui siamo da sempre nella mitteleuropa, prima ancora che si coniasse questo termine e gli altri Italiani ne comprendessero il significato . Una città cosmopolita, Trieste. Un crogiuolo di etnie che si sono arricchite con l’arrivo di altri popoli, altre culture, altre lingue e religioni. Nel capoluogo giuliano, ad esempio, da sempre esistono chiese di molti culti: la Chiesa di rito serbo – ortodosso di San Spiridione, quella di rito greco-ortodosso consacrata a San Nicola e la sinagoga. Ma ci sono anche molti altri luoghi di culto delle diverse Chiese evangeliche tra cui si annoverano quella Evangelico- luterana, la Chiesa Cristiana Evangelica, quella Evangelica Metodista e la Riformata Elvetica e Valdese. Esistono pure la Chiesa Cristiana Avventista, la Chiesa di Cristo, la Chiesa di Gesù Cristo dei S.V.G. e la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova.

Cosa significa, dunque, essere italiani a Trieste? Forse essere cittadini del mondo con in tasca una carta d’identità che in fondo un po’ mente. Significa essersi abituati da sempre a rispettare anche l’alterità, senza rinunciare alla nostra identità arricchita, però, dall’esperienza quotidiana di cittadini mitteleuropei.
Tuttavia, senza dimenticarsi di essere Italiani, senza dimenticarsi dei nostri avi che hanno combattuto e sono morti per difendere la nostra italianità. Siamo Italiani come tutti quelli che cantano l’inno di Mameli guardando e tifando per la nazionale di calcio. Orgogliosi del nostro tricolore prima ancora che della nostra alabarda o dell’aquila friulana.

Garibaldi, è vero, ha fatto l’Italia ma non il Friuli Venezia-Giulia. Ma l’Austria, caro presidente Ballaman, è un ricordo lontano, seppur testimoniato ai nostri occhi dai monumenti di Sissi e di Massimiliano d’Asburgo, o dal castello di Miramare che guarda la distesa blu dell’Adriatico che non ha confini. Ci ricordiamo, forse, di essere anche un po’ asburgici quando mangiamo lo strudel o la torta Sacher seduti al Caffè Viennese.
Ma non ci dimentichiamo di essere Italiani.

[fonte della notizia Il Messaggero Veneto]

3 pensieri riguardo “FRIULI VENEZIA-GIULIA: PER CELEBRARE L’UNITÀ D’ITALIA LA BANDIERA ASBURGICA AL POSTO DEL TRICOLORE?

  1. ” senza dimenticarsi dei nostri avi che hanno combattuto e sono morti per difendere la nostra italianità”….

    Spiacente, nessuno dei miei avi morì per difendere l’italianità. Ne morirono un paio sull’Isonzo dove difendevano la loro patria dal tradimento e dall’aggressione italiana. Il ivello di gradimento dell’annessione è misurabile con le cifre del 2% di irredentisti a Trieste. Anche a Trento non superavano il 5% secondo De Gasperi, ma andremmo OT. Nel Friuli austriaco le cose andavano ancora peggio per gli italiani, ci sono decine di testimonianze storiche della freddezza con la quale furono accolte le truppe “liberatrici”. C’erano si, degli irredentisti. Alcuni erano a Palmanova, altri a Cervignano. C’erano stati addirittura due o tre garibaldini a Gradisca, ma la maggior parte di essi era ad Udine, fino ad ora non ne ho trovati più di 20, suppongo che non raggiugessero il centinaio.

    Nel 1918 Don Faidutti diceva al parlamento di Vienna: “Se ducj nus bandonin, nus judarìn bessôi. Dio che fedi il rest. No uarìn che nissun disponi di nô, sensa di nô.» Stava chiedendo l’autonomia del Litorale friulano, pur di non finire con l’Italia che conosceva abbastanza bene.

    “Ci ricordiamo di essere un po’ asburgici quando mangiamo lo strudel…”

    questa considerazione non mi riguarda. La mia città non conosceva le pizzerie fino al 1954, la pasta era conosciuta sotto forma di “bigoli” o di “fusi”, si facevano in casa e non si condivano con il pomodoro. Altri cibi “italiani”, non ci erano noti. Salvo le arance che arrivavano in dicembre con le navi.

    Piatti tipici della nostra cucina: Liptauer, Gries in brodo e gnocchi di Gries, Kaiserschmarren, Schinkenflecken, slikrofi, Schnitte, jota, capuzzi, porzineria e persuto col kren, Kaiserfliesch, lijubianska, gulasch, cevapcici, rasnici calandraca, Schnitzel, fancil z dusi, žganci, struklj, articiochi, paprike, paprike ripiene, Kiffel, palcinke, presnitz, Kugelhupf, Buchtel, Koch, rigojanci, putizza, brinska, Linzertorte, gibanica… e potrei continuare ma non li ricordo tutti.

    A proposito, c’è anche lo strudel ovviamente, ed anche la Sacher. Usiamo anche il Kapuziner und Ungarische Kipfel, inventati a Vienna alla fine del 1600 e megli noti in Italia come capuccino e cornetti.

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